Syd Barrett – Barrett (1970)

L’ultimo dispaccio leggibile di un musicista geniale ormai perduto nel proprio labirinto di follia, con il quale è sempre più difficile, se non impossibile, comunicare.
Prodotto da David Gilmour, con Rick Wright alle tastiere e Jerry Shirley alla batteria, Barrett, secondo album del dopo Pink Floyd, è ancora ricco di intuizioni brillanti – Gigolo Aunt, Baby Lemonade, Effervescing Elephant – messe insieme da una band che, in equilibrio assai precario, cuce arrangiamenti su misura, discreti e tenui, canzoni che forse proprio nella fragilità trovano la dimensione ideale, o quantomeno l’unica possibile.
Barrett ci regala per l’ultima volta le sue filastrocche dal sorriso beffardo, sospese tra stupore infantile e nonsense, che dimostrano, nel bene e nel male, la grandezza del loro autore.

Ascolta il disco

Alex Majoli

Alex Majoli è nato nel 1971 a Ravenna. Ha cominciato a fotografare prestissimo sotto la guida dei fotografi Daniele Casadio e Ettore Malanca. Nel 1989 era già fotoreporter professionista. Nel 1990 comincia una collaborazione con l’agenzia Grazia Neri.
Nel 1992 e 1993 viaggia a lungo in lugoslavia per documentare la guerra. Nel 1994 comincia a lavorare a un reportage di ampio respiro sul manicomio di Leros, in Grecia, documentandone, in bianco e nero, la fase finale prima della chiusura. Questo progetto diventa un volume (Leros, pubblicato per la prima volta nel 1999) e dà vita ad altri lavori sulla condizione psichiatrica nel mondo. Nel 1995 è in Sudamerica per molti mesi, fotografando diversi soggetti e cominciando così a porre le basi del progetto Requiem in Samba. Dal 1997 comincia a pianificare Hotel Marinum, un grande progetto, al quale tuttora lavora, dedicato alla documentazione fotografica della vita delle città portuali di tutto il mondo. Nel 1998 comincia a sperimentare il linguaggio cinematografico.
Nel 2001 Alex Majoli diventa membro di Magnum e continua a seguire e documentare i conflitti scoppiati nelle diverse regioni del mondo per numerose riviste.
Le sue foto sono pubblicate sulle maggiori testate internazionali. Collabora con Newsweek, The New York Times Magazine, Granta e con il National Geographic. Con Paolo Pellegrin, Ilka Uimonen e Thomas Dworzak, altri membri di Magnum Photos, ha dato vita alla mostra Off Broadway presentata in prima assoluta a New York nel 2004.
Vive tra la sua casa di Cesura, vicino a Piacenza, e New York. На pubblicato Leros (Trolley, 2002) e One Vote (Filigranes, 2004), una raccolta di ritratti realizzati durante la campagna elettorale per le ultime presidenziali USA. Tra i molti premi assegnati, il Premio Marco Pesaresi (2003), l’Infinity Award (2003), il premio OPC (2004).

Magnum Photos Fondazione Imago Mundi Il Sito (Coming Soon)

Appunti Corti # 109

Vi auguro di innamorarvi ancora, ma della stessa persona che avete vicino. Quella che diamo per scontata e che invece non lo è affatto. È un rapporto diverso, più consapevole, pacato, maturo. C’è un’intimità silenziosa fatta di sguardi che intuiscono e perdonano, piccoli gesti che curano, tenerezze che si alternano a momenti di intensa passione. Non so se è fortuna o il risultato di tutta la cura e l’attenzione che ho messo, della mia ostinazione, dei dolori e delle perdite che abbiamo condiviso e che in qualche misura hanno rinsaldato la complicità e la comprensione.
Alla fine l’amore è volontà, è esserci comunque e nonostante. È qualcosa che trasforma e guarisce, che accetta le fragilità, che prova a renderci migliori.

Web Design Museum

Web Design Museum è un bel portale dove vengono raccolte tutte le prime pagine dei siti più famosi o per lo meno quelli che hanno lasciato (moltissimi sono ancora attivi) il segno nel panorama mondiale della rete web. Il sito si divide in tre parti: Website, Apps e Software. Ogni parte si divide in “più popolare”, “aggiunto recentemente”, “dal più vecchio al più recente” e “dal più recente al più vecchio”. Le prime pagine vengono mostrate anno per anno dalla loro creazione fino al presente 2024.

