Beach Boys

Insuperabili eroi della surf music furono i Beach Boys, per l’appunto i «ragazzi da spiaggia», un gruppo essenzialmente vocale caratterizzato da raffinate armonie prese a prestito dallo stile doo-wop, da molte reminiscenze rock’n’roll e da una contagiosa energia che si tradusse presto in un enorme successo commerciale. Molto spesso il loro sound e il loro stile è stato accostato a quello del pop bianco degli anni Cinquanta, ma a ben guardare la musica surf aveva caratteristiche profondamente differenti.
Al di là di certa fascinosa levità che caratterizzava la loro musica, i Beach Boys sono stati la prima voce originale proveniente dalla California. Testimoniavano di un’euforia del tutto speciale, che nessun altro luogo dell’America avrebbe potuto sprigionare.
Per la prima volta nella storia musicale americana, il mito californiano parlava e raccontava di se stesso. Del rock’n’roll rimanevano la struttura delle canzoni, l’ossatura sulla quale venivano costruiti i nuovi brani, e una certa energia contagiosa, spesso espressa da una base ritmica accentuata e da riff di chitarra particolarmente incisivi che venivano fusi, in maniera originalissima, con le armonie vocali delle bands doo-wop. Ma ancora una volta, come spesso era già accaduto, a essere significativa non era solo la musica, ma la qualità dell’energia che emanava dai quei singoli senza troppe ambizioni. Era in fondo una logica continuazione del rock’n’roll, ma non c’erano piú le tensioni, le istanze ribellistiche e trasgressive che avevano caratterizzato gli eroi degli anni Cinquanta. Mentre il «teen pop» della «restaurazione» tendeva a smorzare l’energia del rock’n’roll, a «sbiancare» sonorità che, nonostante tutto, erano fortemente radicate nel suono della musica nera, il surf era il rock’n’roll in termini diversi, il rock’n’roll visto dai ragazzi bianchi della middle class americana.

What I Am – Edie Brickell (1988)

Siamo nel 1988, Edie Brickell ha 22 anni e non è ancora famosa. Ha accantonato il suo vecchio sogno di bambina – diventare quarterback dei Dallas Cowboys, strana ambizione, decisamente maschile, che lei coltiva forse perché sapeva che i suoi genitori volevano un figlio maschio. Ha accettato di fare una piccola parte nel film Nato il quattro luglio, che uscirà nel 1989, in una scena girata al The Hop di Fort Worth, in Texas, un posto che aveva visto esibirsi Bob Dylan e Janis Joplin e che avrebbe chiuso i battenti pochi mesi dopo. Edie Brickell sente però che il suo futuro non è nel cinema. Lei ama la musica e sta cominciando a raccogliere le prime soddisfazioni con il suo gruppo i New Bohemians.

David Bowie: icona del Pop/Rock mondiale

David Bowie è stato un’icona della musica e della cultura pop, conosciuto non solo per la sua carriera musicale straordinaria, ma anche per la sua capacità di reinventarsi continuamente. Nato il 8 gennaio 1947 a Londra come David Robert Jones, ha cambiato il suo nome in Bowie per evitare confusione con Davy Jones dei Monkees.
Bowie è diventato famoso negli anni ‘70 con l’album “The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars”, in cui interpretava il personaggio androgino e alieno Ziggy Stardust. Questa fase della sua carriera lo ha reso un simbolo di anticonformismo e ha influenzato profondamente la cultura pop.
La sua musica ha spaziato tra vari generi, dal rock al soul, dal pop all’elettronica, collaborando con artisti di grande calibro e sperimentando con suoni e stili diversi. Tra i suoi album più celebri ci sono “Hunky Dory”, “Aladdin Sane”, “Heroes” e “Let’s Dance”.
Oltre alla musica, Bowie è stato anche attore, apparendo in film come “The Man Who Fell to Earth”, “Labyrinth” e “The Prestige”.
David Bowie è morto il 10 gennaio 2016, due giorni dopo il suo 69º compleanno e l’uscita del suo ultimo album, “Blackstar”. La sua morte ha lasciato un vuoto nel mondo della musica, ma la sua eredità continua a vivere attraverso le sue opere e l’influenza che ha avuto su generazioni di artisti e fan.

