Appunti Corti # 108

È solo questione di tempi, e la relativa azione nasce dall’essere presente, sul pezzo, nel non lasciar andare ciò che reputiamo davvero importante… Nessuno si sbatte l’anima per qualcosa di cui non sia veramente convinto che valga la pena farlo… Perché è tutto relativo… L’assoluto, il “mai” e il “per sempre” sono solo nostre “cornici” alla realtà, per non smarrirsi davanti al Tutto, all’Infinito, all’Universo… Ma nulla è mai e niente è per sempre… Tutto scorre, e scorrendo muta… questa l’insondabile, eterna Legge del Logos, del viaggio della Vita…

Art Pepper, ponte fra due ere del jazz 

Art Pepper nome Arthur Edward Pepper (morto il 15 giugno 1982) è stato un sassofonista statunitense, tra i più importanti esponenti del jazz West Coast. Il suo stile distintivo, caratterizzato da un suono lirico ed espressivo, lo ha reso una figura chiave del cool jazz, pur avendo subito anche l’influenza del bebop.
Pepper ha iniziato la sua carriera suonando con Stan Kenton negli anni ’40, ma ha raggiunto la notorietà come leader negli anni ’50 con album come Art Pepper Meets the Rhythm Section (1957), registrato con la sezione ritmica di Miles Davis (Red Garland, Paul Chambers e Philly Joe Jones). Questo disco è considerato un capolavoro del jazz.
La sua carriera è stata segnata da problemi personali, tra cui una lunga dipendenza dalla droga, che lo ha portato a diversi periodi di detenzione. Nonostante questo, ha avuto una straordinaria rinascita artistica negli anni ’70, con album come Living Legend (1975) e la serie The Complete Galaxy Recordings, che mostrano una maturità espressiva ancora più intensa.
La sua autobiografia, Straight Life (scritta con la moglie Laurie), è un resoconto crudo e potente della sua vita tra la musica e le difficoltà personali.

Francis Bacon

L’esistenza di Bacon è stata in ogni momento della sua esistenza (artistica e non) caratterizzata dall’eccesso e dalla trasgressione.
Egli è sempre vissuto fuori dalle regole della buona società borghese, a cominciare dalla sua dichiarata omosessualità che lo ha portato ad una volontaria segregazione dalla scena ufficiale di una Londra ancora troppo conservatrice e puritana. Durante la sua lunga e tumultuosa esistenza, egli ha accuratamente coltivato la sua ossessione per l’alcol e per il gioco, al punto di arrivare ad identificare la propria vita con l’azzardo.

Questo aspetto lo ha spinto ad una continua messa in discussione di sé, come uomo e come artista che rifugge le troppo facili certezze. In Bacon l’arte stessa, persa la sua funzione educativa, non è più portatrice di messaggi all’umanità e diventa una pratica autonoma, quasi un gioco, da condurre però con estrema serietà dal momento che viene a coincidere con l’esistenza dell’artista. Il controverso rapporto che egli stabilisce con il reale provoca una tensione fra la cosa viva e la sua immagine proiettata sulla tela. Tensione che, secondo l’artista, non può scaturire dall’arte astratta. […] Uno degli scopi principali di Bacon è, quindi, quello di esprimere la realtà in tutta la sua violenza, attraverso una pittura che scaturisca dalla sensazione immediata e, come lui stesso afferma, che rappresenti “il tentativo di catturare l’apparenza con l’insieme delle sensazioni che questa particolare apparenza susciti in me”.

[…] L’opera di Bacon, quindi, non è mai semplice trascrizione oggettiva delle cose, ma diventa essa stessa una realtà nuova, a sé stante, attraverso la quale comunicare con forza l’eccitazione di un contatto con gli strati più nascosti della natura umana, sui quali concentrare tutto il suo interesse. Per questo egli afferma: “È così difficile descrivere. Si può solo parlare dei propri istinti e lasciar perdere il resto”.

La Bussola #15

La descrizione del sito Consumatori è: Dal 1955, siamo la prima associazione di consumatori in Italia. Con oltre 150 sedi in tutta Italia, tuteliamo, aiutiamo e rappresentiamo gli interessi dei consumatori grazie a un team di esperti sempre pronto ad affrontare ogni sfida.

Ogni anno Unione Nazionale Consumatori APS (UNC) risolve migliaia di reclami grazie a un team di esperti. Se si hanno problemi da risolvere, basta utilizzare lo sportello presente nel sito e si riceve assistenza personalizzata. Oppure rivolgersi ad una sede UNC presente sul territorio, ricordando che queste operano in completa autonomia e sotto la loro completa responsabilità.

