René Magritte

“La realtà non è mai come la si vede: la verità è soprattutto immaginazione.”

“Rappresentazioni che annullino il realismo“. In questa frase è racchiusa l’opera di René Magritte e sono opere suggestive, intriganti, incantevoli.
Esprimono, tutte, il piacere della pittura come mondo della creatività onirica, modelli di figurazione che attraversano l’asfittica tensione razionale condivisa per giungere in luoghi profondi, spazi di rielaborazioni simboliche soggettive.

Nella sua pittura la razionalità sfuma, “la logica si ritira, la mente si offusca e cede il passo ad accostamenti dissociativi, ossimori pittorici, composizioni assurde, situazioni in bilico tra l’onirico e la più fervida fantasia”. Il Surrealismo di Magritte applica, alle immagini dipinte, l’illusionismo onirico, mostrando oggetti reali in ambienti e misure assurde, utilizzando tonalità fredde, creando atmosfere ambigue ed inquietanti come quelle dei sogni. Le sue rappresentazioni evocano lo spaesamento dell’uomo di fronte alla realtà o a ciò che sembra essere la realtà, in un costante gioco ambiguo tra ciò che è plausibile ma totalmente fuori posto.

René Magritte ha creato uno spazio immersivo in cui ha portato avanti un’indagine approfondita sul significato e sulla percezione della realtà. Il suo sguardo e la sua filosofia lo hanno indotto a rapportarsi in un modo nuovo con l’arte: Magritte ha contestato i luoghi comuni sulla pittura, componendo immagini semplici con cui ognuno di noi ha una familiarità, ma calate in un contesto singolare e alienante. Una pittura che ha scelto di concentrare senza esitazioni sul pensiero, sul mistero e sul ribaltamento dell’idea stessa dell’immagine nel sentire comune.

The Hannah Barberas – Fantastic Tales of the Sea (2023)

Dopo la pubblicazione di due album e diversi EP, i fan di lunga data del quartetto del sud-est di Londra The Hannah Barberas sono pronti ad affrontare il mondo della creazione musicale senza problemi.
Con Fantastic Tales of the Sea gli Hannah non hanno cambiato completamente il loro sound musicale, infatti la voce soprattutto di Lucy Formoli li mantiene in quell’area sonora già presente nelle loro precedenti produzioni.
Tuttavia, il loro suono distintivo è stato arricchito in termini di intensità e vigore, risultando in un’energia aggiuntiva manifestata in una nuova ma altrettanto deliziosa indie-pop.
Fantastic Tales of the Sea è ancora perfettamente marchiato The Hannah Barberas con un valore aggiunto.

Ascolta l’album

Cammini stupendi da fare in Italia: i migliori itinerari a piedi

Una selezione di grandi itinerari italiani lungo le antiche vie della transumanza o lungo i cammini religiosi, i cammini storici e i percorsi più belli per chi vuole viaggiare a piedi in Italia.

Antiche strade religiose, mulattiere, tratturi e vecchie rotte commerciali: una delle avventure più belle da programmare quest’anno è riscoprire l’Italia a piedi, con lentezza, approcciando ad un nuovo modo di viaggiare ecologico e intelligente, per scoprire le meraviglie del nostro paese lontani dalle principali rotte turistiche.

Una guida ai cammini più belli da percorrere almeno una volta in Italia, solo per qualche tappa o per la loro intera lunghezza.

Link alla fonte e alla scoperta dei 45 cammini da fare in Italia

Il Buddambulo #4

L’elemento, la funzione, la colonna portante del Buddismo è il Karma. Parola ultra usata e per lo più a sproposito, visto che tanti non conoscono il significato e la usano esclusivamente perché fa “chic”.
Il termine deriva dal sanscrito Karman ed è tradotto come “atto compiuto” che produce sempre un effetto “compiuto”. Il concetto nasce prima del Buddismo: largamente accettato nella società indiana era pervaso però di determinismo che spingeva le persone ad accettare la loro condizione di vita più che spingerle verso una trasformazione positiva.