Joan Baez: l’”Usignolo di Woodstock”

Joan Baez è una cantante, musicista e attivista americana, nota per la sua voce unica e il suo impegno per i diritti civili, la pace e la giustizia sociale. Nata il 9 gennaio 1941 a New York, Baez è diventata famosa negli anni ’60 come una delle principali figure del movimento folk americano.
È conosciuta per le sue interpretazioni di canzoni folk tradizionali e per la sua capacità di mescolare musica e attivismo. Joan Baez ha avuto un ruolo importante nel promuovere la carriera di Bob Dylan, con il quale ha anche collaborato in diverse occasioni. Tra le sue canzoni più celebri ci sono “Diamonds & Rust,” “We Shall Overcome,” e la sua versione di “The Night They Drove Old Dixie Down.”
Baez è stata un’importante voce contro la guerra del Vietnam e ha sostenuto numerose cause umanitarie nel corso della sua carriera. Ha continuato a esibirsi e a registrare musica per decenni, mantenendo sempre un forte impegno per i diritti umani e sociali.

Heroes – David Bowie (1977)

Il brano è costruito attorno ai suoni elettronici creati da Eno, ma l’elemento chiave della musica è, in realtà, la chitarra di Robert Fripp. Eno aveva realizzato nelle settimane precedenti una struttura elettronica costruita su strati sonori diversi e in qualche modo continui, ma sia a lui che a Bowie sembrava mancasse qualcosa. Chiamarono a Londra Robert Fripp, chitarrista e fondatore dei King Crimson che già aveva collaborato con Eno.
Fripp aveva solo poche ore libere ma accettò l’invito, prese l’aereo, arrivò a Berlino e inventò quella straordinaria linea di chitarra, una nota costante con una sola variazione, che rende distintivo il suono di Heroes. Per ultima, una volta scritto il testo, registrarono la voce di Bowie. Il brano è un crescendo vocale particolarmente emozionante, per realizzare il quale Tony Visconti studiò un trucco: il produttore mise un microfono vicino a Bowie, uno più distante e un terzo più lontano, Bowie iniziò a cantare nel primo, poi Visconti lo spense e accese il secondo, facendo poi la stessa cosa con il terzo, costringendo Bowie quasi a urlare per cantare la parte finale, creando un pathos straordinario.

Chet Baker: la fragilità del genio

Chet Baker è stato uno dei più celebri trombettisti e cantanti jazz americani, noto per il suo stile lirico e delicato. Nato il 23 dicembre 1929 a Yale, Oklahoma, Baker è diventato una figura iconica del cool jazz, un sottogenere caratterizzato da un suono più rilassato e melodico rispetto al bebop.
Il suo approccio alla tromba era unico: suonava con un tono morbido e sottile, spesso paragonato a quello di un cantante, e le sue interpretazioni vocali erano altrettanto toccanti, con una voce fragile e malinconica che trasmetteva una profonda emotività. Tra i suoi brani più famosi ci sono “My Funny Valentine”, “Time After Time”, e “Let’s Get Lost”.
Baker ha avuto una carriera musicale di grande successo, ma la sua vita personale è stata segnata da problemi di dipendenza e da una serie di difficoltà personali. Nonostante queste sfide, ha continuato a suonare e registrare musica fino alla sua morte, avvenuta in circostanze misteriose il 13 maggio 1988 ad Amsterdam.
Il suo contributo al jazz è stato immenso, e il suo stile inconfondibile continua a influenzare musicisti di tutto il mondo. La sua vita è stata oggetto di numerosi documentari, biografie e film, che cercano di catturare la complessità del suo talento e delle sue lotte personali.

Gato Barbieri: un audace e coraggioso performer

Gato Barbieri, il cui vero nome era Leandro Barbieri, è stato un celebre sassofonista e compositore argentino, noto per il suo contributo al jazz latino. Nato il 28 novembre 1932 a Rosario, in Argentina, Barbieri è divenuto famoso per il suo stile potente e passionale, suonando principalmente il sassofono tenore.
Negli anni ’60, Barbieri si è trasferito in Europa, dove ha collaborato con diversi artisti di avanguardia, tra cui il trombettista Don Cherry. È durante questo periodo che ha sviluppato il suo caratteristico suono, una fusione di jazz con elementi della musica latinoamericana.
Negli anni ’70, ha guadagnato ulteriore riconoscimento grazie alla colonna sonora del film Ultimo tango a Parigi (1972), diretto da Bernardo Bertolucci. Questa colonna sonora ha portato Barbieri alla ribalta internazionale e ha consolidato la sua reputazione come uno dei più grandi innovatori del jazz latino.
Gato Barbieri ha continuato a incidere e a esibirsi fino alla sua morte, avvenuta il 2 aprile 2016 a New York. Il suo lascito musicale continua a ispirare musicisti di tutto il mondo.

