Philip Jones Griffiths

VIETNAM. South Vietnam. 1970

Nato nel 1936 a Rhuddian, nel Galles, comincia a svolgere la professione di farmacista a Londra mentre lavora part time come fotografo per il Manchester Guardian. Nel 1961 diventa fotografo freelance per il London Observer. Documenta la guerra d’Algeria nel 1962, si sposta in Africa Centrale e da qui si trasferisce in Asia. Nel 1966 entra a Magnum Photos (membro effettivo nel 1970) e fotografa in Vietnam dal 1966 al 1971. Vietnam Inc., apparso nel 1971, è un grande successo editoriale, esaurito in poche settimane.
Nel 1973 documenta la guerra dello Yom Kippur e in seguito lavora in Cambogia (1973-75). Nel 1977 si trasferisce in Thailandia, base per i suoi lavori e i suoi spostamenti in Asia.
Nel 1980 si sposta a New York e assume la presidenza di Magnum, carica che riveste per cinque anni.
Griffiths ha esposto le sue immagini in varie mostre, negli Stati Uniti e in Europa, e continua a lavorare sui reportage dedicati al buddismo in Cambogia, la siccità in India, le comunità povere del Texas, il rimboscamento del Vietnam e le conseguenze della prima guerra del Golfo. Ha lavorato anche dietro la macchina da presa realizzando un documentario per la BBC sui discendenti degli ammutinati del Bounty sull’isola di Pitcair, un film sulle conseguenze dello scavo minerario in una valle del Galles e un altro sul campo profughi Khao-I-Dang, in Thailandia, per conto dell’Alto Commissariato per i Rifugiati dell’ONU. Il suo film sul cammino di Ho Chi Minh, realizzato per la BBC, è passato sulla TV pubblica degli USA nel 1990. Uno sguardo dal Galles è circolato nel Regno Unito nel 1991 e nel 1997. Il suo più recente documentario è una personale visione sul nostro futuro, trasmesso il primo giorno del nuovo millennio.

Bibliografia parziale: Vietnam Inc.(1971, ristampa 2001 con introduzione di Noam Chomsky); Bangkok (1979); Philip Griffiths: una visión retrospectiva. 1952-1988 (1992); Dark Odyssey (1996); Agent Orange, “Collateral Damage” in Viêt Nam (2003); Viêt Nam at Peace (2005).

Fondazione P.J. GriffithsFotografia ArtisticaMagnum Photos

La Bussola #23

La descrizione del sito Doppiozero è: “Rivista culturale, con edizioni in italiano e in inglese, e una casa editrice, in rete dal 14 febbraio 2011. Vogliamo mettere il rinnovamento culturale al centro del dibattito, come valore capace di spingere il cambiamento in una direzione democratica e in cui sia fondamentale rispetto per il lavoro e la dignità di chi lo svolge. Il contenuto non prima della forma, ma nella forma migliore possibile per arrivare a più persone, per arrivarci prima e in maniera chiara ed efficace.”

Collaborano a doppiozero oltre 2000 scrittori, critici, giornalisti, ricercatori, studiosi di diverse discipline, in un ecosistema che riunisce intellettuali di fama, giovani autori e studiosi affermati. Doppiozero propone ai suoi lettori uno spazio aperto di idee, un luogo per l’approfondimento, la scrittura e l’elaborazione di progetti culturali innovativi. Per costruire una comunità capace di sfidare criticamente i conformismi contemporanei. Per un futuro diverso, e non per pochi. Perché non si perda la memoria mentre si transita verso il futuro, per aprire spazi a chi ha cose nuove da dire. Perché quando tutto sta per cambiare il rischio più alto è che nulla cambi.

Miró

Il nome di Joan Miró viene spesso associato all’immagine di un pittore ingenuo, troppo spesso tacciato di manifesta ed esibita facilità; le figurine infantili che popolano i suoi dipinti, soltanto un ludico divertimento. Tuttavia, nessuna lettura è probabilmente più lontana e superficiale per una reale comprensione di un artista come lui.
Miró rappresenta per la storia dell’arte moderna una vera eccezione, non classificabile all’interno di un movimento preciso, ma è piuttosto tra le pieghe del Surrealismo (meglio sarebbe dire del surreale), che si può tentare di far rientrare un artista che sfugge e si svincola da ogni possibile definizione.
Il teorico del Surrealismo André Breton ha favorito questo malinteso, questa chiave interpretativa fuorviante, valutando negativamente la componente “giocosa” e apparentemente facile che avvicina l’uomo al cielo ma gli toglie un po’ della sua onnipotenza, o meglio impiegandoci circa trent’anni per comprenderla realmente.


