Various Artists – Unknown Pleasure 23 (2023)

Questa compilation giapponese sembra avere l’unica intenzione di far ascoltare canzoni indie-pop meno conosciute. Include una vasta gamma di suoni jangle-pop legati da una dolcezza vocale sempre presente.

A torto, non viene presa molto in considerazione la produzione musicale giapponese che invece è assai più interessante di altri paesi occidentali.
L’uso della lingua inglese spiazza l’ascoltatore medio che infatti difficilmente riconosce la matrice orientale. Questa compilation ne è la dimostrazione.

Ascolta le undici canzoni dell’intero album

Heart Is The Hero dei The Wood Brothers – (2023)

Heart Is The Hero è un buon disco, forse il migliore della loro discografia, degno compagno dell’altrettanto riuscito Kingdom in My Mind. La ricetta è ormai collaudata dal trio, mischiare i generi senza nessuno di questi prevalga e dia una identità precisa al quadro generale, creare un sound poco definibile in termini classici ricco di piccoli dettagli, sfumature, spunti di classe, in virtù della tecnica sopraffina dei tre musicisti, che qui diventano cinque per la presenza del sassofono e della tromba.

Misura e piacevolezza si fondono in un sound che a tratti sa di folk, in altri momenti è pop, il soul si confonde nel country è l’impressione è quella di una eclettica e fluida americana.

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Joy Dunlop – Caoir (2023)

Terzo album da solista, “Caoir” continua ad essere costruito attorno alle tradizionali canzoni gaeliche ma con una significativa progressione nello stile, riflettendo un’ambizione di portare le canzoni a un pubblico sempre più vasto. Gli arrangiamenti dei suoi album precedenti di solito includevano uno o due strumenti, più comunemente pianoforte o violino. Per Caoir, ha messo insieme una band di cinque elementi, eliminando il pianoforte e introducendo per la prima volta una batteria completa e un basso anche se rimane sua voce l’ingrediente chiave.

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a2b di Junk Harmony (2023)

Questo disco nasce mettendo insieme dei brani registrati, archiviati e dimenticati nel disco rigido del computer di Junk Harmony… e che poi per fortuna sono stati ripresi!

Le canzoni sono spesso introspettive, ricercate e vulnerabili. Confessioni ansie e frustrazioni sono al centro della scena che Tom grazie alla sua maestria riesce a trasformare in belle ballate. Non manca una certa sperimentazione e un uso della “bassa” voce da rendere il tutto confezionato a dovere… altro che nel cestino del computer.

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Bunny di Beach Fossils (2023)

Dopo una pausa di sei anni, durante i quali il loro ultimo album in studio, il superlativo Somersault del 2017, ha avuto un successo inimmaginato, i Beach Fossils tornano con un’altra colonna sonora ottima per l’estate che evoca perfettamente la capacità della stagione di far oziare. Il calore, la foschia e il crogiolarsi nel letargo deliberato sono sempre stati il modus operandi stridente e melodico di questo gruppo, e Bunny non minaccia mai di deviare da questo modello perfetto. Se ci sono sottili differenze, potrebbe essere che Bunny sia più meticoloso e più incline a una commercializzazione in sordina che apre un ulteriore senso di accessibilità rispetto alle versioni precedenti.

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Unmade Beds di Deep Dyed (2023)

A tre anni dal loro omonimo EP di debutto a causa della pandemia, i Deep Dyed sono tornati con un album davvero riuscito. Il quartetto con sede ad Amburgo, caratterizzano il loro sound con un suono indie-pop stridente e post-punk melodico, termini che, anche se antipatici per la loro stretta “categorizzazione” servono per dare un segnale e far capire il genere sonoro sul quale si basano.
Unmade Beds è la colonna sonora ideale che aiuta a guardare il mondo con gli occhi curiosi di una mente che desidera meditare e farsi domande sull’esistenza mentre si sta bevendo il tè.
I Deep Dyed riescono a vestire le emozioni familiari dell’amore e della mancanza, della noia e della paura, dei sogni e dell’insonnia, della vita in una città moderna. A volte rumorosamente, a volte dolcemente, ma sempre con un’ambivalenza tra speranza e desiderio.

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Life di Ellen River (2023)

Una americana in Italia. Sebbene il nome faccia pensare altrimenti, Ellen River è una cantautrice italiana, precisamente emiliana, che con Life arriva al suo secondo disco, dopo Lost Souls.
Il suo stile narrativo è in grado di tradurre Life in un racconto di vita dove, rock, country, blues, soul, folk e bluegrass si intrecciano nel messaggio di chi ancora affronta la vita con ironia nonostante i bocconi amari, non si arrende e prova a stare bene sapendo ce la felicità è fatta di piccoli istanti.

Un doppio album che suona come un ‘piece de resistence’ della canzone d’autore italiana cantata in inglese, 27 canzoni profonde e per nulla intimidite dal confronto internazionale.

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Yours Are The Only Ears – We Know The Sky (2023)

Susannah Cutler con We Know The Sky sta cercando un nuovo inizio a partire proprio dal nome che ora ha intrapreso come Yours Are The Only Ears.
Se l’album di debutto “Knock Hard” del 2018, ha presentato un’artista gentile e lo-fi, creando un’esperienza intima e introspettiva simile a una discussione sussurrata tra amici fidati, con quest’ultimo lavoro, costruisce lo slancio verso una sincera realtà ottimista aperta e condivisa. “Voglio essere libera così, voglio liberarmi dalla malattia mentale“, dice la Cutler. E questa immagine del suo pensare e soprattutto del suo voler essere è la formula attuata attraverso conversazioni sincere, trasportate in canzoni.

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How To Love di Withered Hand (2023)

Sono passati nove lunghi anni dall’ultima volta che abbiamo sentito Withered Hand sull’acclamato LP “New Gods”. Purtroppo il cantautore scozzese Dan Willson è rimasto in silenzio a causa delle sue lotte con problemi di salute mentale. Fortunatamente la fiducia sembra ripristinata e un senso di speranza e apprezzamento per le cose buone che la vita può offrire è tangibile.
“How To Love” è un album straordinario di resistenza umana che trova i suoi brividi nei semplici piaceri della vita e nel viverla nel miglior modo possibile. Ovviamente, è terribile pensare alle lotte di Dan Willson negli ultimi anni, ma credere fermamente nel potere riparatore della musica e sentire quell’esatto processo in azione. Di conseguenza, il ritorno di Withered Hand è una cosa di trionfo e meraviglia.

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Eight Feet Tall di Eight Feet Tall (2023)

Gran parte della musica tradizionale irlandese è musica da ballo. I brani, per lo più sonori, vengono eseguiti come danze in contesti o momenti specifici. Questo album vede la danza e la musica non solo come complementari, ma fondamentalmente come unica cosa.
Sebbene questa collaborazione rimanga profondamente tradizionale, gli arrangiamenti evidenziano i suoni della danza come elemento percussivo e armonico insieme a archi, violini e voce. Si sentirà ballare in ogni canzone, si ascolterà poliritmi completamente tradizionali.
Più che un esercizio intellettuale, è un’esperienza ‘fisica’.

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