L’azienda offre una vacanza a 1000 collaboratori: un modo per dire grazie

Fra le varie notizie che provengono dal mondo del lavoro, quasi sempre negative, ogni tanto ne spicca una di positiva.
Un’azienda abruzzese con oltre 1000 dipendenti manda in vacanza gratis ogni anno da 34 anni, tutti i propri collaboratori, pagando loro un soggiorno, a spese dell’azienda.
La società Vitha Group, che ha sede all’Aquila, ha offerto quest’anno una vacanza a Ostuni, in Puglia, 4 giorni, dal 16 al 19 giugno, all’insegna del divertimento.
Vitha Group è stata costituita nel 2011. Dopo circa vent’anni di militanza al servizio di una società americana, il gruppo di imprenditori italiani decise di unire le proprie forze e dare vita a una realtà imprenditoriale nuova ed autonoma. Vitha Group ha sede in Abruzzo, ed annovera quasi esclusivamente prodotti Made in Italy. Possiede impianti di produzione di caffè e personale scelto fra le risorse umane locali.
“Un modo bello, divertente e gratificante per dire grazie a tutti” spiega l’azienda che in questo modo ha desiderato manifestare la sua gratitudine per coloro che ne fanno parte e che le permettono di essere ciò che è.

Ruth Brown: un’anima “Rhythm and Blues”

Ruth Brown è stata una cantante e attrice americana, conosciuta soprattutto per il suo contributo al genere musicale Rhythm and Blues. Nata il 12 gennaio 1928 a Portsmouth, Virginia, Ruth è stata una figura centrale nella popolarizzazione dell’R&B negli anni ’50, tanto da guadagnarsi il soprannome di “Miss Rhythm.”
Le sue canzoni più famose includono “Teardrops from My Eyes,” “5-10-15 Hours,” e “(Mama) He Treats Your Daughter Mean.” Questi brani le hanno fatto guadagnare un posto di rilievo nelle classifiche musicali dell’epoca e hanno contribuito a definire il suono dell’R&B. Ruth Brown ha lavorato principalmente con la Atlantic Records, un’etichetta che divenne così influente nell’R&B da essere chiamata “The House that Ruth Built” (La casa che Ruth ha costruito).
Oltre alla sua carriera musicale, Ruth Brown ha avuto anche una carriera di successo come attrice, apparendo in film, spettacoli televisivi e produzioni teatrali. È stata anche una sostenitrice dei diritti degli artisti, lottando per ottenere royalties e compensi equi per i musicisti.
Ruth Brown è scomparsa il 17 novembre 2006, lasciando un’eredità duratura nel mondo della musica. La sua influenza si estende ben oltre la sua epoca, e molti artisti contemporanei la citano come una delle loro principali ispirazioni.

Circle Game – Joni Mitchell (1970)

Non immaginava minimamente la cantautrice canadese Joni Mitchell che Circle Game inserita nel suo album del 1970 Ladies of the Canyon diventasse una delle canzoni più amate non solo da lei ma anche dai suoi fan.
Il testo del brano, tra i suoi più belli, alla fine di ogni strofa descrive “la giostra del tempo” che ci porta tutti “in tondo e in tondo nel gioco del cerchio”. Una brillante immagine che trasmette sia energia che movimento, nonché l’atmosfera riflessiva della canzone. Il passare del tempo, il mutare delle stagioni e la maturazione di un bambino sono temi intrinsecamente più interessanti per gli adolescenti e gli adulti che per i bambini piccoli. I ritmi avvincenti dei versi e le splendide suggestioni garantiscono un ampio fascino e creano un’empatia che può essere felicemente condivisa da generazioni diverse.

Appunti Corti #75

Si dovrebbe tornare a forme di comunicazione più semplici nelle conversazioni quotidiane. Personalmente, non mi impegno più di tanto quando interagisco con gli altri. L’ultima volta che ho pronunciato una frase di un certo spessore, presa da qualche lettura, del tipo: “Quante incertezze riesci a tollerare?” – mi sono sentito rispondere: “ma tu voti il PD?”
Azz!… Per riequilibrare la conversazione, ho deciso di spostarmi su argomenti più seri: “Qual è il tuo gusto di gelato preferito? A me piace la stracciatella”.
Il dialogo si è aperto a nuove prospettive, passando dai piaceri primordiali delle more dell’oratorio, alla nutella rubata di nascosto, fino alle grandi esultanze adolescenziali riguardo a una certa “Tiziana”, amica comune e desiderio irrisolto, anche perché lei aveva un carattere piuttosto difficile.

