Red Pants – Not Quite There Yet (2023) 

La musica sembra adattarsi perfettamente al mondo visivo che esiste intorno ai Red Pants: collage nostalgici dai colori vivaci, ritratti a penna e inchiostro che mostrano scene domestiche e video in stop-motion non certo moderni.
Come l’arte visiva, la musica fonde toni confusi di chitarra accanto a momenti di distruzione sonora e abbina il tutto a mormorii pop orecchiabili. I Red Pants sono il duo Jason Lambeth ed Elsa Nekola di Madison, Wisconsin. I due hanno fatto musica insieme negli ultimi cinque anni, con Elsa principalmente alla batteria e Jason praticamente in tutto il resto. In “Not Quite There Yet”, quasi tutte le canzoni sono cantate da Jason, ma Elsa si dedica a cantare come voce solista e aggiunge altra strumentazione con gli arrangiamenti noise pop di Jason. Per i fan degli anni ’90 Yo La Tengo o Sonic Youth, i primi Blonde Redhead, con pennellate di melodie di Trish Keenan. O come le canzoni più rumorose di Special Friend.

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The Hannah Barberas – Fantastic Tales of the Sea (2023)

Dopo la pubblicazione di due album e diversi EP, i fan di lunga data del quartetto del sud-est di Londra The Hannah Barberas sono pronti ad affrontare il mondo della creazione musicale senza problemi.
Con Fantastic Tales of the Sea gli Hannah non hanno cambiato completamente il loro sound musicale, infatti la voce soprattutto di Lucy Formoli li mantiene in quell’area sonora già presente nelle loro precedenti produzioni.
Tuttavia, il loro suono distintivo è stato arricchito in termini di intensità e vigore, risultando in un’energia aggiuntiva manifestata in una nuova ma altrettanto deliziosa indie-pop.
Fantastic Tales of the Sea è ancora perfettamente marchiato The Hannah Barberas con un valore aggiunto.

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Annie Keating – Hard Frost (2023)

Annie Keating è una brava cantautrice e questo appena uscito, il suo nono album, troverà sicuramente il favore della critica, così come la maggior parte dei suoi album. Keating è stata paragonata ad artisti come Bonnie Raitt e Lucinda Williams, e il suo modo di scrivere ha echi di John Prine. La sua è una voce fumosa e vissuta, che porta a uno stile di canto che a volte sembra ansimante e semi-parlato. Le sue canzoni sono uniformemente ottime e parlano in modo genuino e onesto dell’amore passato e dell’amore perduto, punteggiate di umorismo e arguzia.
L’album ha un bel ritmo, con alcune adorabili ballate. Lo stato d’animo prevalente è quello della speranza di fronte all’angoscia e alla disillusione relazionale.

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French Cut – Time In Lieu (2023)

Se cercate su Google “French Cut: Time in Lieu” verrete indirizzati su forum legali dove molti giovani francesi pubblicano domande sugli orari di lavoro, costretti dai loro capi a fare straordinari senza essere pagati.
E’ tangibile il loro malessere che intacca il loro tempo libero oltre a quello di essere sfruttati. Questo per inquadrare il valore testuale dei loro brani. Per quanto riguarda la musica, l’atmosfera che si respira è assai leggera, come fosse un bisogno psicologico, la panacea sonora a momenti non certamente sereni.

Le melodie giocano su familiarità pop che ricordano gli anni ’60, portando alla ribalta il suono di musicisti che hanno fatta grande quella decade tanto rivoluzionaria. Un mix di testi e suoni per nulla superficiali che, a mio modesto parere, nelle prossime produzioni faranno conoscere questi ragazzi a un pubblico assai più vasto.

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Ellie Turner – When The Trouble’s All Done (2023)

Attraverso ogni elemento della creazione del suo album, Ellie Turner si è preoccupata di conservare una presentazione specifica delle sue canzoni. La maggior parte delle tracce contiene solo chitarre acustiche, contrabbasso e voce.
“L’album è stato eseguito e registrato dal vivo ai Sound Emporium Studios di Nashville, nel Tennessee”, afferma. “Questa è stata una decisione molto consapevole presa da me e dal mio produttore, Jack Schneider. Suonavamo la canzone dal vivo finché non ci sentivamo come se la versione più onesta della canzone fosse stata eseguita e catturata. Le imperfezioni e i piccoli momenti inaspettati di ogni performance sono dove vive la magia del disco. Volevo che mi sentissi come se fossi nel soggiorno di qualcuno e mi fosse stata data una chitarra da suonare.”
A parte una cover di Bob Dylan “Oh, Sister”, tutte le canzoni di When The Trouble’s All Done sono originali scritte da Turner o co-scritte con Schneider.

