Le più belle fotografie scientifiche del 2024 per la rivista ‘Nature’

La rivista “Nature” ha stilato la classifica degli scatti migliori dell’anno. Qui sotto un esclusivo ‘terzetto’ tra le altre.

Eccoli qui in tutto il loro splendore i tre batteriofagi, ovvero virus che infettano batteri, osservati al microscopio.

Magica e surreale la fotografia scattata ad agosto, a Stonehenge, da Josh Dury, che ha ritratto le stelle cadenti combinando oltre 40 immagini in una. L’effetto è spettacolare.

C’è poi spazio per il divertimento in questa foto scattata da Enric Gener per il prestigioso concorso “Ocean Photographer of the Year 2024”, dove una tartaruga marina offre un passaggio a un gabbiano.

Le altre fotografie selezionate da Nature le trovate qui.

Segnali  #8

Suoni Carla Bley è stata una compositrice, pianista e organista statunitense di musica jazz. Fin da piccola, a tre anni, suo padre Emil Borg, insegnante di pianoforte e organista, le insegnò musica e la fece esibire nelle funzioni religiose. Durante l’adolescenza si appassionò al jazz e si trasferì a New York per essere più vicina ai musicisti che ammirava. Lavorò nel celebre jazz club Birdland per poter ascoltare e conoscere i più importanti musicisti jazz.
Incontrò il pianista Paul Bley, con cui si sposò e iniziò a comporre musica seriamente. Negli anni Sessanta fece parte della Jazz Composer’s Guild e poi formò con il trombettista Michael Mantler il gruppo The Jazz Composer’s Orchestra, di cui divenne una figura centrale. La sua musica è stata riconosciuta per il suo spirito sovversivo ma accessibile, mescolando armonia tonale e ritmo standard con elementi innovativi e unici. Carla Bley ha segnato la storia del jazz con composizioni originali apprezzate da musicisti e pubblico internazionale.

Visioni – Lungo la strada l’obiettivo in bianco e nero di Anna Delany scorge poetiche da serranda e vetrine di parrucche, altari urbani, souvenir della libertà fatta statua e tutti i segni di una cultura d’asfalto che ha ombre e confini.
Una cultura urbana che comunica con insegne, graffiti e cartelli, indossa ‘gioielli’ appariscenti, si avventura sui binari di notte e corre sulle rotelle di giorno, lasciando il cielo agli uccelli e il cemento agli uomini.

Dintorni – Cosa sono i santuari per animali, i rifugi permanenti dove lo sfruttamento NON è di casa. Hai mai sentito parlare di santuari di animali? Cosa sono esattamente questi luoghi? Quali sono i loro valori? In Italia ve ne sono diversi, tutti uniti da una missione: riabilitare gli ex animali da reddito, garantire loro la migliore vita possibile e sensibilizzare il prossimo… Continua a leggere…

Artefatti di Internet #44 – Helicopter game (2002)

Progettato da David McCandless e pubblicato nel 2002, Helicopter Game è stato uno dei primi giochi flash avvincenti. Utilizzando un solo pulsante del mouse per salire, guiderai un elicottero attraverso un tunnel, schivando gli ostacoli lungo il percorso. È stato originariamente creato per Seethru.co.uk, un sito web che esisteva nell’universo immaginario della serie TV della BBC Allegati. Il sito era un blog immaginario sulla startup immaginaria “See Thru”. Lo spettacolo e il suo sito web corrispondente sono serviti come primi esempi di media interattivi “nell’universo”.