Link a Web Design Museum

Nick Drake, un genio incompreso

Nick Drake è stato un notevole cantautore e musicista folk inglese che, nonostante la sua carriera relativamente breve, è diventato un artista molto influente e acclamato dalla critica nei decenni successivi alla sua morte. Nato il 19 giugno 1948 a Rangoon, Birmania (ora Myanmar), Drake è cresciuto nel Warwickshire, in Inghilterra. Era noto per il suo modo complesso e poetico di suonare la chitarra, lo stile vocale dolce e la scrittura di canzoni introspettiva. Drake ha pubblicato solo tre album in studio durante la sua vita: “Five Leaves Left” (1969), “Bryter Layter” (1971) e “Pink Moon” (1972). Nonostante abbia ricevuto elogi dalla critica, Drake ha lottato per raggiungere il successo commerciale durante la sua vita. Ha combattuto la depressione ed era, a quanto si dice, molto timido, il che ha reso difficile esibirsi e promuovere la sua musica. La sua musica è caratterizzata da intricate tecniche di chitarra fingerpicking, arrangiamenti musicali sofisticati e testi profondamente personali, spesso malinconici. Drake morì tragicamente, il 25 novembre 1974, all’età di 26 anni, per overdose di antidepressivi. Negli anni successivi alla sua morte, la sua musica ha ottenuto un notevole riconoscimento, con artisti come Robert Smith dei The Cure, Kate Bush e numerosi musicisti folk e indie contemporanei che lo hanno citato come una delle loro maggiori influenze. I suoi album, in particolare “Pink Moon”, sono stati presentati in film e spot pubblicitari, presentando la sua musica alle nuove generazioni. Oggi, è ampiamente considerato un’icona di culto nella scena musicale folk e indie, ricordato per il suo stile musicale unico e per la scrittura di canzoni profonda e introspettiva.

Buena Vista Social Club – Buena Vista Social Club (1997)

Anche se sono passati dieci anni dall’ultimo disco a suo nome “Get Rhythm”, Ry Cooder non ha mai smesso di perseguire i propri interessi di musicista. Colonne sonore a parte, ha smesso da molto di pensare ai dischi in modo tradizionale. E’ stanco, disilluso e scontento: non gli interessa più il mondo occidentale, la società consumistica, lo show biz in cui, per anni, ha cercato invano di fare “cultura”.
Ry Cooder ama la musica, quella vera, incontaminata e pura e, oggi come oggi, non trova spazio in America: le case discografiche non sono interessate a dei prodotti alternativi di questo genere, non sono facili da vendere, non attraggono i giovincelli, non sono, radiofonicamente parlando, stimolanti. E lui sbattendosene altamente, ha continuato per la propria strada.
Ha inciso con Ali Farka Toure il bellissimo “Talking Timbuktu”, poi si è preso la sua bella pausa. Ha pensato e meditato a lungo, ed ha spostato i suoi interessi verso Cuba. Il calore ed i colori della musica cubana, della musica latina in generale, lo hanno sempre attratto: ma un conto è avere degli interessi, ben altro quello di riuscire a penetrare la musica locale, facendola propria, pur restando sempre in un ambito strettamente tradizionale. E con “Buena Vista Social Club” Cooder ha toccato realmente una delle vette della sua carriera.
In questo disco, oltre al suo sapiente ed unico tocco chitarristico, abbiamo un manipolo di musicisti straordinari che seguono a bacchetta le sue direttive, pur rimanendo ancorati alla propria tradizione. Ed il risultato è un disco sfavillante in cui i suoni ed i colori dell’isola castrista vanno a braccetto con intuizioni tipicamente cooderiane. I brani sono tutti classici della tradizione cubana, consigliati per lo più da Segundo e Gonzales, oppure da Juan De Marcos Gonzales.
Spiega Ry: “Come il blues, questa musica non è mai stata distrutta dalla commercializzazione. Non esiste un business musicale in questa musica, è ancora pura come quando è nata. I musicisti suonano con gioia, con partecipazione. E’ una musica piena di cuore, di anima, non fa parte del mondo moderno. Questa musica ti parla in maniera naturale, cosa che non esiste più in quella moderna. A Cuba la musica è un tesoro da trovare: se cerchi con attenzione ne trovi le tracce, ed io ho trovato tutto“.
I quattordici brani del disco: Chan Chan, De Camino a la Vereda, El Cuarto de Tula, Pueblo Nuevo, Dos Gardenias, ¿Y Tú Qué Has Hecho?, Veinte Años, El Carretero, Candela, Amor de Loca Juventud, Orgullecida, Murmullo, Buena Vista Social Club, La Bayamesa, sono di una bellezza disarmante, grazie a Cooder & Co., che hanno saputo dare un saggio della loro bravura e ci hanno regalato un disco emozionate e profondo al tempo stesso, prezioso come un gioiello di inestimabile valore. 

La Bussola #16

La descrizione del sito Antropocene è: Quella in cui viviamo è un’epoca successiva all’Olocene, definita Antropocene, il cui inizio viene datato a partire dalla metà del secolo scorso, con quella che è stata definita, considerando una serie di indici economici e ambientali, la «Grande accelerazione», da cui si può evincere come tutto ciò che “fa bene” all’economia (capitalistica) è un crimine per la vita su questo pianeta.

Antropocene è gestito da un Comitato di Redazione formato da volontari che operano senza scopo di lucro nell’ambito del Forum Antropocene. La Redazione è aperta ad accordi di collaborazione con collettivi e redazioni di altri siti che si occupano di Ecologia e Socialismo e con le forze attive nelle lotte sociali ed ecologiste.

Asterisco *34

Al mondo non c’è cosa più bella di imparare. Ed è bellissimo avere la consapevolezza di avere ancora tanto da imparare. Per evitare di rovinare questa sensazione io resto ostinatamente nell’abisso della mia ignoranza.