Artefatti di Internet #4 – Il primo Smiley (1983)

L’immagine postata mostra il primo utilizzo registrato di uno smiley su Internet risale al 1982, quando l’informatico Scott Fahlman propose l’uso di :-) e :-( per distinguere tra battute e post seri online. La proposta arrivò in risposta a un post su nella bacheca della Carnegie Mellon University, dove uno studente scherzò dicendo che c’era stata una fuoriuscita di mercurio nell’ascensore del dipartimento di fisica. Altri studenti non colsero il contesto per lo scherzo e pensarono che la fuoriuscita fosse realmente avvenuta. Gli emoticon furono lentamente adottati in tutta la Carnegie Mellon e successivamente in un pubblico più ampio di Internet.

Lo smiley o smile, è una rappresentazione stilizzata di un volto umano che sorride, generalmente rappresentato da un cerchio giallo con due punti che fungono da occhi ed un semicerchio che funge da bocca. I termini smiley o smile viene talvolta utilizzato come termine generico per indicare qualsiasi tipo di emoticon. (continua…)

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I migliori libri da leggere consigliati da lettori veri

SoloLibri propone le recensioni dei migliori libri da leggere, consigliati da una community di lettori forti. Dai bestseller in vetta nella classifica libri agli introvabili, dalle ultime novità ai classici: su SoloLibri troverai libri di ogni genere recensiti da lettori veri. Ami leggere? Commenta i libri già recensiti sul nostro sito e proponi articoli sui tuoi libri consigliati non ancora segnalati su SoloLibri.

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Nature Photographer Of The Year: le spettacolari foto vincitrici dell’edizione 2023

Orsi, fenicotteri, funghi e falene, ma anche cervi e un picchio nel bel mezzo della foresta romena. Le fotografie che hanno vinto l’edizione di quest’anno sono davvero spettacolari

@Jacquie Matechuk-nature-photographer-of-the-year-2023

La fotografa canadese Jacquie Matechuk, ha letteralmente conquistato la giuria con “He Looks to the Heavens”, scatto che ritrae un orso in bilico sul ramo di un antico albero, nel bel mezzo delle montagne andine dell’Ecuador.

Continua per vedere le otto fotografie premiate per ogni categoria

via | naturephotographeroftheyear.com

Artefatti di Internet #3 – Prima e-mail di Spam (1982)

Questa è la prima e-mail di spam è stata inviata da Gary Thuerk, un responsabile marketing della Digital Equipment Corporation. Thuerk ha inviato l’e-mail a 320 destinatari su Arpanet, pubblicizzando “un prodotto”: una presentazione di nuovi computer mainframe DecSystem-20. La reazione all’e-mail è stata estremamente negativa: un utente ha affermato che il suo sistema informatico si era “rotto” e la US Defense Communications Agency ha chiamato la sua azienda per presentare un reclamo. Thuerk afferma di aver venduto computer mainframe per un valore compreso tra 13 e 14 milioni di dollari durante la campagna. Il termine “spam” venne utilizzato solo anni dopo, dopo essere stato ispirato da uno schizzo dei Monty Python.

Lo spam (o spamming) indica l’invio, attraverso indirizzi generici non verificati o sconosciuti, di messaggi pubblicitari indesiderati o non richiesti, generalmente di carattere commerciale. Lo spam è noto anche come posta spazzatura (in inglese junk mail) o posta indesiderata. Può essere attuato attraverso qualunque sistema di comunicazione, ma il più usato è Internet, attraverso messaggi di posta elettronica, chat, tag board, forum, Facebook e altri servizi di rete sociale. (continua…)

Scaricare gratis 569 libri d’arte dal sito del Metropolitan di New York

Il Metropolitan Museum of Art offre centinaia di libri d’arte gratis. Alla data attuale sono 569 per l’esattezza. Con un semplice download dal suo sito web, gratis, senza alcun costo, sarà possibile vedere e consultare, importanti e straordinari libri di arte. Il Met, come lo chiamano gli affezionati, è uno dei più grandi ed importanti musei del mondo e si trova sulla 5th Avenue di New York.