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Field Studies – Tryouts (2023)

La biografia dei Field Studies descrive abilmente il loro suono come “indie pop, twee fuzz, shoegaze e dream pop…”, tutti termini o generi che descrivono appropriatamente il loro suono ma che non devono precludere l’ascolto a chi non è avvezzo in materia, anzi, nel caso, lo deve incuriosirlo.
Riff ovattati e stridenti e una sottoproduzione spettrale diffusa producono un suono che convince per la sua bellezza inquietante.
E’ un EP questo Tryouts che contiene sei brani, ma sono certo che i Field Studies grazie al loro potenziale sonoro avranno un seguito perché se lo meritano.

Ascolta le sei canzoni dell’intero EP

Scott William Urquhart & Constant Follower – Even Days Dissolve (2023)

La luce guida di questo album è il poeta Norman MacCaig, la cui lunga carriera è stata trascorsa osservando con accuratezza microscopica i paesaggi naturali della Scozia e il loro rapporto con le vite umane, spirituali e fisiche.
Ciò che rende unico e profondamente poetico Even Days Dissolve, al di là delle analisi più o meno minuziose delle sonorità che lo caratterizzano, è l’evidente amore che i suoi artefici vi hanno infuso. L’atmosfera che si respira tra i solchi (come si diceva una volta) di questo album è la stessa che potremmo trovare in una serata tra amici che suonano per il piacere di farlo e che contemplano, ammirati, la fragilità e la vastità della natura e l’infinita bellezza della poesia.

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Baaba Maal – Being (2023)

A sette anni dall’ultima sua pubblicazione “The Traveller”, Baaba Maal ritorna con “Being”, un disco ritmicamente potente e liricamente premuroso, una delle uscite più emozionanti della sua lunga discografia.
A 70 anni Maal sembra un uomo sulla quarantina. È invecchiato incredibilmente bene. Così come la sua musica. Dal 1989, album dopo album, ne ha pubblicato una ventina, una quindicina come solista e una manciata in collaborazione. Quasi tutti i suoi dischi non solo si basano sulle sue radici senegalesi, ma aggiungono suoni e vibrazioni occidentali, creando così un sound totalmente personale.
In questo “Being” Maal ci offre un qualcosa in più, che supera le sue uscite precedenti. La voce di Maal è sublime e le melodie sono ipnotiche. Si alzano e cadono con grazia, ma sono anche in grado di ruggire quando necessario. Le armonie sono squisite e, abbinate alla voce di Maal, diventano un bene prezioso che fanno il suo marchio di fabbrica.
Being è un’esplorazione delle radici africane di Maal in Senegal. Il disco attraversa i generi a lui consoni, mettendo in evidenza gli strumenti africani tradizionali insieme a suoni elettronici futuristici. Being mette in evidenza le problematiche di un mondo che cambia e si modernizza sottolineando soprattutto il cambiamento climatico che minaccia il suo territorio, la sua gente, il suo vivere.

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Th Da Freak – Indie Rock (2023)

Il titolo “Indie rock” potrebbe assumere automaticamente il marchio di fabbrica del disco, in realtà non è così. Il nono album dei The Da Freak dal 2014 non segue tale aspirazione stereotipata, perché “Indie rock” si muove attraverso varie sfumature musicali.
Ci sono accenni di suono indie nelle forme di indie rock e indie pop, ma questi non sono gli unici generi in cui ti imbatterai in questo viaggio sonoro accattivante. Al contrario, l’artista rivela una raccolta completa delle migliori proprietà prese in prestito da generi come garage rock, surf rock, psych-rock, psych-pop, power pop, dream pop, noise pop, shoegaze, alternative e lo-fi. Tuttavia, si rimarrà sorpresi dal modo in cui Th Da Freak ha combinato tutti questi elementi durante l’assemblaggio.
Indie Rock porta così tante idee eccezionali distillate in orchestrazioni impressionanti.

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