Vento

Tornando a casa,
mi fermo e guardo.
Spettacolo inaspettato
.

Un vento intenso,
scuote le foglie,
come una pioggia.

Un movimento arcaico,
qualcosa di magnetico,
come una danza.

Il vento forte e libero,
parla con gli alberi,
“Lascia andare”, dice.

100 Brani Jazz #2

Seconda selezione dei cento migliori brani jazz di tutti i tempi.
Brani di: Strange Fruit di Billie Holiday, A Night in Tunisia di Dizzy Gillespie, Giant Steps di John Coltrane, Blue Rondo a la Turk di Dave Brubeck, Goodbye Pork Pie Hat di Charles Mingus, Stolen Moments di Oliver Nelson, West End Blues di Louis Armstrong, God Bless The Child di Billie Holiday, Cantaloupe Island di Herbie Hancock e My Funny Valentine di Chet Baker.

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Malware, spyware e ransomware #3/5

Unità rimovibili infette

Un’altra forma meno comune di infettare un sistema con malware è affidarsi a un estraneo per collegare un’unità esterna infetta al proprio dispositivo. Occasionalmente, gli aggressori lasciano una USB infetta in un luogo pubblico sperando che qualcuno la raccolga e la colleghi al proprio computer per curiosità. Il malware verrà quindi installato automaticamente quando l’unità infetta viene collegata al sistema. Diffidare sempre delle unità rimovibili che non sono le tue.

Prevenzione del malware
Il primo passo per difendersi da qualsiasi tipo di malware è sempre la prevenzione. Gli autori malintenzionati possono causare danni solo se sono autorizzati a eseguire operazioni su un sistema, quindi il modo migliore per fermare il malware è in primo luogo non consentirne mai l’esecuzione. Uno dei modi più semplici per rendere il tuo sistema meno vulnerabile è semplicemente quello di mantenere il sistema operativo e il software aggiornati con le ultime patch di sicurezza. Inoltre, installa un programma antivirus e uno scanner esterni affidabili e assicurati di mantenerli aggiornati con le ultime definizioni di malware.

Rilevamento malware
In genere, il modo più efficace per rilevare malware è utilizzare strumenti in grado di scansionare il sistema alla ricerca di firme note di codice dannoso. Questi metodi di rilevamento basati sulla firma non sono infallibili, poiché il malware può mutare e modificare il proprio codice per evitare il rilevamento. In definitiva, uno degli ultimi livelli di difesa è l’utente e la sua stessa capacità di identificare comportamenti insoliti. Naturalmente, diversi tipi di malware spesso presentano segnali specifici. Di seguito approfondiremo i segnali rivelatori dei due principali tipi di malware: ransomware e spyware.

Rimozione malware
Se ritieni che il tuo computer sia già infetto da malware, la prima cosa da fare è disconnettere il dispositivo infetto da Internet per evitare ulteriori danni. Quindi, esegui una scansione completa del tuo sistema utilizzando il tuo programma antivirus e rimuovi qualsiasi malware rilevato. Se non sei sicuro di come eseguire questa operazione, in genere puoi trovare le istruzioni cercando online il tuo programma antivirus specifico. Infine, modifica eventuali password che potrebbero essere state compromesse e valuta la possibilità di contattare un professionista per ricevere assistenza. (Continua)

