David Bowie: icona del Pop/Rock mondiale

David Bowie è stato un’icona della musica e della cultura pop, conosciuto non solo per la sua carriera musicale straordinaria, ma anche per la sua capacità di reinventarsi continuamente. Nato il 8 gennaio 1947 a Londra come David Robert Jones, ha cambiato il suo nome in Bowie per evitare confusione con Davy Jones dei Monkees.
Bowie è diventato famoso negli anni ‘70 con l’album “The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars”, in cui interpretava il personaggio androgino e alieno Ziggy Stardust. Questa fase della sua carriera lo ha reso un simbolo di anticonformismo e ha influenzato profondamente la cultura pop.
La sua musica ha spaziato tra vari generi, dal rock al soul, dal pop all’elettronica, collaborando con artisti di grande calibro e sperimentando con suoni e stili diversi. Tra i suoi album più celebri ci sono “Hunky Dory”, “Aladdin Sane”, “Heroes” e “Let’s Dance”.
Oltre alla musica, Bowie è stato anche attore, apparendo in film come “The Man Who Fell to Earth”, “Labyrinth” e “The Prestige”.
David Bowie è morto il 10 gennaio 2016, due giorni dopo il suo 69º compleanno e l’uscita del suo ultimo album, “Blackstar”. La sua morte ha lasciato un vuoto nel mondo della musica, ma la sua eredità continua a vivere attraverso le sue opere e l’influenza che ha avuto su generazioni di artisti e fan.

Francesco De Gregori — Rimmel (1975)

Alla metà degli anni settanta, la nuova canzone italiana, e non solo quella, stava cercando un’identità appropriata alle nuove forme di espressione della realtà. Francesco De Gregori con Rimmel disse la sua, in maniera splendida, in un disco che rimane ancora oggi avvincente. Fu il risultato di uno “stato di grazia”, di un momento di irripetibile ispirazione creativa e soprattutto un attestato di amore nei confronti delle possibilità offerte dallo “strumento canzone”. La cosa che più colpisce è la ricchezza delle idee, ogni canzone di quel disco è un capitolo a sé.
Pablo, uno slogan politico con una bella estensione vocale, Buonanotte fiorellino, classico ermetismo “De Gregoriano”, Rimmel, relazione amorosa in forma letteraria, Piano bar, svagata e pungente (la leggenda vuole dedicata a A. Venditti), Quattro cani, brano di lunare solitudine, Piccola mela, classico “italianfolk”, Pezzi di vetro, se fosse un film sarebbe “il mistero fuggente”.
Molte di queste canzoni sfuggono ad una facile classificazione, hanno il dono dell’ambiguità, delle volte talmente audaci da creare non pochi problemi al cantautore, (venne osteggiato dalla sinistra, che chiedeva una maggiore chiarezza nelle sue parole), ma a parte le polemiche, fu un disco molto amato dalla gente e presumibilmente dallo stesso De Gregori.
Le canzoni, che sono dei “capitoli” di un immaginario romanzo di vita, sommate alla voce, che è talmente personale, armonizzata e poco convenzionale, fa di questo disco uno dei più ricchi e creativi della canzone italiana.
De Gregori pur essendo un dylaniano convinto, era uno di quelli che avevano perfettamente compreso come la canzone italiana, per quanto d’autore, avesse bisogno, per evolversi, di uno stretto rapporto con la tradizione. Rimmel è inteso come “manifesto” di tale progetto: canzoni “dentro” la realtà ma senza rinunciare alle sue prerogative, alla possibilità di costruire qualcosa che ancora non esisteva.

Joan Baez: l’”Usignolo di Woodstock”

Joan Baez è una cantante, musicista e attivista americana, nota per la sua voce unica e il suo impegno per i diritti civili, la pace e la giustizia sociale. Nata il 9 gennaio 1941 a New York, Baez è diventata famosa negli anni ’60 come una delle principali figure del movimento folk americano.
È conosciuta per le sue interpretazioni di canzoni folk tradizionali e per la sua capacità di mescolare musica e attivismo. Joan Baez ha avuto un ruolo importante nel promuovere la carriera di Bob Dylan, con il quale ha anche collaborato in diverse occasioni. Tra le sue canzoni più celebri ci sono “Diamonds & Rust,” “We Shall Overcome,” e la sua versione di “The Night They Drove Old Dixie Down.”
Baez è stata un’importante voce contro la guerra del Vietnam e ha sostenuto numerose cause umanitarie nel corso della sua carriera. Ha continuato a esibirsi e a registrare musica per decenni, mantenendo sempre un forte impegno per i diritti umani e sociali.

Appunti Corti #81

“Il linguaggio è una pelle” ha scritto un noto semiologo e critico letterario francese di nome Roland Barthes. E questo linguaggio ci avvolge, ci protegge, ma allo stesso tempo ci espone. Attraverso di esso ci mostriamo al mondo, rivelando sensazioni e pensieri che scivolano dalla profondità al visibile. Ogni parola è un contatto, un tentativo di sentire e farci sentire, di accarezzare o ferire, a seconda di come scegliamo di usarla. È un confine vivo, fatto di significati che vibrano, e forse, come ogni pelle, racconta più di ciò che pensiamo di dire.