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Artefatti di Internet #2 – Mappa di Arpanet (1977)

L’immagine postata è una mappa di Arpanet, il precursore di Internet, che mostra i 111 terminali di computer collegati alla rete nel 1977. Arpanet è stato creato dal Dipartimento della Difesa per consentire ai ricercatori di condividere informazioni e risorse. Inizialmente la rete era limitata alle università e agli istituti di ricerca. Nel 1983 Arpanet contava oltre 4.000 computer collegati e un numero crescente di utenti di posta elettronica. Il rapporto di completamento di Arpanet concludeva che “l’impatto completo dei cambiamenti tecnici messi in moto da questo progetto potrebbe non essere compreso per molti anni.”

Arpanet (acronimo di “Advanced Research Projects Agency NETwork“, in italiano “Rete dell’Agenzia per i progetti di ricerca avanzati“), anche scritto ARPAnet o Arpanet, fu una rete di computer studiata e realizzata nel 1969 dalla Darpa, l’agenzia del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, responsabile dello sviluppo di nuove tecnologie ad uso militare di cui anche gli universitari potevano fare uso. Da questa rete, creata per collegare due università americane e utilizzata solo in seguito a scopi militari, si originò a partire dal 1983 l’attuale rete Internet. (continua…)

Stet.io è un editor di immagini online

Stet.io è un efficace strumento online che permette di lavorare sulle foto come su un qualsiasi software di grafica, ma via browser e gratis. Stet.io permette di importare un’immagine oppure scattare una foto con la webcam di un computer e procedere alla modifica utilizzando una interfaccia Web semplice ed intuitiva

Stet.io, oltre ai consueti strumenti grafici tipici dei programmi del genere (taglio, rotazione, ombre, lucentezza, contrasto, rimozione occhi rossi, ecc.) offre circa trenta filtri immagine applicabili con un clik. Stet.io è gratuito e non richiede registrazione.

Link al sito: Stet.io

l Buddambulo #2

Se il mio essere marxista apparteneva a un passato e neanche tanto recente, dove la religione era l’oppio dei popoli, le due “a” invece: agnostico e antireligioso, erano ancora presenti.
Più passava il tempo, più il Buddismo lo sentivo nelle mie “corde” e più mi apparteneva. Agnostico lo ero ancora ma presto lo avrei messo in discussione (lo vedremo più avanti), mentre antireligioso lo ero e lo sarei rimasto ancora.

Se a “religione” attribuiamo il significato di “legarsi” (dal latino “religo”) a un Dio trascendentale, allora senz’altro il Buddismo non è una religione. Il Budda, infatti, non è una divinità, e l’azione spirituale del Buddista è volta a manifestare il potenziale “illuminato” presente dentro la sua esistenza.
Il Buddismo è soprattutto una via spirituale, un’esperienza mistica nella quale l’essere umano realizza se stesso “da solo”, con le sue forze e senza alcun aiuto esterno. Questo percorso è caratterizzato da “benevolenza” o “compassione”, cioè da un interesse attivo per gli altri, per l’ambiente e per la società, dal sentirsi parte di un legame profondo e inscindibile che unisce tra loro tutti gli esseri viventi e l’universo.

E’ grazie a questa grande e profonda differenza con le religioni monoteiste dove si ha fede in una sola divinità identificata (Dio per esempio), che sentivo l’appartenenza, la vicinanza e la profondità del Buddismo e la consapevolezza che non l’avrei mai abbandonato.
Da quella prima riunione nel lontano 1999, non ho più smesso di essere, di sentirmi Buddista. Ci sono stati dai momenti di crisi, dei momenti “down” ma mai nei confronti della pratica Buddista, ma solo ed esclusivamente con dei “modi” e/o con delle “persone” come è normale che sia.

Anzi più il tempo passa più mi rendo conto di quanto sia importante l’umanesimo Buddista. Quanto sia interconnessa la nostra vita con la natura, con il mondo, con l’universo.
Sempre più mi sono reso conto e continuo ad esserlo, della “non dualità” tra noi e la fauna, tra noi e la flora, tra noi è l’essere umano qualunque esso sia. Se ci si rende conto che facciamo parte di un tutt’uno, che non può esistere l’altro senza di noi e viceversa, che è attraverso le nostre scelte, le nostre azioni che possiamo cambiare le sorti del mondo, allora si ha capito cosa sia il Buddismo.

