La Bussola #19

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Malware, spyware e ransomware #5/5

Il ransomware blocca il tuo accesso e minaccia di distruggere i tuoi contenuti multimediali

Cos’è il ransomware?
Il ransomware è un tipo di malware che mette a rischio i dati personali minacciando di distruggerli a meno che non venga soddisfatta una richiesta di riscatto. Un attacco ransomware crittograferà i file sul tuo computer, rendendoli inaccessibili. Il criminale informatico che distribuisce il ransomware invierà quindi una richiesta di riscatto, chiedendo in genere alla vittima di pagare il riscatto in criptovaluta per decrittografare i dati e ripristinare l’accesso ai file dell’utente. In alcuni casi, il criminale informatico può minacciare di distruggere completamente i dati dell’utente se il riscatto non viene pagato. Spesso, il ransomware non è progettato o gestito direttamente dall’autore della minaccia, ma acquistato da terzi. Questo si chiama Ransomware-as-a-Service (Raas). In questo contesto, un ransomware viene progettato e gestito da uno sviluppatore di malware che poi lo vende ai criminali che lo utilizzano per estorcere denaro alle loro vittime. Nel corso del 2021, il 61% delle organizzazioni ha subito attacchi informatici legati al ransomware che hanno provocato almeno un’interruzione parziale. Alla fine, il ransomware ha concluso il 2021 accumulando costi per 20 miliardi di dollari a livello globale, costando alle aziende in media 1,85 milioni di dollari. Inoltre, solo il 57% delle aziende è in grado di recuperare i propri dati utilizzando un backup.

Prevenzione del ransomware
Come con qualsiasi malware, il modo migliore per bloccare gli attacchi ransomware è mantenere il sistema aggiornato con le ultime patch di sicurezza e installare un programma antivirus affidabile.
Un altro metodo, spesso trascurato, per ridurre al minimo i danni è eseguire regolarmente backup dei dati che vengono tenuti disconnessi dal computer, sia con un disco rigido esterno che con un archivio cloud. In questo modo è possibile ridurre le conseguenze di un’infezione ransomware attiva poiché, mentre tutte le informazioni sul computer interessato andranno perse, i dati di backup non andranno perduti.

Rilevamento ransomware
Come con la maggior parte dei malware, il ransomware dormiente si rivela rallentando il funzionamento del tuo computer, creando popup e applicazioni che non hai installato e persino provocando l’arresto anomalo del computer. Tuttavia, quando ci si accorge del ransomware, spesso è troppo tardi. A un utente viene comunemente presentata una schermata che richiede un riscatto per poter riottenere l’accesso al computer.

Rimozione del ransomware
Sfortunatamente, non esiste un modo garantito per rimuovere il ransomware e decrittografare i file anche pagando il riscatto richiesto. Tuttavia, alcuni ricercatori di malware sono riusciti a sviluppare strumenti gratuiti per la rimozione del ransomware che possono funzionare in casi specifici. Se ritieni che il tuo dispositivo sia già stato infettato da un ransomware, la cosa migliore da fare è disconnettersi immediatamente da Internet e dalla rete per impedire al malware di spostarsi lateralmente e crittografare ulteriormente i file. Successivamente, prova a eseguire una scansione con uno strumento gratuito per la rimozione del ransomware. Se questo non funziona, probabilmente dovrai pagare il riscatto per riavere i tuoi dati. Nel caso delle aziende, gli avvocati vorranno essere contattati in merito alla polizza assicurativa informatica dell’azienda (se applicabile) prima che venga pagato qualsiasi riscatto. Inoltre, è importante notare che alcuni autori di minacce sono sanzionati negli Stati Uniti: assicurati di controllare prima di inviare qualsiasi pagamento. Infine, modifica eventuali password che potrebbero essere state compromesse e contatta un professionista se non sei sicuro di come procedere.

Ransomware e spyware: punti salienti
Malware è un termine ampio che comprende vari tipi di software dannoso, inclusi ransomware e spyware. Il ransomware è un tipo di malware che mette a rischio i dati personali minacciando di crittografarli o distruggerli a meno che non venga soddisfatta una richiesta di riscatto. Il ransomware si farà conoscere rapidamente. Lo spyware, d’altro canto, è un tipo di malware che monitora la tua attività e invia queste informazioni al criminale informatico che potrebbe quindi utilizzare informazioni sensibili per rubare denaro alla vittima e/o commettere un furto di identità. Il modo migliore per bloccare gli attacchi malware è mantenere il sistema aggiornato con le ultime patch di sicurezza e installare un programma antivirus affidabile. Se ritieni che il tuo dispositivo sia già stato infettato da malware, la cosa migliore da fare è disconnettersi immediatamente da Internet per impedire al malware di comunicare con il suo server C2 e danneggiare ulteriormente il tuo dispositivo e le tue informazioni. Infine, assicurati di modificare eventuali password che potrebbero essere state compromesse e di contattare un professionista se non sei sicuro di come procedere. (Fine)

