Gianfranco fa parte di un capitolo della mia vita tra i più intensi, belli e profondi. Ho avuto modo di vederlo più volte sopra un palco con Ricky Gianco e sono sempre stati momenti emozionanti. Sentire il suo parlare, le sue battute e controbattute al suo compagno di concerti non era solo un momento ilare anzi erano pensieri dal valore politico e sociale di estremo impatto. D’altronde erano anni in cui la linea di demarcazione tra il ‘personale’ ed il ‘politico’ era estremamente sottile. Ora quasi come allora, molte delle sue canzoni creano un’emozione tangibile, un senso di nostalgia e di impotenza per quel tempo passato, per quel che non si è potuto fare e ancor di più per quel che non si farà.
Dopo che l’amministrazione di Harvard ha chiuso Facemash, un sito web in stile “Hot or Not” per valutare gli studenti, Mark Zuckerberg ha lanciato TheFacebook.com. A differenza di MySpace, il sito era basato su connessioni del mondo reale, richiedendo agli utenti di avere un indirizzo e-mail di Harvard e di utilizzare il loro vero nome. Era la prima volta che molti studenti usavano i loro veri nomi sui social media. La piattaforma ebbe un successo immediato, con due terzi del corpo studentesco di Harvard che si iscrissero nel giro di poche settimane. Fondamentalmente una semplice directory, la maggior parte la utilizzava principalmente per controllare lo stato delle relazioni e vedere chi condivideva le lezioni. Il sito si espanse rapidamente ad altre università e alla fine del 2004 contava oltre un milione di utenti.
A metà del 2004 Mark Zuckerberg e gli altri soci fondatori decidono di aprire una società, Facebook, Inc., che permettesse loro di gestire al meglio (dal punto di vista finanziario, ovviamente) il grande successo che la loro idea sta riscuotendo in tutto il Nord America. L’imprenditore Sean Parker, fondatore di Napster e fino ad allora era stato un consigliere informale per Zuckerberg, diventa Presidente.
Già nel 2005 i primi investitori iniziano a bussare alla porta di Mark Zuckerberg. Il primo è Peter Thiel, tra i fondatori di PayPal, che acquisisce il 10,2% delle quote societarie con un investimento di mezzo milione di dollari. Le quotazioni di Facebook, però, salgono in fretta e quando Microsoft decide di investire nel social network (siamo nell’ottobre del 2007) deve investire 240 milioni di dollari per rilevarne appena l’1,6%.
I ritmi di crescita di Facebook non conoscono sosta: il numero di utenti continua a salire, così come il valore dei ricavi. Nel 2009, appena cinque anni dopo la sua creazione, il bilancio di Facebook chiude in attivo, dimostrando che l’idea di Mark Zuckerberg è redditizia e profittevole.
In quegli stessi anni Facebook inizia a espandersi anche nel resto del mondo. In Italia è boom di iscrizioni nel 2008: nel mese di agosto si contano oltre 1 milione e 300 mila visite, con un incremento del 961% rispetto allo stesso mese del 2007. Il volume di traffico cresce così in fretta che nel marzo 2010 supera per una settimana Google per numero di visite negli Stati Uniti.
Gli ultimi anni sono stati sicuramente i più complicati della storia di Facebook. Il social network ha dovuto far fronte a diversi problemi, soprattutto sul fronte della privacy e della sicurezza dei dati personali degli utenti. Lo scandalo più grande è esploso nel marzo del 2018, quando un’inchiesta del The New York Times e del The Guardian ha fatto emergere che i dati di milioni di utenti sono stati ottenuti in modo illecito dall’azienda Cambridge Analytica, infrangendo le policy di sicurezza di Facebook.
Il problema della sicurezza è sicuramente quello più difficile da affrontare per Facebook e decreterà il futuro del social network.