Miró, la cui esistenza, non dimentichiamolo, ha attraversato due conflitti mondiali e una logorante guerra civile, rappresenta la lotta tra ragione e spontaneità, arte letteraria e arte pura, una lotta che egli annullerà con il continuo proliferare dei suoi grotteschi personaggi su tele, ceramiche, litografie e sculture; reinventando fino alla fine della sua lunghissima carriera nuovi mezzi per esprimere la e sua incontenibile voglia di evolvere il pensiero e di fare arte.
Miró crea un linguaggio nuovo e tutto suo che non ha riferimenti, ma nasce ogni volta che si cimenta con una nuova superficie, con una nuova tecnica, con una nuova immagine vista con l’inesauribile fantasia scatenata dalle forze latenti che agiscono sugli oggetti e su tutto ciò che appartiene alla nostra quotidianità. La sua arte dunque, che nasce dalle pieghe profonde dell’inconscio e del sogno, riesce a far vivere, con l’uso di linee, stelle filanti, code d’aquilone e colori, quell’universo immaginifico che è in ognuno di noi.

Per questo egli darà corpo all'”universale” raggiungendo così la perennità, per questo la sua arte continua a piacere e a stupire coloro che ancora si soffermano davanti ai suoi quadri cercando di “sentire” e non solo di capire quello che trasmettono. Lo spettatore si stupisce che profondissimi blu o accesissimi rossi possano comunicare la sensazione del mare, del cielo e dell’infinito, oppure ricondurre al calore del sole o alla rabbia e alla disperazione se pensiamo alle opere del 1937 (eseguite in concomitanza con la guerra civile spagnola).
Joan Miró nasce il 20 aprile 1893 a Barcellona, in una casa del Passatge del Crédit.
Il padre è un orefice e orologiaio e la madre è figlia di un ebanista di Palma di Maiorca città che accoglierà la sua morte avvenuta il 25 dicembre 1983.

La Bussola #22

La descrizione del sito Collettivo Culturale TuttoMondo è: “CCTM vuole essere un viaggio attraverso le varie forme dell’arte, della cultura e del costume.”

Le parole e le immagini possano offrire bellezza, far nascere una riflessione, dare meraviglia in questo momento in cui la meraviglia sembra essere perduta e stimolare la curiosità e la voglia di guardare il mondo, a TuttoMondo, cogliendone tutta la bellezza di luci, colori e le ombre. CCTM da spazio a chi vuole condividere una poesia, un dipinto, o qualunque altra forma artistica che rappresenti il vostro essere.

Charlie Chaplin e Buster Keaton

Charlie Chaplin e Buster Keaton sono stati i due più grandi comici dell’era del cinema muto, ma, guarda caso, non hanno mai condiviso lo schermo fino a quando non è iniziata l’era del sonoro. Infatti, la loro collaborazione non è avvenuta fino al 1952, quando hanno prestato la loro partecipazione nel film Limelight.
Sebbene Limelight possa essere un film sonoro e la scena di Chaplin e Keaton possa essere un numero musicale, ciò che eseguono insieme è, a tutti gli effetti, un’opera di commedia muta. Chaplin suona il violino e Keaton il pianoforte, ma prima che uno dei due riesca a ottenere una nota dai propri strumenti, devono prima affrontare una serie di incidenti tecnici e malfunzionamenti. Ciò è in linea con un tema che entrambi gli interpreti hanno sperimentato più e più volte nel loro periodo di massimo splendore del muto: quello dell’essere umano reso incapace dalle complicazioni di un mondo disumano.

My Retro tvs

MyRetroTVs è un servizio che ci permette di guardare la televisione degli anni ’50/’60/’70/’80/’90/’00. E’ un progetto ben fatto che non ha rivali in Italia e nel mondo, probabilmente per questione di copyright immagino, anche se però molto materiale si trova su YouTube e quindi il problema non dovrebbe sussistere.
Il sito in questione ha però (appunto) un grosso “limite”: è un sito fatto da americani per americani e quindi è solo su programmi in lingua inglese.
Una visita comunque la consiglio.

Myretrotvs

La Bussola #21

La descrizione del sito Kulturjam è: Ambisce ad essere un prodotto di eccellenza per la qualità dei contenuti, le firme dei propri collaboratori e un fenomeno popolare. I loro cardini: cultura, società e ambiente.

Kulturjam ha l’obiettivo di superare il tessuto mediatico tradizionale ormai inadatto a dialogare con fasce di popolazione ormai polarizzate: l’alto e il basso, l’anziano e il giovane, i nativi social e i reduci del ‘900, in una evidente frattura generazionale.
Tutto questo attraverso una nuova piattaforma multimediale composta da questa testata giornalistica, il canale di video streaming, Kulturjam TV e le nostre partnership radiofoniche.

