Nasce l’app che informa dove raccogliere frutti liberi nelle città

Nato come un esperimento locale tra due amici che hanno iniziato a piantare alberi da frutto nel loro quartiere, il progetto si è evoluto in una mappa interattiva mondiale open source che segnala oltre 1,6 milioni di piante commestibili disponibili negli spazi urbani di tutto il mondo.
FallingFruit.org va oltre la semplice raccolta: è un invito a ripensare il ruolo del cibo nella vita urbana. I fondatori puntano non solo ad aiutare le persone a trovare cibo gratuito, ma anche a ispirare le città a creare “foreste alimentari”, spazi pubblici con piante commestibili integrate nel paesaggio urbano, al pari degli alberi lungo le strade e delle panchine nei parchi. Questa visione di città come paesaggi rigogliosi, piuttosto che sterili giungle di cemento, è al centro del movimento per il foraggiamento urbano. Sempre più persone credono che gli spazi urbani debbano essere progettati per nutrire la comunità, piuttosto che limitarsi a contenere vegetazione decorativa.
“Mi sono innamorata dell’idea di portare il cibo negli spazi urbani”, racconta Macy. “Ho iniziato nella mia proprietà con alberi da frutto e ortaggi perenni. Una volta dimostrato ai miei vicini che era possibile, sempre più persone hanno deciso di partecipare.” La trasformazione di quell’area trascurata si è rapidamente intensificata, trasformandosi in una fonte di prodotti freschi, un luogo di incontro e un modo per unire le persone. (FallingFruit.org)

Bob Dylan: i suoi album #3

The Time They Are A-Changin’ (1964)

Gli ultimi saranno i primi
Dylan fiuta il cambiamento prima di tutti. E le sue parole diventano una valanga.

The Times They Are a-Changin’ è il terzo album in studio di Bob Dylan. Fu pubblicato il 10 febbraio 1964 dalla Columbia Records. Mentre i suoi album precedenti, Bob Dylan (1962) e The Freewheelin’ Bob Dylan (1963), combinavano materiale originale e cover, questo fu il primo a contenere solo composizioni originali. L’album consiste principalmente di ballate scarne e scarsamente arrangiate che trattano temi come il razzismo, la povertà e il cambiamento sociale. La traccia che dà il titolo all’album è una delle più famose di Dylan; molti ritengono che catturi lo spirito di sconvolgimento sociale e politico che caratterizzò gli anni ’60. Alcuni critici e fan non furono altrettanto entusiasti dell’album nel suo complesso, rispetto ai suoi lavori precedenti, per la sua mancanza di umorismo o di diversità musicale. Tuttavia, The Times They Are a-Changin’ raggiunse il 20° posto nella classifica statunitense, diventando poi disco d’oro e raggiungendo tardivamente il 4° posto nel Regno Unito nel 1965.
Questo album, interamente acustico, è considerato da molti cultori della produzione dylaniana un vero e proprio manifesto della canzone politica e di protesta; nei dieci brani che lo compongono, Dylan si scaglia contro la società e, in modo profetico e cadenza quasi biblica, sembra ammonire duramente: fate attenzione, poiché i tempi stanno cambiando e i figli di oggi sono pronti a rivoltarsi contro i loro stessi padri per ribaltare – appunto in maniera biblica – concetti e filosofie, aspettative e pregiudizi.
Le sonorità di questo disco sono impostate su un blues secco ed essenziale, scandito dalle pennate marcate sulla chitarra e dal suono che dà anima alla musica folk dell’armonica a bocca.
Le canzoni politiche qui proposte, a detta dei cultori della poetica dylaniana, non indicano in effetti alcuna nuova strada (Dylan ha sempre sostenuto di non essere il portavoce di nessuno eccetto che di se stesso, e che non c’è bisogno del meteorologo per sapere da che parte tira il vento), suscitando però nuovi dubbi e inedite domande.
La tracklist del disco è montata come se Dylan volesse subito dirci, nel prologo, che i tempi stanno per cambiare, nonostante che ancora ci siano le ingiustizie di cui racconta nelle sue canzoni di denuncia a sfondo sociale. Ed ecco allora materializzarsi la disperata storia di miseria e di povertà di Ballad Of Hollis Brown, la straordinaria invettiva di With God On Our Side contro le guerre che hanno insanguinato il mondo combattute anche in nome della religione, il racconto della crisi delle miniere del Minnesota in North Country Blues, l’uccisione di Medgar Evers impegnato nella lotta per il riconoscimento dei diritti civili dei neri di Only A Pawn In Their Game, i riferimenti biblici e a Bertolt Brecht che emergono da When The Ships Comes In, con l’immagine della nave che arriva in porto a risolvere le ingiustizie del mondo. Per arrivare alla sofferta interpretazione di The Lonesome Death Of Hattie Carroll, che racconta l’omicidio di una cameriera di colore da parte di un giovane bianco proprietario di piantagioni di tabacco. Poi ci sono le canzoni d’amore, ispirate in qualche modo dalla sua relazione con Suze Rotolo, One Too Many Mornings e Boots Of Spanish Leather, e il saluto finale di Restiese Farewell che chiude l’album: l’arrivederci di un giovane vagabondo che riprende la sua strada, alla fine dello spettacolo in cui ha presentato le sue storie, per avventurarsi verso una nuova direzione.

