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Parole e parole,
pensate a volte,
spontanee altre.
Raccolte e transumate,
nell’opportunità dell’etere,
illuminate di luce riflessa.
E’ noto che Peter Gabriel sia piuttosto parco nella produzione musicale, infatti l’ultima sua incisione risale a otto anni fa. Dopo quattro album intitolati con i numeri: 1, 2, 3 e 4 e altri tre con le sillabe: So, Us e Up, questo è il primo disco che ha un nome più comune: Scratch My Back che, non a caso, è un album di cover, quindi canzoni di altri musicisti. Gli stessi musicisti sono stati chiamati poi in causa per contraccambiare “il progetto” incidendo delle canzoni sue.
Un album di cover fatto da Gabriel è però cosa diversa. I dodici brani presenti nel disco vengono completamente stravolti e arrangiati in maniera quasi irriconoscibile; pianoforte e archi sono il comune denominatore.
Il disco che necessità di un ascolto non superficiale, fa però sentire subito la sua profondità. Ogni brano che Gabriel prende in considerazione viene sviscerato, scarnificato, pulito fino all’osso. Con attenzione ad ogni minimo particolare, ogni canzone viene rivisitata, estrapolata dalla sua originale collocazione e portata in alti emisferi.
Passiamo al contenuto.
Le dodici canzoni del disco fanno parte alcune del passato ed altre di un recente appena trascorso, ma tutte sembrano scorrere in un binario appena costruito appositamente per loro, come se facessero parte di un treno dove Gabriel guida la motrice e i vagoni sono le canzoni tutte legate tra loro ma ognuna diversa.
Il primo brano è Heroes di David Bowie, canzone che non ha bisogno di presentazione quant’è conosciuta. Gabriel, minimizzandola, riducendola al massimo, con l’uso degli archi e alla sua voce unica, la fa sua. Grande partenza che ci fa ben sperare. Anche The Boy in the Bubble di Paul Simon viene spogliata dal suo originale suono “africano” e prende delle somiglianze oniriche, altro grande brano. Mirrorball degli Elbow, band inglese, viene romanzata a ‘mo di colonna sonora. Il brano si mantiene collegato agli altri due “vagoni” e prosegue nel “binario” immaginario sopra descritto. Con Flume di Bon Iver, giovane cantautore statunitense, c’è un leggero assopimento, niente di grave, anzi, il livello musicale si mantiene sempre sopra la media. E’ con Listening Wind dei Talking Heads che Gabriel ci riporta di nuovo in corsa. Il brano è magico, l’atmosfera che si respira è unica. Grande canzone. Si passa alla sesta canzone del disco ed è sempre ottima musica, il brano di Lou Reed è The Power of the Heart ed è tra i top del disco. Nel brano riecheggia l’anima di Reed ma Gabriel se ne appropria volontariamente come una gemma da incastonare. My Body is a Cage degli Arcade Fire è forse tra i brani che preferisco. Gabriel regala la sua interpretazione con un occhio di riguardo per questo gruppo. Il brano è intriso di pathos e allo stesso tempo raggiunge punte di alta interpretazione musicale e vocale. The Book of love dei Magnetic Fields è il brano di punta del disco, quello che per così dire tira nelle radio. Il brano è indubbiamente bello e ben costruito, orecchiabile al punto giusto senza guastare i padiglioni auricolari. Le prossime due canzoni: I think it’s goig to rain today di Randy Newman e Après Moi di Regina Spektor (bello il suo ultimo disco: Far, del 2009) rallentano un po’ la corsa di questo ipotetico treno, non drasticamente però. I due brani vengono “introspettati” da Gabriel, vengono portate alla luce quelle emozioni tenute nascoste quasi per pudore dai due originali autori. Siamo alla fine con le ultime due canzoni: Philadelphia di Neil Young e Street Spirit dei Radiohead. Sono forse i due brani più difficili dell’intero disco e come tali vanno ascoltati diverse volte per scoprirne le varie sfumature. Rivoltati fino a farne uscire le sonorità tipicamente “Gabrielliane”, in queste due canzoni più che nelle altre dieci, Gabriel ci mette tanto impegno da renderle uniche e splendide, quanto lo sanno fare i musicisti originali.