Il Buddambulo #17

Il Buddismo e la scelta della felicità #2/10

[…] Il Buddismo ci offre una struttura e un metodo che ci permettono di prendere in mano la nostra vita con buon senso e misura, per poi muoverci nella direzione che vogliamo. A dispetto dei molti stereotipi che dominano in Occidente, la pratica buddista non è affatto esoterica o ultraterrena. Al contrario, è profondamente concreta e con i piedi per terra.
[…] Per ridurla alla sua essenza più profonda, potete considerarla come una sorta di programma di formazione personale quotidiano senza termine, mirato a mostrarci come muovere la nostra vita verso il lato positivo, verso la creazione di valore. […]
E questo cosa significa rapportato agli alti e bassi della vita quotidiana? In sostanza, significa che anziché trovarci a reagire negativamente o positivamente in base alle situazioni, piacevoli o meno, che possono verificarsi nella nostra vita, anziché reagire bene o male in base alla natura delle circostanze in cui ci troviamo, cerchiamo di costruirci una base interiore fatta di ottimismo, resilienza e fiducia, che ci consenta di reagire positivamente sempre più spesso, a prescindere dalle circostanze. Ma ciò significa che eliminiamo l’ansia dalla nostra vita?
Chiaramente no. Siamo umani, dopo tutto. Dubbi, ansie, preoccupazioni, frustrazioni, tutte rimangono parte del nostro quotidiano di emozioni, perché tutte fanno parte dell’essenza della nostra natura umana. Tuttavia l’esperienza mi insegna che esse non hanno la meglio, dal momento che per tutto il tempo non facciamo altro che imparare a reagire a esse in maniera più positiva e creativa.

Una delle affermazioni più frequenti riguardanti la pratica del Buddismo di Nichiren e che ricordo molto chiaramente sin dai miei primi giorni di pratica ha che vedere con l’emergere della speranza. In sostanza, essa sostiene che quando dobbiamo far fronte a una situazione particolarmente difficile o immensamente dolorosa e non abbiamo assolutamente idea di dove andare a parare o di come affrontarla, dal momento in cui iniziamo a recitarci sopra la speranza emerge dal nulla.
Chiaramente la speranza non emerge dal nulla, bensì da dentro di noi, ed è la scintilla iniziale che serve a sbloccare la situazione, a calmare il panico o la paura, e a innescare il processo di ripresa.
Testi buddisti più formali a volte impiegano la parola “riconoscimento” per descrivere questo processo cruciale, quella sensazione che emerge da dentro e che ci dice che, per quanto la situazione possa sembrare impossibile, una soluzione è possibile, e che dentro di noi possiamo trovare il coraggio e la capacità di rialzarci per muoverci verso la soluzione.
Chiaramente non si tratta assolutamente di un processo fatto di una sola azione. […] Se davvero vogliamo possedere un tale ottimismo duraturo, questo comporta impegnarsi per imparare a svilupparlo.
Da qualche parte raccogliamo la determinazione per intraprendere un percorso di cambiamento, e la pratica quotidiana ci aiuta a sostenerlo nella vita di tutti i giorni. E negli inevitabili momenti di cedimento, la pratica ci offre il sostegno che ci consente di rialzarci e riprendere il percorso. E avanti. E avanti. E come il Buddismo afferma, questa cosa ha praticamente lo stesso effetto del gettare un sasso in uno stagno. Man mano che cambiamo e viviamo la nostra vita sulla base di un diverso sistema di principi, le onde si propagano in cerchi sempre più grandi. (Continua)

When The Eagle Flies dei Traffic

…della serie: ricordi indelebili.

Secondo disco dei miei ricordi indelebili e come quello dei Deep Purple segue più o meno la stessa ‘modalità’. Ultima produzione e considerata ‘secondaria’ dalla maggior parte della critica specializzata.
Siamo nel ’75 e per fortuna ho il giradischi del Reader’s Digest che sarà il mio compagno fedele, unico, prezioso e fondamentale fino al 1980.

A quindici anni in prima superiore, le amicizie e le conoscenze aumentano di gran lunga. Se alle elementari era normale scambiarci le figurine Panini, non era strano a questa età scambiare i dischi. Per comprarne uno bisognava fare economia della paghetta per settimane, erano pochi quindi quelli che potevano permetterci in un anno. Lo scambio era un’ottima soluzione per ascoltare album nuovi. Va da se, che lo scambio avveniva con quelli che non erano proprio di nostro gradimento. Frutto di questi scambi fu When The Eagle Flies non ricordo però quale disco scambiai.

