Cate Le Bon – Michelangelo Dying (2025)

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Cate Le Bon non si è avvicinata al suo settimo album con una grande dichiarazione in mente. Piuttosto, si è ritrovata attratta da una singola immagine: una donna sola in una stanza drappeggiata con tessuti e specchi che catturano la luce. Quel senso di strascico, la peculiare chiarezza che emerge una volta che la polvere si è finalmente depositata, si insinua in ogni angolo di Michelangelo Dying. Le Bon scrive dall’interno della nebbia della confusione, cercando di catturare quell’attimo sfuggente in cui la lotta cede il passo a qualcosa di simile al riposo. Avendo trascorso la maggior parte del tempo a produrre per altri artisti, Le Bon non aveva ancora elaborato appieno la rottura che la stava consumando. Quando finalmente è uscita nuova musica, ha affrontato l’amore e il dolore con un’onestà senza precedenti. Cate Le Bon canta come se si stesse confessando e consolando al tempo stesso, ogni nota è un piccolo atto di sopravvivenza. Una voce in cui ogni crepa lascia trasparire la luce. Questo album non parla di una catarsi travolgente, ma di imparare a vivere ciò che ci si lascia alle spalle.
Ottimo disco.

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Robert Plant – Saving Grace (2025)

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Chiunque si sia sorpreso quando l’ex frontman hard-rock dei Zeppelin e artista solista di lunga data Robert Plant si è tuffato nel folk/country/blues americano in due album premiati con Alison Krauss e uno con la Band of Joy, rimarrà ancora più sorpreso da questo progetto in lavorazione da sei anni. Invece di attingere a una vena americana, però, ha spostato la sua base oltreoceano per unirsi al gruppo folk acustico britannico (principalmente) “Saving Grace”. Come Krauss, Plant condivide la voce con la cantante Suzi Dian. I quattro musicisti di ‘Saving Grace’ (batteria, due chitarre e violoncello …nessun basso) stendono un letto generalmente sottile di musica per archi mentre Plant e Dian si occupano delle delicate voci in dieci cover, spesso interpretate in modo radicale e per lo più oscure. Plant e Dian si alternano come voci soliste in armonie incantevoli e portentose e ballate malinconiche.
Plant pioniere del rock, che ora ha 77 anni e continua a spingersi oltre i limiti, musicalmente e, in modo sorprendente, vocalmente. Ancora una volta, amplia la sua già ampia gamma di orizzonti artistici, qualcosa che pochissimi artisti della sua statura iconica e della sua età sono disposti, o in grado, di fare.

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Tedeschi Trucks Band and Leon Russell Present: Mad Dogs & Englishmen Revisited (Live at LOCKN’) (2025)

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Mad Dogs & Englishmen Revisited (LIVE AT LOCKN’) della Tedeschi Trucks Band è un commovente e ambizioso tributo all’omonimo e iconico album live originale del 1970 di Joe Cocker e Leon Russell, registrato durante una storica esibizione al LOCKN’ Festival del 2015 in Virginia.
La scaletta di 14 brani è una lettera d’amore ai Mad Dogs & Englishmen originali, con dei classici senza tempo. La voce imponente di Susan Tedeschi è alla base di molti brani ma anche lo straordinario trio di cori formato da Alecia Chakour, Mark Rivers e Mike Mattison fanno grande il disco, dimostrando che la Tedeschi Trucks Band sia considerata una delle migliori band in circolazione.
Mad Dogs & Englishmen Revisited è più di un tributo e di una registrazione d’archivio: è un documento vivente della capacità della musica di unire le generazioni. L’inclusione dei membri originali accanto a pesi massimi contemporanei come Warren Haynes e Anders Osborne sottolinea l’atemporalità della visione di Cocker e Russell. 

