CCCP, CSI e PGR

La saga di Giovanni Lindo Ferretti and co. 

I C.C.C.P. fedeli alla linea, nascono nel 1982 da un progetto di G.L. Ferretti e Massimo Zamboni, conosciutosi a Berlino un anno prima. L’idea provocatoria (vedi il nome) è di unire riferimenti dell’ideologia socialista al punk-casereccio del retroterra culturale emiliano. Il loro suono è dato dalla chitarra abrasiva di Zamboni unito ai testi di Ferretti, che altro non sono; un misto di efficaci slogan e di citazioni.

Dopo tre EP, pubblicano il loro primo disco: Affinità-divergenze tra il compagno Togliatti e noi (1986) radunando nuove versioni di brani già pubblicati. L’anno dopo esce il loro secondo disco: Socialismo e barbarie (1987) smussando certe asperità e con una contaminazione più orientaleggiante, il disco diventa più “morbido” e riesce a vendere 30.000 copie. Nell’89 esce: Canzoni preghiere danze del millennio sezione europa. Il disco è basato su un’idea di storia come eterno medioevo, contiene infatti citazioni religiose ed elementi etnici. Con l’aggiunta di Gianni Maroccolo, nel 1990 incidono: Epica etica etnica pathos, che non a caso riassume l’opera dei CCCP fin qui avvenuta, infatti poco dopo il gruppo si scioglie.

Nel 1992 il gruppo cambia ragione sociale è diventa C.S.I. acronimo di consorzio suonatori indipendenti (ma anche nuova sigla dell’ex Unione sovietica – CCCP ). E’ questo il momento più importante e se vogliamo anche musicalmente più felice di tutta l’intera saga.

Le emozioni e le tensioni dei CCCP, trovano un’espressione più quieta (la quiete del fuoco sotto la cenere) in KO de MONDO primo loro disco del ’94, altro non è che il prologo ad una splendida apertura acustica di IN QUIETE sempre del ’94, forse il loro capolavoro. Il disco è stato registrato in occasione del programma Acustica di videomusic. Quest’album con l’importante partecipazione di Ginevra di Marco alla voce, l’elegante fluidità del pianoforte di Magnelli, oltre ai sopra menzionati Ferretti & Zamboni, riesce a creare un pathos di rara bellezza. Linea gotica è un altro progetto, qui le chitarre elettrificate segnano il suono del nostro tempo siamo nel 1996, è l’elemento riconoscibile è un qualcosa che divide; la Jugoslavia per esempio, ma non solo. Il disco successivo Tabula Rasa Elettrificata del 1997 porta i C.S.I perfino in testa, per una settimana, alla classifica italiana, ed è il frutto di un viaggio che i due soci hanno fatto in Mongolia. Il disco è più lineare e anche se vogliamo più rock, ma non per questo meno suggestivo del precedente. Nel 2001 quando l’esperienza CSI è ormai chiusa, vengono pubblicati due volumi Noi Non Ci Saremo I e II, dischi altamente consigliati in quanto sono due antologie utili per avere un’idea abbastanza completa del gruppo.

P.G.R. acronimo di Per Grazia Ricevuta è l’ultima esperienza di Ferretti & co. Incidono due dischi più un live. Nel primo omonimo del 2002 rileggono lo stile CSI ma in una chiave molto più elettronica, il secondo D’amore e d’animali (2004) li riporta a un suono molto più diretto verso gli ultimi CCCP e i primi CSI. Nel framezzo di questi due dischi, viene pubblicato nel 2003 MONTESOLE, il live sopra citato.

L’essenza.

A Giovanni Lindo Ferretti & co. va riconosciuto il merito di una posizione limpida e chiara, il compito non facilissimo di allargare “l’area” di chi considera la musica, il rock, un linguaggio necessario per riflettere, crescere e andare avanti. La sua voce ha segnato come poche altre, un’epoca della nostra storia musicale, una voce con sfumature inedite. La musica dei CCCP e dei CSI rimane ancora nell’aria a distanza di diversi anni, trasmette più di ogni discorso le inquietudini, le incertezze e le speranze di quel periodo. Ci vengono offerti non soltanto spunti di amara riflessione (nei testi di Ferretti), ma anche un nuovo “suono” su cui soffermarci con attenzione e non con superficialità. Sono un pò lo specchio della società in cui viviamo, per cui hanno tutti i pregi e tutti i difetti che ha la società intorno a noi. Vivono delle stesse contraddizioni.

La saga di G.L.Ferretti ricorda delle anime-in-quiete, profondamente umane, calde e vibranti. Ricordano l’alternarsi di quiete e inquietudine, di pacificazioni e tempeste, di rasserenamenti e ansietà. Colpisce la loro religiosità pagana, la maledizione in preghiera.

BIOGRAFIA – DISCOGRAFIA – DEI C.C.C.P.

BIOGRAFIA – DISCOGRAFIA – DEI C.S.I.

BIOGRAFIA – DISCOGRAFIA – DI G. L. FERRETTI

In questo inverno

Quattro primi piani accomunati da una stagione comune: l’inverno.
Ci sono piante e frutti che sanno ben resistere al periodo più freddo dell’anno e anzi proprio in questo periodo si rafforzano come se il clima rigido creasse una protezione. Naturalmente dopo l’inverno viene sempre la primavera.