Martine Franck

Nata ad Anversa, in Belgio, ma cresciuta negli Stati Uniti e in Inghilterra, Martine Franck ha studiato Storia dell’Arte all’Università di Madrial (1956-57) e all’Ecole du Louvre di Parigi (1958-1962).
Dopo la sua tesi in storia dell’arte sull’influenza del Cubismo in scultura, capisce di preferire l’espressione visiva alla scrittura e, nel 1963, comincia a occuparsi di fotografia. Diventa assistente di Eliot Elisofson e di Gion Mili per Time-Life; lavora in Cina, in Giappone e in India. Diventa poi fotografa freelance e collabora con Life, Fortune, Sports Illustrated, The New York Times e Vogue.
Dal 1965 partecipa, come fotografa, alla cooperativa del Théâtre du Soleil di Ariane Mnouchkine. Nel 1970-1971 lavora con l’agenzia Vu di Parigi e nel 1972, insieme ad altri colleghi, fonda l’agenzia Viva. Nel 1980 entra come associata a Magnum Photos per diventame poi membro effettivo nel 1983.
Nel 1995 ha diretto il cortometraggio Ariane et Co. Le Théâtre du Soleil, in collaborazione con Robert Delpire, e nel 2000, insieme a Fabienne Strouvé-Beckers, ha realizzato Retour en Irlande avec Martine Franck, photographe.
Nel 2002, su sua iniziativa, crea insieme al marito e alla figlia Mélanie la Fondation Henri Cartier-Bresson, che conserva e promuove il patrimonio artistico del grande autore recentemente scomparso.
Ha raccolto il suo lavoro in diverse mostre, personali e collettive, presentate nelle principali gallerie e musei del mondo. Tra i libri pubblicati ricordiamo Etienne Martin, sculpteur (1970); La sculpture de Carde-nas (1971); Le Théâtre du Soleil (1971); Martine Franck (1976); Les Lubérons (1978); Le temps de vieillir (1980); Martine Franck (1982); Martine Franck. Des Femmes et la Création (1983); De temps en temps (1988); Portraits (1988); L’homme qui plantait des arbres (1995); Collège de France (1995); D’un jour, l’autre (1998); Tory Island Images (1998); Magna Brava (con Eve Amold, Inge Morath, Susan Meiselas e Mailyn Silverstone, 1999); Tibetan Tulkus (2000); Martine Franck Photographe (2002).

Musa Fotografia  – Fotografia Artistica – Magnum Photos

Segnali #16

SuoniMichael Brecker è stato uno dei sassofonisti tenore più influenti della storia del jazz moderno. Nato nel 1949 e scomparso nel 2007, ha rivoluzionato il linguaggio del sassofono con la sua tecnica impeccabile, il suono potente e la straordinaria capacità di improvvisazione. Michael ha collaborato con alcuni dei più grandi artisti della musica, tra cui Miles Davis, Pat Metheny, Joni Mitchell, Herbie Hancock, Chick Corea e Paul Simon.

Visioni – Non servono molti aggettivi per spiegare l’occhio fotografico di Marc Apers. Le sue immagini parlano da sole. Un viaggio (a colori e in bianco e nero) attraverso i gesti, i sguardi, le emozioni dei visi e di situazioni a volte inimmaginabili. Quando una fotografia da i brividi è una grande foto e spiega, insegna molto di più di tante parole. Grande fotografo.

Dintorni – Più di 200 mila abitanti negli anni Settanta del secolo scorso ed oggi circa 180 mila, Mestre è la terza città più popolosa del Veneto ed è anche quella non d’arte che accoglie più turisti in Italia. Ma popolosa, intraprendente e cosmopolita ante litteram lo è sempre stata perché è sorta e si è sviluppata in un’area strategica che fin dai tempi antichi si è caratterizzata come crocevia di grandi, importanti arterie. Ultimo baluardo a difesa della Repubblica Serenissima, ha subìto ripetuti attacchi da parte di quanti proprio Venezia intendevano conquistare e non riuscendovi hanno messo in atto pesanti ritorsioni contro la città al di qua della Laguna.

La Bussola #20

La descrizione del sito Scienza in rete è: Un progetto editoriale dell’Agenzia Zadig condiviso con il Gruppo 2003 per la ricerca scientifica, un’associazione di ricercatori italiani highly cited nata per promuovere la cultura scientifica in Italia.

Scienza in rete ha l’obiettivo di informare il dibattito pubblico con un giornalismo basato sulle conoscenze e sul metodo scientifico, dando voce a ricercatori e ricercatrici. Per farlo la redazione si propone come “mediatrice culturale” tra il mondo della ricerca e la società per offrire al pubblico strumenti chiari e utili alla comprensione di ciò che accade.