[…] Secondo il Buddismo, infatti, quando cominciamo questo viaggio puramente personale verso un maggiore ottimismo e una migliore capacità di reagire, verso, di fatto, una più grande felicità, anche se all’inizio potremmo essere concentrati solo sui nostri problemi, inevitabilmente, attraverso la pratica buddista, ciò avrà ripercussioni di più ampio respiro, fino ad abbracciare tutta la società. È come lanciare il nostro sasso nello stagno globale. E ogni sasso, per quanto piccolo, per quanto personale e intimo e apparentemente insignificante possa essere, crea una serie di onde, che a loro volta producono il cambiamento. Il nostro cambiamento personale può inizialmente avere un effetto solo sulle persone a noi più vicine, intendo famiglia e amici, magari colleghi di lavoro. Ma l’effetto è reale, e mantenendo questa tendenza verso un approccio più positivo in qualunque situazione, il Buddismo insegna, le onde si estendono lentamente, gradualmente, ma ininterrottamente, fino alla società e ben oltre. Negli ultimi anni gli psicologi hanno osservato che la differenza sostanziale fra le persone felici e le persone infelici è la presenza o meno di relazioni sociali ricche e soddisfacenti, ossia la capacità e l’opportunità di condividere esperienze significative con la famiglia, gli amici, i colleghi e i vicini. Il Buddismo insegna questo principio basilare da molte centinaia di anni. In altre parole, pratichiamo per migliorare non solo la qualità della nostra vita ma anche quella delle persone che la nostra vita incontra. La ricerca moderna in ambito sociale ha riconosciuto qualcosa di molto simile solo negli ultimi vent’anni. Tuttavia si tratta di una notevole convergenza di idee. E la cosa straordinaria è che questo sembra coincidere con l’inizio di un cambiamento nel modo in cui la società nel suo complesso si prepara a valutare l’idea di progresso, distante dai parametri strettamente economici o finanziari che hanno caratterizzato il ventesimo secolo, ma impiegando criteri imperniati sull’idea di benessere individuale. Questo rappresenterebbe di di fatto un inizio completamente nuovo, o, se volete, un mondo nuovo. […]
Credo che pochi di noi sappiano apprezzare la qualità della propria vita in ogni attimo, ma sono certo del fatto che la maggior parte di noi sia in grado di riconoscere, con un approccio pressoché intellettuale e distaccato, che questa capacità sia una qualità apprezzabile, dato che consente di vivere una vita molto più ricca e intensa. Si tratta di vivere il presente piuttosto che lasciarlo trascorrere, come la maggior parte di noi tende a fare. Spesso spendiamo molta più energia ad attendere ansiosamente il verificarsi di qualche evento in là nel tempo, come una vacanza o una celebrazione o un viaggio da qualche parte dove non siamo mai stati, piuttosto che a concentrarci su quello che stiamo facendo ora, in questo momento. Tuttavia, in sé e per sé, il riconoscere il valore del vivere il presente non ci porta molto lontano. L’idea resta alquanto distaccata, perché per quanto possa essere auspicabile non sappiamo bene come fare per raggiungerla, e così gli obiettivi per cui pensiamo non vi sia alcuna possibilità di riuscita o alcun percorso a essi diretto rimangono immancabilmente localizzati nella periferia dei nostri pensieri. (Continua)
Il dispositivo per test del sangue a domicilio Liberty per pazienti oncologici ha ottenuto l’approvazione dopo le sperimentazioni.
I pazienti oncologici sottoposti a trattamento affrontano spesso una routine estenuante fatta di frequenti visite ospedaliere e test del sangue per monitorare vari indicatori di salute. Ora un dispositivo chiamato Liberty può cambiare la situazione, consentendo ai pazienti di eseguire questi test dal comfort della propria casa.
Liberty è stato sperimentato presso un ospedale di Manchester e ora verrà implementato in tutto il Regno Unito: consente agli utenti di prelevare campioni di sangue, analizzarli e condividere i risultati con il loro team medico da remoto, offrendo un potenziale punto di svolta nella gestione della cura del cancro.