Il Budda aveva scoperto che nell’universo esiste un principio di causalità cui fa riferimento anche la scienza, ma la causalità del Buddismo non si limita all’oggettività della scienza: essa si allarga alla natura nel senso più largo del termine e alla vita dei singoli individui.
Shakyamuni insegnava che la nobiltà di una persona era determinata dalle sue azioni e non dalla sua nascita.

Questo principio è l’opposto di una concezione fatalista, al contrario appare come un mezzo per agire nel presente creando le migliori condizioni per un futuro positivo. Un testo Buddista afferma: “Se vuoi capire le cause del passato, guarda i risultati che si manifestano nel presente. E se vuoi capire gli effetti che si manifesteranno nel futuro, osserva le cause poste nel presente”.

Sinteticamente si può affermare che il karma è una sommatoria di azioni. Qualsiasi azione mentale, verbale o fisica, compiuta da qualunque essere vivente, produce un effetto corrispondente. L’insieme degli effetti inerenti alla vita di una persona costituisce il suo karma.

Semplicemente si può affermare che il karma è un po’ simile a quello che in occidente e nella religione cattolica si chiama “destino” con una grande e profonda differenza; il destino per i cattolici è immutabile, non può essere modificato e quindi mette il fedele (o chi ci crede) in una posizione di passività, inerzia, se vogliamo in una condizione di comodo, mentre il karma è mutabile, è possibile modificarlo, esiste quindi la possibilità di trasformarlo. Per il karma: nessun destino è cieco da maledire né esiste provvidenza divina da venerare e neppure esiste il meccanico agire della natura o il fortuito presentarsi degli eventi. A livello profondo, ciascuno è l’artefice del bene e del male che subisce. (Continua ancora con il karma)

Popular Music – Europa – Il rock degli anni ’70 (16. Parte seconda)

PrefazioneIndice

Progressive rock

Durante gli anni 70, il progressive rock (o prog) rappresentò l’evoluzione massima della composizione in ambito rock.

Osteggiato da chi preferiva immediatezza e aggressività, adorato da chi a rock chiedeva invece maggiore complessità e profondità, questo genere prevedeva brani anche di lunga durata (fino a venti, trenta minuti) e estremamente elaborati.

Per scriverli ed eseguirli, i musicisti di Genesis, Emerson Lake & Palmer, King Crimson, Yes, Van Der Graaf Generator, ecc. dovevano possedere solide basi teoriche compositive e un’abilità tecnica straordinaria.

In tali proposte risultava fortissima l’influenza della musica colta, una vicinanza tra i due mondi che a volte ha finito per concretizzarsi anche nella rievocazione in chiave rock di brani classici da parte di gruppi come Emerson Lake & Palmer, Nice, Renaissance, Jethro Tull, ecc.

Esistono almeno due Pink Floyd, o meglio, un solo gruppo dalle due facce.

Formatisi alla fine degli anni 60 sotto l’influenza del genio visionario del chitarrista Syd Barret (1946 – 2006), i Pink Floyd si segnalarono immediatamente come gruppo interessato alla più estrema sperimentazione musicale a e visiva (quest’ultima, ovviamente nei concerti arricchiti da fantascientifici – per l’epoca – impianti luce).

I loro primi album sono a buon diritto ascrivibili al filone psichedelico inglese, del quale sono considerati necessari punti di riferimento. Tuttavia nel 1973, la band cambiò decisamente direzione (ecco i “secondi” Pink Floyd) con l’album “The dark side of the moon”: perso Barrett, divenuto incapace di conciliare disturbi mentali e uso di droghe con la sua presenza nel gruppo, con questo album la band si indirizzò verso una musica più accessibile al grande pubblico, dando sfoggio di genio compositivo e di grande capacità di intuire cosa potesse piacere alla gente.

Ottenuto un immenso successo (il disco restò ininterrottamente in classifica per oltre trent’anni vendendo più di 50 milioni di copie) se pure accusati di tradimento da parte dei fans della prima ora, i Pink Floyd negli anni avrebbero centellinato le loro produzioni discografiche regalando tuttavia al pubblico un paio di capolavori assoluti (‘Wish you were here’, ‘The wall’) e diverse altre pagine di alto livello.