Storia della musica: dal blues agli anni duemila #4

4 – Il movimento folk del Greenwich Village 

Le origini del movimento folk del Greenwich Village, voce musicale della controcultura che si va a sviluppare a cavallo tra anni ’50 e ’60, devono essere ricercate negli ultimi anni ’40, anni in cui si cominciano ad intravedere le prime avvisaglie di quel revival folk che porta migliaia di giovani americani ad emigrare a New York, nel Greenwich Village, appunto, zona di loft a basso prezzo e di club animati da serate jazz e folk.
In particolare, nel 1948, vanno segnalati due eventi importantissimi per il movimento e la musica folk più in generale: da una parte l’introduzione di classifiche Folk all’interno dell’onnipresente Billboard; dall’altra la nascita dei Weavers di Pete Seeger.
Già negli Almanac Singers Seeger è tra i primi ad associare alla musica folk l’elemento sociale e il valore di musica di protesta. Il primato in tal senso va, però, attribuito a Woody Guthrie, primo grande cantautore della storia che fa partire un sottile filo rosso che da Guthrie ci porta a Seeger, da Seeger al movimento del Village e da qui alle prime opere di Dylan, prima fra tutti “Blowin’ in the Wind”.
A differenziare il folk revival dei primi anni ’60 dal folk tradizionale di Guthrie e Seeger è un seppur leggero ammorbidimento in senso pop della struttura e dell’arrangiamento della canzone. Ammorbidimento relativo, sia ben chiaro: anche in questo caso al centro del pezzo rimane la storia, mai a fine a sé stessa, ma sempre con fini didascalici e come veicolo per il messaggio, (normalmente antagonista), che il pezzo deve veicolare.
Il pezzo che lancia il revival è la tradizionale “Tom Dooley” eseguita dal Kingston Trio, probabilmente il più popolare gruppo folk della storia, importante non solo sotto il profilo artistico, ma anche per l’effetto di sfondamento nell’industria discografica che è in grado di esercitare, rendendo possibile la messa sotto contratto di artisti come Bob Gibson e lo stesso Dylan prima, e poi di tutti coloro che saranno il cuore del movimento del Greenwich: in particolare Joan Baez, Barry McGuire, Buffy Saint-Marie, Judy Collins e Phil Ochs. Se alcuni tra loro, come la Baez e Ochs rimangono tendenzialmente legati agli standard tradizionali del genere, accompagnamento di chitarra acustica e melodie scarne e semplici, altri cominciano presto a spingere il genere aldilà dei suoi limiti tradizionali, primo fra tutti Dylan che nel 1965 provoca l’indignazione del pubblico del Newport Folk Festival presentandosi accompagnato dalla Paul Butterfield Blues Band; l’evento segna simbolicamente la celebre svolta elettrica, che già si intuiva dall’ascolto di “Bringing It All Back Home”, dello stesso anno e che verrà formalizzata definitivamente con “Higway 61 revisited” (1965). È solo la prima di una serie di svolte che lo condurranno a (ri)scoprire tra gli altri country (con “John Wesley Harding” del 1967) e poi gospel (con “Destre” del 1976). Dylan non è l’unico innovatore di quegli anni, tuttavia i cambiamenti e le innovazioni che egli introduce nel folk per tutti gli anni ’60 hanno un effetto catalizzatore che porta la scena musicale ad imitarne quasi pedissequamente gli spostamenti, tanto che alla svolta elettrica e quella country, si accompagnano, più o meno direttamente, la nascita del folk-rock e del country-rock.
Un altro grande innovatore all’interno del Greenwich Village fu Fred Neil, sorta di punto d’incontro ideale tra Tim Buckley e Tim Hardin (due artisti che vedremo più avanti), col suo folk venato di blues ed un’unicità stilistica che gli impedirà di avere dei veri e propri eredi (anche se non mancheranno cantautori che ne riprenderanno in parte la lezione musicale, primo fra tutti Badly Drawn Boy): la sua notorietà rimarrà in gran parte legata alla sua “Everybody’s Talkin”.
Sempre al Village operano Simon&Garfunkel esordendo nel 1964 con l’album “Wednesday Morning 3 A.M”: nonostante l’accostamento con la scena folk sia facilitato da tempo e luogo, qui il genere rivive in una sfera più intima, lontano dalle tematiche sociali del folk dell’epoca, cui si associa nella scrittura un’insopprimibile ed irresistibile vena pop.
Per il resto, gli altri grandi innovatori della scena folk sono spostati rispetto all’epicentro della scena, chi più chi meno. Così sulla costa Est troviamo le sperimentazioni di Sandy Bull, che anticipò di anni artisti poliedrici come Ry Cooder e Richard Thompson nella sua camaleontica abilità di passare da un genere all’altro fondendo il folk col jazz, il raga indiano e musiche di ispirazione mediorientale; gli fa eco la mirabile fusione di folk, jazz e bluesattuata da Tim Hardin nei primi tre dischi, in particolare “Tim Hardin 2” (1967). Sulla costa Ovest il movimento folk si sviluppa più tardi, in piena era psichedelica: una sorta di controparte Californiana (e lisergica) di Dylan è Country Joe Mc Donald, che si fa largo con la sua vena di songwriter politico nella scena freak di San Francisco, creando una forma di folk lisergico. Di venature psichedeliche è illuminato anche il folk di Tim Buckley, arricchito però da mille altri spunti sonori: il folk di Buckley parte dalle divagazioni lisergiche e dalle suggestioni medievali di “Goodbye and Hello” (1967) per andare ben presto ad abbracciare il jazz in opere sempre più rarefatte e dilatate che trovano il proprio apice in “Starsailor” (1970).
Altrettanto ardite le sperimentazioni compiute, sempre nell’ambito della costa Ovest, da John Fahey che associa le tecniche tradizionali di finger-picking, tipiche del country e del blues, ad un folk contaminato con raga indiani, musica classica e dissonanze, sperimentazioni strumentali che verranno riprese decenni più tardi da capofila del postrock come Rodan e Slint.
Anche nella terra d’Albione non mancano entusiasti esponenti della scena folk: dai più tradizionalisti, come lo scozzese Donovan, nei cui dischi la tradizione folk rivive attraverso la fisiologica fascinazione scozzese per il pop, autore di un suono che, nonostante alcune suggestioni Dylaniane qua e là più evidenti, vive in una dimensione bucolica e soffice, rivelandosi influenza imprescindibile per gran parte del folk-pop degli anni ’90. Conterraneo di Donovan ma musicalmente agli antipodi era Davy Graham, autore di un folk strumentale e meticcio, contaminato di blues e jazz fin dal debutto “The Guitar Player… Plus” (1963).
Se le sperimentazioni di gente come Graham, Fahey e Bull si riveleranno importantissime non solo per il folk ma per la storia del rock tout court, con la loro capacità di contaminarsi e aprire ad altri linguaggi musicali estranei al folklore tradizionale ed artisti come Donovan Simon & Garfunkel saranno fondamentali per la nascita del folk più intimista e melodico, nell’immaginario collettivo il folk degli anni ’60 si riallaccerà sempre alla figura del cantautore del Greenwich Village, primo pilastro nella creazione di una visione e di uno stile di vita alternativi rispetto a quelli proposti/imposti dai mass media americani.
Una visione antagonista che ha messo le sue radici con la scena beatnik ma che qui trova un’espressione e un’adesione di massa: il pezzo folk dell’epoca nasce e attecchisce subito come inno, cantato durante marche e sit-in a cui prendono parte migliaia di studenti, “divenendo un veicolo per i giovani per esprime la propria frustrazione”. È stato fatto notare come questa natura antagonista presenti molte affinità con lo spirito del primo rock’n roll e di come nel passaggio del testimone sia stato sostituito l’elemento personale con quello sociale: nel folk l’ascolto del pezzo diviene maggiormente consapevole e spesso si accompagna ad un disprezzo del tipico processo di ascolto della musica pop, che ti porta a “canticchiare le melodie suonate dalle radio e osannare le star imposte dalla radio”.
Con le dovute differenze è innegabile che qui si ritrovano i primi segni di quella mentalità che cerca delle alternative ai valori imposti dalla società e dai mass media (musica compresa): una visione che determinerà e accompagnerà, non a caso, gran parte delle svolte più importanti nell’evoluzione della musica rock. (Continua…)