E.ggtimer è una sveglia online molto utile per tutti coloro che si “inchiodano” davanti al pc dimenticandosi che il tempo passa, per poi ritrovarsi in ritardo ad appuntamenti importanti. Eggtimer ovvia a questo problema fornendo un servizio di sveglia o per meglio dire Timer, impostato da noi in maniera tale da essere il più preciso possibile. Allo scadere del tempo il sito inizierà a attivare un file audio che ci infastidirà (come una sveglia) e ci farà comprendere che siamo in ritardo o almeno capiremo che c’è qualcosa che non va o che dovremmo fare.
La procedura per utilizzare il servizio è semplicissima: Non richiede registrazione ed è molto veloce, basta andare sul sito ufficiale “e.ggtimer.com“, selezionare il tempo per il “Count Down” come negli esempi mostrati sotto al form di inserimento, premere GO!
Link a: E.ggtimer
Sembra quasi impensabile che We Are Only Sound sia il primo album da solista di Lucy Farrell. La cantante, cantautrice e polistrumentista fa parte dell'”arredamento” della scena folk britannica da diversi anni. L’elenco dei suoi progetti collaborativi è degno di nota sia per la sua qualità che per la sua lunghezza: ha formato infatti duetti con decine e decine di musicisti e gruppi. Questo lavoro da solista si concentra sulla sua personale scrittura, tutte le dodici tracce di We Are Only Sound sono autoprodotte. Ciascuna è caratterizzata da una sicurezza nell’esecuzione e da una varietà di stile che smentisce il fatto che si tratta di un debutto.
Sebbene nessuna di queste canzoni sia tradizionale, tutte hanno una sorta di patina, un vago sentore di età o, meglio, di passato, qualcosa di ricordato a metà. Come sempre la voce di Farrell è piena di contenuta sfida… e per essere un album di debutto si può tranquillamente affermare che questa sfida è stata vinta.
Ogni cosa ha il suo tempo, ogni scelta ha bisogno del suo tempo.
Per un giocatore di scacchi, per esempio, è una dote primaria. Quando hai un tempo limitato come quindici minuti, devi sapere con esattezza quanto tempo dedicare a ogni singola mossa, e cercare di sapere quando, in una situazione complicata, vale la pena sprecare più secondi per riconsiderare di nuovo tutta la strategia.
Questo non vale solo per gli scacchi, ma in tutte le cose della vita.
La priorità delle scelte dipendono in gran parte dai nostri interessi e gli interessi a loro volta dipendono dal valore che possono dare (o che danno) alla nostra vita.
Non si può dedicare alla scelta di un’università lo stesso tempo che si trascorre nell’indecisione davanti al banco dei sottaceti, al supermercato.
Anche se la primavera è un ricordo, qualche “scampolo” fotografico mi è rimasto e sarebbe un peccato non condividerlo e archiviarlo in questa “scatola on line”.
Non ricordo il periodo esatto in cui ho scattato queste foto, probabilmente sarà stato marzo o giù di li ma poco conta.
Ora la nostra mente si sta preparando all’autunno e questa immagine rimane solo a ricordarci che anche la natura, con i suoi fiori, si trasforma in continuazione nel ciclo inesorabile di nascita e morte.
Questa compilation giapponese sembra avere l’unica intenzione di far ascoltare canzoni indie-pop meno conosciute. Include una vasta gamma di suoni jangle-pop legati da una dolcezza vocale sempre presente.
A torto, non viene presa molto in considerazione la produzione musicale giapponese che invece è assai più interessante di altri paesi occidentali.
L’uso della lingua inglese spiazza l’ascoltatore medio che infatti difficilmente riconosce la matrice orientale. Questa compilation ne è la dimostrazione.
Ascolta le undici canzoni dell’intero album
Temporali estivi? Con questo sito puoi vedere in tempo reale dove cadono i fulmini e anche ascoltarne il suono. Un progetto tedesco che usa un centinaio di sensori dislocati per il mondo attraverso i quali vengono rilevati i fulmini. C’è anche un’app per Android scaricabile da Play Store (Blitzortung Lightning Monitor).
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