Google PhotoScan

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Generazioni

La musica dimostra di non appartenere più alla sua generazione, nessuno può più dire “questa musica è mia!”. Ascoltare certa musica non ci fa più identificare con una età, e nemmeno serve a legare le generazioni. Oramai la musica, quella con la M maiuscola, abbatte le barriere del tempo e viene riletta e aggiornata nei suoi significati dai linguaggi correnti, arricchita, quindi, nel suo valore e apprezzata con forza, pur ignorando, in parte o in toto, le sue pulsioni originarie. A seguito e per la prima volta pubblico questo bel testo di Alfredo “Londra chiama” leggetelo, ne vale la pena.

(…) Quel giorno, vicino a me, era seduto un ragazzo che poteva essere mio figlio, un ventenne all’incirca, forse più giovane ancora. Aveva delle cuffiette e ascoltava musica a un volume spasmodico, al punto che udivo distintamente la sua musica anch’io.
(…) Stava ascoltando London Calling dei Clash il mio album preferito. La grande musica è tale perché non ci stanchiamo mai di ascoltarla, non ha etichetta, è eterna, inossidabile, galleggia (anzi naviga!) sulla miseria dei tempi, vi resiste incondizionatamente.
(…) Potete immaginare che emozione sentirlo riemergere dall’MP3 di un ragazzo che nel 1979 non era ancora nato. In casi come questi pensi che il tempo non si fermi soltanto per la musica, ma si fermi anche per te e ti consenta di fluttuare sugli istanti come sospeso, stabilendo così una sorta di fratellanza universale tra gli uomini, al di là delle singole età anagrafiche.

«London Calling!» dico al ragazzo sorridendo.

«Cosa dice?» urla senza nemmeno togliere le cuffiette. Ovviamente urla, perché è inondato di musica.

«London Calling!» ripeto «È London Calling!». Sorrido ancora.

Si toglie la cuffietta destra, una sola!, mi guarda pateticamente: «Cosa?» ripete ancora, stavolta senza urlare troppo.

«Dicevo: è London Calling!».«Sì!» risponde senza manifestare alcuna inflessione o debolezza emotiva e rimette la cuffietta. Tutto qui. Si limitò a dire “sì”.

Ma io non cercavo una conferma, la mia era una affermazione. Forse non ha capito bene la sfumatura, penso.

«Lo so che è London Calling» dico «volevo dire che lo conosco, che è il mio CD preferito!».

«Ah!» dice lui, ed è come dire: e chi se ne frega.

«Non ti sembra curioso che ascoltiamo la stessa musica a distanza di tanti anni cronologici e anagrafici?» dico con lo spirito di chi si sente di far parte di una comunità di eletti, ossia i patiti di musica pop-rock.

«È come se la musica unisse tempi e mondi diversi no? Oltre ogni classificazione! Un ponte (faccio anche un cenno con la mano)! Non ti pare?» aggiungo.

Passano alcuni secondi prima di una risposta. Poi dice: «A me sembra curioso che uno come lei, alla sua età, ancora ascolti questa musica…».

Alla mia età? E che c’entra la mia età. Come opporre distinzioni anagrafiche alla potenza eterna, dionisiaca della musica? Avrei voluto ribattere che l’età non c’entra, che io quella musica la ascoltavo a vent’anni, che oggi è come ieri, che l’entusiasmo è lo stesso, così la passione (anzi, di più) e chissà cos’altro ancora.