Biko – Peter Gabriel (1980)

Alcune canzoni non solo raccontano la storia, ma la fanno. “Biko” di Peter Gabriel è una di queste. Registrata nel 1979 e pubblicata nel 1980 nel suo terzo album solista, la canzone è dedicata a Stephen Biko, attivista sudafricano ucciso dalla polizia nel 1977 per la sua opposizione al regime dell’apartheid. Gabriel, già noto per la sua carriera con i Genesis e poi come artista solista innovativo, venne profondamente colpito dalla vicenda di Biko dopo aver visto un documentario sulla BBC. Decise di approfondire la sua storia, leggendo biografie e entrando in contatto con attivisti del movimento anti-apartheid.
Nasce così “Biko”, un brano di oltre sette minuti in cui Gabriel adotta il punto di vista di un osservatore esterno, un inglese che fino a quel momento non aveva preso parte alla lotta contro il razzismo in Sudafrica. Il brano si apre e si chiude con un coro funerario sudafricano, e il ritornello è cantato in lingua xhosa, uno degli idiomi ufficiali del Paese. Il suono dei tamburi accompagna tutto il pezzo, evocando il cuore pulsante dell’Africa.
Sebbene inizialmente il singolo non ottenne un grande successo commerciale, divenne rapidamente un simbolo della lotta contro l’apartheid e un punto fermo nel repertorio di Gabriel, con esecuzioni live particolarmente emozionanti. Il brano ispirò altri artisti, tra cui Steven Van Zandt, chitarrista di Bruce Springsteen, che organizzò il boicottaggio dei concerti in Sudafrica, portando alla creazione del celebre singolo “Sun City”. “Biko” fu anche uno dei brani che accompagnarono eventi storici come i concerti per Nelson Mandela a Londra, contribuendo alla sensibilizzazione mondiale sul regime razzista sudafricano.
L’impatto della canzone si rifletté anche nella carriera di Peter Gabriel, spingendolo a impegnarsi attivamente nella world music. Fondò il festival WOMAD e la sua etichetta discografica, la Real World, dedicata alla musica etnica. Si occupò inoltre della distribuzione digitale della musica attraverso la sua azienda Od2, precorrendo i tempi nell’era digitale.
“Biko” rappresenta una delle dimostrazioni più forti del potere della musica nella lotta per i diritti umani. Solo nel 1990, con la fine dell’apartheid, la canzone poté essere ascoltata liberamente in Sudafrica, sancendo la vittoria di una battaglia combattuta anche attraverso la musica.

Asterisco *37

La felicità è sempre venata di sofferenza. In primo luogo, perché scaturisce da cause esterne — una bella giornata di sole, essere e sentirsi amati, ottenere riconoscimento eccetera — e dunque sancisce la nostra dipendenza, che è un male. In secondo luogo perché, proprio per questo suo dipendere dall’esterno, è fragile, momentanea, sempre minacciata e in pericolo — sempre circondata da un alone di ansia.
Per questo gli antichi cercavano non la felicità, ma l’atarassia.

Ps.
L’atarassia è uno stato di tranquillità mentale e assenza di turbamento emotivo. Si raggiunge attraverso il distacco emotivo dai desideri e dalle preoccupazioni, coltivando la calma interiore.

Parole

Parole, per quanto io le ami,
allo stesso modo,
ne ho profondo timore.
Di quelle piovute in faccia,
quando non vuoi udirle,
di quelle che prendono forma
in inutili e lunghe spiegazioni,
ma soprattutto, di quelle parole
che si intersecano fra loro,
formando infiniti cordoni di noia.
Ecco, ho timore di chi e
di ciò che mi arreca noia,
preferisco allora guaire,
nel silenzio di un bosco lontano.

