Clash: quando iniziò l’avventura

Il 18 marzo 1977 la CBS pubblica il primo singolo di una band sconosciuta. Il gruppo si chiama Clash (Scontro) e il disco è White riot (rivolta bianca).
I Clash sono stati una delle band più influenti della storia del punk e del rock, noti per la loro musica ribelle, il loro impegno politico e la loro capacità di mescolare generi diversi.
Nati a Londra nel 1976, erano parte della prima ondata punk britannica, insieme a Sex Pistols e Buzzcocks.

La formazione classica comprendeva:
Joe Strummer (voce e chitarra ritmica)
Mick Jones (chitarra solista e voce)
Paul Simonon (basso e voce)
Topper Headon (batteria, dal 1977)

A differenza di molte band punk dell’epoca, i Clash non si limitarono alla furia e alla velocità del genere, ma sperimentarono con reggae, dub, rockabilly, funk e rap, rendendo il loro suono unico.

Album fondamentali:
1. The Clash (1977) – Grezzo, aggressivo e pieno di inni ribelli (“White Riot”, “London’s Burning”).
2. Give ’Em Enough Rope (1978) – Più rifinito, con influenze hard rock.
3. London Calling (1979) – Capolavoro assoluto, un doppio album che mescola punk, reggae, rock e jazz, con brani come “London Calling”, “Train in Vain” e “Rudie Can’t Fail”.
4. Sandinista! (1980) – Ambizioso triplo album con sperimentazioni in ogni genere possibile.
5. Combat Rock (1982) – Contiene i loro maggiori successi commerciali: “Should I Stay or Should I Go”, “Rock the Casbah”.
6. Cut the Crap (1985) – Ultimo album, senza Mick Jones, poco amato dai fan.

I Clash non erano solo una band, ma un movimento: la loro musica parlava di politica, ingiustizia sociale e ribellione.
Si sciolsero nel 1986, con tensioni interne e l’allontanamento di Jones e Headon.
Joe Strummer morì nel 2002, ma il loro impatto sul rock e sulla cultura musicale resta enorme.

Nat King Cole: la calda morbidezza della voce

Nat King Cole, nato Nathaniel Adams Coles il 17 marzo 1919 a Montgomery, Alabama, è stato uno dei cantanti, pianisti e intrattenitori più influenti della musica jazz e pop del XX secolo. È noto per la sua voce calda e vellutata, che gli ha permesso di attraversare con facilità diversi generi musicali, conquistando un vasto pubblico.
Nat King Cole ha iniziato come pianista jazz, fondando nel 1937 il “King Cole Trio”, una formazione innovativa per l’epoca, che non includeva batteria. Il trio ebbe un grande successo nel circuito jazz e swing. Tuttavia, Cole è ricordato soprattutto per la sua carriera di cantante. Negli anni ’40, iniziò a concentrarsi sul canto, e la sua voce inconfondibile lo portò a diventare una delle stelle della musica pop.
E’ stato anche un pioniere per quanto riguarda la rappresentazione degli afroamericani nei media. Nel 1956, divenne il primo afroamericano a condurre un programma televisivo di varietà negli Stati Uniti, “The Nat King Cole Show”. Sebbene lo spettacolo fosse acclamato dalla critica, non riuscì a trovare sponsor nazionali sufficienti a causa del razzismo prevalente dell’epoca, e fu cancellato dopo un anno.
Oltre alla sua carriera musicale, Cole affrontò il razzismo durante tutta la sua vita. Negli anni ‘50, ad esempio, fu vittima di un attacco razzista durante un concerto in Alabama. Nonostante ciò, continuò a rappresentare dignità e grazia sia sul palco che fuori, diventando un’icona non solo per il suo talento, ma anche per il suo ruolo come simbolo di integrazione.
Nat King Cole morì prematuramente il 15 febbraio 1965 a Los Angeles a causa di un cancro ai polmoni. La sua eredità continua attraverso la sua musica e le sue innovazioni sia come artista che come icona culturale. Sua figlia, Natalie Cole, è stata anch’essa una famosa cantante, e uno dei suoi più grandi successi è stato un duetto virtuale con suo padre nel brano “Unforgettable”, pubblicato nel 1991, che ha riportato l’opera di Nat King Cole sotto i riflettori mondiali.
Nat King Cole rimane una figura fondamentale nella storia della musica, con una voce e uno stile che hanno segnato un’epoca e continuano a ispirare generazioni di artisti.

