Sava OS

Il Sistema Operativo online completo, ricco di funzioni ed accessibile dal web

Gestisci i tuoi dati online in un ambiente simile a quello desktop con Sava OS, che offre gestione di link e sessioni, feed personali con RSS, Atom e YouTube, oltre a opzioni di condivisione per la collaborazione. Garantisci la privacy con la crittografia in ogni fase del trasferimento dati.
L’idea alla base di SavaOS è quella di portare la comodità e l’efficienza di un sistema operativo tradizionale nel contesto del web moderno, adattandolo alle esigenze di un’utenza sempre più mobile e connessa. Gli utenti possono gestire le loro attività online come se stessero utilizzando un computer desktop, ma con il vantaggio di poter accedere a tutto il loro ambiente di lavoro da qualsiasi dispositivo connesso a internet, in qualsiasi momento e ovunque si trovino.
Questo approccio rivoluzionario non solo semplifica la gestione dei dati personali e professionali, ma offre anche una soluzione elegante al problema della frammentazione delle informazioni tra diversi dispositivi e piattaforme.
Sava OS si propone come un hub centralizzato per tutte le attività digitali dell’utente, promettendo di aumentare la produttività e ridurre la complessità della vita online moderna.

Tom Albert

Tom Albert, nome completo Thomas Albert, soprannominato “Kid Albert” è nato il 23 dicembre del 1877 a Belle Chasse in Louisiana (poi cresciuto ad Algiers, New Orleans) ed è morto il 12 dicembre 1969. Polistrumentista: suonava chitarra, violino, cornetta (tromba), iniziò lavorando con violinisti come Johnny Gould e clarinettisti come Louis Nelson Delisle. Dal 1909 (alcune fonti dicono 1908) guidò le proprie formazioni. Nel 1920 fu co-fondatore della celebre Eureka Brass Band. La sua “Kid Albert Band” fu attiva per decenni, particolarmente a Algiers, Storyville e Treme. Suonò con figure storiche come Papa Celestin, Kid Howard, George Lewis, Louis Armstrong e altri. La Algiers Brass Band, di cui fu membro, è una delle brass band più importanti di New Orleans.
Tom “Kid” Albert è considerato un pioniere del jazz tradizionale di New Orleans. Con la sua Eureka Brass Band e le numerose performance nella comunità di Algiers, ha contribuito a plasmare il suono delle brass band storiche della città.

It’s All Too Much – The Beatles (1969)

C’è un brano dei Beatles, Its All Too Much a firma George Harrison, che meriterebbe il podio o almeno la presenza nelle top five dei migliori brani dell’era psichedelica. E invece, rispetto ad altri classici beatlesiani, è considerato un pezzo minore, dimenticato dalla stragrande maggioranza dei consumatori di memorabilia dei Fab Four, relegato alla colonna sonora di Yellow Submarine che spesso persino i compilatori non inseriscono nemmeno nella discografia ufficiale della band. Invece Its All Too Much è un brano incredibile, musicalmente e concettualmente parlando, uno dei grandi capolavori di George Harrison e uno dei pezzi chiave della fase psichedelica dei Beatles. Il pezzo fotografa pertettamente l’atmosfera del 1967, l’anno in cui fu scritto e poi inciso dai Beatles, a maggio, poche settimane dopo la fine della lavorazione di Sgt. Pepper, e per questo non entrato nello storico album dei quattro. Il brano è apertamente una celebrazione dell’esperienza psichedelica di Harrison, è ideologicamente immerso nel Power power, nelle possibilità di ampliare il campo della coscienza, nell’amore universale, ma è la sua straordinaria musicalità a essere ancora oggi fantastica. Con il suono dell’Hammond che richiama la musica indiana, le chitarre distorte, la sezione di fiati che fa da contrappunto ben prima di quello che accadrà in All You Need Is Love, è un brano di straordinaria originalità. La registrazione avvenne il 25 maggio del 1967 negli studi De Lane Lea a Soho, usati da molti musicisti dell’epoca, Hendrix in particolare, ma non molto dai Beatles. George Martin non era presente alle session, il che vuol dire che la band fece quasi tutto da sola, registrando quattro tracce base in cui Harrison suonava Hammond e chitarra, McCartney il basso, Lennon la chitarra e Ringo la batteria, alle quali aggiunsero con molte sovraincisioni, effetti, sorprese, il classico battito delle mani e molte altre percussioni. Le session, secondo i testimoni dell’epoca, furono caotiche e divertite, nello spirito che aveva portato la band a registrare Sgt. Pepper.

