Th Da Freak – Indie Rock (2023)

Il titolo “Indie rock” potrebbe assumere automaticamente il marchio di fabbrica del disco, in realtà non è così. Il nono album dei The Da Freak dal 2014 non segue tale aspirazione stereotipata, perché “Indie rock” si muove attraverso varie sfumature musicali.
Ci sono accenni di suono indie nelle forme di indie rock e indie pop, ma questi non sono gli unici generi in cui ti imbatterai in questo viaggio sonoro accattivante. Al contrario, l’artista rivela una raccolta completa delle migliori proprietà prese in prestito da generi come garage rock, surf rock, psych-rock, psych-pop, power pop, dream pop, noise pop, shoegaze, alternative e lo-fi. Tuttavia, si rimarrà sorpresi dal modo in cui Th Da Freak ha combinato tutti questi elementi durante l’assemblaggio.
Indie Rock porta così tante idee eccezionali distillate in orchestrazioni impressionanti.

Ascolta l’album

Grassa

Mia moglie ha una bella collezione di piante grasse, questo è un semplice particolare di una di loro.

Peter Gabriel — So (1986)

So è il quinto album solista di Peter Gabriel ed è il primo che porta il titolo di una sillaba, i primi quattro, infatti, hanno un numero progressivo: 1, 2, 3 e 4, mentre i prossimi porteranno il titolo di Us e Up.

Non privo di successo, prima con i Genesis e poi come solista, è con questo album che Gabriel raggiunge il vertice della popolarità. Il suono moderno e i brani solidi grazie anche la maestria del co-produttore Daniel Lanois, portano il disco nelle classifiche mondiali. Brani come “Sledgehammer”, “Red Rain”, “Don’t Give Up” con Kate Bush e “In Your Eyes” con Youssou N’Dour, fanno di questo disco degli anni Ottanta uno degli album più belli dell’intera produzione inglese di quegli anni.

Peter il mastro-alchimista multiforme, non privo di coraggio, s’infila nei suoni più “rischiosi” dove la contaminazione fa da padrona. Sentimentale ed evocativo, So è la somma di ogni esperienza passata di Gabriel a cominciare dal discusso e meraviglioso “The Lamb Lies Down On Broadway” che fu la causa principale della sua dipartita dai Genesis. Gabriel attraversa due epoche rock lontane tra di loro, quella del progressive, degli anni Settanta, del rock intellettuale e profondo e quella degli anni Ottanta, tra elettronica e new wave. Le ha attraversate entrambe, e in entrambe le ha segnate con la sua musica, la sua voce, la sua personalità.

Con So inizia il lavoro di recupero e di riattualizzazione delle sonorità etniche. Il suono d’Africa insegue il sogno di trovare una nuova “Heartland” fatta di suoni, di respiri, di anime che si inseguono.

Il sogno si avvererà in seguito con la sua personale label Real Word, progetto riuscito di promozione filantropica di vari talenti ma So rimane indubbiamente l’archetipo seminale.

280Daily: il tuo diario online

280Daily è un servizio che ci permette di creare e conservare i nostri pensieri. Un micro diario quotidiano gratuito. Si può scrivere senza superare i 280 caratteri. Utile per ricordare facilmente cosa si è fatto nei giorni, mesi e anni passati.
280Daily consente inoltre di caricare foto da allegare e cercare facilmente i dati dalle voci di diario, esportare i dati in formato PDF o CSV in modo molto semplice (o anche stampare un libro in futuro), ecc…

Link a 280Daily

Senza titolo

Non è sempre facile titolare i post fotografici e a volte ancor meno descriverli, non a caso molti fotografi gli ignorano entrambi.
Questa per me è una di quelle, per cui, lascio a voi il pensiero descrittivo che più vi confà.

