Ritorno al futuro

Finalmente l’Europa ha adottato “formalmente” il primo regolamento sul ripristino della natura, una normativa che pone misure per ripristinare almeno il 20% delle aree terrestri e marittime dell’UE entro il 2030 per portarle al loro stato originale. Pilastro portante dello European Green Deal, la Nature Restoration Law ed è uno strumento innovativo e fondamentale per invertire la rotta dell’attuale crisi della biodiversità.
La Nature Restoration Law stabilisce obiettivi e obblighi specifici e giuridicamente vincolanti per tutti gli ecosistemi, da quelli terrestri a quelli marini, d’acqua dolce e urbani. Il regolamento mira a mitigare il cambiamento climatico e gli effetti dei disastri naturali. Le nuove norme entreranno in vigore immediatamente, con obiettivi vincolanti che saliranno al 60% entro il 2040 e al 90% entro il 2050. Riforestazione, bonifica, ripristino e messa in sicurezza dovranno essere realizzate da tutti gli Stati membri con piani nazionali che dovranno dimostrare il raggiungimento degli obiettivi monitorando i progressi sulla base di indicatori di biodiversità comuni in tutta l’Unione.
Il regolamento stabilisce requisiti specifici per diversi tipi di ecosistemi, inclusi terreni agricoli, foreste ed ecosistemi urbani.
Oggetto degli interventi saranno, tra gli altri, il mantenimento netto degli spazi verdi urbani, l’incremento della popolazione di farfalle, il miglioramento dello stock di carbonio organico nei terreni minerali delle terre coltivate e l’aumento della quota di terreni agricoli con caratteristiche paesaggistiche ad elevata diversità. Dovranno aumentare la popolazione di uccelli selvatici e ridurre la cementificazione. Previsto il ripristino delle torbiere quali ecosistemi a forte capacità di assorbimento di CO2, la piantagione di tre miliardi di alberi e la trasformazione di 25.000 km di fiumi in fiumi a corso libero.

Hopper

Edward Hopper è nato il 22 luglio 1882 a Nyanck, nello stato di New York. Provenendo da una colta famiglia borghese, ebbe la possibilità di dedicarsi allo studio della pittura. Nel 1900 si trasferì a New York.
Allievo della New York School of Art, Hopper frequentò la New York School of Art dove ebbe degli ottimi maestri, i quali trasmisero al giovane allievo la lezione degli impressionisti europei.
Nel 1906 Hopper si recò a Parigi immergendosi nella vivacità artistica e culturale ed edonistica della città, frequentando incessantemente musei, gallerie, mostre e caffè. Dipinse en plein air lungo la Senna, nei parchi e nelle strade, avvicinandosi così alla maniera impressionista.
Dopo la Francia il giovane pittore visitò molti paesi europei, mai l’Italia. Attraversò l’Atlantico altre due volte per tornare a Parigi, confermando la scelta di dedicarsi a una pittura realista.

Scriveva Nietzsche che l’arte nasce dall’unione di due elementi: un grande realismo e una grande irrealtà. Edward Hopper li possiede entrambi, e nel grado più alto. Il suo realismo è evidente. Prende forma nei suoi quadri un’America non letteraria e senza mitologia, che porta i segni di un’età contemporanea, anche se vagamente fuori moda: niente grattacieli, automobili, fabbriche, ma binari della ferrovia, case coloniche di legno bianco con i loro tetti a triangolo, mansarde vittoriane coi loro comignoli, fari sulla costa atlantica. La “scena americana” che dipinge comprende oggetti comuni e luoghi familiari: distributori di benzina, caffè, drugstore, negozi con le vetrine illuminate, uffici, stanze d’appartamento e camere d’albergo in cui compaiono una o due figure.
Ma ancora più evidente del realismo è l’irrealtà delle sue immagini. Hopper ha trasformato New York in una Tebaide di eremiti, in una città deserta, immersa in una luce geometrica.

La luce. Luce filtrata dalla mente dell’artista. Luce del colore che costruisce gli oggetti, i corpi e le sensazioni.
L’idea che si percepisce guardando quelle immagini evoca un sentimento di solitudine, di non comunicazione. Corpi e visi di persone tristi e silenziose, che indugiano nell’immobilità del tempo. Ma questa è un’opinione, Brian O’Doherty constatava: “Nei suoi quadri Hopper ha raggiunto una forma di neutralità che li lascia aperti a molte interpretazioni, secondo le ‘”possibilità” di chi li guarda”.
Per essere la vita di un artista, quella di Edward Hopper appare fin troppo semplice e austera, quasi monotona; nasconde in realtà una personalità ferma e decisa che gli ha permesso di esercitare un controllo rigoroso sulla sua arte e, probabilmente, sul mondo che lo circondava.