Asterisco *47

Ogni tanto qualcosa dentro si ferma e il pensiero torna ai luoghi della memoria. Tornano piccoli flash di tutte le cose che ho vissuto, i posti che ho visitato, i panorami, i musei, i libri che ho letto, la musica e tutta la bellezza che ho cercato, o che ho trovato per caso. Per il valore di queste cose provo un grande senso di gratitudine. Anche il dolore e le delusioni hanno contribuito a farmi capire che se sai interiorizzare la grazia e la bellezza, la vita vale il doppio.

My Favorites Albums #2/100

Nick Cave – The Good Son (1990)

[…] La bellezza dell’album è racchiusa nelle nove canzoni, dove non ci sono cadute di tono, anzi, tutto il disco è un continuo emozionante flusso sonoro, un alternarsi di ballate una più bella dell’altra.
Non so se sia il suo disco più bello, certamente è quello a cui sono più legato. [continua…]

Ascolta il disco

Questo disco fa parte di una lista casuale di album che mi sono particolarmente piaciuti, dall’età dell’adolescenza fino ai giorni nostri. Non segue un criterio cronologico né un ordine di preferenza.
Alcuni album sono stati colonne sonore di passaggi importanti, altri mi hanno accompagnato silenziosamente, a volte solo per una stagione. La lista mescola generi, stili, voci, epoche. Non è una classifica, ma una mappa emotiva, fatta di memoria, ascolto, risonanza. È anche un modo per ringraziare quegli artisti – noti e meno noti – per la bellezza, l’inquietudine, la forza o il conforto che la loro musica mi ha lasciato. La musica, del resto, non si spiega: si ascolta, si sente, si porta con sé.

Omar Sosa & Seckou Keita — Transparent Water (2017)

Sin dalle prime note la musica trasporta istantaneamente gli ascoltatori in un viaggio all’interno del proprio spirito e allo stesso tempo in un viaggio nel mondo reale. Un’esplorazione della musica afro-cubana in tutte le sue forme, una intensa meditazione sui cicli della vita e dell’esistenza.
Il “piano” di Sosa non è uno strumento musicale, ma un condotto di consapevolezza spirituale e la “kora” di Keita una elegante dichiarazione di gioia.
La foto di copertina sintetizza perfettamente il mood dell’album; due musicisti provenienti da angoli lontani del globo, faccia a faccia, ognuno con il proprio carico di esperienza ed ispirazione: unico limite il cielo. E questo lavoro non è solo un semplice incontro tra artisti diversi e complementari, nel quale il pianismo del cubano Sosa si limita ad accompagnare le evoluzioni della straordinaria kora del senegalese Keita. Transparent Water è uno dei viaggi più complessi mai intrapresi nell’ambito della world music; nel disco sono presenti strumenti e musicisti provenienti da ogni angolo del Mondo. Ne risulta un disco meticcio e multiforme carico di caldi accenti sudamericani, struggenti melodie africane ma anche di sinuosi ritmi e fascinazioni provenienti dalla tradizione dell’estremo oriente, con profumi jazz e blues. Merito dei due protagonisti e della messe di ospiti che popolano il disco: le percussioni del venezuelano Gustavo Ovalles, il koto della giapponese Mieko Miyazaki, il nagadi di Mohsin Kahn Kawa e il geomungo della coreana E’ Joung-Ju. Un disco senza confini, nel quale la vastità degli orizzonti musicali contribuisce a trasportare l’ascoltatore attraverso un percorso sonoro estremamente affascinante.

La Cappella Sistina in 3D

Un tour virtuale in 3D della Cappella Sistina esplorando da vicino i capolavori di Michelangelo.

