Sea Dramas – Escape Scenes (2024)

Tornato alla sua prima produzione sonora dopo quasi quattro anni, il progetto discografico solista di Scott Petersen chiamato “Sea Dramas” ritorna con un secondo album “Escape Scenes” che ci ricorda quanto possano essere belle le vorticose trame sonore della sua musica.

Registrato durante il periodo del blocco Covid 2020-2021 nella sua città natale di San Francisco, così pesantemente colpita dalla pandemia (ovvero la prima metropolitana statunitense ad essere posta in uno stato di blocco completo), questa pubblicazione vede Petersen esplorare l’essenza e il significato del “concetto di tempo” che è stato così crudelmente instillato nella nostra coscienza collettiva durante il nostro ‘nuovo’ e mai vissuto prima isolamento casalingo.

Mentre le diverse sfumature del tempo si riflettono nelle immagini dei nomi dei brani, con la luna, le maree, i lunghi addii e il tramonto tutti affrontati, sono le sfumature musicali con cui sceglie di esprimere i suoi sentimenti che muovono l’album. I brani adottano un suono folk stridente con un suono pop orchestrale, generando un incontro armonioso e profondo.

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Clifford Brown: brillante stella dell’”Hard Bop”

Spesso indicato come “Brownie”, è stato un trombettista e compositore jazz americano molto influente. Nato il 30 ottobre 1930 a Wilmington, Delaware, e tragicamente scomparso il 26 giugno 1956, all’età di 25 anni, Brown ha lasciato un segno indelebile nel mondo del jazz nonostante la sua breve carriera. È celebrato per la sua tecnica virtuosistica, il tono caldo e l’improvvisazione creativa. Clifford Brown è cresciuto in una famiglia di musicisti e ha iniziato a suonare la tromba in giovane età. Il suo talento fu evidente fin da subito e ricevette la sua prima tromba all’età di 13 anni. Frequentò la Delaware State University e successivamente si trasferì al Maryland State College con una borsa di studio musicale. Durante questo periodo, ha avuto l’opportunità di suonare con leggende del jazz come Dizzy Gillespie e Fats Navarro, che hanno avuto una grande influenza sul suo stile musicale. Nel 1952, la carriera di Brown iniziò a decollare quando si unì alla band del batterista Art Blakey, una collaborazione che portò all’influente album “A Night at Birdland”. Questa registrazione ha messo in mostra la notevole abilità tecnica e l’improvvisazione lirica di Brown, guadagnandogli ampi consensi. Nel 1954, Brown ha co-fondato il Clifford Brown/Max Roach Quintet con il batterista Max Roach. Questo gruppo divenne uno degli ensemble più celebri della storia del jazz, noto per le sue composizioni sofisticate e le sue esibizioni serrate e dinamiche. Le registrazioni del quintetto, inclusi album come “Clifford Brown & Max Roach” e “Study in Brown”, sono considerati classici e presentano alcuni dei lavori più memorabili di Brown. Clifford Brown era noto per il suo tono di tromba caldo e ricco e per la sua capacità di suonare con facilità linee veloci e intricate. Il suo stile improvvisativo combinava la complessità del bebop con una sensibilità melodica che rendeva i suoi assoli tecnicamente impressionanti ed emotivamente risonanti. La vita personale di Clifford Brown è stata segnata dalla sua dedizione alla sua arte e dalla sua reputazione di musicista dalla vita pulita, cosa notevole in un’epoca in cui l’uso di droghe era dilagante nella comunità jazz. Il suo impegno per la musica e la sua influenza positiva sui suoi coetanei lo hanno reso una figura rispettata sia dentro che fuori dal palco. Tragicamente, la promettente carriera di Brown fu interrotta quando morì in un incidente stradale il 26 giugno 1956, mentre era in viaggio per un concerto. Nonostante la sua breve carriera, il suo impatto sul jazz fu profondo. Ha influenzato innumerevoli trombettisti, tra cui Lee Morgan, Freddie Hubbard e Wynton Marsalis, che hanno citato Brown come principale fonte di ispirazione. L’eredità di Clifford Brown sopravvive attraverso le sue registrazioni, che continuano ad essere studiate e ammirate da musicisti e appassionati di jazz in tutto il mondo. Il suo contributo allo sviluppo della tromba jazz moderna e la sua esemplare abilità artistica gli hanno assicurato il posto come uno dei più grandi musicisti jazz di tutti i tempi.

Appunti Corti #73

Ci sono forze sociali e politiche soverchianti che spingono verso la guerra, il nucleare, lo smantellamento dello stato di diritto e delle istituzioni nazionali e internazionali. Non le fermeremo argomentando sui social con anonimi pupazzi, ma incontrando i giovani per vaccinarli culturalmente contro l’odio e la paura, i due sentimenti monetizzati dai social e strumentalizzati dalla malapolitica che alimentano il potere violento nella sfera economica, politica e militare.