T Bone Walker, il primo bluesman elettrico

T-Bone Walker, nato come Aaron Thibeaux Walker il 28 maggio 1910 a Linden, Texas, è stato un leggendario chitarrista, cantante e compositore blues statunitense. È noto per essere uno dei pionieri dell’uso della chitarra elettrica nel blues e ha avuto una profonda influenza su molti artisti successivi, tra cui B.B. King, Chuck Berry e Jimi Hendrix.
Walker è considerato uno dei padri fondatori del Texas Blues e ha sviluppato uno stile unico di chitarra che combinava linee melodiche eleganti con un suono potente e pulito. Il suo pezzo più famoso, “Call It Stormy Monday (But Tuesday Is Just as Bad)”, del 1947, è diventato un classico del blues.
Con la sua tecnica innovativa, che includeva l’uso del vibrato e dei bending, e la sua capacità di fondere il blues con elementi di jazz e swing, T-Bone Walker ha aperto la strada a molte delle tecniche chitarristiche moderne. Oltre alla sua maestria strumentale, Walker era anche un frontman carismatico, noto per le sue performance energiche e per il modo in cui riusciva a coinvolgere il pubblico.
Walker è morto il 16 marzo 1975 a Los Angeles, ma la sua eredità musicale continua a vivere, e il suo impatto sul blues e sul rock è ancora fortemente sentito.

Gli Allman Brothers registrano il manifesto del rock sudista

Il 13 marzo 1971 gli Allman Brothers Band si esibiscono per il secondo giorno consecutivo al Fillmore East di New York. Non è una novità per la band più rappresentativa del rock sudista la presenza nel locale di Bill Graham. Gli abituali frequentatori hanno ancora scolpito nella memoria le sorprendenti esibizioni in occasione dei concerti dei Blood Sweat & Tears e dei Grateful Dead.
Gli Allman Brothers Band sono considerati i pionieri del Southern Rock, un genere che mescola rock, blues, country e jazz con radici profondamente americane. Il loro album “At Fillmore East” (1971) è spesso considerato il manifesto del rock sudista, un’opera che ha ridefinito il genere e influenzato generazioni di musicisti.
Perché “At Fillmore East” è il manifesto del Southern Rock?
Energia e improvvisazione: È un album dal vivo che cattura l’essenza della band, con lunghissime jam session e un interplay straordinario tra le chitarre di Duane Allman e Dickey Betts.
Fusione di generi: Mescola blues, jazz e rock, con brani come “Whipping Post”, “In Memory of Elizabeth Reed” e “Statesboro Blues”.
Slide guitar iconica: Duane Allman, con la sua tecnica alla slide guitar, ha definito il suono della band e del genere.
Atmosfera live autentica: Il doppio album fu registrato in uno dei templi del rock, il Fillmore East di New York, e trasmette l’intensità delle loro esibizioni.
Dopo “At Fillmore East”, il Southern Rock esplose, con band come Lynyrd Skynyrd, The Marshall Tucker Band e Charlie Daniels Band che ne seguirono le orme.
Purtroppo, nel 1971 Duane Allman morì in un incidente motociclistico, ma la band continuò, lasciando un’eredità indelebile nella storia del rock.

Al Jarreau: un originale talento vocate tra Jazz, R&B e Pop

Oggi, 12 marzo, si celebra l’anniversario della nascita di Al Jarreau, avvenuta nel 1940 a Milwaukee, negli Stati Uniti. Al Jarreau, il cui vero nome era Alwyn Lopez Jarreau, crebbe in un ambiente familiare profondamente immerso nella musica: la madre era pianista e il padre, pastore della Chiesa Avventista del Settimo Giorno, era anch’esso cantante.
Al Jarreau è stato un celebre cantante e compositore americano, noto per la sua voce versatile e per essere l’unico artista ad aver vinto Grammy Awards in tre diverse categorie: jazz, pop e R&B. La sua carriera durò oltre cinque decenni e si distinse per la sua capacità di spaziare tra generi musicali, sperimentando con le sonorità e utilizzando la voce come uno strumento vero e proprio.
Nato a Milwaukee, Wisconsin, Jarreau iniziò a cantare in chiesa fin da giovane, influenzato dal gospel, ma sviluppò presto un interesse per il jazz, il soul e il pop. Sebbene si sia laureato in psicologia e abbia lavorato come assistente sociale, la passione per la musica ebbe presto la meglio, e alla fine degli anni ’60 cominciò a esibirsi nei club di Los Angeles, dove il suo talento fu notato.
Uno dei punti di forza di Jarreau era la sua capacità di scat, una tecnica vocale di improvvisazione tipica del jazz, e il modo in cui imitava strumenti musicali con la voce. Questa abilità, insieme al suo timbro vocale unico, lo rese un interprete incredibilmente originale.
Le sue collaborazioni con artisti di generi diversi, come George Benson e Chick Corea, hanno messo in luce la sua capacità di adattarsi a stili musicali vari, pur mantenendo sempre la sua firma vocale unica. Era apprezzato non solo come artista jazz, ma anche nel mondo della musica pop e R&B, riuscendo a colmare il divario tra i generi con la sua arte.
Al Jarreau ha ricevuto sette Grammy Awards nel corso della sua carriera, dimostrando il suo impatto duraturo e la sua eccellenza in vari campi musicali. La sua morte, avvenuta nel 2017 all’età di 76 anni, lasciò un grande vuoto nel panorama musicale internazionale, ma la sua eredità continua a vivere attraverso le sue registrazioni e l’influenza che ha esercitato su molti artisti successivi.
Il suo stile innovativo, la sua personalità magnetica e la sua incredibile tecnica vocale fanno di Al Jarreau una figura unica nella storia della musica.

