Musica d’Africa #7/7

Musica africana: già la definizione suona strana e spaventa un po’. Quale Africa vogliamo scoprire attraverso i dischi dei suoi innumerevoli artisti? Quella riflessa in Graceland di Paul Simon o preferiamo il ritratto più veritiero di Mahlathini & Mahotella Queens? La nostra curiosità ci porterebbe a entrare in contatto con tutte le espressioni musicali, in ogni caso alla fine di questo “Dossier” siamo ormai catturati da parole magiche come makossa (musica del Camerun), mbaqanga (musica dei neri sudafricani delle città dagli anni sessanta in poi), highlife (musica da ballo dei paesi di lingua inglese). Il viaggio da e verso l’Africa si conclude esplorando le discografie dei suoi più apprezzati artisti, entrati a far parte della sua storia allo stesso modo dei personaggi che ne hanno costruito l’indipendenza.

Peter Gabriel – 3 (1980) – 4 (1982) – So (1986)
Miriam Makeba – The Click Song (1959) – Pata Pata (1972) – A Promise (1989)
Paul Simon – Graceland (1986)
Angelique Kidjo – Parakou (1991) – Ayè (1994)
Baaba Maal – Wango (1988) – Lam Toro (1992)
Johnny Clegg – African Litany (1981) – Third World Child (1987)
Cheb Khaled/Khaled – Hada Raykoum (1986) – N’Ssi NSsi (1993)
King Sunny Ade – E k’Ilo F’Omo Ode (1974) – Gratitude (1985)
Osibisa – Osibisa (1971) – Movements (1989)
Manu Dibango – Oboso (1973) – Rasta Souvenir (1980)
Mory Kante – A Paris (1984) – Nongo Village (1993)
Ray Lema – D.C. (1985) – Gaia (1990)
Stewart Copeland – The Rhythmatist (1985)
Youssou N’Dour – Mouride (1982) – The Lion (1989)
Ali Farka Toure – La Drogue (1986) – Talking Timbuktu (1994)
Salif Keita -Mandjou (1984) – Ko-Yan (19899
Mahlathini – Umkhovu (1975) – Paris-Soweto (1989)
Fela Kuti – Fela’s London Scene (1970) – House Of Many Colours (1988)
Kanda Bongo Man – Iyole (1981) – Kwassa-Kwassa (1989)
Ladysmith Black Mambazo – Induku (1983) – Umthombo Wamanzi (1982)

Musica d’Africa #6/7

E poi alla realizzazione di un’etichetta discografica, la real World, che ha dato alle stampe decine di dischi di artisti di tutto il pianeta. La collaborazione di Peter Gabriel con Youssou N’Dour, quella di Paul Simon con i musicisti sudafricani per la realizzazione di Graceland, la lunga campagna dei musicisti rock per la libertà di Nealson Mandela e la fine del razzismo in Sudafrica, gli incontri musicali di Brian Eno e David Byrne e il lavoro dei Talking Heads, il successo di artisti africani come Mory Kante, Johnny Clegg, Toure Kunda, Kanda Bongo Man, Salif Keita, Pierre Akedengue, Manu Dibango, sono serviti ad aprire le frontiere del pop a un mondo di suoni e di sentimenti decisamente diversi da quelli del rock e del pop occidentali. Persino la dance, anzi spesso più dello stesso rock, ha subito l’influenza della musica africana moderna, e ha dato spazio a decine di artisti e di gruppi che hanno animato le sale da ballo europee con ritmi lontani da quelli della techno elettronica. Soukous, rumba, zouk, makossa, mbaqanga, sono solo alcuni dei mille stili della nuova musica africana. Servirebbe un intero e corposo volume per raccontare nel dettaglio cosa ogni musica rappresenta, come ogni musica è costruita, le mille influenze, i mille riferimenti di un continente enorme, ricco, in costante movimento. E’ come voler raccontare la vita in poche righe. Nessuna parola potrebbe mai bastare. 

Musica d’Africa #5/7

E’ in Francia che molti artisti lavorano con personaggi diversi per creare una nuova sintesi di musica africana e caraibica, lo zouk, che è rapidamente diventato parte del repertorio abituale di band dello Zaire, del Camerun e della Costa d’Avorio. E in Francia trova spazio soprattutto la musica algerina, il rai nato a Orano, che ha in Cheb Khaled il suo più grande e noto campione. Il rai è forse la musica che meglio illustra il rapporto tra la tradizione e modernità che avvolge gran parte della odierna musica dell’Africa: pur essendo legata alla cultura nordafricana, a quella islamica, essa rappresenta in molti modi la vita dei giovani e dei giovanissimi algerini, perchè propone ciò che i tradizionalisti odiano: il laicismo delle emozioni, del piacere, del divertimento. Musica moderna, di contaminazione, viva, che canta allo stesso tempo Dio e il vino rosso, l’amore e il sesso, il godimento della vita e il fato, in un grido di libertà.