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Big Thief – Double Infinity (2025)

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C’è un silenzioso massimalismo che permea ogni decisione nell’ultimo album del trio indie-folk Big Thief. Potrebbero sembrare caratteristiche contrapposte, ma è esattamente così che si percepisce. Una strumentazione acustica concreta decora gli arrangiamenti in modo estremamente dettagliato; un’umanità pittoresca si intreccia con il pensiero filosofico. Persino il titolo dell’album, Double Infinity, sembra deliberatamente attenuato: il limite inesprimibile dato ai confini spaziali, rende la natura infinita dell’esistenza più contenuta e gestibile.  Il sesto album del gruppo arriva tre anni dopo il doppio LP del 2022, Dragon New Warm Mountain I Believe In You. A metà della sua durata, Double Infinity appare in qualche modo più grandioso: illuminato, ma in ogni momento ancorato all’esperienza umana. 
Non esiste distanza maggiore di quella tra l’individuo e l’universo nel suo complesso, e l’unico modo per riconciliarla è non smettere mai di cercare un significato superiore nel disordine della vita. Questa spinta a confrontarsi con l’eterna incomprensibilità dell’universo distilla il significato dell’essere umano: una specie cosmicamente microscopica, che ama, soffre e ha la fortuna di creare musica su questo argomento.
Tra i più bei dischi di questo 2025.

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Brunori Sas – L’albero delle noci (2025)

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L’Albero delle Noci di Brunori Sas è un album maturo, profondo e incisivo, che segna la definitiva consacrazione del cantautore tra i migliori della sua generazione. Il disco è fortemente influenzato dalla recente paternità dell’artista (Dario Brunori ha 47 anni), affrontando le ansie, le speranze e la bellezza di questa nuova fase della vita e della “crisi di mezza età” con sincerità e ironia. L’album richiede un ascolto attento e una profonda partecipazione emotiva, in particolare per chi è genitore.
Il tema dell’amore è centrale, declinato nelle sue complessità e negli ostacoli che si incontrano in una relazione duratura. L’album affronta anche il rapporto dell’artista con le sue paure, ora accettate con maggiore serenità. Non mancano riferimenti a temi sociali e riflessioni intime che risuonano in modo universale con la vita dell’ascoltatore. La scrittura è lodata come autentica, incisiva e ricca di riferimenti letterari e filosofici. Brunori racconta se stesso con la massima sincerità possibile.
Un disco “diretto che arriva al cuore” e come un’opera che “scoperchia il tetto delle certezze” e “fa vedere un nuovo cielo.” L’Albero delle Noci è un album che bilancia perfettamente introspezione, emotività e una scrittura magistrale, affrontando con lucidità la fase della maturità.
Brunori Sas è probabilmente il cantautore più interessante di questi anni duemilaventi.

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The Telephone Numbers – Scarecrow II (2025)

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Scarecrow II, il seguito dell’album di debutto dei The Telephone Numbers del 2021; The Ballad of Doug, sembra aver bilanciato con successo la bellezza inarrestabile dell’album con un tocco di grinta musicale. In questo contesto, il jangle alla Byrds di “Goodbye Rock n Roll” e “Falling Dream” è avvolto da una cornice indie-folk o demi-roots che ne esalta la grazia distintiva. Nel frattempo, “Be Right Down”, “Pulling Punchlines” e “Telephone Numbers Theme” mantengono il loro marchio di fabbrica melodico incorporando un tocco di college rock dei primi R.E.M. o dei Miracle Legion, dando vita a un sound che aggiunge una nuova dolcezza alla loro estetica. Nonostante questo nuovo slancio, i The Telephone Numbers offriranno sempre un ricco fascino guitar pop come naturale conseguenza del loro DNA musicale. Scarecrow II offre ancora questi momenti in abbondanza, con il delicato e jangle guitar pop che ricorda i Big Star. Nel loro album migliore, i Telephone Numbers intorbidano perfettamente le acque meravigliosamente stridenti con un effetto davvero sorprendente…

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Sam Amidon – Salt River (2025)

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Amidon, originario del Vermont e residente a Londra, è un cercatore di melodie tradizionali, e non solo, reinterpretate attraverso il prisma del folk, del jazz e della musica classica, che sono il suo pane quotidiano. Prendiamo il pezzo forte dell’album, la tradizionale ballata appalachiana “Golden Willow Tree”. Amidon reinterpreta il canto marinaro come un brano da conservatorio contemporaneo, con un’interpretazione minimalista che è enigmaticamente feroce. Altrove, “I’m On My Journey Home” ripropone la canzone popolare del New England del XVIII secolo, attraverso le deliziose percussioni di Philippe Melanson e lo squisito sintetizzatore del produttore Sam Gendel. Le sue texture sono tanto meravigliose quanto sorprendenti. In effetti, in Salt River, l’inventiva abbonda. “Big Sky” di Lou Reed, l’inno rock che chiudeva “Ecstasy ” del 2000, è disteso sulla tela con un effetto sbalorditivo. Allo stesso modo, ricavano una ninna nanna in stile Sesame Street dalla sperimentale “Ask The Elephant” di Yoko Ono.
Roba fantastica.