Oltre a essere più conveniente per i pazienti, lo spostamento dei test del sangue dai confini dell’ospedale al comfort delle case dei pazienti potrebbe anche significare risparmi per sistemi sanitari. Sacha Howell, docente senior di oncologia medica presso l’Università di Manchester, sottolinea che la gestione delle unità di prelievo presenta dei costi notevoli.
Se tutti i pazienti fossero in grado di fare i test del sangue semplicemente da soli a casa, tutto sarebbe molto più efficiente ed economico.
Nonostante le giuste riserve, comunque, quella dell’approvazione normativa per il primo analizzatore al mondo per test del sangue a domicilio è una notiziona per la diagnostica. Fornirà informazioni più puntuali sullo stato di salute dei pazienti. Consentirà agli operatori sanitari di affrontare in modo preventivo le complicazioni. Ridurrà i ricoveri e le interruzioni del trattamento.
Se le sperimentazioni su più larga scala confermeranno i risultati promettenti ottenuti finora, il Liberty potrebbe davvero rappresentare un punto di svolta nella gestione della cura del cancro. (Fonte)
Musica Jazz è la prima rivista di Jazz in Italia, la più longeva e la seconda più longeva al mondo. Pubblica ininterrottamente dal luglio 1945. Dal novembre 1981 viene pubblicata con un supporto discografico allegato.
Da qualche anno trasmettono online con una radio: Musica Jazz Radio.
Sul loro portale presentano il servizio con queste parole:
“Le nostre vite sono condizionate da quello che ascoltiamo e ognuno di noi vibra al suono di certe musiche. Con Musica Jazz Radio creiamo un mondo, un viaggio, uno stile di vita o meglio … a Way of Life, lo facciamo con uno scopo: aiutare le persone a sentirsi meglio.”
Gli attacchi ai siti istituzionali rappresentano una delle manifestazioni più evidenti e mediatiche del cybercrime. Questi attacchi, spesso spettacolari, colpiscono siti governativi, enti pubblici e organizzazioni di rilevanza strategica, sollevando interrogativi sulle motivazioni che spingono gli hacker a intraprendere azioni di questo tipo. Le ragioni dietro tali attacchi possono essere molteplici e spesso intrecciate, variando da obiettivi politici a interessi economici, da atti dimostrativi a intenti puramente criminali. Uno dei motivi principali risiede nel cosiddetto “hacktivismo”, un fenomeno in cui i cyberattivisti utilizzano le loro competenze informatiche per promuovere cause politiche, sociali o ideologiche. Attacchi di questo tipo sono mirati a sensibilizzare l’opinione pubblica su temi specifici, come la lotta alla censura, la difesa dei diritti umani o la critica verso governi considerati repressivi. Spesso gli attacchi hacktivisti assumono la forma di defacement, in cui la homepage del sito viene sostituita con messaggi propagandistici, o DDoS (Distributed Denial of Service), che mira a rendere il sito irraggiungibile tramite un sovraccarico di richieste. Un’altra motivazione comune è legata alla criminalità informatica vera e propria. Gli hacker possono colpire i siti istituzionali per sottrarre dati sensibili, come informazioni personali, documenti riservati o dettagli relativi a infrastrutture critiche. Questi dati possono essere rivenduti nel dark web o utilizzati per ulteriori attacchi, come campagne di phishing o estorsioni. Gli attacchi ransomware, ad esempio, bloccano l’accesso ai dati dell’ente colpito, richiedendo il pagamento di un riscatto per sbloccarli. Tale strategia si è dimostrata particolarmente efficace contro le istituzioni pubbliche, spesso poco preparate a gestire emergenze di questo tipo. Inoltre, gli attacchi possono essere motivati da interessi geopolitici. In questo contesto, si parla di cyber