Appunti Corti #72

Ogni volta che c’è un’alluvione, si fa la conta dei danni; 10, 100, 1000 milioni… Case, cose, vestiti, scarpe, mobili, elettrodomestici, automobili, moto e biciclette… Quasi nessuno pensa ad altri danni. Quelli che non puoi vedere, non puoi toccare, quelli immateriali, quelli che fanno piegare le gambe mettendo tantissime persone veramente in ginocchio. Già… per tanti sono solo oggetti ma per alcuni è come sbattere la testa e perdere la memoria di botto. L’acqua che s’infiltra, il fango infame che seppellisce. Tu guardi e perdi le forze, in un attimo, invecchi. La sensazione di essere nato poco prima, nato già vecchio perchè hai perso tutti i tuoi ricordi, perchè ti ritrovi solo senza le “tue note”, quelle note conservate anno dopo anno, perla dopo perla… che tragedia perdere le note. Come stare dentro un corpo senza più il cuore…

Segnali  #7

Suoni Paul Bley è stato un pianista canadese tra i più grandi e innovativi del jazz. Nato a Montreal, si avvicina alla musica a 5 anni suonando il violino e a 7 scopre il pianoforte. Dai primi concerti nei club a 13 anni fino ad arrivare a suonare con il leggendario Oscar Peterson a 17 anni e a 20 anni con Charlie Parker, Charles Mingus e Art Blakey non è passa molto tempo. In oltre 60 anni di carriera ha pubblicato più di 100 album collaborando con leggende della musica come Chet Baker, Lester Young, Sonny Rollins Charlie Haden, Paul Motian e Pat Metheny.

VisioniMartin Liebermann, è un fotografo tedesco nato nel 1963 che vive a Bielefeld. Affascinato dalla bellezza della natura, lo scopo di Martin Liebermann è quello di tradurre lo “spirito” di ciò che percepisce nelle immagini finali che pubblica. Questo “spirito” può essere un luogo da fiaba nella foresta tedesca, la freschezza del primo mattino, i tronchi nodosi degli alberi vecchi o il gioco ipnotizzante di luci e colori in un mormorio ruscello.
Link: Album Flickr di Martin Liebermann  

DintorniLa strada percorribile più lunga del mondo va da Città del Capo a Magadan (Russia), ci sono ponti che attraversano i fiumi, non è richiesto alcun viaggio in barca o aereo. È lungo 22000 km, si impiegano 587 giorni per una persona che cammina 8 ore al giorno, copre 17 paesi, 6 fusi orari e il viaggiatore vivrà tutte le stagioni e le condizioni meteorologiche del mondo nel suo viaggio.

Violent Femmes — 3 (1989)

Dopo due anni di silenzio, l’esperimento di Gano con i Mercy Seat, dopo il solo di Brian Ritchie, dopo che voci della stampa americana li davano per defunti, i Violent Femmes escono con questo disco che porta il nome di “3”. In realtà questo è il loro quarto disco, ma Gano e co. contorti come al solito, hanno voluto divertirsi con la matematica.

Gano è tornato in gran forma, compone bene, e la band lo segue a menadito, colorando le sue canzoni con argute sonorità, talvolta grezze e dure come la roccia, talvolta raffinate e circonstanziali.

Avevano inciso tre dischi, belli, il primo addirittura è un capolavoro (Omonimo del 1982), con quel suono spartano, elettroacustico, duro, quasi feroce, il secondo ed il terzo più studiati, curati, quasi levigati, ma taglienti come una lama affilata.

“3” ha forza ed impeto, non è un disco facile, non piace al primo ascolto anzi, ne ha bisogno di diversi, ci sono degli accenni free, grazie all’uso del sax e ci sono dei momenti acustici, intimistici, profondi. E’ questa l’originalità musicale di Gano e la sua band, un trio che tentava di cambiare il corso alla storia del suono americano ma che aimè, non ci sono riusciti.

Dopo un accurato ascolto si giunge alla conclusione che “3” è un buon prodotto, ci sono attimi forti, legati alle radici. I suoni sono un alternarsi di durezza e dolcezza, sono violenti e gradevoli, suadenti e graffianti, e le voci un alternarsi di urlati e sussurati. Questa è la musica dei Violent Femmes. 

Mahalia Jackson: la Signora del Gospel del ‘900

Il 26 Ottobre del 1911, a New Orleans, in Louisiana, U.S.A., nasceva la cantante “Gospel” Mahalia Jackson. Ampiamente considerata come la “Regina del Gospel”. È celebrata per la sua voce potente, la sua consegna emotiva e i contributi significativi al genere della musica gospel. La sua influenza si estese oltre la musica, poiché divenne una figura importante nel movimento per i diritti civili. Mahalia Jackson è nata in una famiglia di musicisti e ha iniziato a cantare nella chiesa battista di Mount Moriah a New Orleans. La sua prima esposizione alla ricca cultura musicale della città, che includeva jazz, blues e gospel, ha plasmato il suo stile vocale. Nonostante la povertà e le sfide personali, la passione di Jackson per la musica gospel è cresciuta. All’età di 16 anni, si trasferì a Chicago per vivere con i parenti, dove si unì al coro della Greater Salem Baptist Church. La sua potente voce da contralto attirò presto l’attenzione e iniziò ad esibirsi alle funzioni religiose e agli eventi gospel in tutta la città. Negli anni ’30, Jackson iniziò a registrare, ma la sua carriera decollò davvero negli anni ’40 con l’uscita di “Move On Up a Little Higher” nel 1947. La canzone ebbe un enorme successo, vendendo milioni di copie e rendendola un nome familiare. È stata una delle canzoni gospel più vendute di tutti i tempi e ha svolto un ruolo cruciale nel portare la musica gospel a un pubblico più ampio. Il canto di Jackson era caratterizzato dalla sua voce ricca ed emotiva e dalla sua capacità di trasmettere una profonda convinzione spirituale. Ha mescolato il gospel tradizionale con elementi di blues e jazz, creando un suono unico e potente.