Autore: Silvano Bottaro
Robert Wyatt – Rock Bottom (1974)
Non è facile descrivere questo album, la sua bellezza è direttamente proporzionale alla sua complessità. Sono i Suoni e i sospiri di un uomo distrutto nel fisico, ma spiritualmente integro come pochi. Wyatt ritrova se stesso e l’inizio di una nuova vita proprio quando stava per perderla. Costretto su una sedia a rotelle, Wyatt realizza insieme ad amici canterburiani di vecchia data come Richard Sinclair, Hugh Hopper e uno straordinario Mike Oldfield, uno dei pochi toccanti inni di pace e d’amore mai ascoltati. Non c’è più la lucida follia dei Soft Machine, ne la psicotica anarchia dei Matching Mole, ma una musicalità dolce pervasa da un senso di commovente tranquillità e una voce roca che sembra quasi sottolineare i passaggi di questa eterea e sognante dimensione. Rock Bottom è un fascio di luce radioso che entra dalle finestre dell’anima per esaltare l’imperscrutabile grandiosità della vita. Un destino oltraggioso a causa dell’autolesionismo ha spezzato il talento tecnico del miglior batterista del Regno Unito, ma, di conto, proprio questa condizione l’ha trasformato in un musicista completo e un poeta che non teme confronti.
Artefatti di Internet #11 – Il primo LOL (1989)

L’acronimo “LOL” ha fatto la sua prima apparizione documentata su Internet in una newsletter FidoNet. FidoNet era una rete di BBS o sistemi di bacheca elettronica. I messaggi venivano trasferiti tramite telefonate durante le ore non di punta per ridurre al minimo i costi dei pedaggi. Questa edizione della newsletter FidoNet tenta di catalogare il crescente numero di emoticon e acronimi che in quel periodo si diffondevano in rete. Conteneva anche convenzioni che non hanno mai preso piede, come ODM per “On De Move”.
LOL, acronimo inglese di laughing out loud, o di lots of laughs (“tante risate”), è (stato) un modo di dire diffuso nel gergo di internet, spesso scritto in lettere minuscole (lol), e rappresenta una sonora risata.
Storicamente nato su Usenet, l’acronimo LOL si è ampiamente diffuso anche in numerose altre forme espressive di comunicazione mediata dal computer, arrivando persino ad essere utilizzato nel linguaggio comune. Si tratta di uno dei tanti termini utilizzati per esprimere una risata in forma testuale. (continua…)
Il Buddambulo #5
Il Karma può suddividersi in positivo e negativo. Nel primo caso produrrà gioia, nel secondo sofferenza. Secondo l’intensità e la gravità dell’azione il karma sarà più o meno pesante: un conto è ferire, un altro uccidere. Fondamentale è anche la persona o la cosa verso cui è diretta l’azione: diversa sarà la retribuzione se viene ucciso un animale, un altro uomo o addirittura un genitore.
«Per spiegare con un esempio, se qualcuno colpisce l’aria con un pugno non si fa male, ma se colpisce una roccia si fa male… La gravità di un peccato dipende da chi viene offeso.»
A livello negativo i pensieri producono effetti più leggeri delle parole; le azioni generano il karma più pesante. A livello positivo invece tutti e tre sono determinanti: senza una buona intenzione nessuna azione può definirsi veramente positiva.
«La sfortuna viene dalla bocca e ci rovina, la fortuna viene dal cuore e ci fa onore.»
Il karma presenta tre aspetti. La causa karmica è il karma considerato sotto il profilo della singola azione. Parliamo invece di tendenza karmica quando un certo tipo di azione ripetuto costantemente produce una predisposizione verso un certo tipo di comportamento. Infine la relazione karmica regola i rapporti con gli altri individui e con l’ambiente in cui viviamo. Dipende infatti dalla relazione karmica se nasciamo in una certa famiglia, se viviamo in un certo stato, se entriamo in rapporto con certe persone piuttosto che con altre.
Il karma può anche essere classificato in base al tempo che intercorre fra la causa e l’effetto. La causa, chiamata anche seme karmico, resta latente nella nostra vita per un periodo più o meno lungo. L’effetto talvolta appare subito, talvolta nel corso della vita dopo svariati anni, frequentemente erompe improvviso e apparentemente immotivato nelle vite successive. Solitamente tanto più le cause sono pesanti, tanto più lontano nel tempo si manifesteranno gli effetti in tutta la loro gravità: un grosso debito comporta maggiori interessi e quindi più tempo per essere estinto.
Le cause più leggere producono inoltre effetti variabili nel tempo, cioè non prestabiliti o predeterminati, come un frutto che matura prima o dopo secondo le circostanze climatiche di quell’anno. In questo caso parliamo di karma mutabile. Più grave è il karma immutabile che esplode nei suoi effetti predeterminati come una bomba a orologeria nel tempo prefissato.