Documentando: Piattaforma streaming dedicata al documentario italiano

Documentando.org è un portale che si dedica alla produzione e divulgazione di documentari, con un’enfasi particolare sulla cultura, la storia e le questioni sociali. 

Documentando.org offre un ampio spettro di documentari che non solo informano ma cercano di coinvolgere emotivamente e intellettualmente il pubblico, rendendolo un punto di riferimento per chi è interessato al genere documentaristico in Italia. 

La piattaforma libera è presente sia via web e che su App mobile Android e Apple ed è disponibile gratuitamente per tutti gli autori/produttori che vogliano conservare nel tempo e condividere le loro opere con il pubblico.

La Bussola #1

La descrizione del sito Futuro Prossimo è: Il futuro è ora: news su tecnologia, scienza e società prima che diventino mainstream.

Futuro Prossimo è una fonte di notizie sul futuro di tecnologia, scienza e società. Gli argomenti trattati sono principalmente su: Tech, salute, ambiente, energia, trasporti, spazio, intelligenza artificiale e altro. Se c’è una cosa che sta per arrivare, su Futuro Prossimo è già arrivata.

Segnali #10

SuoniLa Creole Jazz Band, formatasi nel 1922, è stata una delle più importanti band della storia del jazz tradizionale, fondata dal leggendario cornettista e bandleader King Oliver. Attiva principalmente nei primi anni del ’20, la band è famosa per il suo ruolo nella diffusione del jazz di New Orleans al di fuori della città, specialmente a Chicago, e per aver introdotto molti musicisti di talento, tra cui Louis Armstrong. La Creole Jazz Band registrò alcuni dei dischi più iconici del jazz di quell’epoca, vere pietre miliari del genere.

Visioni – Le fotografie in bianco e nero di Elizabeth Hosking, fanno parte di un progetto chiamato “Central Business District di Sydney”. La particolarità dell’impostazione, sono i momenti vissuti sulla strada. Le strade quindi come momenti di vita, perfette crocevia di identità e contraddizioni. La condizione umana, frammenti di solitudine condivisa o solo sfiorata, nella metropolitana. Questo è il messaggio del suo fotografare, questo è quello che troverete nel suo sito

Dintorni – Nell’immaginario collettivo il Budda è sempre raffigurato come un uomo grasso e calvo. In realtà si tratta di due persone diverse: il “Budda grasso” è una variante popolare cinese, mentre il Budda indiano era un asceta che si sottoponeva a terribili digiuni.
Budda, anzitutto, è realmente esistito. Tutte le fonti concordano sulla storicità di Siddharta Gautama, detto “il Budda” (in sanscrito “il Risvegliato”), nato ai confini tra il Nepal e l’India nel VI secolo a. C. da una famiglia ricca e nobile appartenente al clan Sakya (è il motivo per cui è chiamato anche Budda Sakyamuni). Siddharta si sottopose a terribili digiuni: non poteva quindi essere pasciuto, e infatti in molte raffigurazioni è sempre snello, flessuoso e dal portamento regale. Eppure le sue immagini “panciute” sono prevalenti nel nostro immaginario.

Artefatti di Internet #48 – Club Penguin (2004)

Club Penguin è stato creato come uno spazio sicuro e divertente in cui i bambini possono giocare e passare il tempo online. Dalla piazza della città alla discoteca, il gioco presentava stanze virtuali meticolosamente progettate in cui i bambini potevano chattare e giocare a minigiochi come Puffle Roundup e Cart Surfer. Ai giocatori veniva dato il loro igloo personale che poteva essere decorato con oggetti acquistati nel gioco. Il sito ospitava feste virtuali mensili molto amate insieme alle celebrazioni annuali di Halloween che cambiavano l’intera mappa. Nel 2006, Club Penguin aveva oltre 2,6 milioni di utenti negli Stati Uniti e in Canada. Per molti giovani utenti, è stata la loro prima introduzione ai social media.

Marianne Faithfull RIP

Ieri all’età di 78anni ci ha lasciato Marianne Faithfull.
Io la ricordo bene nel suo 25esimo, penultimo album del 2018 “Negative Capability” (l’ultima sua incisione risale al 2021). Pur calcando i palcoscenici di tutto il mondo dal 1964, aveva deciso di sorprenderci con un questo album dalla bellezza folgorante. Tredici tracce che si dipanano per poco meno di un’ora. Su tutto domina la voce sempre bellissima, che, sopravvissuta a perdite di persone care, malattie ed eventi più o meno infelici si ritrova a meditare sull’inesorabilità del tempo che scorre.
Difficile scegliere una traccia piuttosto che un’altra. Ho scelto ‘The Gypsy Fearie Queen’ con la presenza di Nick Cave, che presta la sua voce baritonale per il ritornello di questa delicata ballata dal sapore shakespeariano.

