Terza selezione dei cento migliori brani jazz di tutti i tempi. Brani di: Body And Soul di Coleman Hawkins, Song For My Father di Horace Silver, Spain di Chick Corea, Blue In Green di Miles Davis, Naima di John Coltrane, Flamenco Sketches di Miles Davis, Waltz For Debby di Bill Evans, Autumn Leaves di Cannonball Adderley, St. Thomas di Sonny Rollins e Mercy, Mercy, Mercy di Cannonball Adderley.
MyRetroTVs è un servizio che ci permette di guardare la televisione degli anni ’50/’60/’70/’80/’90/’00. E’ un progetto ben fatto che non ha rivali in Italia e nel mondo, probabilmente per questione di copyright immagino, anche se però molto materiale si trova su YouTube e quindi il problema non dovrebbe sussistere. Il sito in questione ha però (appunto) un grosso “limite”: è un sito fatto da americani per americani e quindi è solo su programmi in lingua inglese. Una visita comunque la consiglio.
La descrizione del sito Kulturjam è: Ambisce ad essere un prodotto di eccellenza per la qualità dei contenuti, le firme dei propri collaboratori e un fenomeno popolare. I loro cardini: cultura, società e ambiente.
Kulturjam ha l’obiettivo di superare il tessuto mediatico tradizionale ormai inadatto a dialogare con fasce di popolazione ormai polarizzate: l’alto e il basso, l’anziano e il giovane, i nativi social e i reduci del ‘900, in una evidente frattura generazionale. Tutto questo attraverso una nuova piattaforma multimediale composta da questa testata giornalistica, il canale di video streaming, Kulturjam TV e le nostre partnership radiofoniche.
Willem Breuker morto il 23 luglio 2010 è stato un sassofonista, clarinettista, compositore e bandleader olandese, noto per il suo approccio eclettico al jazz e per essere stato una delle figure chiave del movimento europeo del free jazz e dell’improvvisazione radicale. Negli anni ’60, Breuker si fece notare per il suo spirito ribelle, mescolando free jazz, musica da circo, cabaret, fanfare e elementi di musica contemporanea. Fu membro del Instant Composers Pool (ICP), collettivo olandese fondato insieme a Han Bennink e Misha Mengelberg, che promuoveva un jazz sperimentale e improvvisato. Nel 1974 fondò la Willem Breuker Kollektief, un ensemble con cui esplorò un jazz teatrale e surreale, caratterizzato da ironia, citazioni musicali e improvvisazione strutturata. Il gruppo divenne celebre per le sue performance energetiche e imprevedibili, nelle quali il confine tra jazz, musica classica moderna e folk veniva continuamente sfumato. Breuker ha anche composto colonne sonore, musica per teatro e orchestrazioni per ensemble sinfonici, dimostrando una versatilità straordinaria. Il suo contributo al jazz europeo è stato fondamentale per ridefinire l’identità della musica improvvisata al di fuori dell’influenza americana.
Che fare? Abbandonarsi alla poesia, lasciarsi cullare dalle parole, farsi trasportare in un mondo etereo e sublime? O accettare che la poesia, in fondo, è solo un modo elegante per dire quello che potremmo dire in cinque parole semplici ma con molta più enfasi? Forse non mi risponderò oggi, né domani.
Da tempo ormai, l’area amichevole di cui si è riempita di volta in volta nel corso degli anni, la mia vita, ha smesso di alimentarsi. Chi ho abbandonato, chi è rimasto distante, chi è scomparso e chi ho semplicemente smesso di sentire. Tutti nel contenitore affezione, nel reparto dispensa. Non so cosa, non so come, non ho risposte o meglio non le cerco. L’abitudine, questa conosciuta amica-nemica, ormai da tempo, ha preso il sopravvento sulla gestione quotidiana della condivisione fisica, affettiva, amichevole. Quando un “lamento” non viene cancellato con un’azione “fisica”, rimane sommerso ma vivo e come la lava di un vulcano, è probabile che ogni tanto erutti.
Come i migliori poeti e cantastorie, Mary Chapin Carpenter tesse ampie reti di bellezza, desiderio e profondità emotiva. In ogni canzone del suo nuovo album, Personal History, medita su capitoli della sua vita e ci invita a percorrere con lei questo viaggio labirintico, condividendo la saggezza inesauribile che trae dai piccoli momenti della vita. In Personal History, Mary Chapin Carpenter intreccia canzoni con filamenti lirici e strati di strumentazione cinematografica, avvolgendoci in una ricca maestosità ritmica. Potrebbe essere il suo miglior album finora, ed è certamente uno dei migliori dell’anno finora.
Emblema politico del jazz fu il sassofonista Archie Shepp, compositore e poeta statunitense, una delle figure più influenti della musica d’avanguardia e del free jazz. Nato nel 1937, Shepp ha collaborato con artisti del calibro di John Coltrane, Cecil Taylor e Sun Ra, distinguendosi per il suo stile potente e il suo impegno politico. La sua musica è fortemente radicata nel blues e nel jazz tradizionale, ma anche nell’improvvisazione radicale e nella denuncia sociale. Negli anni ’60 e ’70, i suoi album affrontavano temi legati ai diritti civili e all’identità afroamericana, rendendolo una voce importante nel movimento Black Power. Oggi in ombra ma allora in prima linea sul fronte della nuova musica, soprattutto per quanto riguarda il lato più militante dell’avanguardia, quello legato esplicitamente alle rivendicazioni. Lo stesso suono del suo sassofono, forte, vibrante, aggressivo, esprimeva la volontà di un’imperiosa reazione a qualsiasi atteggiamento passivo, di sopportazione e vittimismo nei confronti degli ingiusti trattamenti cui erano ancora sottoposti i neri d’America. Shepp si presentava abbigliato spesso con vistose camicie africane, il che ci porta dritti all’altro tema ricorrente di quegli anni. L’Africa, rivendicata da molti musicisti come una provocatoria risposta di appartenenza, contro l’ipocrisia di una falsa integrazione in terra americana, divenne un simbolo potente. Evocato in particolare da un gruppo di musicisti di eccezionale versatilità e, cosa nuova nel jazz moderno, di spiccata vocazione spettacolare. Si tratta dell’Art Ensemble of Chicago. Tra i suoi album più noti ci sono Fire Music (1965), Attica Blues (1972) e The Magic of Ju-Ju (1967). Nel corso della sua carriera, Shepp ha anche esplorato la musica africana, il gospel e il funk, mantenendo sempre un forte legame con la tradizione jazzistica.