«La rivoluzione umana di un singolo individuo contribuirà al cambiamento nel destino di una nazione e condurrà infine a un cambiamento nel destino di tutta l’umanità» (Daisaku Ikeda, RU, IV)

Cercherò, nei prossimi post, di dare il mio piccolo contributo sulla conoscenza di questa filosofia di vita, cercando, vista la grande vastità di contenuti, di dare spazio essenzialmente ai principi basilari. (Continua)

Artefatti di Internet #1

Con tutte le critiche che si possono fare, sempre e solo a causa dell’ignoranza, dell’ottusità, dell’invidia e della cattiveria umana, il valore che Internet ha avuto e continua ad avere è sicuramente superiore alla sua negatività. Anche il semplice fatto che mi stai leggendo, e quindi i blog e tutti i servizi di condivisione, esistono grazie a Internet e al web.
Non possiamo quindi che ringraziare questo servizio che ha rivoluzionato parte della nostra quotidianità.
A tal proposito pubblicherò dei piccolissimi post sugli “Artefatti di Internet”, rigorosamente in ordine cronologico, partendo dal 1977 fino ad arrivare al 2007, i primi trent’anni dove tutto è nato o meglio dove sono stati costruiti i pilastri, le fondamenta e tutto quello che poi sarebbe diventata la forma di comunicazione più importante al mondo. Dopo questi primi trent’anni i servizi offerti dalle varie piattaforme, in primis i “social”, se da un lato hanno aperto l’utilizzo a un grandissimo bacino di utenza, nello stesso tempo hanno appiattito un po’ la “rivoluzione” finora creata.
Ora c’è l’AI, l’Intelligenza Artificiale, e questo è un altro discorso… (continua…)

Georgia O’Keeffe

Pink and Green Mountains

Sorvolando sulla biografia di Georgia O’Keeffe di cui potete trovare molte informazioni in rete, ho preferito soffermarmi solo sulle sue grandiose rappresentazioni della natura.
Fiori visti da molto vicino, riprodotti con una minuziosa attenzione ai dettagli è la sua peculiarità, ed è un’attenzione che mi trova molto vicino alla sua sensibilità in quanto anch’io amo queste inquadrature con la mia fotografia.

Ai fiori, che potete avere una piccola selezione in questo sito, ho preferito postare questi quattro dipinti.

Pink and Green Mountains, No. II

Nelle prime due straordinarie opere che portano il nome di Pink and Green Mountains, Georgia O’Keeffe ammalia gli osservatoti/spettatori, portandoli in un affascinante viaggio in un mondo di montagne rosa e verdi. Queste opere d’arte presentano un’accattivante miscela di colori, dove il rosa tenue (nella primo dipinto) si fonde armoniosamente con il verde naturale in modo seducente. La seconda opera si distingue per i suoi dettagli intricati e le dimensioni sbalorditive, permettendo di sentire la profondità delle valli, l’altezza delle cime delle montagne e la bellezza del terreno. Con Pink and Green Mountains, Georgia O’Keeffe incarna lo spirito incantevole delle montagne e la bellezza maestosa della natura.

Music, Pink and Blue

Nelle seconde due opere la O’Keeffe tocca un altro tasto a me molto caro: la musica. Per molti artisti d’avanguardia all’inizio del XX secolo, la musica ha offerto un modello per esprimere stati e sensazioni emotive non verbali. Georgia O’Keeffe era affascinata da quella che chiamava “l’idea che la musica potesse essere tradotta in qualcosa per l’occhio”. I suoi riferimenti alla musica nei titoli dei suoi dipinti derivavano dalla convinzione che l’arte visiva, come la musica, potesse trasmettere emozioni potenti indipendenti dal soggetto rappresentativo. In Music, Pink and Blue, le forme gonfie e ondulate implicano una connessione tra il visivo e l’uditivo, suggerendo anche i ritmi e le armonie che O’Keeffe percepiva in natura.

Music, Pink and Blue No. 2