Appunti Corti #95

Ogni libro è una porta, un invito a esplorare, a scoprire qualcosa di nuovo. Ci sono libri che mi fanno ridere, altri che mi fanno piangere. Alcuni mi lasciano senza fiato per la bellezza delle loro descrizioni, mentre altri mi tormentano per giorni, costringendomi a riflettere su ciò che sono e su come vedo il mondo. Leggere è un atto intimo, quasi sacro. Ogni volta che apro un libro, è come se stringessi un patto silenzioso con l’autore: lui mi dona le sue parole, io gli offro il mio tempo, la mia attenzione, e, in un certo senso, anche una parte di me stesso.

Al Jarreau: un originale talento vocate tra Jazz, R&B e Pop

Oggi, 12 marzo, si celebra l’anniversario della nascita di Al Jarreau, avvenuta nel 1940 a Milwaukee, negli Stati Uniti. Al Jarreau, il cui vero nome era Alwyn Lopez Jarreau, crebbe in un ambiente familiare profondamente immerso nella musica: la madre era pianista e il padre, pastore della Chiesa Avventista del Settimo Giorno, era anch’esso cantante.
Al Jarreau è stato un celebre cantante e compositore americano, noto per la sua voce versatile e per essere l’unico artista ad aver vinto Grammy Awards in tre diverse categorie: jazz, pop e R&B. La sua carriera durò oltre cinque decenni e si distinse per la sua capacità di spaziare tra generi musicali, sperimentando con le sonorità e utilizzando la voce come uno strumento vero e proprio.
Nato a Milwaukee, Wisconsin, Jarreau iniziò a cantare in chiesa fin da giovane, influenzato dal gospel, ma sviluppò presto un interesse per il jazz, il soul e il pop. Sebbene si sia laureato in psicologia e abbia lavorato come assistente sociale, la passione per la musica ebbe presto la meglio, e alla fine degli anni ’60 cominciò a esibirsi nei club di Los Angeles, dove il suo talento fu notato.
Uno dei punti di forza di Jarreau era la sua capacità di scat, una tecnica vocale di improvvisazione tipica del jazz, e il modo in cui imitava strumenti musicali con la voce. Questa abilità, insieme al suo timbro vocale unico, lo rese un interprete incredibilmente originale.
Le sue collaborazioni con artisti di generi diversi, come George Benson e Chick Corea, hanno messo in luce la sua capacità di adattarsi a stili musicali vari, pur mantenendo sempre la sua firma vocale unica. Era apprezzato non solo come artista jazz, ma anche nel mondo della musica pop e R&B, riuscendo a colmare il divario tra i generi con la sua arte.
Al Jarreau ha ricevuto sette Grammy Awards nel corso della sua carriera, dimostrando il suo impatto duraturo e la sua eccellenza in vari campi musicali. La sua morte, avvenuta nel 2017 all’età di 76 anni, lasciò un grande vuoto nel panorama musicale internazionale, ma la sua eredità continua a vivere attraverso le sue registrazioni e l’influenza che ha esercitato su molti artisti successivi.
Il suo stile innovativo, la sua personalità magnetica e la sua incredibile tecnica vocale fanno di Al Jarreau una figura unica nella storia della musica.

Keith Emerson: talento del “Progressive Rock”

L’11 marzo 2016, il mondo della musica ha perso uno dei suoi più brillanti talenti, il tastierista rock Keith Emerson. Nato nel 1944 a Todmorden, Inghilterra, Emerson divenne un’icona degli anni ’70, grazie al suo straordinario talento e alla sua capacità di innovare nel campo musicale.
Keith Emerson è stato un leggendario tastierista e compositore britannico, noto soprattutto per essere stato il leader e co-fondatore della band Emerson, Lake & Palmer (ELP), uno dei gruppi più influenti del rock progressivo degli anni ‘70. Emerson è considerato uno dei più grandi innovatori nell’uso delle tastiere, in particolare del sintetizzatore, e ha avuto un impatto significativo nella fusione tra musica classica, jazz e rock.
Prima di fondare ELP, Emerson divenne famoso con la band The Nice, dove iniziò a esplorare l’integrazione di elementi classici nella musica rock. Questo approccio, unito alla sua tecnica straordinaria e al suo carisma sul palco, lo rese rapidamente una figura di spicco nella scena rock britannica. Le sue esibizioni dal vivo erano spesso spettacolari, con Emerson che suonava l’organo Hammond in maniera selvaggia, inclusi momenti in cui lo “assaltava” con coltelli per mantenere le note prolungate.
Con ELP, Keith Emerson portò il rock sinfonico a nuovi livelli, grazie alla sua capacità di adattare opere classiche e jazz in composizioni moderne. Alcune delle opere più iconiche del gruppo, come “Tarkus” (1971), “Pictures at an Exhibition” (1971, basato su Mussorgsky) e “Karn Evil 9” (1973), mostrano la maestria di Emerson come compositore e interprete. La sua abilità nell’uso del Moog synthesizer, uno strumento relativamente nuovo all’epoca, ridefinì le possibilità sonore della musica rock, influenzando generazioni di musicisti.
La sua vita fu segnata da una costante ricerca di nuove sonorità e dalla voglia di spingersi oltre i limiti tecnici e musicali, ma anche da alcune difficoltà personali, soprattutto negli ultimi anni. Emerson morì nel 2016 a 71 anni, lasciando un’eredità immensa nel mondo della musica. Oggi è ricordato come uno dei pionieri del rock progressivo e come un innovatore che ha cambiato per sempre il modo di intendere e suonare le tastiere nella musica moderna.

