Appunti corti #98

C’è sempre meno gente nella mia comfort zone. È come un sugo che cuocendo va restringendosi. Si restringe, si restringe e si restringe ancora, lasciando una polpa densa e scurissima, priva di eccessi, che basta appena per dare sapore a quei cinquanta grammi di pasta, mal contati, che giacciono radi sul fondo del piatto fiorato!

Joan Baez

C’erano personaggi importanti nella scena musicale del folk revival americano, innanzitutto Joan Baez, musa femminile del movimento, più o meno santificata icona del canto popolare, che già prima di Dylan aveva iniziato a proporre un approccio più libero alla canzone tradizionale e folk, con un bellissimo album d’esordio del 1960. Fino al 1965 fu a fianco di Dylan, interpretò molti suoi brani, lo accompagnò nei concerti come nella vita privata, percorse con lui le vie del successo, diventando per alcuni anni un simbolo del movimento pacifista, completando la più scabrosa e sfuggente personalità di Dylan, difficile da irreggimentare e soprattutto da considerare in chiave militante. La Baez era come un usignolo dal canto limpido e lineare, proponeva un’immagine specchiata e integra, priva di irregolarità, una sorta di suffragetta moralmente impeccabile e rigorosa fino all’eccesso, tutto sommato nettamente in contrasto con la figura di Dylan, ma proprio per questo per alcuni anni ne diventò l’alter ego femminile. Nel 1965, prima che il sodalizio si interrompesse, pubblicò quello che viene ritenuto il suo miglior album, Farewell Angelina, arricchito da molti brani di Dylan. Poi da sola combatterà per anni in favore dei diritti civili e della pace.

Mance Lipscomb: musicista Blues scoperto a 65 anni

Mance Lipscomb, nato Emancipation Lipscomb il 9 aprile 1895 a Navasota, Texas, è stato un importante chitarrista e cantante di blues rurale e folk, noto per il suo stile di chitarra fluido e la sua capacità di raccontare storie attraverso la musica. A differenza di molti altri musicisti blues della sua epoca, Lipscomb trascorse gran parte della sua vita lavorando come contadino e suonando musica solo in contesti locali, fino a quando non fu “scoperto” durante il periodo del revival folk negli anni ’60.
Il suo stile musicale, che Lipscomb chiamava “songster”, era una fusione di vari generi che comprendevano il blues, il ragtime, le ballate e i canti popolari tradizionali, riflettendo l’ampio repertorio che suonava per la sua comunità. La sua tecnica chitarristica era basata sul fingerpicking, che gli permetteva di creare melodie complesse mentre accompagnava le sue storie cantate con ritmo e armonia. Nonostante non abbia mai lasciato il Texas fino a tarda età, il suo impatto sulla scena musicale folk e blues americana fu profondo una volta che divenne noto al pubblico più vasto.
Mance Lipscomb fu “scoperto” nel 1960 da Chris Strachwitz e Mack McCormick, due ricercatori del blues, che lo registrarono per la Arhoolie Records. Il suo album di debutto, “Texas Sharecropper and Songster”, mostrava la sua vasta conoscenza musicale e attirò l’attenzione del pubblico del revival folk. A partire da quel momento, Lipscomb iniziò a esibirsi in vari festival folk e blues in tutto il paese, tra cui il famoso Newport Folk Festival, guadagnandosi la reputazione di uno degli ultimi veri “songsters” della tradizione afroamericana.
A differenza di molti bluesmen del Delta, Lipscomb non si concentrava esclusivamente sui temi della sofferenza e del dolore, ma il suo repertorio includeva anche brani più leggeri e umoristici. La sua capacità di raccontare storie attraverso le canzoni e la sua presenza carismatica sul palco gli valsero il rispetto di molti musicisti più giovani, sia nel blues che nella scena folk.
Mance Lipscomb continuò a suonare e registrare fino alla sua morte il 30 gennaio 1976, lasciando un’eredità di autenticità e maestria musicale. Oggi è ricordato come uno dei maggiori rappresentanti del blues texano e come una figura chiave nel mantenere viva la tradizione dei “songsters”, un ponte tra le antiche forme di musica popolare e il moderno blues.