Asterisco *43

Non vi abbacchiate, siate generosi, di gesti, di sorrisi, di cordialità. Non siate pallosi e pesanti, che poi gli altri vi evitano. La gente ha sempre qualche problema, qualche dolore nascosto, qualche turbamento di salute. Usate parole di tolleranza con tutti, amate ciò che amate e non impedite agli altri di amare ciò che amano, non è l’amore che distrugge il mondo, ma l’odio e l’interesse personale a scapito di quello collettivo, insomma, partecipate con allegria alla vita che il buio nell’anima fa male e compromette ogni rapporto umano e familiare e vi fa diventare brutti, siate la cura e mai la malattia.

Beatles – Revolver (1966)

Nella dicotomia tra i Beatles come quattro ragazzini intelligenti dei primi ’60 con cui fare uscire le proprie figlie il sabato sera e i Beatles come gruppo di fine ’60 che, benedetti dalla genialità, implodono in loro stessi e giocano con gli abissi psiconautici, potremmo vedere Revolver come un lavoro di significativo trapasso. Anche la copertina-collage di Klaus Voormann sembrerebbe confermarci l’ipotesi di una formazione appesa tra le foto rassicuranti del suo passato e qualcosa che si sta muovendo strisciante tra esse. Le quattordici canzoni che ci traghettano verso The White Album e si appaiano a Sgt. Pepper’s sviluppano definitivamente una concezione della musica, soprattutto in studio, che poi non sarà mai più la stessa. Si accentuano le differenze fra i compositori (un McCartney sempre più colto, che qui scrive la sua fuga/capolavoro, For No One; un Lennon al vertice del – l’indolenza acida con I’m Only Sleeping) e Harrison diviene a tutti gli effetti l’orientalista della band (Love You To). Leggermente più disomogeneo di Rubber Soul, arricchito dalla summa psichedelica di Tomorrow Never Knows questo album è un vero e proprio happening creativo, ben poco scalfito dallo scorrere del tempo.

Ascolta il disco

Fred Below: Il Batterista Fondamentale del Blues di Chicago

Il 6 settembre 1926 nasce a Chicago, nell’Illinois, il batterista Freddie Below, famoso in tutto il mondo per il suo modo di accompagnare le esecuzioni di blues, singolare e carico di swing trascinante.
Fred Below (Frederick Below Jr., 6 settembre 1926 – 13 agosto 1988) è stato uno dei batteristi più influenti nella storia del blues di Chicago. Nato e cresciuto a Chicago, Below ha contribuito in modo decisivo a definire il sound e la ritmica del blues elettrico, portando il backbeat e una sensibilità jazzistica alla batteria blues.
Considerato l’artefice del “Chicago shuffle” e ha dato una nuova dimensione al ruolo della batteria nel blues, portando groove, swing e dinamiche raffinate.
Ha suonato in molti classici del rock and roll, inclusi i successi di Chuck Berry come “School Days”, “Roll Over Beethoven”, “Sweet Little Sixteen” e altri.
La sua tecnica, caratterizzata da un uso innovativo del ride e del cross-stick, ha influenzato generazioni di batteristi blues e rock.