Joan Armatrading – To The Limit (1978)

Arrivata bambina a Birmingham da un’isoletta dei Caraibi, Joan Armatrading è stata la prima importante cantautrice di colore britannica, capace di spaziare nei suoi dischi dal soul al jazz, dal folk a mezzetinte più dichiaratamente pop.
Merito di uno stile vocale intenso ed emotivo, che si consolida con gli anni – fin da quando, giovanissima, canta in una versione minore del musical Hair – passando attraverso la collaborazione sulle liriche con Pam Nestor. Preceduto dal sensuale Joan Armatrading e dal più complicato e intimista Show Some Emotion, To The Limit consolida un’arte basata sul chiaroscuro, su una scrittura ora drammatica e ora nostalgica, mescolata con i ricordi della propria terra d’origine. Nei momenti più vibranti si scorge la linea che ha generato, anni dopo, l’attitudine scura di Tracy Chapman.

Ascolta il disco

Artefatti di Internet #52 – Me at the Zoo (2005)

Il co-fondatore di YouTube Jawed Karim ha caricato il primo video di YouTube, “Me at the Zoo”, il 23 aprile 2005. La clip di 19 secondi mostra Karim che discute delle lunghe proboscidi di due elefanti allo zoo di San Diego. Sebbene non fosse innovativo nei contenuti, il video ha dato il tono a una nuova era di video creati dagli utenti. Inizialmente concepito come un sito di incontri, YouTube si è spostato verso l’intrattenimento online proprio quando le condizioni sono diventate mature per la condivisione di video su larga scala, come l’emergere di un accesso a banda larga diffuso. Al suo lancio ufficiale il 15 dicembre 2005, YouTube stava già offrendo oltre due milioni di visualizzazioni video al giorno.

Giacomo Balla

Giacomo Balla nasce a Torino nel 1871. Già da adolescente ha una precoce predilezione per la musica cui si avvicina con lo studio del violino, passione che ben presto abbandona per accostarsi al disegno e alla pittura; contemporaneamente il padre, di professione chimico, gli trasmette la passione per la fotografia, iniziandolo a una conoscenza tecnica che sarà determinante per la formazione della visione estetica della sua pittura. Dopo avere terminato gli studi superiori, Giacomo decide di frequentare l’Accademia Albertina, dove si ritrova compagno di studi di Pellizza da Volpedo, giovane artista che di lì a breve diventerà uno dei capiscuola del Divisionismo italiano; fa, inoltre, la conoscenza di un amico di Pellizza, il fotografo Oreste Bertieri, con il quale è naturale supporre abbia condiviso quegli interessi determinati dalla paterna predilezione per la fotografia.

Balla è inventore, mago profeta: uno dei protagonisti della cultura italiana del Novecento. Si paragona a Leonardo e Tiziano. Insulta i passatisti alla ribalta del suo tempo: “Questo passato col quale me la prendo così ferocemente”, scrive nel taccuino n. 4. Ma non sa rinunciare alla ricerca anche educata (“L’artista dopo che ha lavorato deve sentirsi stanco, eccitato, qualche volta felice e quasi sempre insoddisfatto”). Mai è venuta meno all’ostinato pittore di Torino la coscienza di essere avanti, di contraddire il proprio tempo, di prevedere lo spazio del futuro.

Nel periodo iniziale si è posto il problema di una pittura oggettiva; tra i primi ha realizzato una pittura “astratta” (1912); ha costruito sculture con materiali diversi e anche deperibili (1914); è arrivato alla sintesi scenografica di geometria-musica-luce-movimento (nel 1917, per i Balletti Russi); ha pensato all’arredamento (fin dal 1912); ha cercato di cambiare il modo di vestire e il comportamento. Sono da aggiungere gli esperimenti in campo teatrale, le “parole in libertà”, l’intervento nel primo film futurista (si tratta di esperimenti, sulla linea di Marinetti, in anticipo su Dada). L’intento di Balla, come dichiara lo straordinario manifesto pubblicato nel 1915 e scritto insieme a Depero, è la Ricostruzione futurista dell’universo.


Willie Smith, uno specialista di sax alto

Il 7 marzo 1967 muore di cancro a Los Angeles, in California, il cinquantaseienne Willie Smith, all’anagrafe William McLeish Smith, considerato, insieme a Johnny Hodges e Benny Carter, uno dei tre grandi specialisti di sax alto degli anni Trenta.
Willie Smith è stato un sassofonista jazz americano, noto soprattutto per il suo stile raffinato e la sua lunga collaborazione con Jimmy Lunceford e Harry James.
Iniziò a suonare il sassofono contralto negli anni ’20 e divenne famoso negli anni ‘30 come membro della Jimmy Lunceford Orchestra, una delle big band più importanti dell’epoca swing.
Il suo stile era elegante, fluido e con un fraseggio sofisticato, caratterizzato da un suono caldo e impeccabile.
Dopo la morte di Lunceford nel 1947, si unì alla Harry James Orchestra, con la quale suonò per diversi anni.
Willie Smith è spesso ricordato come uno dei più grandi sassofonisti swing, un vero maestro dell’altissimo livello tecnico e del lirismo espressivo. Anche se il suo nome non è sempre tra i più citati, ha influenzato molti sassofonisti successivi e ha lasciato un segno nella storia del jazz.