Dean Owens – Pictures (2023)

Dean Owens, cantautore scozzese di grande talento, ci regala un altro album straordinario con “Pictures”.
Questo lavoro dimostra ancora una volta la sua abilità nel creare canzoni coinvolgenti e toccanti.
“Pictures” è un album che affronta temi universali come l’amore, la perdita e la ricerca di senso nella vita. Le canzoni sono scritte con una profondità emotiva che riesce a catturare l’ascoltatore sin dalle prime note. Owens dimostra una grande abilità nel raccontare storie attraverso le sue parole, creando immagini vivide che si insinuano nella mente dell’ascoltatore.
L’album si apre con la traccia “Pictures in My Mind”, una ballata malinconica che mette in evidenza la voce calda e coinvolgente di Owens. La canzone cattura immediatamente l’attenzione e stabilisce il tono emotivo dell’intero album. Altre tracce degne di nota includono “Lost and Found”, una canzone che parla della ricerca di un senso di appartenenza, e “Ghost of Love”, un brano intenso che esplora il dolore della perdita.
La produzione dell’album è impeccabile, con un suono pulito e ben bilanciato che permette alle parole di Owens di brillare. La sua abilità nel suonare la chitarra acustica è evidente in tutto l’album, aggiungendo un tocco di intimità alle canzoni.
Una delle cose che rende Dean Owens un artista così speciale è la sua capacità di creare connessioni con l’ascoltatore. Le sue canzoni sono sincere e autentiche, e riescono a toccare le corde emotive in modo profondo. “Pictures” è un album che ti fa riflettere sulla vita e sulle esperienze che ci rendono umani.
In conclusione, “Pictures” di Dean Owens è un ottimo album che mostra ancora una volta il suo talento come cantautore. Le canzoni sono ben scritte, emozionanti e riescono a creare un legame immediato con l’ascoltatore. Se sei alla ricerca di musica che ti tocchi il cuore e ti faccia riflettere, questo album è assolutamente da ascoltare.

Van Morrison – Somebody Tried to Sell Me a Bridge (2026)

Recensioni 2026

The Man è stato sicuramente molto impegnato ultimamente, con questo sontuoso nuovo album di 20 tracce intriso di blues, che segue le orme dell’altrettanto accattivante e strepitoso Remembering Now dell’anno scorso.
Questa volta Van Morrison applica senza sforzo il suo stile distintivo per infondere nuova vita a brani noti, per la maggior parte interpretati o scritti da numerosi luminari del blues, oltre a svelare alcuni nuovi e avvincenti brani originali.

Con una durata di oltre 90 minuti, c’è molto da dire e Morrison sembra rinvigorito da tutto ciò; scopre rarità raramente ascoltate, rivitalizza classici e offre interpretazioni impressionanti che sembrano provenire da qualcuno che ha la metà dei suoi anni.
L’album è costruito come un omaggio alle leggende del blues e alle sue varie espressioni, con una selezione di cover di classici da BB King, Lead Belly, Sonny Terry & Brownie McGhee e altri, alternate a quattro brani originali firmati da Morrison stesso. 
Per dare vita a questa visione, Morrison si è circondato di grandi nomi del mondo blues come Taj Mahal, Buddy Guy ed Elvin Bishop, oltre a una band di veterani con esperienza nel blues di Chicago e nel jump blues (organo Hammond, piano, armonica e chitarre incisive) che rendono il sound organico, ricco e autentico. 

Molti critici sottolineano il tono reverenziale e la profonda conoscenza del genere dimostrata da Morrison, che non si limita a riprodurre i brani ma li conversa, dando loro nuova vita pur restando fedele all’essenza.
Indipendentemente da quanti altri album gli siano rimasti, il livello di intensità e talento dimostrato in “Somebody Tried to Sell Me a Bridge” dimostra che Van Morrison lascerà il segno.
Somebody Tried to Sell Me a Bridge è un album per chi ama il blues classico e le interpretazioni mature, un lavoro che guarda alle radici con rispetto e passione, pur inserendovi lo stile personale e l’esperienza di una leggenda vivente della musica. 

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Imarhan – Essam (2026)

Recensioni 2026

Essam: un’evoluzione tra tradizione e modernità.
Imarhan, quintetto tuareg originario di Tamanrasset (Algeria), con Essam — che in Tamasheq significa “fulmine” — compiono un salto sonoro audace pur rimanendo profondamente radicati nelle proprie origini musicali. 
Il punto di forza di Essam è il bilanciamento tra il desert blues tradizionale (assouf) e elementi contemporanei, tra ambience elettronica e strumenti acustici. Questo non tradisce l’essenza del gruppo, ma lo spinge verso un territorio più vasto e contemplativo. 