warfare, ovvero guerra cibernetica, dove gli attacchi ai siti istituzionali di un Paese sono condotti da attori statali o gruppi sponsorizzati da governi per destabilizzare un avversario, raccogliere intelligence o influenzare la politica interna. Questi attacchi spesso rientrano in strategie più ampie di conflitto asimmetrico, dove il cyberspazio diventa un campo di battaglia non convenzionale. Alcuni hacker, invece, agiscono per pura vanità o per dimostrare le proprie capacità tecniche. In questi casi, l’obiettivo non è tanto danneggiare, quanto ottenere riconoscimento all’interno della comunità hacker. Questo fenomeno, noto come “hacking for fame”, può sembrare meno pericoloso ma contribuisce comunque a minare la fiducia nei sistemi informatici istituzionali. A livello operativo, la vulnerabilità dei siti istituzionali può essere sfruttata per compromettere la fiducia dei cittadini nelle istituzioni stesse. Un sito governativo che viene hackerato trasmette l’idea di inefficienza e insicurezza, erodendo la credibilità dell’ente attaccato. Questo è particolarmente rilevante in Paesi con situazioni politiche già instabili, dove tali attacchi possono avere effetti dirompenti sull’ordine pubblico. Infine, va considerato l’impatto economico. Gli attacchi ai siti istituzionali possono paralizzare servizi essenziali, causando perdite finanziarie dirette e indirette. Un esempio è il blocco di sistemi di pagamento o piattaforme di gestione di servizi pubblici, che possono creare disagi significativi per i cittadini. Per difendersi da questi attacchi, le istituzioni devono adottare strategie di sicurezza informatica avanzate, che includano l’implementazione di firewall, la protezione contro attacchi DDoS, l’utilizzo di sistemi di autenticazione multifattoriale e la formazione del personale. Inoltre, è fondamentale investire nella creazione di team di risposta rapida per gestire gli incidenti e ridurre al minimo i danni. Tuttavia, la sicurezza informatica non è solo una questione tecnologica: richiede una cultura della prevenzione, un monitoraggio costante delle minacce e la collaborazione tra pubblico e privato. In un mondo sempre più interconnesso, la protezione dei siti istituzionali non è solo una priorità per i governi, ma una responsabilità collettiva per garantire la stabilità e la fiducia nell’era digitale.
Sono stati annunciati i vincitori della Calendar Competition 2025 indetta dalla WMO, World Meteorological Organization. Il concorso fotografico incentrato sui fenomeni meteorologici ha attirato moltissimi partecipanti da tutto il mondo, ma solo 75 hanno superato la selezione della giuria, per poi essere pubblicati sui social ed essere nuovamente giudicati dal pubblico. 14 fotografie hanno superato anche questa seconda selezione guadagnando la vittoria. Tempeste, aurore boreali, fulmini e arcobaleni notturni. QUI gli scatti che hanno conquistato la giuria del prestigioso concorso fotografico.
Nella primavera del 2003, Tom Anderson vide l’ascesa di piattaforme come Friendster e sentì che era un’occasione mancata per creare una piattaforma più creativa. Ha concepito MySpace come un luogo in cui gli utenti potevano esprimersi, consentendo anche HTML e CSS personalizzati sui profili degli utenti. La piattaforma ha guadagnato terreno per la prima volta nella scena musicale di Los Angeles, dove le band hanno utilizzato il sito per promuovere le loro canzoni. Man mano che il sito cresceva, iniziò a lanciare la carriera di band come i Panic! in discoteca. Tom è diventato lui stesso una celebrità, poiché era il primo amico predefinito di tutti su MySpace. A ottobre, la piattaforma aggiungeva 10.000 nuovi utenti al giorno.
