Counting Crows — Saturday Nights and Sunday Mornings (2008)

“Sono un ebreo americano di origine russe che recita la parte di un afro-giamaicano. Quello che vorrei essere è un indiano, ma finirò per essere un cowboy”

A distanza di quasi sei anni dall’ultimo album “Hard Candy” (2002), sono tornati con un nuovo disco i Counting Crows. Questo quinto album in studio, arriva quindici anni dopo il bellissimo e fortunato “August and evrything after” (1993), si chiama Saturday nights and Sunday Mornings, e ci propone il consueto mix di rock, rock acustico e influenze country, il tutto coniugato dalla voce inconfondibile del leader della band Adam Duritz.
Il disco è fondamentalmente diviso in due parti: quella dedicata al caos dei “Sabati notte” quando “si commettono i peccati”, parte più elettrica e quella più calma, dedicata alla malinconia delle “domeniche mattina” quando invece “si pente”, parte più acustica.
I suoni del disco sono probabilmente ancora un po’ troppo in coerenza con gli ultimi lavori del gruppo a discapito di una nuova sferzata, di una nuova fase sonora, attesa come sempre, dai fans.
Nel disco ci sono le ballate che gli hanno resi famosi. Nella prima parte denominata “Saturday” le canzoni sono elettriche, veloci, energiche e sempre trascinanti, nella seconda parte denominata “Sunday” le canzoni sono acustiche, lente e sempre melodiche. E’ questa, una delle peculiarità dei Counting Crows, oltre a quella di curare molto gli arrangiamenti. Il loro lavoro sonoro sta nel saper produrre “intrecci” musicali, sta nel riuscire a fondere decine d’incastri elettroacustici, creando brani impeccabili e raffinati.
Non è facile dare un giudizio complessivo a quest’ultima fatica di Adam Duritz e compagni, il lavoro è ben strutturato, ben suonato, ben cantato, ben arrangiato, ben adattato ad ogni situazione vista anche la doppia personalità dell’album, eppure anche con tutti questi “ben” rimante tutto abbastanza anonimo. Probabilmente dopo questo lungo inverno ci aspettavamo, perché molto desiderato, un po’ più di “August”.
Ben tornati, in ogni caso, Counting Crows.

Vacanze montane #5

A sud di Santa Cristina in Valgardena, sotto il Sassolungo e il Sassopiatto, c’è il Monte Pana, un piccolo altopiano a circa 1650m s.l.m. Oltre a qualche hotel, baita e ristorante, ci sono dei sentieri semplici e partenze per altri assai più impegnativi. Fra gli altri, c’è un sentiero artistico che porta il nome di “Unika”.

Unika è un circuito con varie opere d’arte soprattutto sculture in legno, e una bella serie di supporti in acciaio con incise frasi di persone note. Sono tutte collocate in posizioni scelte non a caso e tutte naturalmente hanno a che fare con la Natura.

Un bel percorso semplice, in piano e in mezzo a un bosco non troppo fitto per far passare i raggi del sole. Tutto studiato apposta per non stancare il corpo e risanare la mente.

Fra le varie installazioni ne pubblico alcune con frasi di: Budda, Clairvaux, Einstein, Fellini, Gandhi, Gibran, Martin e Proust.

Vacanze montane #4

Seguendo il discorso iniziato qualche post fa, dopo le nuvole non potevano mancare i fiori (…e ce ne saranno ancora, eccome!).

La prima cosa lampante per uno che va per la prima volta in montagna, in questa montagna, non tutta, ma precisamente e soprattutto nelle valli dell’Alto Adige, è quella di vedere i davanzali, poggioli e balconi carichi di fiori, come fosse una gara a chi ce li ha più belli.


Quest’anno poi per la prima volta, ho potuto assistere alla grande bellezza della piena esplosione dei fiori di campo. Sterminati prati carichi di erba e di fiori di ogni genere ‘montano’ di una bellezza disarmante. “Materiale” che una volta tagliato e seccato diventa mangime per le mucche. Il primo taglio viene eseguito nelle prime due settimane di luglio, va da se che, avendo sempre “vacanzato” in agosto non ho mai potuto godere di tale bellezza.

Queste foto, come i più attenti di voi, se ne saranno accorti, non sono propriamente fiori di campo, ma appartengono a giardini privati presenti in abitazioni per lo più singole e provviste di grandi spazi verdi.