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Bob Mould – Here We Go Crazy (2025)

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Fin dai tempi degli Hüsker Dü, Mould ha cercato di cogliere momenti di chiarezza dai tumulti e dal malessere personali. Invecchiando, questa ricerca ha assunto una connotazione sempre più zen (quando canta “Riesco a sentire il chiacchiericcio di una ciotola d’avorio rotta”, non può fare a meno di sembrare un koan monastico), anche se la sua salute emotiva è diventata sempre più legata al clima sociale e politico. Dopo il malconcio Blue Hearts del 2020, Here We Go Crazy è esplicitamente concepito come una risposta ai disordini dell’inizio del 2025. Fortunatamente, il cupo clima nazionale non sminuisce l’esuberanza power-pop di Mould. Come un artigiano i cui strumenti sono melodie zuccherine e riff di chitarra forti e scricchiolanti, Mould è un maestro con pochi eguali; in tutto il nuovo album evoca con sicurezza ritornelli orecchiabili e brividi viscerali, supportato dalla sua sezione ritmica di lunga data composta dal batterista Jon Wurster e dal bassista Jason Narducy.
Tra i miei musicisti preferiti.

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Kathleen Edwards – Billionaire (2025)

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Cantante acclamata, cantautrice e performer Kathleen Edwards torna con il suo attesissimo nuovo album, Billionaire. Ispirato al suo album di debutto, Failer, il nuovo album di dieci canzoni è ricco della nitidezza lirica e delle osservazioni inflessibili che contraddistinguono Edwards, ed è stato prodotto da Jason Isbell e Gena Johnson. Celebrata come una delle antesignane della moderna musica alt-country e americana, Edwards è amata da fan e colleghi musicisti, ed elogiata dal New York Times per il suo “tono buffo, attento e spietato, tutto suo. Nei suoi versi migliori, Edwards possiede il vernacolo colloquiale e l’eloquenza emotiva di una grande scrittrice di racconti”. Dal suo debutto nel 2003, Edwards ha pubblicato cinque album, tra cui “Total Freedom” del 2020, il suo primo dopo essersi allontanata dalla musica per quasi un decennio. Pubblicato con un successo travolgente e articoli pubblicati su The New Yorker, The New York Times, Rolling Stone e altre riviste, Pitchfork lo ha definito “una svolta creativa, scritta esclusivamente per il brivido della scoperta”, mentre Rolling Stone lo ha definito “devastantemente grandioso”.
Tra i primi in classifica del 2025.

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Open Flames – Same Time Next Year (2025)

La band alt-rock di Londra The Open Flames ha finalmente lanciato il suo attesissimo album di debutto, “Same Time Next Year”, un disco pieno di energia grezza, narrazione letteraria e dinamiche texture sonore. Alimentato dal lancio dei loro singoli nel 2024 Drop a Coin ed Eat Alone, l’album consolida il posto della band nel panorama alt-rock, offrendo un viaggio audace ed emotivamente carico attraverso suoni ed esperienze. Spaziando dal groove ispirato a Dungeons & Dragons alla furia in stile primi Replacements di Lockdown, Same Time Next Year offre un esaltante mix di rock anthemico e riflessione intima. Al centro di tutto c’è il lirismo roco ma poetico di David Eastman, che lui e la co-cantante Paige Brubeck danno vita attraverso vivide narrazioni guidate dai personaggi. La narrazione cinematografica della band è esaltata dalla batteria fragorosa di Evan Sult, dalle linee di basso fluide e inventive di Brubeck e Len Bendel e da un’intera gamma di toni di chitarra distorti e intrisi di feedback. L’album trae ispirazione dalla grandiosa arena-rock dei R.E.M., dalla grinta viscerale della chitarra di Neil Young e dallo spirito punk rauco degli X, il tutto mantenendo un tocco moderno e distinto.

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