È difficile ricordare oggi quanto fosse importante Myspace e come qui siano nati artisti come Lily Allen, gli Arctic Monkeys e perfino Adele. D’altra parte, di tempo ne è passato parecchio: quelli di Myspace erano gli anni della moda emo, con tanto di capelli improbabili, profili imbarazzanti su Netlog (altro protagonista della preistoria social) e canzoni dedicate alla tristezza adolescenziale. Erano gli anni in cui Cristiano Ronaldo debuttava al Manchester United, usciva il primo disco di 50 Cent e il Concorde smetteva di volare.
Un’altra epoca, in cui Facebook e Twitter non avevano ancora travolto la società, l’approccio nei confronti dei social era molto più ingenuo e la nostra pagina di Myspace veniva personalizzata con una tale mole di immagini, sfondi, video e gallery da rendere il suo caricamento – per la banda di allora – una missione quasi impossibile (aspetto che potrebbe anche aver giocato un ruolo nella prematura fine di questo social). Sono passati vent’anni da quando, nell’agosto 2003, nacque Myspace, inizialmente una sorta di clone di Friendster (da cui anche Facebook ha preso molto).
Variety nel numero del Luglio 1929 riportava un avviso su un nuovo cortometraggio pieno di risate; “scheletri, zoccoli e scherzi“, il cui picco di ilarità viene raggiunto quando “uno scheletro suona la spina dorsale di un altro a mo’ di xilofono, usando un paio di femori come martelli“. Le ultime righe di questa forte raccomandazione aggiungono che “tutto si svolge in un cimitero. Non portate i vostri bambini“. La recensione riflette in modo divertente i cambiamenti nel gusto del pubblico nell’ultimo secolo, ma quelle ultime parole aggiungono una nota di ironia mozzafiato, perché il corto in questione “The Skeleton Dance” è prodotto e diretto da Walt Disney. The Skeleton Dance è stato liberato dal copyright (ci vogliono ben 95 anni), insieme a una varietà di altri cortometraggi Disney del 1929 (molti dei quali con Topolino). La genesi di questa danza macabra dei cartoni animati, fu un balzo in avanti nell’unione sempre più stretta di animazione e musica, nonché una rivelazione per il suo pubblico che non aveva mai sperimentato nulla di simile prima. Ancora oggi, la risposta più naturale a uno sviluppo tecnologico apparentemente miracoloso. The Skeleton Dance è stato votato come il 18° miglior cartone animato di tutti i tempi da 1.000 professionisti dell’animazione in un libro del 1994 intitolato The 50 Greatest Cartoons.
Suoni – Toots Thielemans, nato a Bruxelles in Belgio nel 1922 per trasferirsi negli USA nel 1952, è un protagonista indiscusso dell’armonica a bocca. Un musicista di grande classe e sensibilità che ha suonato con i musicisti più famosi e importanti della storia a cavallo tra jazz, pop e cinema. Nel suo suono di armonica personale e riconoscibile convivono le atmosfere delle “caves” parigine e dei cabaret della seconda guerra e igrandi jazzisti americani.
Visioni – Nato a Buzançais, in Francia, nel 1955, Pascal Maitre ha studiato psicologia prima di intraprendere la carriera di fotoreporter, nel 1979. I numerosi incarichi lo hanno portato in tutto il globo, dall’Antartide all’Afghanistan. I suoi libri, In the Heart of Africa e Madagascar: Travels in a World Apart, raccolgono immagini scattate in oltre 15 anni di lavoro in Africa. Le sue fotografie sono state pubblicate su varie testate in tutto il mondo, tra cui Geo, Figaro, Newsweek, Life, e molte altre. Il suo primo servizio per National Geographic, pubblicato nel settembre del 2005, era dedicato al petrolio africano.
Dintorni – Cosa fare quando muore il cane? Le pratiche burocratiche a cui è difficile pensare in quel momento. Purtroppo è importante sapere cosa fare quando muore il cane ovvero chi deve redigere il certificato di morte e come procedere col corpo. La procedura è la stessa in tutta Italia, con piccole variazioni e limitazioni imposte dalle AST locali. Continua a leggere…