Lui intanto aveva rimesso le cuffiette ed era passato ad ascoltare altro, come se io non esistessi. Mi aveva già cancellato e non so nemmeno se mi avesse mai inscritto davvero nei suoi pensieri. Il volume è altissimo, tendo inevitabilmente l’orecchio e ascolto bene. Voglio esserne certo. Non è possibile, non ci credo, è Laura Pausini! Stava ascoltando Laura Pausini, vi rendete conto? Dopo i Clash, dopo London Calling, dopo London’s Burning, White Riot, Tommy gun, dopo il povero Joe Strummer che non c’è più, e che Dio lo abbia in gloria, dopo i cannoni di Brixton, e tu che non devi farti trovare disarmato quando busseranno alla tua porta, tu che non devi aspettare con le mani in testa ma con il dito sul grilletto (When they kick at your front door/ How you gonna come?/ With your hands on your head/ Or on the trigger of your gun). Dopo la celeberrima manifestazione di questo istinto prepolitico, radicale di ribellione instillato in musica divampante, dopo questo perfetto parricidio sociale e generazionale, lui meschino, lui giovane moderno cosa faceva? Lui ascoltava (Dio lo perdoni) Laura Pausini! E poi ero io quello strano. Niente di personale, si badi, ma il confronto proprio non reggeva. Dipingo sul mio volto lo sdegno e mi volto schifato (non posso fare altro).
(…) Sono pensieroso. Mi illudo sempre che sia possibile gettare ponti tra le persone, le culture e le epoche, e che la musica (la cultura, più in generale) sia uno strumento essenziale per far ciò. E ancora ne sono convinto, ma quel piccolo episodio mi aveva disorientato. Forse era lui, forse ero io, forse erano i fatti in sé. Forse il destino cinico e baro. Forse chissà. Ma stavolta il ponte non si era affatto disteso e, anzi, avevo percepito una sorta di isolamento, anagrafico ma anche culturale. La musica non etichetta, non incasella, anzi sovrasta le individualità; come un fluido universale penetra negli interstizi e risana ogni frattura. Tuttavia, quella volta l’alchimia non aveva funzionato, ed io questa benedetta etichetta me la sentivo appiccicata indosso davvero. Come se mi avessero chiuso in un box, in una specie di recinto anagrafico, non solo culturale, ma peggio: personale. Come se mi avessero messo una targhetta col codice a barre, e mi avessero deposto in un angolo del magazzino. Ci può stare, ci può stare senz’altro mi dicevo, è possibile che questo accada, anzi è un passaggio inevitabile, con il quale fare i conti. Col quale tutti faranno i conti. Sino a che, finalmente, un sottile e disincantato amor fati non mi prese pian piano.

Tornato a casa, ho messo sul piatto Rudie can’t fail. Sul piatto, dico, non nel lettore CD. Il vinile, non il digitale. Forse per marcare una distanza: degli anni, dei miei vent’anni. Nessuna rivalsa, soltanto un po’ di nostalgia, una momentanea debolezza, una piccola consolazione al tempo che fugge via come una lepre marzolina. Tutto qui.

Simplenote

Simplenote è un’applicazione web progettata per salvare note testuali in modo facile e veloce. La sua interfaccia è totalmente compatibile con i dispositivi che funzionano con touch screen.
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Un vocabolario illustrato interattivo gratuito

Sul sito Languageguide è possibile scegliere fra oltre 20 lingue, comunitarie e non (arabo, hindi, turco e molte altre ancora…), per tradurre o per imparare un lessico di base. Il sito mette a disposizione illustrazioni, audio con la pronuncia, esercizi per apprendere lessico riferito a temi e domini quali: alfabeto, numeri, corpo, casa, cibo, famiglia, abbigliamento, città, trasporti, animali, natura, salute e altro ancora. Uno strumento utile, gratuito e di facile consultazione.

Archivio Luce: la memoria d’Italia è a portata di clic

Settantamila filmati in alta definizione, documentari e testimonianze storiche, nuovi video, 400mila fotografie, tesori d’archivio e attualità, un secolo di immaginario italiano in un clic. C’è tutta l’Italia con la sua storia, il cinema e la cultura, le arti, la politica e la cronaca, il costume e lo sport. I cinegiornali e la Settimana Incom, le prime elezioni politiche del 1948, l’alluvione a Firenze, il rapimento Moro, gli Oscar a Sophia Loren e a Federico Fellini.

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280Daily è un servizio che ci permette di creare e conservare i nostri pensieri. Un micro diario quotidiano gratuito. Si può scrivere senza superare i 280 caratteri. Utile per ricordare facilmente cosa si è fatto nei giorni, mesi e anni passati.
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La fucina delle arti

Il curioso nome di questa rivista online dedicata all’arte in tutte le sue forme più popolari è “Fucine Mute”, acronimo di FUmetto, CINEma, MUsica e TEatro.

Consultando le varie sezioni che compongono Fucine Mute potremo leggere saggi, recensioni di film e mostre d’arte, pubblicazioni di poesie e romanzi di scrittori esordienti, ma anche interviste ad autori e tesi di laurea inedite.