Encircle: L’app per l’inventario della casa

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Messaggio di Bertrand Russell alle persone che vivono nell’anno 2959: “L’amore è saggio, l’odio è sciocco”

Bertrand Russell, il grande filosofo e critico sociale britannico, apparve nel programma della BBC Face-to-Face nel 1959 e gli fu posta una domanda conclusiva: cosa diresti a una generazione che vivrà tra 1.000 anni sulla vita che hai vissuto e sulle lezioni che hai imparato? La sua risposta è breve, ma concisa. Potete leggere una trascrizione qui sotto:

Vorrei dire due cose, una intellettuale e una morale:

La cosa intellettuale che vorrei dire loro è questa: quando studiate una questione o considerate una filosofia, chiedetevi solo quali sono i fatti e qual è la verità che i fatti confermano. Non fatevi mai distrarre né da ciò che desiderate credere né da ciò che pensate avrebbe effetti sociali benefici se fosse creduto, ma guardate solo e unicamente a quali sono i fatti. Questa è la cosa intellettuale che vorrei dire.

La cosa morale che vorrei dire loro è molto semplice. Dovrei dire: l’amore è saggio, l’odio è sciocco. In questo mondo, che sta diventando sempre più interconnesso, dobbiamo imparare a tollerarci a vicenda. Dobbiamo imparare a sopportare il fatto che alcune persone dicano cose che non ci piacciono. Possiamo vivere insieme solo in quel modo, e se vogliamo vivere insieme e non morire insieme, dobbiamo imparare un tipo di carità e un tipo di tolleranza che è assolutamente vitale per la continuazione della vita umana su questo pianeta.

Non sono state pronunciate parole più vere. Potete guardare l’episodio completo del 1959 qui sotto.

Paolo Conte: cantautore con il Jazz nel cuore

Paolo Conte è un cantautore, compositore e musicista italiano, noto per il suo stile unico che fonde jazz, swing, chanson francese e musica d’autore italiana. Nato il 6 gennaio 1937 ad Asti, Conte è anche avvocato di formazione, ma ha scelto la musica come sua carriera principale.
Il suo stile è caratterizzato da una voce roca e profonda, testi poetici e sofisticati, spesso intrisi di un senso di nostalgia e ironia. I suoi brani più famosi includono “Via con me”, “Sotto le stelle del jazz”, “Bartali” e “Azzurro”, quest’ultimo reso celebre dall’interpretazione di Adriano Celentano. Le sue canzoni esplorano una vasta gamma di temi, dalle storie di vita quotidiana a immagini suggestive e atmosfere cinematografiche.
Paolo Conte ha una lunga carriera alle spalle e continua a essere una figura di riferimento nella musica italiana e internazionale. È apprezzato non solo per la sua musica, ma anche per la sua abilità di evocare mondi e atmosfere uniche attraverso le sue composizioni.

Harry Gruyaert

Nato ad Anversa, in Belgio, nel 1941, Harry Gruyaert si avvicina ben presto al mondo dell’immagine grazie al padre, insegnante di tecnica fotografica presso la Gevaert. Dopo gli studi all’École du Cinéma et de la Télévision di Bruxelles (1960-1963), lavora, nei primi anni Sessanta, come direttore della fotografia per la rete televisiva fiamminga. Nel 1965 scopre il Marocco, dove tornerà molto spesso nei successivi vent’anni.
Decide di diventare fotografo a tempo pieno e si avvicina al mondo della fotografia di moda (assignments per Elle e altre riviste). Comprende che non è la moda a interessarlo, ma i luoghi in cui le foto sono scattate: sempre più si dedica a una fotografia personale, di ricerca. A Londra, nel 1972, realizza il suo primo lavoro di ampio respiro, TV Shots: fotografie di uno schermo televisivo, realizzate all’interno di una camera da letto, che catturano immagini delle Olimpiadi di Monaco di Baviera o dei primi voli della navicella Apollo.
Si trasferisce a Parigi ma continua a viaggiare, e nel 1976 riceve l’importante premio Kodak della critica fotografica per le immagini sul Marocco. Allarga nel frattempo il proprio orizzonte con intensi reportage in Egitto, India, Vietnam, Medio Oriente, Yemen, Cina e Italia.
Continua anche a visitare il suo Paese e a fotografarlo (il frutto di questo lavoro verrà raccolto nel volume Made in Belgium, 2000).
Nel 1981 entra a far parte di Magnum Photos. Nel corso degli anni, accanto ai progetti più personali, affianca assignments per importanti riviste, come il National Geographic, lavori di corporate per numerose industrie (Renault, Audi, Ford, Elf, Iveco, Lavazza ecc.) o missioni fotografiche per istituzioni pubbliche (i reportage su Madrid, 1992, in Francia sulla baia della Somme, 1990, e a Digione, 1995).
Importanti mostre e volumi (Lumières blanches, 1986; Morocco, 1990; Made in Belgium, 2000; Rivages, 2003) raccolgono le sue foto. in ogni lavoro la ricerca è sempre costante e precisa, nel tentativo di catturare al meglio la sottigliezza della luce e la forza del colore.

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