The Cure — Disintegration (1989)

Non riesco ad immaginare quanto sarebbe vuota la mia vita senza i miei dischi, soprattutto certi dischi, a cui sono particolarmente affezionato. Raramente ho avuto dei “colpi di fulmine” e ho imparato a conoscere le opere molto lentamente, anche dopo mesi di ascolti. Con Disintegration è stato diverso, mi è piaciuto sin dal primo ascolto.

A mio parere, e di molti, questo è il miglior album dei Cure, per alcuni, di ogni tempo. Con ogni probabilità lo si può inserire nella miglior trilogia insieme a Pornography (1982) e Bloodflowers (2000).
Ancora una volta Robert Smith e la sua band riescono a sorprendere. Disintegration è un’opera decadente, un manifesto dark, un disco che se lo avesse inciso Baudelaire lo avrebbe chiamato “I fiori del male”.

I dodici brani di Disintegration producono 71 minuti di suoni ammalianti, carichi di forti sentimenti, con un sound inquietante, triste, a volte spettrale. Sembra proprio che questo sia l’ultimo disco di Smith, come sempre viene annunciato, ma non sarà cosi.
Robert ha trent’anni, e ha ancora parecchie cose da scrivere, sono i fumi dell’alcol, a fargli dire questo, in realtà è il potere della musica a salvarlo sempre, da ogni situazione. In ogni album Smith butta fuori tutte le sue angosce, tutte le sue paure, ogni disco è per lui terapeutico, è una liberazione, è una serie di sedute dallo psicoanalista, è una salvezza, ma è un pugno allo stomaco per noi, per noi che lo ascoltiamo.

La leggenda parla di devastanti effetti fisici all’ascolto di “Lullaby” e “Pictures of you”, di pianti a dirotto con “Lovesong” e “Closedown”, e non costa fatica crederci. Le malinconie di “Homesick” e “The Same Deep Water as You”, le tristezze di “Prayers for Rain” e “Untitled”, le ritmate, “Disintegration” e “Fascination Street”, le suggestive “Last Dance” e “Prayers for Rain”, sono brani carichi di emozioni, dolci e splendidi e fanno di questo disco un capolavoro della fine degli anni ottanta. Disintegration è un disco molto suonato, con molta musica, dei dodici brani del disco metà superano i sei minuti, un’eternità, per un gruppo pop.

Con Disintegration, Smith e la sua band, raggiungono il massimo della maturazione, sia nel lirismo dei testi e sia nella composizione sonora.

Io sto con i civili

Criticare la Nato va bene, sono sempre stato contro la Nato, detesto la Nato, le sue guerre, la sua assurda pretesa di esportare la democrazia massacrando civili. Ma criticare la Nato non mi porterà mai a essere dalla parte di un dittatore guerrafondaio. Non starò mai con uno che ha sempre calpestato i diritti umani, con un oscurantismo omofobo, con uno che gioca in modo cinico e spietato con la vita delle persone per la sua sete di potere. Tanta gente giustifica Putin. Io no. Non lo farò mai. Non credo alla favola di “Putin liberatore”, che circola negli ambienti sovranisti e rossobruni, come non ho mai creduto alla bugia propagandistica della Nato “esportatrice di democrazia”. Sto con i civili colpiti dalla guerra. Sono contro il militarismo e tutti gli autoritarismi.

Brina

Avevo intenzione di mettere in evidenza la brina sopra a quelle giovani foglie, senza mettere a fuoco tutto quello che stava intorno e… l’esperimento è riuscito. E’ come voler dimostrare il desiderio di rimanere in vita a tutti i costi, nonostante il freddo, nonostante il ghiaccio.

Sedotta ma non abbandonata

In realtà questa bicicletta non è stata abbandonata, il suo essere trasandata, arrugginita, maltenuta, insomma non mostrando il meglio di sé, ha un proprietario, il quale, per paura che gliela portassero via, l’ha ben ben incatenata. Ha colpito la mia vista per il suo ‘essere’ così inconsueto, come a voler dire: “Sono vecchia, ma sono ancora utile“.

 Pian del Cansiglio

Il Cansiglio (Canséi o Canséjo in veneto o Pian o Piano del Cansiglio) è un vasto altopiano delle Prealpi Bellunesi, circondato dall’omonima foresta, situato a cavallo di Veneto e Friuli-Venezia Giulia, tra le province di Belluno, Treviso e Pordenone, ad un’altitudine compresa tra i 900 m e 1.200 m s.l.m., nella regione storico-geografica dell’Alpago, principalmente nei territori dei comuni di Tambre, Fregona, Caneva e Alpago. (Fonte: Wikipedia)

La sua forma a ‘catino’ fa si che il suo clima sia abbastanza freddo tutto l’anno. Non a caso, la piana che si trova a mille metri è carica di neve (queste foto sono state scattate a fine gennaio) e tutto intorno le montagne assai più alte sono completamente prive. In effetti questa conca è caratterizzata dal fenomeno dell’inversione termica: la temperatura diminuisce procedendo dai rilievi circostanti alle zone centrali più basse.

Oltre al clima fresco, alla vegetazione e soprattutto alla fauna, ci sono infatti diversi caprioli, daini e scoiattoli, in questa piana ci sono due villaggi cimbri: Le Rotte e Vallorch raggiungibili a piedi partendo dal piazzale del rifugio di S. Osvaldo.