Il disco esplora temi universali ma radicati nella realtà nordafricana:
Dislocamento e resilienza, con riferimenti alla situazione dei rifugiati e alle tensioni tra Algeria e Mali. 
Identità e appartenenza, attraverso testi in Tamasheq che raccontano la vita quotidiana e il legame con la propria terra. 
Comunità e celebrazione della cultura, con contributi vocali di musicisti locali e sezioni ritmiche corali che evocano l’energia collettiva di Tamanrasset. 

Essam è un disco audace e affascinante, che vede Imarhan espandere il proprio linguaggio musicale senza rinunciare alle radici. È un album che parla di identità, movimento e speranza, capace di catturare l’ascoltatore in un viaggio sonoro tra dune di chitarre, ritmi ancestrali e paesaggi elettronici. 
Un ascolto consigliato a chi ama le musiche che uniscono tradizione globale e sperimentazione contemporanea.

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Courtney Marie Andrews – Valentine (2026)

Recensioni 2026

Fin dalla prima nota, la voce di Courtney è ciò che ti cattura: intima, limpida ed emotivamente precisa. Gli arrangiamenti di Valentine privilegiano trame acustiche e raffinate sfumature elettroniche; nulla è troppo elaborato, e questa sobrietà lascia respirare le canzoni. Questo non è un disco da festa. È un album da camera da letto, da ascoltare a tarda notte – tranquillo, introspettivo e ricco di dettagli – il tipo di disco che rivela nuove linee e piccole scelte di produzione a ogni ascolto.

C’è una tenerezza intrecciata al rimpianto in tutto l’album, e una manciata di versi sono così chiari da rimanere impressi.  Courtney si muove in bilico tra alt-folk, country e indie, e il risultato è un album che sembra allo stesso tempo senza tempo e contemporaneo: una scrittura colta, una voce che sembra una conversazione serrata e una produzione che si pone al servizio delle canzoni anziché competere con esse.

Valentine di Courtney Marie Andrews è un album autentico, emotivamente ricco e artisticamente audace, che conferma la sua posizione come una delle voci più sincere e interessanti del panorama folk/Americana contemporaneo. 
Perfetto se ami cantautori riflessivi, testi poetici e sonorità che uniscono tradizione e sperimentazione.

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Van Morrison – Accentuate the Positive (2023)

Van Morrison, leggenda vivente della musica, ci regala un altro lavoro straordinario con il suo album “Accentuate the Positive”. Secondo album pubblicato nel 2023, l’album dimostra ancora una volta la maestria e l’abilità di Morrison nel creare musica che tocca l’anima.
Il titolo stesso dell’album, “Accentuate the Positive”, riflette il messaggio di speranza e ottimismo che permea le canzoni. Van Morrison ci invita a concentrarci sugli aspetti positivi della vita, nonostante le sfide e le difficoltà che possiamo incontrare lungo il cammino. Questo tema ricorrente si manifesta in modo vibrante in ogni traccia dell’album, creando un’atmosfera di gioia e gratitudine.
Dal punto di vista musicale, “Accentuate the Positive” presenta una varietà di stili e influenze che abbracciano il vasto repertorio di Morrison. L’album spazia dal blues al jazz, dal soul al folk, offrendo un’esperienza sonora ricca e coinvolgente. La voce di Morrison, ancora potente e appassionata nonostante gli anni, trasmette emozioni profonde e autentiche in ogni brano.
Una menzione speciale va anche alla produzione dell’album, che è impeccabile. Ogni strumento e ogni voce sono bilanciati in modo armonioso, creando un suono cristallino e avvolgente. La qualità della registrazione permette di apprezzare appieno l’abilità dei musicisti coinvolti e la maestria di Morrison come cantante e autore.
In conclusione, “Accentuate the Positive” è un altro buon lavoro di Van Morrison. L’album cattura l’essenza del suo stile unico e offre un messaggio di speranza e positività che risuona nel cuore di chiunque lo ascolti. Con la sua voce inconfondibile e le sue abilità strumentali, Morrison continua a dimostrare perché è considerato uno dei più grandi artisti della musica contemporanea. Consiglio vivamente questo album a tutti gli amanti della buona musica e a coloro che cercano ispirazione e conforto nelle note di un grande maestro.

Joan Shelley – Real Warmth (2025)

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Joan Shelley pubblica album da quindici anni, eppure riesce sempre a far sì che ogni album sembri un nuovo, facile abbraccio. “Voglio l’inno che sa di primo amore / Voglio il ritornello che scalda come il fuoco / Voglio la melodia che si gonfia come una luna piena / Che conosce il tuo desiderio più profondo”, canta a metà del suo decimo LP, Real Warmth, un album disinvolto e infinitamente canticchiabile.
Cantando con una convinzione silenziosa e ardente, Shelley scrive spesso attraverso una lente fantastica, ma il linguaggio che raccolgono è musicale, colloquiale, amante della natura e totalmente umano… E ogni volta sembra un po’ più caldo, un po’ più simile alla prima.