Nick Cave & The Bad Seeds — Dig, Lazarus, Dig! (2008)

Non vive certamente sugli allori il nostro Nick Cave se nel giro di dodici mesi riesce a pubblicare tre album. Dopo il progetto “Grinderman”, la colonna sonora di “The Assassination Of Jesse James”, è uscito poche settimane fa “Dig, Lazarus, Dig!” assieme ai suoi fedeli “Semi Cattivi”. Tre dischi diversi uno dall’altro. Se l’estemporaneo “Grinderman” sembrava uscito dall’atmosfera che si crea in una serata tra amici in cui l’alcol fa da padrone, nella colonna sonora di “The assassination…”, Cave sembra smaltire i postumi della sbornia riposandosi e rinunciando alle parole, ai suoi testi che invece in questo “Dig, Lazarus, Dig!” sono molto presenti, forse troppo.

“Volevo fare un disco acustico però grezzo, dove tutti picchiassero sui loro strumenti anziché suonarli semplicemente. Tanti anni fa avevo già cercato una via del genere, ai tempi di Henry’s Dream; ma il progetto mi era scappato di mano, era venuto un album troppo elettrico, troppo rock. Anche stavolta non credo di avere raggiunto lo scopo; ma mi piace quella voragine strana e bella nelle viscere dell’album, scavata da una chitarra acustica, dal basso e dalla batteria su cui pesa un carico enorme di dissonanze. Warren Ellis ha fatto davvero un lavoro incredibile su quest’album.”

Dopo aver riascoltato Henry’s Dream, la prima sensazione che si ha nell’ascoltare Dig, Lazarus, Dig! é la mancata presenza delle ballate, del piano e di qualche guizzo a cui il nostro Nick ci aveva abituato. Ma com’è giusto che sia, questo è un nuovo lavoro di Cave e come tale la “diversità” dell’opera diventa un punto a favore e va ad aumentare il suo feedback. Abbandonati in parte i suoi “aspetti” lirici e romantici e se vogliamo anche spirituali, in cui il pianoforte e il violino avevano un ruolo predominante, in questo disco domina la sezione ritmica, il basso e la batteria diventano fondamentali come non lo sono mai stati finora. La sonorità presente nella gran parte di questo nuovo lavoro è rock, mentre gli aggettivi: duro e puro sono a discrezione dell’ascoltatore.
Resta innegabile in ogni caso sul piano musicale la sua genialità e soprattutto l’impegno a mettercela tutta per proporre sempre qualcosa che, anche se non sempre è originale, è in ogni caso lo stesso sempre valida.
A 50 anni compiuti Nick Cave, attraversa un ottimo periodo della sua vita. Il suo produrre “suoni” sembrano come voler ripagare quel debito di gratitudine nei confronti della vita. La musica, infatti, da giovane gli ha salvato la vita, allontanandolo da stili che probabilmente lo avrebbero portato su strade buie e tempestose a volte senza ritorno.

“Comporre canzoni è la mia felicità, quando lo faccio mi sento appagato. Voglio scriverne un pacco e fare più dischi che posso.”.

Vacanze montane #3

Come dicevo nei post precedenti, oltre ai panorami, sono i fiori e le nuvole che più mi affascinano e a cui dedico molto della mia vista o meglio della mia visione. Osservarli e in parte fotografarli mi riempie il cuore e mi emozionano in particolar modo.

Le nuvole, come nel testo di una canzone di De André, “vanno e vengono”, in montagna però difficilmente si “fermano” anzi sono in continuo movimento e con il loro colore bianco formano disegni con forme a volte reali e molto spesso astratte. In qualsiasi caso mi soffermo, magari seduto su una panchina, con la testa in sù, ad osservare il loro “viaggio”, cambiando di secondo in secondo, forma e direzione.

Tre sono i colori che associo alla montagna: il bianco, l’azzurro e il verde. Tre colori che con le sue varianti danno l’esatta idea dell’atmosfera montana. Tre colori predominanti che rilassano e riposano, la vista, la mente, il corpo. Questo è uno dei motivi per cui amo e cerco per quanto è possibile di viverla almeno per alcune settimane all’anno.

Siamo davvero fortunati noi italiani ad avere e a poter godere di questa natura senza doversi spostare più di tanto. Le dolomiti al nord, il mare che costeggia per la maggior parte e le zone collinari al centro, rendono la nostra penisola, degna d’orgoglio, e sto parlando solo di ‘natura’ senza tenere conto dei borghi, della storia ecc, ecc. e qui la lista si allunga non di poco.