Ruth Brown: un’anima “Rhythm and Blues”

Ruth Brown è stata una cantante e attrice americana, conosciuta soprattutto per il suo contributo al genere musicale Rhythm and Blues. Nata il 12 gennaio 1928 a Portsmouth, Virginia, Ruth è stata una figura centrale nella popolarizzazione dell’R&B negli anni ’50, tanto da guadagnarsi il soprannome di “Miss Rhythm.”
Le sue canzoni più famose includono “Teardrops from My Eyes,” “5-10-15 Hours,” e “(Mama) He Treats Your Daughter Mean.” Questi brani le hanno fatto guadagnare un posto di rilievo nelle classifiche musicali dell’epoca e hanno contribuito a definire il suono dell’R&B. Ruth Brown ha lavorato principalmente con la Atlantic Records, un’etichetta che divenne così influente nell’R&B da essere chiamata “The House that Ruth Built” (La casa che Ruth ha costruito).
Oltre alla sua carriera musicale, Ruth Brown ha avuto anche una carriera di successo come attrice, apparendo in film, spettacoli televisivi e produzioni teatrali. È stata anche una sostenitrice dei diritti degli artisti, lottando per ottenere royalties e compensi equi per i musicisti.
Ruth Brown è scomparsa il 17 novembre 2006, lasciando un’eredità duratura nel mondo della musica. La sua influenza si estende ben oltre la sua epoca, e molti artisti contemporanei la citano come una delle loro principali ispirazioni.

Clifford Brown: brillante stella dell’”Hard Bop”

Spesso indicato come “Brownie”, è stato un trombettista e compositore jazz americano molto influente. Nato il 30 ottobre 1930 a Wilmington, Delaware, e tragicamente scomparso il 26 giugno 1956, all’età di 25 anni, Brown ha lasciato un segno indelebile nel mondo del jazz nonostante la sua breve carriera. È celebrato per la sua tecnica virtuosistica, il tono caldo e l’improvvisazione creativa. Clifford Brown è cresciuto in una famiglia di musicisti e ha iniziato a suonare la tromba in giovane età. Il suo talento fu evidente fin da subito e ricevette la sua prima tromba all’età di 13 anni. Frequentò la Delaware State University e successivamente si trasferì al Maryland State College con una borsa di studio musicale. Durante questo periodo, ha avuto l’opportunità di suonare con leggende del jazz come Dizzy Gillespie e Fats Navarro, che hanno avuto una grande influenza sul suo stile musicale. Nel 1952, la carriera di Brown iniziò a decollare quando si unì alla band del batterista Art Blakey, una collaborazione che portò all’influente album “A Night at Birdland”. Questa registrazione ha messo in mostra la notevole abilità tecnica e l’improvvisazione lirica di Brown, guadagnandogli ampi consensi. Nel 1954, Brown ha co-fondato il Clifford Brown/Max Roach Quintet con il batterista Max Roach. Questo gruppo divenne uno degli ensemble più celebri della storia del jazz, noto per le sue composizioni sofisticate e le sue esibizioni serrate e dinamiche. Le registrazioni del quintetto, inclusi album come “Clifford Brown & Max Roach” e “Study in Brown”, sono considerati classici e presentano alcuni dei lavori più memorabili di Brown. Clifford Brown era noto per il suo tono di tromba caldo e ricco e per la sua capacità di suonare con facilità linee veloci e intricate. Il suo stile improvvisativo combinava la complessità del bebop con una sensibilità melodica che rendeva i suoi assoli tecnicamente impressionanti ed emotivamente risonanti. La vita personale di Clifford Brown è stata segnata dalla sua dedizione alla sua arte e dalla sua reputazione di musicista dalla vita pulita, cosa notevole in un’epoca in cui l’uso di droghe era dilagante nella comunità jazz. Il suo impegno per la musica e la sua influenza positiva sui suoi coetanei lo hanno reso una figura rispettata sia dentro che fuori dal palco. Tragicamente, la promettente carriera di Brown fu interrotta quando morì in un incidente stradale il 26 giugno 1956, mentre era in viaggio per un concerto. Nonostante la sua breve carriera, il suo impatto sul jazz fu profondo. Ha influenzato innumerevoli trombettisti, tra cui Lee Morgan, Freddie Hubbard e Wynton Marsalis, che hanno citato Brown come principale fonte di ispirazione. L’eredità di Clifford Brown sopravvive attraverso le sue registrazioni, che continuano ad essere studiate e ammirate da musicisti e appassionati di jazz in tutto il mondo. Il suo contributo allo sviluppo della tromba jazz moderna e la sua esemplare abilità artistica gli hanno assicurato il posto come uno dei più grandi musicisti jazz di tutti i tempi.