Nono album, pubblicato nel ’74, fu l’ultimo della band fino alla sua riformazione nel ’94 con Far from Home. Sono presenti Jim Capaldi alla batteria, tastiera, sintetizzatore e voce; Rosko Gee al basso; Steve Winwood alla chitarra, tastiere e voce; Chris Wood al flauto e sassofono. Viene utilizzata un’estesa varietà di tastiere più che nei precedenti album dei Traffic, alle quali si aggiungono Moog e Mellotron.

Sette brani per 40 minuti di pura emozione. Il disco unisce elementi di rock progressivo, jazz rock e blues, caratteristici della produzione dei Traffic, ma con un’atmosfera più meditativa. Si distingue per il suo tono più cupo e riflessivo rispetto ai lavori precedenti. Grazie alla sua profondità emotiva e la qualità tecnica dei musicisti, l’album fu molto apprezzato soprattutto dai suoi fan e da una parte della critica.

Joplin

Programma open Source per prendere appunti e cose da fare.

Joplin è un’applicazione gratuita per prendere appunti e cose da fare open source, che può gestire un gran numero di note organizzate in notebook. Le note sono ricercabili, possono essere copiate, taggate e modificate direttamente dalle applicazioni o dal proprio editor di testo. Le note sono in formato Markdown.

Le note possono essere sincronizzate con vari servizi cloud tra cui Nextcloud , Dropbox, OneDrive, WebDAV o il file system (ad esempio con una directory di rete). Quando si sincronizzano note, blocchi note, tag e altri metadati vengono salvati in file di testo semplice che possono essere facilmente ispezionati, sottoposti a backup e spostati.

Link a Joplin

Who Do We Think We Are dei Deep Purple

…della serie: ricordi indelebili.

Ho un profondo legame con dei dischi che la critica ufficiale, quella seria, considera ‘secondari’. Questo vale per i Deep Purple, Traffic, Rolling Stones e altri. Credo che dipenda molto dal momento, dalla situazione, da come vengono ‘vissuti’ certi album.
Certo è che, se vengono alla mente e regalano ancora emozioni, poco importa se siano ‘primari’, ‘secondari’ o chicchessia, per me hanno un’importanza straordinaria.

Per la cronaca questo fu il primo LP che comprai in ‘società’ con un mio amico. Lui aveva un giradischi Phonola, io invece una radio-cassette della Grundig. Il disco costava 3.500 Lire, naturalmente per ascoltarlo dovevo andare per forza a casa sua. Successivamente comprai a rate il famosissimo giradischi della Reader’s Digest e venni in possesso definitivamente, di comune accordo, del disco.

Comprammo il disco appena uscito nel 1973, lo ascoltammo miriade di volte anche perché era l’unico che avevamo 🤣
Settimo e ultimo album dei Deep Purple, col cantante Ian Gillan e il bassista Roger Glover fino alla pubblicazione nel 1984 di Perfect Strangers, il disco fu registrato in mezzo a baruffe e incomprensioni tra i musicisti, con aneddoti degni di una commedia di Carlo Goldoni.

Considerato un disco secondario dalla critica, io invece controcorrente sono profondamente legato ad ogni secondo dei quasi 35 minuti della durata totale. Il suono più vicino al blues che nelle precedenti produzioni, possiede il classico marchio Deep Purple, ma certamente meno ‘hard’ e più ‘blueseggiante’. Sette brani senza nessuna sbavatura e caduta di tono. Difficile scegliere il brano migliore e questo dice tutto.

