Francis Bacon

L’esistenza di Bacon è stata in ogni momento della sua esistenza (artistica e non) caratterizzata dall’eccesso e dalla trasgressione.
Egli è sempre vissuto fuori dalle regole della buona società borghese, a cominciare dalla sua dichiarata omosessualità che lo ha portato ad una volontaria segregazione dalla scena ufficiale di una Londra ancora troppo conservatrice e puritana. Durante la sua lunga e tumultuosa esistenza, egli ha accuratamente coltivato la sua ossessione per l’alcol e per il gioco, al punto di arrivare ad identificare la propria vita con l’azzardo.

Questo aspetto lo ha spinto ad una continua messa in discussione di sé, come uomo e come artista che rifugge le troppo facili certezze. In Bacon l’arte stessa, persa la sua funzione educativa, non è più portatrice di messaggi all’umanità e diventa una pratica autonoma, quasi un gioco, da condurre però con estrema serietà dal momento che viene a coincidere con l’esistenza dell’artista. Il controverso rapporto che egli stabilisce con il reale provoca una tensione fra la cosa viva e la sua immagine proiettata sulla tela. Tensione che, secondo l’artista, non può scaturire dall’arte astratta. […] Uno degli scopi principali di Bacon è, quindi, quello di esprimere la realtà in tutta la sua violenza, attraverso una pittura che scaturisca dalla sensazione immediata e, come lui stesso afferma, che rappresenti “il tentativo di catturare l’apparenza con l’insieme delle sensazioni che questa particolare apparenza susciti in me”.

[…] L’opera di Bacon, quindi, non è mai semplice trascrizione oggettiva delle cose, ma diventa essa stessa una realtà nuova, a sé stante, attraverso la quale comunicare con forza l’eccitazione di un contatto con gli strati più nascosti della natura umana, sui quali concentrare tutto il suo interesse. Per questo egli afferma: “È così difficile descrivere. Si può solo parlare dei propri istinti e lasciar perdere il resto”.