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The Third Mind – Right Now! (2025)

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The Third Mind con “Right Now!”, sono al loro terzo album. Registrato dal vivo in quattro giorni nei Sound Recording Studio di Los Angeles. “Right Now!” è una combinazione di istinto e improvvisazione da parte di musicisti esperti che si incontrano in tempo reale per trovare le canzoni man mano che procedono. “Tutto in questo disco è intuitivo”, afferma il co-fondatore di The Third Mind Dave Alvin. “Siamo cinque musicisti che camminano su una corda tesa, improvvisando un dialogo tra loro”. 
Come i suoi predecessori, “Right Now!” attinge ampiamente al repertorio degli anni ’60, rielaborando classici come “Shake Sugaree” di Elizabeth Cotten, filtrati attraverso la versione del 1966 di Fred Neil, e la tradizionale murder ballad “Pretty Polly”, che si colloca a metà strada tra i Grateful Dead e Neil Young & Crazy Horse. 
The Third Mind si attiene ad alcune linee guida fondamentali: presentarsi, non pensarci troppo e abbandonarsi al momento; niente prove, niente arrangiamenti scritti, niente discussioni sull’approccio, solo un elenco di canzoni e tastiere pensate per servire da guida nel viaggio della band verso ovunque lo spirito li porti. 

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Cate Le Bon – Michelangelo Dying (2025)

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Cate Le Bon non si è avvicinata al suo settimo album con una grande dichiarazione in mente. Piuttosto, si è ritrovata attratta da una singola immagine: una donna sola in una stanza drappeggiata con tessuti e specchi che catturano la luce. Quel senso di strascico, la peculiare chiarezza che emerge una volta che la polvere si è finalmente depositata, si insinua in ogni angolo di Michelangelo Dying. Le Bon scrive dall’interno della nebbia della confusione, cercando di catturare quell’attimo sfuggente in cui la lotta cede il passo a qualcosa di simile al riposo. Avendo trascorso la maggior parte del tempo a produrre per altri artisti, Le Bon non aveva ancora elaborato appieno la rottura che la stava consumando. Quando finalmente è uscita nuova musica, ha affrontato l’amore e il dolore con un’onestà senza precedenti. Cate Le Bon canta come se si stesse confessando e consolando al tempo stesso, ogni nota è un piccolo atto di sopravvivenza. Una voce in cui ogni crepa lascia trasparire la luce. Questo album non parla di una catarsi travolgente, ma di imparare a vivere ciò che ci si lascia alle spalle.
Ottimo disco.

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Robert Plant – Saving Grace (2025)

Recensioni 2025

Chiunque si sia sorpreso quando l’ex frontman hard-rock dei Zeppelin e artista solista di lunga data Robert Plant si è tuffato nel folk/country/blues americano in due album premiati con Alison Krauss e uno con la Band of Joy, rimarrà ancora più sorpreso da questo progetto in lavorazione da sei anni. Invece di attingere a una vena americana, però, ha spostato la sua base oltreoceano per unirsi al gruppo folk acustico britannico (principalmente) “Saving Grace”. Come Krauss, Plant condivide la voce con la cantante Suzi Dian. I quattro musicisti di ‘Saving Grace’ (batteria, due chitarre e violoncello …nessun basso) stendono un letto generalmente sottile di musica per archi mentre Plant e Dian si occupano delle delicate voci in dieci cover, spesso interpretate in modo radicale e per lo più oscure. Plant e Dian si alternano come voci soliste in armonie incantevoli e portentose e ballate malinconiche.
Plant pioniere del rock, che ora ha 77 anni e continua a spingersi oltre i limiti, musicalmente e, in modo sorprendente, vocalmente. Ancora una volta, amplia la sua già ampia gamma di orizzonti artistici, qualcosa che pochissimi artisti della sua statura iconica e della sua età sono disposti, o in grado, di fare.

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Tedeschi Trucks Band and Leon Russell Present: Mad Dogs & Englishmen Revisited (Live at LOCKN’) (2025)

Recensioni 2025

Mad Dogs & Englishmen Revisited (LIVE AT LOCKN’) della Tedeschi Trucks Band è un commovente e ambizioso tributo all’omonimo e iconico album live originale del 1970 di Joe Cocker e Leon Russell, registrato durante una storica esibizione al LOCKN’ Festival del 2015 in Virginia.
La scaletta di 14 brani è una lettera d’amore ai Mad Dogs & Englishmen originali, con dei classici senza tempo. La voce imponente di Susan Tedeschi è alla base di molti brani ma anche lo straordinario trio di cori formato da Alecia Chakour, Mark Rivers e Mike Mattison fanno grande il disco, dimostrando che la Tedeschi Trucks Band sia considerata una delle migliori band in circolazione.
Mad Dogs & Englishmen Revisited è più di un tributo e di una registrazione d’archivio: è un documento vivente della capacità della musica di unire le generazioni. L’inclusione dei membri originali accanto a pesi massimi contemporanei come Warren Haynes e Anders Osborne sottolinea l’atemporalità della visione di Cocker e Russell. 

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