A Complete Unknown

Per chi come me è cresciuto a Pane & Dylan non può perdersi “A Complete Unknown”, un film importante per la musica e le tante canzoni in esso contenute. Quattro anni (’61 – ’65) sulla sua vita, la sua musica e quello che succede intorno; dai sentimenti alla politica.

Nel ’61 Dylan ha vent’anni e già allora è un enigma. Passerà l’esistenza a confondere la acque a reinventarsi stili ogni volta che qualcuno gli affibbierà un’etichetta. Una vita costantemente in fuga, a caccia di nuovi orizzonti dove far deflagrare il suo genio.

Dice di chiamarsi Dylan, in realtà si chiama Allen Zimmerman e Dylan è in onore Dylan Thomas (poeta, scrittore e drammaturgo gallese), racconta di aver viaggiato con un circo, di aver imparato a suonare la chitarra da un paio di cowboy della compagnia, in realtà la verità non si saprà mai, e questo servirà a mettere in difficoltà i cronisti.

A Complete Unknown (frase tratta da Like A Rolling Stone) racconta come Dylan vorrebbe essere raccontato: rispettando l’impenetrabilità del suo enigma, puntando i riflettori sul fattore umano, sul potere che ha la musica di unire le persone e di cambiare le cose. E lascia alle parole delle sue intramontabili canzoni il compito di parlarci di lui.

La pellicola non è esente da inesattezze e alcune critiche, d’altronde non è un documentario ne tantomeno una serie e nelle due ore e venti della sua durata, lo scopo è di far conoscere il musicista agli albori della sua carriera, una carriera senza fine, come il suo Never Ending Tour che lo ha visto attivo fino al 2019 all’età di 78anni.

Quello che rimane del film, e dovrebbe esserlo per tutti i film, al di la di tutti gli aspetti; regia, cast, interpretazione, sceneggiatura ecc. ecc. (il film è candidato a otto premi oscar) sono le emozioni che riesce a dare, e “A Complete Unknown” ne è ricco.
A me ha commosso, e non poco.

Le più belle immagini della Terra dallo Spazio in time lapse

Lasciatevi suggestionare da questo video, realizzato grazie agli scatti dell’astronauta Alexander Gerst dalla Cupola della Stazione spaziale internazionale.

Sei minuti di pura poesia appena assemblati in time lapse dall’Agenzia spaziale europea grazie alle 12mila 500 immagini scattate dalla Iss dall’astronauta Alexander Gerst, protagonista per sei mesi della missione Blue dot.

Tra aurore boreali, albe, tramonti, stelle, nubi e fenomeni meteo c’è davvero da perdersi. In attesa del suo ritorno nello Spazio, godetevi lo spettacolo in questo bellissimo video.

Abbas

Nato fotografo, Abbas è un iraniano trapiantato a Parigi. Dal 1970 al 1978, pubblica sulle riviste internazionali le immagini dei confitti politici e sociali dei Paesi del Sud del mondo, tra cui il Biafra, il Bangladesh, il Vietnam, il Medio Oriente, il Cile, il Sudafrica con un notevole articolo sull’apartheid. Tra il 1978 e il 1980 copre la Rivoluzione iraniana e farà ritorno al suo Paese natale solo nel 1997, dopo diciassette anni di esilio volontario. Il suo libro Iran Diary 1971-2002 è un’interpretazione critica della storia dell’Iran attraverso le sue immagini e pagine del suo diario personale. Tra il 1983 e il 1986 si reca in Messico dove fotografa il Paese nello stesso modo in cui si scrive un romanzo. Una mostra e un libro, Return to Mexico, Journeys Beyond the Mask, con alcuni brani del suo diario di viaggio, lo aiutano a definire il proprio stile e linguaggio fotografico.
Dal 1987 al 1994, dallo Xinjiang al Maghreb, fotografa il mondo islamico in un momento di grande espansione. Spinto dal desiderio di comprendere le tensioni interne che tormentano le società musulmane, il suo libro Allah O Akoar, viaggio negli Islam del mondo illustra le contraddizioni di un’ideologia che s’ispira a un passato mitico e che aspira alla modernità e alla democrazia. Dal 1995 al 2000 percorre le terre del cristianesimo, proprio quando l’anno 2000 impone al calendario universale questa religione come simbolo del potere dell’Occidente. Il suo libro Voyage en Chrétientés e la sua mostra itinerante esplorano questa religione non solo come rituale, ma anche come fenomeno politico e spirituale. Dal 2000 al 2002 Abbas fotografa il paganesimo delle società tradizionali e quello che rinasce in una serie di nuove sette, definite dallo stesso Abbas come neo-pagane. Attualmente il fotografo lavora sul tema del confronto tra le religioni nelle loro componenti culturali più che dottrinali, che stanno lentamente sostituendo le ideologie politiche nei conflitti che coinvolgono sempre più nuove regioni del mondo.
Abbas è membro di Magnum Photos dal 1981.

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