Keith Emerson: talento del “Progressive Rock”

L’11 marzo 2016, il mondo della musica ha perso uno dei suoi più brillanti talenti, il tastierista rock Keith Emerson. Nato nel 1944 a Todmorden, Inghilterra, Emerson divenne un’icona degli anni ’70, grazie al suo straordinario talento e alla sua capacità di innovare nel campo musicale.
Keith Emerson è stato un leggendario tastierista e compositore britannico, noto soprattutto per essere stato il leader e co-fondatore della band Emerson, Lake & Palmer (ELP), uno dei gruppi più influenti del rock progressivo degli anni ‘70. Emerson è considerato uno dei più grandi innovatori nell’uso delle tastiere, in particolare del sintetizzatore, e ha avuto un impatto significativo nella fusione tra musica classica, jazz e rock.
Prima di fondare ELP, Emerson divenne famoso con la band The Nice, dove iniziò a esplorare l’integrazione di elementi classici nella musica rock. Questo approccio, unito alla sua tecnica straordinaria e al suo carisma sul palco, lo rese rapidamente una figura di spicco nella scena rock britannica. Le sue esibizioni dal vivo erano spesso spettacolari, con Emerson che suonava l’organo Hammond in maniera selvaggia, inclusi momenti in cui lo “assaltava” con coltelli per mantenere le note prolungate.
Con ELP, Keith Emerson portò il rock sinfonico a nuovi livelli, grazie alla sua capacità di adattare opere classiche e jazz in composizioni moderne. Alcune delle opere più iconiche del gruppo, come “Tarkus” (1971), “Pictures at an Exhibition” (1971, basato su Mussorgsky) e “Karn Evil 9” (1973), mostrano la maestria di Emerson come compositore e interprete. La sua abilità nell’uso del Moog synthesizer, uno strumento relativamente nuovo all’epoca, ridefinì le possibilità sonore della musica rock, influenzando generazioni di musicisti.
La sua vita fu segnata da una costante ricerca di nuove sonorità e dalla voglia di spingersi oltre i limiti tecnici e musicali, ma anche da alcune difficoltà personali, soprattutto negli ultimi anni. Emerson morì nel 2016 a 71 anni, lasciando un’eredità immensa nel mondo della musica. Oggi è ricordato come uno dei pionieri del rock progressivo e come un innovatore che ha cambiato per sempre il modo di intendere e suonare le tastiere nella musica moderna.

Willie Smith, uno specialista di sax alto

Il 7 marzo 1967 muore di cancro a Los Angeles, in California, il cinquantaseienne Willie Smith, all’anagrafe William McLeish Smith, considerato, insieme a Johnny Hodges e Benny Carter, uno dei tre grandi specialisti di sax alto degli anni Trenta.
Willie Smith è stato un sassofonista jazz americano, noto soprattutto per il suo stile raffinato e la sua lunga collaborazione con Jimmy Lunceford e Harry James.
Iniziò a suonare il sassofono contralto negli anni ’20 e divenne famoso negli anni ‘30 come membro della Jimmy Lunceford Orchestra, una delle big band più importanti dell’epoca swing.
Il suo stile era elegante, fluido e con un fraseggio sofisticato, caratterizzato da un suono caldo e impeccabile.
Dopo la morte di Lunceford nel 1947, si unì alla Harry James Orchestra, con la quale suonò per diversi anni.
Willie Smith è spesso ricordato come uno dei più grandi sassofonisti swing, un vero maestro dell’altissimo livello tecnico e del lirismo espressivo. Anche se il suo nome non è sempre tra i più citati, ha influenzato molti sassofonisti successivi e ha lasciato un segno nella storia del jazz.