La lunghezza della vita umana è l’aspetto più importante del karma immutabile. E possibile cambiare il karma o dobbiamo rassegnarci ai suoi effetti (che per altro non conosciamo)?
Un karma leggero e mutabile può essere vinto dagli sforzi umani, ma solo la pratica buddista può incidere sul karma immutabile. (Continua)
Varie due
Pale Lights – Waverly Place (2024)
A nove anni di distanza dal loro album di debutto “Before There Were Pictures” e a sei dal secondo “The Stars Seemed Brighter” i Pale Lights pubblicano “Waverly Place” una compilation fresca e vitale con un bel jangle-pop moderno. Un album che, anche se la band non lo ha annunciato, suona come un bellissimo addio.
“Waverly Place” include canzoni e registrazioni da diverse compilation e canzoni che sono state pubblicate come versioni digitali solo su Bandcamp. Tutte le canzoni sono state accuratamente selezionate e compilate dai Pale Lights, dando all’LP la sensazione di un vero album piuttosto che di una compilation.
La sonorità dell’album è un scintillante e glorioso pop pieno di chitarre acustiche stridenti, melodie di chitarre cristalline, organi caldi e meravigliose armonie vocali che evocano ricordi delle migliori band jangle-pop britanniche degli anni ’80 come Felt, Weather Prophets e Razorcuts.
La ciclabile delle Dolomiti
La ciclabile delle Dolomiti attraversa il cuore del Cadore scorrendo però sempre a valle, quasi in pianura, dove si snoda per circa 60 km. Pedalando lungo la ciclabile vi farà scoprire le bellezze architettoniche, le tradizioni ed i sapori di questa affascinante regione.
Il percorso passa nei territori dei comuni di Cortina, San Vito di Cadore, Borca di Cadore, Vodo di Cadore, Valle di Cadore, Pieve di Cadore e Calalzo di Cadore. La pista ciclabile segue quello che era l’itinerario della vecchia linea ferroviaria che collegava Calalzo di Cadore a Dobbiaco, dismessa a partire dagli anni Sessanta.
La prima parte del percorso, dalla stazione di Calalzo a quella di Cortina, è quasi interamente asfaltata e in parte illuminata artificialmente anche durante le ore notturne. Particolarmente suggestivo è il tratto che attraversa l’Oltrechiusa dove dalla ciclabile è possibile ammirare il Pelmo-Croda da Lago, l’Antelao, le Marmarole e il Sorapiss.
Nel tratto da Calalzo di Cadore a Passo Cimabanche Cortina d’Ampezzo, la pista prende il nome di lunga via delle Dolomiti e ripropone in parte il percorso della ferrovia dismessa nel tratto Cortina d’Ampezzo-Dobbiaco nel 1962 e nel tratto Calalzo-Cortina nel 1964.
La Pista parte da Calalzo di Cadore e circonda il lago. Prima di proseguire fate una visita al sito di Lagole dove ci sono numerose sorgenti usate fin dai tempi degli antichi Veneti. Proseguite poi verso Valle di Cadore dove si susseguono numerose gallerie illuminate. Non perdete il tratto dopo San Vito di Cadore che raggiunge la Dogana Vecchia, dove potrete seguire il corso del Boite.
Sul sito ufficiale trovate tutte le informazioni per conoscere meglio il percorso e la mappa completa della ciclabile: Percorso completo
Ero un orso
Ero un orso, non conoscevo la differenza fra seguire e inseguire due fidanzati.
Maledetta ignoranza.
Ero un orso da tenere d’occhio perché mi avvicinavo troppo alle vostre case. Perché ci trovavo qualcosa da mangiare.
Perché non avete messo i cassonetti anti-orso?
Ero un orso, se solo vi avessi considerati una preda avrei mangiato uno di voi al giorno.
Ero un orso, vivevo nei boschi nei quali voi mi avevate inserito, nei quali pensavo di essere al sicuro, nei quali voi eravate gli ospiti.
Ero un orso che una cosa la sapeva: i boschi non sono vostri, o almeno non solo vostri. Ci sono anche gli animali che lì ci vivono, sapete?
Ero un orso, ero anche abbastanza veloce ma non tanto da scomparire davanti a voi nel caso ci potessimo incontrare. Nei boschi sono eventi che possono accadere, anche se è sempre bene stare lontano da voi. Come sa ogni animale del bosco.
Ero un orso e sono stato condannato a morte perché non sono rimasto nel profondo del bosco, perché ho trovato cibo troppo facilmente grazie a ciò che lasciate voi, perché in fin dei conti noi animali selvatici siamo sempre e solo un problema per voi.