(Materiale scritto ed elaborato insieme al gruppo ‘Storia della Musica’)

Segnali  #15

SuoniBill Frisell è un chitarrista e compositore statunitense, noto per il suo stile eclettico che fonde jazz, folk, country, rock e musica sperimentale. Nato nel 1951, Frisell è considerato uno dei chitarristi più influenti della scena contemporanea, grazie alla sua capacità di creare atmosfere sonore uniche attraverso l’uso di effetti, loop e un fraseggio raffinato.
Ha collaborato con numerosi artisti, tra cui John Zorn, Paul Motian, Joe Lovano e Marianne Faithfull, e ha pubblicato molti album a suo nome, esplorando una vasta gamma di generi musicali.

Visioni – Nato a Buzançais, in Francia, nel 1955, Pascal Maitre ha studiato psicologia prima di intraprendere la carriera di fotoreporter, nel 1979. I numerosi incarichi lo hanno portato in tutto il globo, dall’Antartide all’Afghanistan. I suoi libri, In the Heart of Africa e Madagascar: Travels in a World Apart, raccolgono immagini scattate in oltre 15 anni di lavoro in Africa. Le sue fotografie sono state pubblicate su varie testate in tutto il mondo, tra cui Geo, Figaro, Newsweek, Life, e molte altre. Il suo primo servizio per National Geographic, pubblicato nel settembre del 2005, era dedicato al petrolio africano.

Dintorni – Perché non leggiamo più? La lettura al tempo del digitale.
Il declino della lettura è un problema complesso, legato a fattori tecnologici, culturali e personali. Tuttavia, non si tratta di una tendenza irreversibile. Riscoprire il piacere di leggere non solo arricchisce la nostra mente, ma ci permette di vivere esperienze uniche e significative. In un mondo sempre più veloce e superficiale, la lettura resta una delle poche attività capaci di rallentare il tempo e farci immergere nella profondità delle idee e delle storie. Continua a leggere…