Lucio Dalla: cantautore ispirato con formazione Jazz

Il 4 marzo è una data significativa nella storia della musica italiana, poiché segna la nascita di Lucio Dalla, avvenuta nel 1943 a Bologna. Dalla, che aveva radici musicali nel jazz, era un abile polistrumentista, capace di suonare il pianoforte, il sax e il clarinetto con notevole maestria. La sua carriera prese avvio all’interno della “Rheno Dixieland Band”, dove condivise il palco con Pupi Avati, futuro regista, e con la quale ottenne il primo premio al Festival Europeo del Jazz di Antibes. La sua eccellenza nel suonare il clarinetto gli aprì le porte per collaborazioni con icone del jazz mondiale quali Chet Baker, Bud Powell, Charles Mingus e Eric Dolphy.
Dalla aveva una personalità eclettica ed era noto per la sua creatività incessante. Collaborò con altri grandi artisti italiani come Francesco De Gregori, con cui realizzò l’album “Banana Republic” (1979), e scrisse musica per vari generi, passando dal pop alla musica lirica.
La sua morte, avvenuta improvvisamente nel 2012, poco prima del suo 69º compleanno, sconvolse il mondo della musica italiana. Tuttavia, il suo lascito musicale rimane immortale, e il suo lavoro continua a ispirare nuove generazioni di artisti e appassionati. Lucio Dalla è considerato uno dei pilastri della musica italiana, un poeta della canzone che ha saputo raccontare l’Italia e le sue emozioni con profondità e leggerezza allo stesso tempo.

Freddy Fender, il messicano del rockabilly

Freddy Fender è nato il 4 marzo del 1937 a San Benito, nel Texas, è stato un cantante, chitarrista e cantautore americano di origini messicane, noto per la sua fusione unica di rockabilly, country, tex-mex e rhythm & blues.
Negli anni ‘50, iniziò la sua carriera musicale con canzoni in spagnolo, tra cui una versione di “Don’t Be Cruel” di Elvis Presley, ribattezzata “No Seas Cruel”.
Nel 1959, pubblicò “Wasted Days and Wasted Nights”, ma la sua carriera subì un brusco arresto quando fu incarcerato per possesso di marijuana.
Dopo il rilascio, negli anni ’70, ebbe il suo grande successo con “Before the Next Teardrop Falls”, che raggiunse la prima posizione nella classifica country e pop nel 1975.
Rilanciò anche “Wasted Days and Wasted Nights”, che divenne un altro classico.
Fender mescolava il sound country americano con influenze latine e rockabilly, creando un’identità musicale distintiva che lo rese uno dei primi artisti latini a sfondare nelle classifiche country e pop statunitensi.
Negli anni ’90, fece parte dei Texas Tornados, una superband tex-mex con Flaco Jiménez, Augie Meyers e Doug Sahm.
Morì nel 2006 a causa di un tumore ai polmoni, ma la sua musica rimane un’icona della fusione culturale tra Messico e Stati Uniti.

A.C. Reed: il Blues con la voce ed il sax

A.C. Reed, nato Aaron Corthen il 9 maggio 1926 a Wardell, Missouri, è stato un importante sassofonista e cantante di blues e R&B, noto per il suo lavoro come sideman per molte leggende del blues e per la sua carriera da solista. Reed si trasferì a Chicago da giovane, dove si inserì rapidamente nella vivace scena blues della città, contribuendo a plasmare il suono del blues elettrico di Chicago.
Durante la sua lunga carriera, A.C. Reed suonò con grandi nomi come Muddy Waters, Buddy Guy, Earl Hooker, e Albert Collins. Uno dei suoi contributi più significativi fu il suo lavoro con la band di Albert Collins, con cui girò per molti anni. Reed era particolarmente apprezzato per il suo stile melodico e deciso al sassofono tenore, che aggiungeva un tocco distintivo alle performance delle varie band con cui collaborava.
Nonostante la sua fama come sideman, Reed intraprese anche una carriera da solista, registrando diversi album e canzoni memorabili. Era noto per il suo senso dell’umorismo nei testi, spesso ironici, e per la sua capacità di combinare l’energia del blues con un groove R&B più morbido.
Alcuni dei suoi brani più noti includono “I Got Money to Burn”, “My Buddy Buddy Friends”, e “She’s Fine”. Reed si distinse non solo come un grande sassofonista, ma anche come un uomo che portava una vivace personalità nelle sue esibizioni e registrazioni.
A.C. Reed è stato attivo fino alla sua morte avvenuta il 24 febbraio 2004, a Chicago, nell’Illinois (USA), lasciando un’eredità importante come uno dei grandi sassofonisti del blues di Chicago.