Il sito è ben curato nella struttura e la prima pagina propone un sommario degli ultimi articoli inseriti. L’aspetto saliente di Fucine Mute è la mole di contenuti audio e video, che accompagna i commenti testuali. Ottimo il motore interno per la ricerca nel vasto archivio del materiale che è stato pubblicato.

Novecento.org

Novecento.org è una rivista on line di didattica della storia progettata e gestita dall’Istituto nazionale Ferruccio Parri. Rete degli istituti per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea e dagli Istituti ad esso associati, presenti sul territorio nazionale.

Didattica della Storia in rete, Novecento.org si propone di raccontare un secolo di storia attraverso articoli e dossier.

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Il Buddambulo #1

Alle medie inferiori, quando ancora la geografia era materia di studio, si imparava quali fossero le caratteristiche, le peculiarità di ogni nazione; quale fosse la capitale, quanti abitanti aveva, quale fosse il clima, cosa produceva, cosa esportava ecc. ecc. …e quale fosse la religione principale.
Imparavamo a memoria tutte le proprietà, e come una cantilena, le ripetevamo, nel caso fossimo interrogati. Nelle nazioni orientali spesso veniva specificata la religione Buddista e sebbene la ricordavamo, in realtà manco sapevamo cos’era questa religione e quasi sicuramente manco ci interessava.
Erano gli anni settanta i miei, e del Buddismo in Italia c’era solo l’ombra. Nello stato italiano, nelle scuole italiane, impadroniva la religione cattolica, e del Buddismo quindi non si sapeva nulla o quasi.

Personalmente venni a conoscenza del Buddismo nel 1999, come avviene quasi sempre, con il passa parola. Me ne parlarono infatti degli amici appena conosciuti. Mi invitarono a una riunione e, come spesso accade, fui circonfuso. Ebbi un senso di smarrimento e allo stesso tempo di attrazione. Smarrimento in quanto, lontano fisicamente e psicologicamente da rituali “mistici”, pensai che i presenti alla riunione fossero un po’ “bacati”. Attrazione in quanto la fiducia che riponevo nei neo amici, l’aria compassionevole, il desiderio di condivisione, comprensione e aiuto era talmente palpabile che mi prese e mi diede una sensazione nuova, mai provata.

Per un ateo e agnostico come il sottoscritto non era per nulla semplice e ancor meno facile appropinquarsi a un momento “mistico” come avveniva in quelle riunioni ma non c’era solo questo, c’era di più. L’aria che si respirava, l’attenzione che i presenti riservavano, il sostegno che davano superava lo scoglio del “mistico” e ti portava in uno stato di benessere, comprensione e aiuto, tutto alimentato da una profonda novità. Era una delle prime volte o forse la prima volta se escludevo alcuni momenti avuti nel passato in collettivi dove il personale diventava politico.

La parte mistica, per il momento l’avevo assecondata ma il resto no, anzi mi incuriosiva sempre di più. Man mano che conoscevo i principi apprendevo quanto fossero attuali e soprattutto reali. Psicologia, filosofia, medicina e chi ne ha più ne metta, erano elementi portanti del Buddismo. Il Buddismo racchiudeva tutto quello che la vita quotidiana offre, noi esseri umani, parte integrante della natura, dell’universo, e soprattutto, “elementi” della natura che possono “cambiare” le sorti del mondo, rivoluzionando prima di tutto noi stessi.

Ero preso da questa filosofia come non mai avvenuto prima. Studiavo e praticavo, dove per pratica si intende recitare alcune parti del Sutra del Loto (che vedremo più avanti) due volte al giorno e allo stesso tempo mi chiedevo che fine avesse fatto il mio essere agnostico, antireligioso e a suo tempo marxista. (Continua)

I modi di dire

Un modo di dire in grammatica si chiama tecnicamente locuzione o espressione idiomatica. Si tratta di una frase che non può trarre il suo significato dalla combinazione lessicale delle parti del discorso, ma che ha senso grazie all’interpretazione che i parlanti sono abituati a trarne.

Le frasi idiomatiche, i proverbi e i modi di dire sono molto frequenti nel parlare comune, sia in forma scritta che orale.

Il sito “I modi di dire” è un archivio ordinato alfabeticamente, semplice e curioso con le spiegazioni dettagliate del “perché si dice?”.

Link a I modi di dire