Dalla metà degli anni ottanta l’interesse del pubblico e dei musicisti per la nuova musica dell’Africa è cresciuta moltissimo, soprattutto per il grande lavoro di diffusione svolto da alcuni musicisti che hanno trovato nei suoni del continente nero un clamoroso terreno di sperimentazione e di esplorazione. Il più grande tra questi è stato senza dubbio Peter Gabriel che, all’indomani dalla sua separazione dai Genesis, ha iniziato a lavorare prima alla realizzazione di un festival, il Womad, che è rapidamente diventato il più importante punto d’incontro per i musicisti di tutti i paesi del mondo.

Musica d’Africa #4/7

Fu Chris Blackwell, il fondatore della Island e “scopritore” di Marley a lanciare la prima collana della nuova musica africana in Inghilterra, producendo diversi dischi di personaggi di grande rilievo, primo fra tutti King Sunny Ade. E’ la prima volta che il grande pubblico del rock conosce la musica della nuova Africa così come viene suonata nei luoghi d’origine, non adattata ai gusti dei giovani inglesi, americani o francesi. Musica che porta con sé il racconto di quella straordinaria voglia di libertà e modernismo dalla fine del colonialismo e dalla riconquistata indipendenza di molti paesi africani. Musica elettrica, perché suonata con gli strumenti più moderni, ma al tempo stesso capace di mantenere uno straordinario rapporto con la natura, con la vita, con i sentimenti antichi.

Un altro importante elemento di diffusione della nuova musica africana in Europa è dato dai sempre più corposi flussi migratori che hanno indotto centinaia di migliaia di africani a prendere dimora nei paesi della comunità. Prima in quelli che hanno mantenuto rapporti di “controllo” economico coloniale, l’Inghilterra, la Francia, l’Olanda in particolare, poi, pian piano, in tutti gli altri. Sono proprio le etichette indipendenti inglesi le prime a dar spazio ai gruppi di immigrazione , cosi com’era stato per il reggae, producendo decine e decine di formazioni che non si esibiscono soltanto per il loro pubblico ma che conquistano sempre nuovi spazi all’interno della scena rock e pop. Quasi più importante della stessa Inghilterra è stata, per la sua diffusione della nuova musica africana, la Francia, vero e proprio avamposto per l'”invasione” afro-rock in Europa. E’ nei club e nei locali parigini infatti che si sviluppano, prima che in Gran Bretagna, gli incontri tra musicisti europei e africani, dove già negli anni Settanta si contano decine e decine di esperimenti, di contatti, di tentativi di dar corpo a quella che oggi viene comunemente definita “World Music”.

Musica d’Africa #3/7

Musicisti della Guinea, dello Zaire, del Senegal, dello Zimbabwe, del Camerun, della Nigeria, del Sudafrica, hanno cominciato a farsi conoscere dal giovane pubblico del rock e del pop. Si parla di “musica africana”, ma il termine è davvero troppo generico per poter definire un insieme di suoni, stili, generi, enormemente diversificato, con stili che variano da regione a regione. Musica che getta un ideale ponte tra tradizione e modernità, savane e grattacieli, tra nuova comunicazione elettronica e ritmo ancestrale.

E’ la chitarra elettrica il principale strumento che ha giocato un ruolo vitale nel modellare la musica urbana in tutto il mondo e, soprattutto, in Africa. L’arrivo degli strumenti elettrici ha creato nella musicale “Madre Africa”, una vera e propria esplosione di creatività, di vitalità e di tecnica che ha impressionato il mondo intero.

Il percorso della “nuova ondata” africana che ha pian piano invaso l’occidente, è iniziato alla fine degli anni Sessanta, quando, prima con Tom Hark e poi soprattutto con Miriam Makeba Hugh Masekela, le canzoni e i ritmi della nuova Africa hanno cominciato a scalare le classifiche di vendita. Il rock viene rapidamente affascinato dalla giovane musica dell’Africa, come testimoniano i primi “viaggi” di personaggi come Ginger Baker dei Cream o Brian Jones dei Rolling Stones, che realizzano dischi con musicisti africani. Ma sono personaggi come Manu Dibango con Soul Makossa e i ghaniani Osibisa, che mettono insieme armonie africane, ritmi e atmosfere del jazz, del soul, della canzone e del pop, seguiti a breve distanza dal “black president” Fela Kuti. La grande esplosione dell’ “african pop” è comunque avvenuta negli anni Ottanta, in parte dovuta al grande successo ottenuto da Bob Marley e dal reggae. (Continua)

Musica d’Africa #2/7

“I valori artistici africani e occidentali non sono la stessa cosa. In Africa “arte” è qualcosa che ha un significato del tutto diverso dalle idee occidentali sulla funzione artistica… “Artista” è già un concetto limitato: “creatore” è una parola più adeguata… L’arte, per gli africani, non esiste disgiunta dalla vita quotidiana”.