The Soap Opera – Back on Tracks (2023)

Nonostante il nome della band, non aspettatevi cose eccessivamente drammatiche, né cose strabilianti. Quello che la band offre nel nuovo LP dopo sei anni di silenzio è un indie pop di qualità.
Le canzoni di Back On Tracks mostrano una ricchezza di melodie che spesso trovano la loro origine nel pop psichedelico degli anni ’60. Con l’aggiunta di un suono moderno, chitarre tintinnanti e una serie diversificata di canzoni si avrà sicuramente un’esperienza di ascolto piacevole. Sfumature psichedeliche sono giustapposte con il meglio della modernità indie-pop, con percussioni dominanti, melodie languide e voci rilassate.

Ascolta l’album

Eagles – Desperado (1973)

A diciotto mesi dal loro omonimo disco d’esordio, le aquile pubblicano quello che li coronerà come uno dei gruppi più importanti della scena rock degli anni ’70. Nonostante le vendite lasceranno a desiderare, Desperado risulterà tra i dischi più belli dell’anno. Il quasi perfetto connubio tra country e rock sarà il motivo principale che li farà conoscere definitivamente al mondo intero.

Desperado è un concept album, le armonie, la produzione, i testi e la musicalità sono impeccabili, tali da rendere il disco avvincente e suggestivo, che si ascolta tutto d’un fiato.

Doolin Dalton è il brano d’apertura, con l’armonica in primo piano suona come un epitaffio: soldi, donna, whiskey. Twenty One è un piacevolissimo bluegrass sorretto dal dobro che si fa seguire da un rock quasi hard, Out Of Control, con chitarre distorte e Chuck Berry come ispiratore. Tequila Sunrise è uno dei momenti più belli con la Fender con lo string bender in evidenza. Desperado la title track, con la sua aria quasi gospel e l’arrangiamento orchestrale, è semplicemente splendida. Sarà uno dei pezzi del gruppo più covered in assoluto. Certain Kind Of Fool è un’altro dei brani chiave del disco, ottimo come Outlaw Man del cantautore David Blue, ballata elettrica che crea una sorta di atmosfera drammatica con le sue chitarre. Saturday Night è un altro motivo dolcissimo, l’innocenza giovanile passa presto. Ancora più significativo è Bitter Creck che sembra non lasciar speranza al fuorilegge per i quali prevede rovina certa, semplice e complesso, pacato e irrequieto. Doolin Dalton reprise chiude in bellezza l’album.

Gli Eagles hanno dato immagine e suono al sogno americano, incarnando e facendo proprio il mito californiano e lo spirito del rock & roll. Il loro segreto è la scelta di un sound efficace ed attuale, l’impiego di molte chitarre spesso complementari alle parole e la proposizione di testi densi di ispirazione e lirismo, sempre comprensibili anche quando metaforici. E proprio grazie a questo che Desperado, a cinquant’anni dalla sua uscita è ancora ricordato per le sue ballate mozzafiato.

La fucina delle arti

Il curioso nome di questa rivista online dedicata all’arte in tutte le sue forme più popolari è “Fucine Mute”, acronimo di FUmetto, CINEma, MUsica e TEatro.

Consultando le varie sezioni che compongono Fucine Mute potremo leggere saggi, recensioni di film e mostre d’arte, pubblicazioni di poesie e romanzi di scrittori esordienti, ma anche interviste ad autori e tesi di laurea inedite.

Il sito è ben curato nella struttura e la prima pagina propone un sommario degli ultimi articoli inseriti. L’aspetto saliente di Fucine Mute è la mole di contenuti audio e video, che accompagna i commenti testuali. Ottimo il motore interno per la ricerca nel vasto archivio del materiale che è stato pubblicato.

Fermati e guarda

Esiste, nel sud del Giappone, una stazione ferroviaria in mezzo al nulla, non c’è entrata né uscita, si può solo scendere, sostare e osservare il panorama, intorno c’è solo natura.
È stata costruita per ricordare l’importanza di fermarsi.