Realtà

Cosa vede uno yorkshire che entra in un prato d’erba non tagliato rispetto a un alano?
Il piccoletto entra in una foresta.
L’alano passeggia su un prato.
Il prato è lo stesso eppure ciascuno/a ha esperienza di quella realtà a partire dal proprio karma.
Un gatto, al buio, può vedere un mare di cose che noi non possiamo percepire. Un cane conosce, riconosce e ricorda la realtà attraverso l’olfatto e quando annusa un angolo sta leggendo tutto di quell’angolo: cosa c’è, chi c’è, chi c’è stato. Noi, proprio come gli animali, siamo capaci di guardare quello che i nostri sensi ci permettono di vedere, di conoscere, di ricordare. Quella è la realtà per noi.
Ci sembra vero solo quello che le emozioni, le paure, i pensieri e le esperienze vissute fino a quel momento ci fanno vedere della realtà.
La realtà allora è solo soggettiva, tutta individuale, determinata dallo stato d’animo del momento e dalla nostra storia. Ed esistono tante possibili realtà quante il karma di ognuno consente di vederne.
Tutte vere, tutte degne.

Billie Holiday: la sensibilità del canto Jazz e Blues

Billie Holiday, nata Eleanora Fagan il 7 aprile 1915 a Filadelfia, è stata una delle più iconiche e influenti cantanti jazz e blues del XX secolo. È nota non solo per la sua voce straordinaria, ma anche per la sua capacità di trasmettere emozioni profonde attraverso le sue interpretazioni. Il suo stile unico, caratterizzato da un fraseggio personale e un approccio emotivo alle canzoni, la distingue tra i più grandi artisti del suo tempo.
Holiday iniziò la sua carriera negli anni ‘30, esibendosi in piccoli club a New York. Fu scoperta dal produttore John Hammond, che la fece entrare nell’orchestra di Benny Goodman, uno dei primi passi verso la fama. Tra i suoi successi più noti vi sono brani come “Strange Fruit”, una canzone struggente che denuncia il linciaggio degli afroamericani nel sud degli Stati Uniti, “God Bless the Child”, e “Lover Man”.
La vita di Billie Holiday è stata segnata da profondi traumi personali e difficoltà, tra cui la discriminazione razziale, gli abusi, e la dipendenza da droghe, che ne hanno in parte oscurato la brillante carriera. Nonostante le difficoltà, la sua voce e il suo talento hanno lasciato un’impronta indelebile nella storia della musica. Il suo modo di cantare, che integrava il jazz e il blues con il suo vissuto personale, la rese unica e la fece diventare una figura simbolica della lotta contro l’ingiustizia sociale.
Holiday morì prematuramente il 17 luglio 1959 a soli 44 anni, ma la sua musica continua a influenzare artisti di tutto il mondo. Conosciuta anche come “Lady Day”, il suo stile ha aperto la strada a generazioni di cantanti che hanno cercato di esprimere le proprie emozioni attraverso il jazz.

La Bussola #8

La descrizione del sito Volere la Luna è: La politica punto a capo.

Il sito (e associazione) Volere la Luna non si promuovono come illusi o sognatori ma pensano che senza entusiasmo, senza pensare in grande, senza utopia non si esca dalla crisi etica, sociale, culturale e politica in cui ci ha precipitati il pensiero unico. In Italia e non solo.
Volere la luna significa pensare che fare solidarietà è fare politica. Che fare la pace è fare politica. Che fare eguaglianza tra i generi è fare politica.

Goccia

Che nessun dettaglio
possa inutilmente perdersi
nel mare uniforme del ricordo.
Così raccogli ogni più piccola goccia
d’immagine sospesa
sugli occhi accasciato.

Ash Ra Tempel – Schwingungen (1972)

I P.I.L dell’influentissimo Metal Box sette anni prima? Per ascoltarli non dovete che porre mano alla prima metà (un tempo, facciata) di Schwingungen: sono li, in una Flowers Must Die che preconizza John Lydon persino nel titolo (mentre Suche & Liebe adombra piuttosto certi Pink Floyd). Ulteriore passo avanti nello straniamento per i berlinesi Ash Ra Tempel dopo un omonimo esordio a 33 giri ove avevano mandato in lisergica collisione, fra ricordi di blues, Stooges e Sun Ra, MC5 e Quicksilver Messenger Service. Imperdibile l’immediato prosieguo, con il sodalizio con il guru psichedelico Timothy Leary di Seven Up e altre delizie chiamate Join Inn e Starring Rosi. Fino all’avveniristico Inventions for Electric Guitar del ’75, di fatto un disco solistico del leader Manuel Göttsching. Cè chi dice che sia l’atto di nascita della techno.

Ascolta il disco