100 Brani Jazz #5

Quinta selezione dei cento migliori brani jazz di tutti i tempi.
Brani di: Straight, No Chaser di Thelonious Monk, Good Morning Heartache di Billie Holiday, Mack the Knife di Ella Fitzgerald, In the Mood di Glenn Miller, Desafinado di Stan Getz, Cast Your Fate To The Wind di Vince Guaraldi, Rhapsody in Blue di George Gershwin, Blue Monk di Thelonious Monk, Caravan di Duke Ellington e Sidewinder di Lee Morgan.

Ascolta su Radioscalo

La Bussola #25

La descrizione del sito Transform! è: Fondazione politica del Partito della Sinistra Europea, costituita da associazioni, fondazioni, centri studi, riviste politiche che fanno riferimento alle varie forze politiche che hanno dato vita alla esperienza politica europea.

In Italia, l’associazione transform! è una rete di ricerca-azione nata per iniziativa di gruppi e collettivi di ricerca, studiosi, attivisti di organizzazioni sindacali, politiche e di movimento. Indaga sulle trasformazioni intervenute nel lavoro, nella rappresentanza, nelle forme del fare politica e praticare democrazia. Concepisce la ricerca come elemento interno all’agire politico.
Transform! italia è uno spazio aperto di ricerca politica nel campo dell’antiliberismo, dell’antisovranismo e della costruzione di una sinistra politica in europa. Partecipa ed è membro del consiglio internazionale del world social forum ed è in relazione ai movimenti sociali mondiali ed europei e nelle esperienze di conflitto metropolitano, con il proposito di unire ricerca accademica e esperienze di alternative possibili.

Dave Liebman, un sax libero

Il 4 settembre 1946 nasce a Brooklyn, New York, il sassofonista David Liebman detto Dave, uno dei protagonisti della scena internazionale degli anni Settanta.
Celebre sassofonista, flautista, compositore e didatta jazz americano è considerato una figura di spicco nella musica contemporanea, noto per la sua versatilità stilistica e l’innovazione nell’uso dell’atonalità e delle linee melodiche.
Liebman ha iniziato la sua carriera negli anni ’70, suonando con gruppi leggendari come quello del batterista Elvin Jones e, successivamente, con Miles Davis, partecipando a tour e registrazioni fondamentali per la storia del jazz. Parallelamente, ha fondato propri gruppi come Lookout Farm, Quest, Dave Liebman Group ed Expansions, collaborando con musicisti come Richie Beirach, John Scofield, Vic Juris e molti altri.
Il suo stile abbraccia numerosi generi: jazz, jazz fusion, bebop, hard bop, post-bop, jazz modale e avanguardia. Ha inciso oltre 500 album, di cui più di 200 da leader o co-leader, e composto centinaia di brani originali. Liebman si è distinto anche per le sue reinterpretazioni di autori come Coltrane, Monk, Miles Davis, Puccini, Jobim e i Beatles.

Valerie June – Owls, Omens, And Oracles (2025)

Recensioni 2025

Owls, Omens, and Oracles è un album ampio e variegato, che si sviluppa dalle radici di June, che spaziano dal folk psichedelico, all’indie rock, agli Appalachi, al bluegrass, al country soul, al pop orchestrale e al blues, fino a raggiungere una rete intergalattica di saggezza. Ogni singola nota che canta è impreziosita dalla sua “voce non ortodossa, stridula e ululante” (Elle), “come seta grezza: intima, elegante e forte” (Garden & Gun). Le viscerali contorsioni e la feroce emozione della sua voce intrecciano trame e toni attraverso l’ago di una trapunta americana multigenere. Grazia e gentilezza si armonizzano con nervosismo e precarietà, evocando una tenerezza persino nel cuore più duro, mentre June racchiude la complessità di “La mia vita è una canzone country” e “Sono multidimensionale, al di là di ogni categoria”. Unica

Ascolta il disco