Chuck Berry: uno dei “padri” del Rock’n’Roll

Il 18 Ottobre del 1926 nasceva il grande cantante e chitarrista Chuck Berry, che fu tra i “padri” del Rock ed in particolare del “Rock’n’Roll”. Chuck Berry è cresciuto in un quartiere afroamericano della classe media a St. Louis. Il suo interesse per la musica è iniziato in tenera età e ha fatto il suo debutto in pubblico mentre era ancora al liceo. Le prime influenze di Berry includevano il blues, lo swing e la musica da big band, ed era particolarmente ispirato dal chitarrista T-Bone Walker. Dopo un periodo in riformatorio per rapina a mano armata, Berry ha svolto vari lavori, tra cui operaio e parrucchiere, mentre si dedicava alla musica. La sua grande occasione arrivò nel 1955 quando viaggiò a Chicago e incontrò Muddy Waters, che lo presentò a Leonard Chess della Chess Records. Il primo grande successo di Berry fu “Maybellene”, pubblicato nel 1955. La canzone, una rielaborazione della tradizionale melodia country “Ida Red”, combinava rhythm and blues con elementi di musica country, creando un suono fresco e nuovo che risuonava con un vasto pubblico. “Maybellene” raggiunse la quinta posizione nella classifica pop di Billboard e stabilì Berry come una delle maggiori forze del rock and roll. La musica di Chuck Berry era caratterizzata da riff di chitarra distintivi, testi intelligenti e performance energiche. Ha scritto canzoni che parlavano delle esperienze e delle aspirazioni dei giovani, catturando lo spirito della vita adolescenziale nell’America del dopoguerra. La sua presenza scenica, caratterizzata dalla sua caratteristica “passeggiata dell’anatra”, ha aggiunto al suo fascino. L’impatto di Chuck Berry sul rock and roll non può essere sopravvalutato. Il suo stile chitarristico ha influenzato innumerevoli musicisti, tra cui i Beatles, i Rolling Stones e innumerevoli altri che seguirono. Il suo approccio alla scrittura di canzoni, combinando melodie accattivanti con narrazioni facilmente riconoscibili, costituisce un modello per i futuri musicisti rock. Berry è stato uno dei primi ad essere inserito nella Rock and Roll Hall of Fame nel 1986 e la sua influenza è stata riconosciuta da numerosi artisti e critici. Keith Richards dei Rolling Stones ha detto: “Chuck Berry era il rock and roll”. La vita di Berry non è stata priva di controversie. Ha dovuto affrontare problemi legali, inclusa una pena detentiva ben pubblicizzata all’inizio degli anni ’60 per aver violato la legge Mann. Nonostante queste sfide, Berry ha continuato a esibirsi e registrare musica per tutta la vita. Chuck Berry continuò a esibirsi fino agli ottant’anni, mantenendo un concerto regolare al Blueberry Hill, un club di St. Louis. Ha annunciato il suo ultimo album in studio, “Chuck”, in occasione del suo 90esimo compleanno nel 2016, che è stato pubblicato postumo. Chuck Berry è morto il 18 marzo 2017, all’età di 90 anni. Il suo contributo alla musica e il suo ruolo di pioniere del rock and roll assicurano che la sua eredità durerà per generazioni.