La Cappella Sistina è ancora oggi sede di importanti funzioni ufficiali, proprio come lo è stata fin dal suo completamento nel 1481. Quando il suo omonimo Papa Sisto IV la commissionò, ordinò anche che le sue pareti fossero affrescate da alcuni dei migliori artisti del Rinascimento, tra cui Sandro Botticelli, Domenico Ghirlandaio e Cosimo Rosselli. Fece anche l’insolita scelta di far ricoprire la volta a crociera con un dipinto blu e oro raffigurante un cielo notturno, abilmente eseguito da Piermatteo Lauro de’ Manfredi da Amelia.

Nel video (in inglese), lo YouTuber Manuel Bravo esperto di storia e architettura racconta un tour virtuale in 3D della Cappella Sistina. Questo formato permette di vedere non solo le numerose opere d’arte biblica, di Michelangelo e di molti altri pittori, da ogni possibile angolazione, ma anche l’edificio stesso esattamente come sarebbe apparso in epoche passate, anche prima che Michelangelo apportasse il suo contributo. Più si comprende ogni singolo elemento, meglio si potrà apprezzare questa “vera e propria Divina Commedia del Rinascimento “, come la chiama Bravo, quando si potrà vederla di persona.

Cappella Sistina/Musei Caticani Cappella Sistina /Vatican

La Bussola #32

La descrizione del sito minima&moralia è: una rivista culturale on line che si propone di mettere a disposizione, e condividere con chi legge, articoli, contributi e riflessioni quanto possibile interessanti su letteratura, cinema, arte, teatro, politica, società.

Minima&moralia è nata nell’estate del 2009 con l’intento di creare un luogo pubblico di incontro. Sono partiti dalle basi di un dibattito in atto da anni tra chi gravita intorno alla casa editrice minimum fax (o che in qualche modo la considera uno dei propri interlocutori) con la speranza di andare al di là dell’occasione editoriale, cercando di coinvolgere un numero sempre più ampio di lettori.
Dal 2014 minima&moralia è un blog di approfondimento culturale indipendente dalla casa editrice minimum fax. I lettori che seguono e sostengono minima&moralia ne hanno fatto in poco tempo uno dei blog culturali italiani più consultati della Rete. Sul fatto se sia un blog o una rivista o altro ancora, la questione non è pacifica tra i suoi stessi componenti.

Don Ellis

Don Ellis, nome completo: Donald Johnson Ellis, è nato il 25 luglio del 1934 a Los Angeles in California ed è morto il 17 dicembre 1978 a North Hollywood in California a 44 anni, per insufficienza cardiaca. E’ stato un innovatore assoluto nel mondo del jazz orchestrale e della sperimentazione ritmica. Trombettista, compositore e direttore d’orchestra, è noto per le sue complesse strutture metriche (es. 7/8, 9/4, 19/8…), per l’uso di strumenti elettronici e per una big band fuori dagli schemi tradizionali.
Don Ellis ha rivoluzionato la big band jazz per la metrica irregolare e politonalità (influenzato da musica indiana, greca, bulgara) per la strumentazione inusuale (aggiunse strumenti come sitar, violino elettrico, strumenti microtonali) per la tromba a quattro valvole (per suonare microtoni) e per l’elettronica (fu tra i primi jazzisti a usare effetti elettronici sulla tromba).
Compositore della colonna sonora del film “The French Connection” (1971), che vinse l’Oscar, la sua musica qui coniuga jazz, tensione poliziesca e avanguardia. Ha studiato con George Russell e Gunther Schuller, entrambi pionieri della Third Stream Music (fusione di jazz e musica classica contemporanea) e collaborò anche con Charles Mingus, Maynard Ferguson, e George Gruntz. Pioniere assoluto nel jazz sperimentale degli anni ’60 e ’70, ancora oggi viene studiato per le sue complesse soluzioni ritmiche e l’originalità della sua orchestrazione. Ha influenzato compositori come Frank Zappa, Maria Schneider, John Zorn e gruppi come i Snarky Puppy.