Willy De Ville — Pistola (2008)

In trenta anni di carriera, De Ville ha inciso 15 album (antologie escluse), e dopo quattro anni da “Crow Jane Alley” incide questo lavoro “Pistola” (chissà perché in italiano) confermando ancora una volta il suo personale stile musicale.

L’album anche se con qualche discontinuità, e quindi imperfetto, conserva lo spirito del musicista misterioso, enigmatico e sorprendente.

De Ville, pirata metropolitano non solo nella fisicità ma soprattutto nella sua musica, “rapisce” i generi più diversi che sono il blues, il rhythm blues, il cajun, il rock’n ‘roll e li mischia allo stesso tempo con il soul e il sound gitano, sonorità che indiscutibilmente gli appartengono e che sono diventate il suo marchio di fabbrica.

I dieci brani che compongono l’album anche se tra loro eterogenei, sono legati da un filo conduttore che è: la sua profonda voce e l’arrangiamento geniale, entrambi dimostrazione della sua grande personalità.

Willy a cinquantatre anni continua a fare grande musica e anche se non raggiunge gli alti livelli sonori di “Backstreet of Desire” (1993) e di “Miracle” (1987), riesce comunque a inventarsi grandi ballate, a rileggere classici brani del passato, a fare un bel disco di rock e blues, musica latina e gospel, sempre creativo e originale.

Vacanze montane #2

Dopo il primo post di qualche giorno fa, in questo pubblico altre quattro foto di ‘panorami’ della Valgardena. Visioni ampie, di grandi spazi, dove l’occhio senza poter mettere esattamente a fuoco, chiede aiuto alla fantasia.
Queste visioni, incredibilmente magnifiche, non possono far restare indifferente la mente, che, inebriata, gioisce e serena naviga pensando alla bellezza della natura, alla sua grandezza.

Nella prima foto, il gruppo del Sella, bello e famoso per essere posizionato tra le valli Gardena e Badia (provincia di Bolzano – Alto Adige), la Val di Fassa (provincia di Trento – Trentino) e Livinallongo (provincia di Belluno – Veneto). Per accedervi dalla Valgardena si deve andare obbligatoriamente a Selva e prendere l’unica strada che porta ai passi di Valgardena (per poi andare a Colfosco, Corvara e tutta l’Alta Badia) o il Sella (per poi andare a Canazei e la val di Fassa).
La bellezza di Selva di Valgardena sta nell’avere alle sue spalle (ad est) questo grande massiccio roccioso, imponente, maestoso e per certi aspetti ‘freddo’ e davanti (ad ovest) tutta la valle aperta e verdeggiante, distensiva ed idilliaca.

Nella seconda foto, siamo al centro della Valgardena ed esattamente a Santa Cristina, a nord c’è il monte Pic. La sua peculiarità sta nella generosità di regalarci dei panorami fantastici. A sud c’è questa visione, sempre presente, come fosse un faro che illumina la valle, il Sassolungo e al suo fianco il Sassopiatto.
E’ difficile che il Sassolungo sia completamente libero dalle nuvole per un giorno intero. Nelle ora lontane da mezzogiorno anche con il tempo bello è attorniato da nubi che in caso di maltempo diventano scure e minacciose.

La terza foto da il senso o meglio da proprio l’idea di come si presenti nel complesso la Valgardena, un mix è il termine giusto. La montagna nel suo complesso si presenta in varie forme, la montagna ‘rocciosa’, dove il verde dei prati e dei boschi non è predominante, la montagna ‘verdeggiante’, classica degli altopiani, e poi c’è questa, un mix di entrambi. Praticamente c’è tutto; i pati verdi, i boschi stracarichi di vegetazione, l’acqua dei torrenti e le rocce spoglie ed imponenti.

La quarta e ultima foto è stata scattata al tramonto, con il sole alle spalle che illumina le alte cime, creando dei colori emozionanti, che cambiavano con il passare dei minuti, dal giallo chiaro e via via verso il rosa, l’arancio e il rosso. Una visione indescrivibile che la foto non riesce a trasmettere ma credetemi, immagini dal vivo come queste rimangono impresse per sempre.