Utilizzare concetti semplici e parole chiare è l’unico modo per evitare malintesi. Credo sia utile, anche in politica, riportare il discorso a un livello elementare; basta osservare certi personaggi e il loro approccio alle questioni urgenti, come riescono a semplificare ogni argomento usando concetti comprensibili a tutti. Senza complicazioni intellettuali e diramazioni filosofiche, vanno dritti al sodo: Sei un comunista! – Abbiamo ridotto le tasse! – È finita la pacchia! – Stiamo facendo la storia! – Le tasse sono un pizzo dello Stato! – A te piacciono i migranti, a me no, portali a casa tua!
Frasi dirette, senza fronzoli, roba da commedia leggera, espressioni che anche il più distratto, mentre intinge un cornetto nel cappuccino al bar e ascolta da un televisore acceso frasi come: “Hanno rimosso il crocifisso dalle scuole…” – “Ci vogliono sottrarre il presepe…” – “Ci vuole di nuovo la leva militare…” pensa: “Forti questi, hanno proprio ragione.”

Artefatti di Internet #40 – Zombo.com (1999)

Zombo.com è un sito web dove puoi fare qualsiasi cosa. L’unico limite sei te stesso. Benvenuto.
Creato da Josh Levine alla fine del 1999, il sito era una parodia delle appariscenti e inutili introduzioni al web design di quell’epoca. Quando i visitatori arrivano su Zombo.com, vengono accolti da una semplice girandola lampeggiante e da una voce profonda che li colma di promesse di possibilità illimitate. Il Guardian lo ha etichettato come il “sito web meno utile” su Internet.

Il sito è una parodia delle pagine Web introduttive di Flash che vengono riprodotte mentre viene caricato il resto del contenuto di un sito. Zombo ha portato il concetto a un estremo umoristico, consistendo in una lunga pagina introduttiva che porta a un invito a iscriversi a una newsletter.

Inizialmente il sito era un’animazione Flash, ma dal 5 gennaio 2021 il sito Web ora utilizza HTML5 a causa della interruzione di Adobe Flash Player.

Kandisky

Nella Russia di fine Ottocento, un giovane brillantemente avviato alla carriera universitaria abbandonò tutto per dedicarsi all’arte. Solo quando l’arte è vissuta come una necessità irrinunciabile, come un demone che fa agire senza “ragionare”, si riesce a lasciare il certo per l’incerto, a preferire l’avventura al posto tranquillo e rassicurante, a rifiutare una cattedra presso l’Università di Dorpat per andare incontro alle mille insidie e insicurezze di una vita all’insegna dell’arte. Ma come si giunge a un tale cambiamento di rotta, a mutamenti così radicali?
Vasilij Vasil’evic Kandinskij (conosciuto internazionalmente con la trascrizione Kandinsky, con cui l’artista firmerà le sue opere) era nato a Mosca il 4 dicembre 1866 in una famiglia benestante. Il padre era un facoltoso commerciante di tè di origini mongole che aveva sposato una nobildonna moscovita, Lydia Ticheeva.

Già nei primi anni di vita Kandinsky dimostrò una straordinaria attitudine ai colori, che era in grado di memorizzare e quindi di ricordare anche a distanza di anni. Le sensazioni cromatiche percepite nella città natale (il rosso che caratterizza tanti edifici moscoviti e il bianco dei paesaggi innevati) e quelle ricevute durante il viaggio in Italia con i genitori nel 1869 rimarranno impresse in maniera indelebile nella mente dell’artista, che manterrà sempre una grande sensibilità nella percezione dei colori e una particolare concentrazione nella definizione cromatica dei suoi dipinti.
Poco dopo il viaggio italiano, il piccolo Kandinsky subì due dolorosi distacchi: il primo derivò dal trasferimento della famiglia a Odessa nel 1871, dove il padre andò a dirigere una fabbrica di tè, con conseguente allontanamento dalla “madre Mosca”; il secondo, che avvenne poco tempo dopo il trasferimento nella città ucraina, fu il distacco dalla madre, a causa della separazione dei genitori, un evento che influirà notevolmente sulla formazione del giovane Kandinsky, di cui si prese cura la zia, Elizabeth Ticheeva.

La zia materna, negli anni dell’infanzia dell’artista, ebbe un ruolo fondamentale come figura di riferimento, lo seguì negli studi, stimolandolo all’amore per l’arte e la musica: a lei il pittore dedicherà il suo fondamentale saggio Dello spirituale nell’arte.
Nel corso della sua infanzia Kandinsky affiancò agli studi liceali le lezioni di musica e i primi esperimenti pittorici, con una scatola di colori acquistata quando aveva quattordici anni. A testimonianza di questa prima fase “sperimentale” dell’artista rimane un pregevole disegno, risalente al 1886, conservato al Centre Pompidou di Parigi, raffigurante la chiesa della Natività della Vergine a Mosca.
Proprio in quell’anno, infatti, Kandinsky ritornò nella sua città natale per intraprendere gli studi di diritto ed economia, e quel disegno in cui spicca la tipica architettura degli edifici religiosi russi, realizzato con un tratto deciso, convinto e appassionato, testimonia allo stesso tempo l’amore dell’artista per la “madre Mosca” e la sua attitudine all’arte: un disegno elegantemente modulato fra i caratteri saldi e ben definiti della struttura architettonica e i “valori cromatici” conferiti all’immagine da un uso sapiente del chiaroscuro.

