Il ricordo del rumore

Ricordo che da bambino sentivo frequentemente il rumore dei merli nel mio orto alla mattina presto, i vicini si lamentavano di quel “baccano” che disturbava “l’ultimo” sonno.
Ricordo tutta una serie di rumori: il caratteristico stridio dell’avvitamento della caffettiera che sanciva l’inizio di una nuova giornata, il ticchettio della sveglia in cucina, il frastuono che emanavano i raggi della bicicletta al contatto con il cartone appiccicato per farla sembrare una moto, il particolare cigolio della maniglia della porta d’ingresso, le voci di mia madre e mia sorella che già di buonora bisticciavano, le voci delle persone che frequentavano casa, gli svariati suoni soprattutto nella calura estiva…
Senza entrare nei particolari, dato che ciascuna esperienza è assolutamente soggettiva, mi sembra importante sottolineare il valore delle sonorità che ci circondano e che giorno dopo giorno, in sordina, entrano a far parte di un patrimonio sonoro personale.

Spesso, quando si parla di sonorità, è facile pensare all’ultimo successo musicale, alla radio, al cinema o alla televisione, mentre esiste una “mappa sonora” molto sottile e molto resistente allo scorrere del tempo. Sono i suoni dell’ambiente familiare che ci “nutrono”, ci hanno aiutato e ci aiutano a crescere.
Ciascuna persona potrebbe raccontare i propri vissuti sonori e quindi vi chiedo di provare per un istante a riascoltare i suoni dell’infanzia… cosa sentite?

Muse

Mentre misteriosamente mescolo memorie musicali, massaggi, magoni, melanconie, manovrano mia mente.
Meravigliosi magazzini manipolano maldestramente minuscoli mondi.
Mormorando magicamente mutamenti, mancanze, minuzie.
Malcelati modesti meriti, marginalmente, mi mangiucco mani, mannaggia… musetti malandrini. Mentalmente migliorato, mentre mattone… macigni, macerano metodicamente.
Massime mormorate maniera matura, mare-magnum meditativo. Morbidi messaggi migliorano morale magnifica miniera: medicine, minestre, maglioni, maschere, marmocchi, mongolfiere, macchinine.
Materne maschere!

Strumenti

Se solo sapessi suonare, suonerei senza speranza sei strumenti: sassofono, sitar, sarangi, saze, sordone, scacciapensieri.
Sorrido sconsolato, sinceramente so suonare sussurrando spontaneamente solo sporadici soffi.
Sospetto strana sensazione stasera.
Sbadiglio, strofino sopracciglia, stanco.
Siedo subito, sento silenzio… sia stress? Suppongo sia sì.
Stupefatto, sbianco, sentendomi svenire.
Sottovoce sconvolto sibilo: sto scherzando? Sì.