—————————————–

Disco: Pink Floyd – Atom Earth mother (1970)

Non il lavoro più noto dei Pink Floyd, non quello di maggior successo, ma questo album, per alcune caratteristiche, va segnalato. Magari, riscoperto. Stiamo parlando dei Floyd pre-“Dark side”, quindi lontani dal grande successo commerciale e ancora pesantemente influenzati dalla psichedelia. Ma sono Pink Floyd che stanno cercando di esplorare nuove strade.
Centro nodale dell’album è la splendida (in alcuni momenti, esaltante) suite di 25 minuti che titola l’album, nella quale il suono del gruppo si fonde con quello di un’orchestra sinfonica con una perfezione quasi mai raggiunta nei tanti altri esperimenti del genere. Tra gli altri pezzi di stile psichedelico si segnalano la dolce ballata If e i 13 lisergici minuti di Alan’s psychedelic breakfast.

—————————————–

Come abbiamo visto, all’inizio degli anni ’70, il rock non era più solo la musica aggressiva e spensierata delle origini: guardava con grande interesse alla musica classica, alla letteratura e all’arte.

Non stupisce quindi che alcuni dei suoi esponenti non fossero semplicemente ragazzi con un giubbotto di pelle e una chitarra a tracolla: David Bowie (David Jones, 1947 – 2016), ad esempio – e non era certo l’unico – prima di mettersi a fare musica aveva studiato cinema, arte, teatro e letteratura, e nella sua proposta artistica “globale” confluirono tutti questi interessi.

I suoi concerti dei primi anni ’70 erano autentiche performances d’arte moderna, tese ad amplificare l’aspetto “finzione” insito nell’esistenza stessa della rockstar. Nel corso di questi spettacoli si produceva infatti in un plateale trasformismo estetico amplificato dalla dichiarata bisessualità, incarnando il personaggio alieno di Ziggy Stardust. Fingere in maniera clamorosa, insomma, per evidenziare la finzione di quanti, sul palco, pretendono invece di essere “autentici”

Buona parte degli anni ’70 lo videro impegnato in questo tipo di ricerca (estetica, musicale e concettuale), poi, abbandonate le vesti di Ziggy per un look classico ed elegante (in clamoroso contrasto con le spille da balia, le folli acconciature e i jeans strappati del punk che stava sorgendo), si dedicò l’esplorazione della musica elettronica realizzando alcuni album di cerca, ma anche al cinema e al teatro.

I decenni successivi l’avrebbero sempre visto impegnato in un proprio percorso che, di volta in volta, ha ignorato le tendenze musicali temporanee o le ha destrutturate e ricostruite a proprio uso e consumo. Finendo per diventare uno dei personaggi fondamentali della storia della musica rock.

—————————————–

Disco: David Bowie – The rise and fall Ziggy Stardust and the Spiders from Mars (1972)

Questo disco parte da una maschera, quella di Ziggy Stardust, alieno “caduto sulla terra” in cui convivono il cabaret mitteleuropeo d’anteguerra e la fantascienza di Kubrick, il glam più volgare e le intuizioni più sottili. Dal punto di vista musicale, l’album offre ballate romantiche, rock’n’roll tiratissimi da suonare a tutto volume (come si raccomanda in copertina) e, appunto, glam: voci sguaiate, melodie struggenti, arrangiamenti al limite del pacchiano che non sanno rinunciare agli effettoni dell’orchestra. Un miscuglio che sarebbe insopportabile se dietro non ci fosse tantissima autoironia, ottime intuizioni e, alla fine, alcuni autentici capolavori entrati nella storia: Five years, Moonage daydream, Starman, Ziggy Stardust e Rock and roll suicide. Mica pochi per un disco solo.

—————————————–

Nel resto d’Europa

Cosa succedeva in quel periodo nel resto dell’Europa? Non molto va detto.