Elvis Presley

In un certo senso, col rock’n’roll cambiò tutto. Le implicazioni furono enormi, ma in senso stretto l’avventura vera e propria del rock’n’roll non durò molto. C’era in esso qualcosa di confusamente sovversivo a cui i giovani aderirono con entusiasmo, ma che spaventò l’America «adulta» e benpensante. Volendo cercare una data, fatidica come tutte le altre che riguardano la storia del rock, dobbiamo prendere di nuovo come riferimento la vicenda di Elvis Presley, che con le sue contraddizioni ben rappresenta la duplicità e la fragilità di questa musica.
Elvis era davvero un personaggio psicologicamente complesso, diviso tra un istintivo senso di ribellione e la voglia di consenso, di accettazione da parte di tutto il pubblico americano. Proprio quando il suo mito era definitivamente consolidato nell’immaginario giovanile, si pose il problema del servizio militare, era il 1958. Elvis accettò di buon grado di servire la patria, sottolineando anzi il suo gesto con plateale patriottismo. La strategia gli fu suggerita dal suo manager, il famigerato colonnello Parker che aveva assunto il controllo totale della sua carriera e che aveva intuito perfettamente che, per accedere alla totalità del mercato musicale, Elvis Presley non poteva essere considerato un oltraggioso sovversivo. Bisognava modificare quell’immagine e l’occasione del servizio militare fu sfruttata nel migliore dei modi. Non solo Elvis si sottomise a tutti gli obblighi di leva, ma rinunciò a qualsiasi privilegio, mostrandosi umile e obbediente, in altre parole un bravo ragazzo americano, moderato e amante della patria. Per questo molti hanno preso quella data come la fine del rock’n’rol, o almeno la fine della fase più autentica e sovversiva del fenomeno.
Nel frattempo, l’industria della musica, inizialmente spiazzata dal boom del nuovo sound, aveva potuto prendere le misure del mercato giovanile e riacquistare il pieno controllo della situazione. Già nuovi idoli giovanili, molto piú innocui e addomesticati, si affacciavano alle porte. Il rock’n’roll, stemperando tutti i lati piú pericolosi e imprevedibili, stava per diventare la base per la nuova industria del divertimento.
Nonostante il leggendario «comeback» del 1968, con il quale torna alla musica dal vivo dopo innumerevoli e inutili film, viene letteralmente travolto dall’avvento del rock. Poche, pochissime le cose da ricordare e tutte più o meno negli anni Sessanta. Nel decennio successivo, l’ultimo della sua carriera, Elvis si limita a diventare la caricatura di se stesso. Ma il suo successo rimane inalterato e il suo culto cresce fino alla sua morte, nel 1977, quando nel mondo del rock sta infuriando il punk.

Programma il suo funerale 10 anni prima: una festa per i suoi amici

Un anziano britannico che aveva pianificato in anticipo il suo funerale nel 2013, ha visto i suoi ultimi desideri avverarsi dopo la sua serena scomparsa a giugno.
Malcolm Brocklehurst, rinomato esperto di aeromobili, aveva commissionato (nel 2013) una bara arancione a forma di aeroplano a un produttore di bare e urne tradizionali con sede a Nottingham in Inghilterra che aiuta le persone a personalizzare il loro funerale.
Il nonno di nove nipoti è stato filmato seduto nella bara nel programma Bizarre Burials di Channel 5, mostrando una prova della cerimonia che l’ex ingegnere aerospaziale ha coordinato nei minimi dettagli.
L’aereo è stato opportunamente chiamato Tango One e numerato con MB 1934, le sue iniziali e l’anno di nascita.
Ha anche annunciato che voleva che il corteo funebre partisse dal campo dello stadio dove gioca la sua squadra di calcio preferita, il Blackpool FC.
Malcom decise di pianificare in anticipo il suo funerale per evitare che sua moglie, Mary, dovesse organizzare la giornata da sola. Si scoprì che lei morì prima di lui.
Ma parlando della prova del 2013, disse che era tutto “un divertimento spensierato”. “È stata una giornata come nessun’altra”. “È stato strano essere sepolto nella mia bara di aereo, anche se ho insistito perché non mettessero il coperchio completamente, nonostante le proteste degli amici che dicevano: ‘Finalmente ce l’abbiamo, inchiodatelo in fretta’”.
Un lunedì di giugno di quest’anno, c’era una bandiera del Blackpool Football Club che sventolava alta sul palo nel suo cortile, mentre la bara di aereo veniva sollevata su un veicolo con il tetto piatto per il suo volo finale.