Pinetop Perkins: una vita in Blues

Oggi è il 7 Luglio ed in questo giorno, nel 1913, a Belzoni, nel Mississippi (U.S.A,), nasceva il grande pianista e vocalist Blues “Pinetop” Perkins (nome d’arte di Joseph William Perkins). Il soprannome “pinetop” gli venne dato perché da bambino si arrampicava in cima ai pini. Uno dei momenti più importanti della carriera di Perkins fu la sua lunga collaborazione con il leggendario chitarrista e cantante blues Muddy Waters. Nel 1943, si unì alla sua band e divenne il pianista principale, portando il suo stile distintivo al gruppo. Questa collaborazione contribuì notevolmente a definire il suono del Chicago Blues e rese Perkins una figura rispettata e stimata nella scena musicale blues. Dopo la morte di Muddy Waters (avvenuta nel 1983), Pinetop Perkins intraprese la carriera solista. Continuò a suonare e registrare musica blues, guadagnandosi una reputazione come uno dei pianisti più abili e influenti del genere. Durante la sua lunghissima carriera ebbe occasione di collaborare con i principali musicisti e cantanti Blues e Rock, ricevendo vari premi e riconoscimenti, tra i quali, nel 2005 il “Grammy Award” alla Carriera e nel 2010 il “Grammy Award” per il miglior album Blues pubblicato insieme a Willie “Big Eyes” Smith, diventando il musicista più anziano ad aver ricevuto il premio. Nel 2002 fece parte di due film: “The Blues: Godfathers and Sons” e “The Blues: Piano Blues”. È stato inserito nella “Blues Hall of Fame”. Morì nel 2011, ad Austin, in Texas.

Bauhaus – Burning From The Inside (1983)

Una faccenda non semplice stabile quale sia l’album più significativo della breve ma intensa vicenda Bauhaus. Alla fine, almeno per quanto mi riguarda, l’ha spuntata quest’ultimo lavoro prima dello scioglimento, che senza prendere una posizione decisa saltella brillantemente fra tutte le fasi creative dell’ensemble britannico, dal gothic più ossessivo a quello decadente non dimenticando certe suggestioni psichedeliche. È il capitolo forse meno “appariscente” della discografia di Peter Murphy e compagni, Burning From The Inside, ma è senza dubbio il più eclettico e il più maturo: e, quindi, è anche il più adatto a far comprendere le ragioni dell’autentica aura di leggenda che circonda la band, anche se in scaletta ha come solo brano “classico” il singolo She’s In Parties.

Ascolta il disco

Appunti Corti #112

Ho studiato poco la storia purtroppo. Negli anni di scuola dove sicuramente si aveva modo, tempo e opportunità di farlo, ho preferito dell’altro. Mi sono rifatto in parte negli anni successivi, forse perché non ero costretto, forse perché la maturità mi ha permesso di capire quanto sia importante per capire il nostro presente. Studiare la storia, che poi ognuno cercherà di vendervela come più gli aggrada, serve a non dimenticare quello che è stato fatto a causa del pensiero che c’era in quel momento. Questo serve o meglio dovrebbe servire, il condizionale è d’obbligo, per non rifare gli errori che sono stati fatti ma, il condizionale purtroppo la vince, eccome! In questo ultimo ventennio si è assistito ad un ritorno al “pensiero passato”, ad una certa nostalgia di “socialità” per non usare il termine “regime” che bene non fa, anzi, ci riporta indietro invece che in avanti. Tutto questo a causa di quel “condizionale” che non riusciamo non solo a demolire ma a volte neanche a scalfiggere. E allora verrebbe da pensare “a cosa serve studiare la storia?” Resto dell’opinione che invece è importante studiare la storia se non altro per quelli che credono nel futuro, per quelli che credono nella libertà, per quelli che credono nell’uomo e nella natura.

Arthur Blythe, sperimentazione e tradizione

Arthur Blythe nato il 5 luglio 1940 è stato un sassofonista contralto americano noto per il suo suono caldo, incisivo e la capacità di fondere tradizione e avanguardia nel jazz.
Cresciuto a Los Angeles, ha iniziato a suonare in gruppi R&B prima di immergersi nel jazz moderno. Si è trasferito a New York negli anni ’70, entrando a far parte della scena loft jazz e collaborando con musicisti come Gil Evans, Jack DeJohnette e Lester Bowie.
Il suo album Lenox Avenue Breakdown (1979) è considerato un capolavoro, caratterizzato da un mix di free jazz, hard bop e influenze funk. Blythe aveva la capacità di sperimentare senza perdere il legame con la tradizione, utilizzando spesso tuba e violoncello nei suoi ensemble per ottenere un suono distintivo.
Negli anni ’80 e ’90 ha continuato a esplorare diverse sonorità, suonando con il World Saxophone Quartet e mantenendo una carriera solista prolifica. Nonostante il declino della sua salute negli ultimi anni, il suo contributo al jazz rimane fondamentale.