Nel suo contesto tradizionale quella africana copre in realtà ogni aspetto della vita, dal lavoro all’amore, dalla nascita alla morte, dal matrimonio alla religione. Il mbalax, la musica di Youssou N’Dour si è sviluppata su quella dei tamburi wolof che accompagnavano le cerimonie tradizionali. La musica fuji della Nigeria ha le sue radici nelle feste musulmane del Ramadan mentre, ancora, quella di Mory Kante e di altri musicisti della Guinea e del Mali, è basata su melodie antiche di alcuni secoli. Diverse, invece, sono le fonti del soukous dello Zaire, del mbaqanga del Sudafrica, o dell’highlife del Ghana, che derivano dalla musica dei bar e delle sale da ballo di questo secolo.

Ma tutte le musiche, comunque, sono legate alla tradizione, nessuna nega mai le proprie radici, non importa quanto “moderni” siano gli arrangiamenti, gli strumenti o i testi. In alcuni casi questo rapporto con le radici viene esaltato in maniera evidente in altri in maniera più “inconscia”, per effetto di antichi ammaestramenti musicali tramandati di generazione in generazione. Perchè quella africana è una incredibile storia di contaminazioni. (continua)

Musica d’Africa #1/7

“Nel ritmo della musica d’Africa sono scritti i segni primordiali dei nostri alfabeti sonori. Quei suoni toccano il corpo dell’uomo, lo attraversano e lo animano”.

Con molta probabilità la vera culla originaria dell’homo sapiens è l’Africa, a quanto pare discendiamo tutti da uomini e donne di pelle scura, quindi da un Adamo ed Eva africani. A parte questo localismo, di sicuro si può dire che tutte le musiche che hanno dominato il nostro tempo, dal samba al jazz, dal blues al rock, hanno tutte almeno qualcosa a che vedere con la Madre Africa. E’ il continente nero che ha imposto al mondo alcuni elementi che si ritrovano ancora adesso, o meglio, tutto ciò che è ritmo, tutte le musiche in cui il ritmo ha una parte predominante, devono qualcosa alla antica origine africana. Tutto ha inizio nei secoli scorsi, quando le nazioni colonialistiche europee cominciarono a deportare in massa schiavi dell’Africa, verso il nuovo continente americano. Dall’incontro con le varie destinazioni, dal Brasile alle isole caraibiche, dal centro al nord America, sono nati innumerevoli percorsi musicali. Questo a distanza di secoli e a differenti latitudini, è rimasto un elemento caratteristico che fa della sonorità africana un mondo espressivo di eccezionale vitalità. Questa sonorità africana ha influenzato, e a sua volta si è lasciata influenzare, creando nuovi orizzonti musicali. Con l’acquisizione di trombe e sassofoni, chitarre e bassi elettrici si sono rimescolate le carte e si è chiuso un cerchio, generando straordinarie invenzioni che poi, in qualche modo, sono ritornate in Europa e in Africa. Il jazz, per esempio, non è altro che il frutto, se pure remoto, di questo complesso intreccio. Lo stesso vale per le musiche caraibiche e latino-americane nonché per il rock, che alla fine, risulta debitore di questi antichi influssi, anche quando non ne ha la minima consapevolezza. (continua)

Musica d’Africa #0/7

Prefazione

Dopo i venti capitoli (ora pubblicati in una unica pagina) sulla Popular Music, pubblicherò sette capitoli sulla Musica Africana, altro genere musicale a cui sono profondamente legato, vista la passione che da anni mi coinvolge e di conseguenza mi spinge a conoscere ed ampliare. 

Sarà un’escursione breve ma abbastanza completa in quanto darà una visione il più possibile esaustiva su storie, musicisti, dischi e quant’altro hanno avuto importanza per il sottoscritto e per una platea più vasta. 

Per prendere informazioni, mi sono avvalso di materiale digitale e cartaceo. Per quest’ultimo, allego la bibliografia:

– Enciclopedia Rock (Arcana Editrice)
– Blues, Jazz, Rock, Pop – E. Assante – G. Castaldo (Einaudi)
– La terra promessa – G. Castaldo (Feltrinelli)
– Il Disco del Mese – E. Assante – G. Castaldo (la Repubblica)