Van Morrison — Hard Nose the Highway (1973)

“Chiudi la porta, abbassa le luci e rilassati”, dice un verso di questo disco e questo è il programma di tutta l’opera. L’atmosfera, oltre ad essere rilassata, è malinconca ed autunnale. Torna nell’organico Jeff Labes che cura parte degli arrangiamenti e trova spazio in eleganti assoli di piano. Van disponeva all’epoca di un gran numero di composizioni, tanto da pensare di rilasciare un doppio LP. In realtà nessuna di esse era un capolavoro assoluto, e alla fine non soltanto ci sarà un singolo LP, ma ci saranno due composizioni non sue a cui, evidentemente, Van doveva essere affezionato. Come accade in tutti gli album di Van Morrison gli arrangiamenti non sono mai sovraccarichi, anche qui se vi sono tantissimi accompagnatori. Nella iniziale “Snow in San Anselmo” c’è addirittura un coro sinfonico a dare un effetto inatteso ed affascinante. Nella finale “Purple Heater” c’è un nutrito accompagnamento d’archi che ricrea l’atmosfera di Astral Weeks. Gli stessi archi, uniti ai fiati, danno l’impressione di una orchestra jazz nella spiritosa “Bein’ Green”, ripresa dal progamma televisivo dei Muppets. “The Great Deception” accusa di ipocrisia John Lennon e Sly Stone. “Autumn Song” è il rovescio della medaglia di “Listen to the Lion”. Qui si decantano le piccole gioie della quiete domestica.

Anche se non contiene canzoni di spicco, questo album si fa apprezzare per gli accompagnamenti e le esecuzioni convincenti e riesce appieno nel suo scopo di creare un’atmosfera raccolta e rilassata. Scott Thomas sostiene che la produzione di quest’album sia flaccida. Non posso dire dell’originale, in quanto io possiedo la versione rimasterizzata, che mi sembra fantastica.

Vacanze montane #1

Amo la montagna e quindi tutti i suoi derivati: aria, boschi, nuvole, prati, silenzio, fiori e tanti altri aggettivi…
Quest’anno come ‘regalo’ per la fine lavorativa durata 43anni, mi sono sistemato in un appartamentino a S. Cristina in Valgardena (1430 m s.l.m.) per un periodo di due mesi. Lontano dal caldo, dall’afa, dall’aria condizionata, dalle zanzare, dai rumori serali che in estate disturbano il sonno e non solo, mi sono goduto appieno l’offerta emozionante che la montagna offre. E chiaramente non sono mancate le fotografie che, inevitabilmente pubblicherò un po’ alla volta in questo blog.
Queste prima tre (e ne seguiranno altre tre) non sono proprio nel mio stile in quanto ai panorami preferisco i particolari e questo vale anche a livello psicologico e nella vita quotidiana.

La prima (foto sopra) mostra l’inizio della Valgardena, da Ortisei verso il Gruppo del Sella. Il paesotto che si vede è Ortisei, il più “caotico” tra virgolette, nel senso che, essendo il più ricco come offerta turistica, nei mesi estivi i turisti certo non mancano. Forte anche della presenza dell’ovovia che porta ai 2000 metri all’Alpe di Siusi, uno dei posti più incantevoli delle dolomiti.

In questa seconda si vede S. Cristina in Valgardena che è quella in ‘mezzo’ alle tre, la più tranquilla in assoluto. L’offerta turistica a livello di strutture ricettive: Hotel, Garni, Pensioni e Appartamenti non manca, ma più modesta di Ortisei e Selva e quindi la presenza turistica permette di trascorrere una vacanza non certo caotica.

Nella terza foto si vede Selva di Valgardena da S. Cristina. Con i suoi quasi 1600 metri s.l.m., è probabilmente il posto più bello come panorama della Valgardena. Insediato sopratutto sulla strada principale, il traffico nei mesi estivi assai movimentato qualche disagio lo crea. Per soggiornare in tranquillità è consigliabile alloggiare ai lati, dove anche qui, l’offerta turistica è molto ricca.


Nella Valgardena le priorità sono essenzialmente due.
La prima è la bellezza montana data dalle sue cime: il Sasso Lungo, il Sasso Piatto, il gruppo del Sella, il Monte Pic, il Catinaccio, lo Scilliar, l’Alpe di Siusi, e naturalmente non mancano i boschi, i sentieri che portano a rifugi con varie difficoltà di arrivo.
La seconda è l’offerta sportiva. Sicuramente per gli amanti dello sport invernale (sci) ed estivo (E-Montain Bike) la Valgardena offre con i suoi molteplici impianti di risalita decine di km di piste per sciare, compresa la pista della Coppa del Mondo di discesa libera che si svolge intorno a metà dicembre. Capitale montana per gli amanti delle escursione in bici (Mountain Bike Elettric) la Valgardena offre un’invidiabile chilometraggio come poche altre località montane. (segue)