Un problema da abbattere, subito.
Ero un orso.
M90
Varie uno
Bruce Springsteen — Wrecking Ball (2012)
Quante volte ci si chiede se un musicista ormai datato della scena artistica mondiale, con decine e decine di album pubblicati, abbia ancora qualcosa di nuovo da farci sentire? E’ molto probabile che, se il musicista non appartiene alla nostra sfera di preferenza, lo si liquidi subito, a volte ancor prima di ascoltarlo, con un bel “niente di nuovo”, “album inutile”, “ormai finito” ecc. ecc.; se invece è un nostro beniamino o ancor meglio apparteniamo alla sfera dei suoi fans incalliti, è molto probabile che il nostro giudizio sia “oscurato” dal classico velo affettivo che, per carità non è “pietoso”, ma senz’altro poco obbiettivo. Ecco, tutta questa premessa per arrivare a dire che, personalmente, pur appartenendo alla seconda sfera, quella dei fan incalliti e non da tempi recenti, serenamente affermo che Wrecking Ball è un buon album e il nostro sessantatreenne “The Boss” riesce a dirci ancora molto!
Un gradino al di sotto di Magic del 2007 e un gradino sopra di Working On a Dream del 2009, “Wrecking Ball” si colloca nella “via di mezzo”. Certo, siamo lontani dal suo ultimo capolavoro “The Rising” del 2002, escludendo quei due lavori leggermente atipici che sono l’acustico “Devils & Dust” del 2005 e quel folkloristico “We Shall Overcome: The Seeger Sessions” del 2006.
Gli album di Springsteen e di conseguenza i suoi testi rispecchiano sempre il periodo attuale e anche questo diciassettesimo album in studio “Wrecking Ball” ossia “palla demolitrice” non fa differenza. Se “Working On A Dream” portava un vento di speranza legata soprattutto all’ascesa di Obama alla presidenza Americana, “Wrecking Ball” riflette la società e il pensiero odierno ossia la recessione, la consapevolezza di vivere un periodo critico e difficile dovuto alla crisi economica che esaspera milioni di persone.
Un album per certi versi amaro quindi, dove non si risparmia nessuno, dai politici agli economisti, dagli amministratori ai banchieri, ma che al contempo, invita a non arrendersi, a continuare ad usare la rabbia, il motore che crea la forza per vincere. I temi sociali sempre in prima linea, ma non solo, anche storie di vita quotidiana, un “personale e politico” che si fondano in un tutt’uno. Un album che sottolinea alcuni aspetti negativi della vita come l’amarezza e la delusione ma che, come quasi sempre avviene, lancia un “messaggio” positivo e ottimista: sogno e speranza è ancora una volta il consiglio Springstiniano. Prendersi cura di noi per creare un futuro migliore per i nostri figli è il suo slogan preferito.
Le musiche ben amalgamate (come sempre) con il “senso” dei testi, creano tredici brani strutturalmente buoni. Si va da “We Take Care of Our Own” brano allegro e coinvolgente a “This Depression”, bellissima canzone lenta, probabilmente dedicata alla moglie Patti Scialfa, tra le più belle del disco. Da “Easy Money”, brano countrygheggiante a “Wrecking ball” altro ottimo brano con un riff tra i più orecchiabili. Dalla entusiasmante “Shackled and Drawn” a “Death to My Hometown”, un misto di celtico e gospel, terzo brano più bello del disco. Da “Swallowed Up”, brano testuale a “Land of Hope and Dreams” il brano più “springstiniano” dell’intero album. Se “Jack of All Trades” è un altro brano lento e riflessivo, “Rocky Ground” è un brano anomalo, una strana campionatura e una voce femminile lo rende il più innovativo del disco. “American Land” è una ballata energica mentre le ultime due: “You’ve got it” e “We are Alive” si mantengono nel “genere springstiniano” senza particolari emozioni.
Se la fisarmonica e il violino fanno riecheggiare il sound irlandese e il banjo è una reminescenza “seegeriana”, non bastano a far di questo Wrecking Ball un disco marcatamente folkanzi, è ancora il rock a fare da padrone. Il suono è energico, senza eccessi e, ancora una volta, chitarra, basso e batteria, riportano il Boss al stile classico a noi più caro.
Non entrerà tra i Top della discografia Springstiniana questo “Wrecking Ball” ma resta comunque un buonissimo disco, per nulla scontato ne tantomeno noioso e banale e anzi, quello che più conta, non lascia trasparire il senso di “vuoto musicale” che, a dire il vero, colpisce molti musicisti non più in tenera età.