George Rodger

Nato nel 1908 a Hale, nel Cheshire, da una famiglia di origine scozzese, dopo gli studi (1921 – 25), George Rodger s’imbarca su un cargo della Marina Mercantile. Nel 1929 aveva compiuto varie volte il giro del mondo senza però aver mai visitato Londra. Dopo un periodo difficile negli Stati Uniti, durante la Depressione, lavora come fotografo per la BBC (1936 – 38), poi per l’agenzia Black Star, e le sue foto sono pubblicate su Tatler, Sketch, Bystander e Illustrated London News.
Il reportage del “Blitz” su Londra attira l’attenzione di Life e dal 1939 al 1945 diventa corrispondente di guerra per questa rivista. Documenta il fronte in Africa Occidentale, poi in Eritrea, Abissinia, Iran e Birmania. Raggiunge il Nordafrica, dove incontra Robert Capa, di cui diventa amico, poi segue lo sbarco in Italia, dalla Sicilia fino a Salerno.
Dopo aver documentato la liberazione della Francia, del Belgio e dell’Olanda, è il primo fotografo a entrare a Bergen-Belsen, nell’aprile del 1945. E un’esperienza traumatica e da quel momento Rodger deciderà di non voler più essere fotografo di guerra. Si licenzia e parte per un lungo viaggio in Africa e nel Medio Oriente, concentrandosi sempre più sugli animali, sui riti e la vita delle popolazioni africane.
Nel 1947 è uno dei membri fondatori di Magnum Photos. Durante un viaggio da Città del Capo al Cairo scatta immagini straordinarie della tribù Nuba Kordofan. Le foto appariranno prima sul National Geographic (1951), poi nel volume Village des Noubas (1955), accompagnate da un testo dello stesso Rodger. Dal 1941 al 1980 compie più di 15 spedizioni in Africa. Tra i suoi lavori: People Are People the World Over, Generation Children, un gruppo di progetti ispirati da Capa (1954), missioni per la Standard Oil e la Esso in Medio Oriente, Africa e Etiopia. I suoi reportage a colori sul Sahara, i Tuareg e la vita animale, con testi scritti dalla moglie, la giornalista Jinx Rodger, sono pubblicati dal National Geographic. Nel 1980 toma in Africa per l’ultima spedizione.
Muore nel 1995. Le sue foto, e gli scritti che spesso le accompagnano, sono state raccolte in tanti volumi e mostre itineranti.

Il Sito – MutualArt – Magnum Photo

Classifica musicale 2024

Diciottesima classifica musicale.
Come consuetudine, pubblico i dischi preferiti di questa annata.
A differenza del precedente 2023, dove i dischi pubblicati sono stati non solo numericamente superiori ma anche in percentuale di qualità, questo 2024 è stato leggermente ‘parco’, non per questo non sono mancate alcune ottime produzioni.

Nelle prime posizioni ci sono due dischi dei The Smile, gruppo padroneggiato da Tom Yorke (Radiohead) che dimostra ancora una volta la sua genialità anche con altre formazioni.
Il bellissimo ritorno dopo 16 anni di silenzio dei The Cure, che pubblicano un album straordinario cosa per altro non facile.
I collaudati Nick Cave e Pearl Jam che con un disco profondo, il primo e molto ‘ascoltabile’ i secondi, convincono senza riserve.
Seguono i promettenti Fontaines D. C., Rosali, Sprints e Lyr con delle buonissime produzioni e per certi versi originali.
I successivi King Hannah, Brown Horse e Snow Patrol seguono a ruota e non per qualità, anzi, ma con dei dischi non secondi ai sopra detti.

Classifica musicale 2024

Le 100 foto del 2024 per Associated Press

La missione del fotogiornalismo è catturare momenti che rappresentano e, nel migliore dei casi, rivelano veramente l’infinito spettro dell’esperienza umana.

I fotografi dell’Associated Press in tutto il mondo hanno trascorso il 2024 facendo esattamente questo, a volte con grande rischio o sforzo personale, sempre con etica, compassione e qualità e con un occhio sempre rivolto al memorabile.

Tuttavia, quando questi fotografi incontrano il mondo (da Israele e Gaza al Brasile, dalla Mongolia al cuore dell’America e oltre), spesso non hanno idea di cosa troveranno finché non lo trovano davanti agli occhi.

Ecco cosa hanno trovato nel 2024, in tutte le sue contraddizioni: Conflitto. Ambizione. Rabbia. Ingiustizia. Sforzo. Allegria. Povertà. Sangue. La ricerca dell’eccellenza, indipendentemente dall’arena. Il corpo umano, in glorioso e panico movimento e, troppo spesso, tristemente immobile. Lotta: per proteggere i propri cari, per navigare in un pianeta che si riscalda, per sfuggire a conflitti e oppressione, per sopravvivere alla capricciosità della natura.

Le 100 foto del 2024 per Associated Press