Certo ogni paese aveva la propria scena rock e pop, ma raramente di livello internazionale. Tra i pochi che hanno ottenuto qualche popolarità fuori dal proprio paese possiamo ricordare gli olandesi Focus e i francesi A.N.G.E. e Magma, (tutti progressive rock), gli svedesi ABBA e i tedeschi Scorpions (hard rock). Ma anche nel caso di un grande successo (360 milioni di dischi venduti dagli ABBA), niente di particolarmente originale.
In questo senso forse l’unico fenomeno continentale di rilievo di quegli anni fu quello della cosiddetta ‘musica cosmica’ fiorito in Germania dalla fine degli anni ’60.
In realtà sotto questa etichetta finirono esperienze musicali affalto diverse: la psichedelia dei Faust (“IV”), dei Can (“Tago mago”) e degli Ashra Tempel (“Schwingungen”), il misticismo laico/religioso dei Popol Vuh (i bellissimi “Hosianna mantra” e “Seligpreisung”), le meditazioni elettroniche di Klaus Schulze e dei suoi Tangerine Dream (‘Phaedra’), i deliri anarchici degli Amon Düül (‘Vive la Trance’), ecc. Fu in questo variegato panorama musicale, che per lo più aveva come denominatore comune l’uso degli strumenti elettronici e la ricerca di un linguaggio svincolato dai modelli anglosassoni, che avrebbero in qualche modo preso il via anche le sperimentazioni (meno “sognanti” ed effettistiche) di un gruppo che tra gli anni 70 e ’80, avrebbe conosciuto un notevole successo commerciale: i Kraftwerk.

1 Kraftwerk possono essere considerati i veri padri della moderna computer-music. Il loro contributo allo sviluppo della musica elettronica è infatti riscontrabile in molte delle produzioni techno ed electro di fine millennio (ne parleremo nel capitolo dedicato alla dance). La loro intuizione fu di usare, fin dall’inizio degli anni ’70 e con quel poco che la tecnologia metteva a disposizione, le macchine come strumento compositivo. «Autobahn” “Trans Europe Express” e “The man machine” i loro dischi più significativi, ad evidenziare un percorso che riguardò non solo la loro musica ma anche lo stralunato modo di porsi sul palco: distaccati ed inespressivi, molto più vicini al mondo delle macchine che non a quello degli esseri umani. Chi scrive assistette ad un concerto in cui i quattro, dopo due brani, si alzarono dalle loro poltrone in platea e salirono sul palco prendendo il posto di quelli che tutto il pubblico aveva preso per i musicisti ma che in realtà erano solo dei manichini…

Ascolta sei brani su radioscalo

Artefatti di Internet #7 – Primo MP3 (1987)

Il primo MP3 in assoluto è stata la versione a cappella di “Tom’s Diner” di Suzanne Vega. Karlheinz Brandenburg, che ha lavorato sul formato MP3, ha utilizzato la canzone come punto di riferimento per vedere come l’algoritmo di compressione avrebbe gestito la voce umana. La musica strumentale era più facile da comprimere, ma la voce di Vega suonava distorta e innaturale nelle prime versioni del formato. Brandenburg finirebbe per apportare centinaia di modifiche all’algoritmo di compressione MP3 per rendere la voce di Vega più chiara. In seguito avrebbe anche incontrato Suzanne Vega e avrebbe ascoltato la canzone eseguita dal vivo.

MP3 (formalmente Moving Picture Expert Group-1/2 Audio Layer 3), anche noto come MPEG-1 Audio Layer III e MPEG-2 Audio Layer III è un algoritmo di compressione audio di tipo lossy, sviluppato dal gruppo MPEG, in grado di ridurre drasticamente la quantità di dati richiesti per memorizzare un suono, mantenendo comunque una riproduzione accettabilmente fedele del file originale non compresso. L’algoritmo di compressione MP3 è stato sviluppato e brevettato dall’Istituto di ricerca tedesco Fraunhofer IIS. (continua…)

Frutti

Dal pavimento della sera,
raccolgo i fatti e le trame
cadute dal quotidiano
albero della vita.
Sono frutti ormai maturi,
poche volte acerbi.
Gli odori invadono la casa,
rendendo le mura dense.
Immutabili pareti di un eterno
frutteto senza via d’uscita.