I Quicksilver Messenger Service rappresentano l’essenza più pura e strumentale del San Francisco Sound della fine degli anni ’60. Insieme a Grateful Dead e Jefferson Airplane, sono stati la colonna portante della scena psichedelica di Haight-Ashbury.
Meno orientati al formato “canzone pop” rispetto ai Jefferson Airplane e più concentrati sul virtuosismo chitarristico rispetto ai Grateful Dead dell’epoca, i Quicksilver hanno ridefinito il concetto di Jam Band.
Tre sono gli elementi che caratterizzano il suono dei QMS:
Acid Rock e Rock Psichedelico: La loro musica era pensata come colonna sonora per i “trip” psichedelici dell’epoca, caratterizzata da strutture dilatate ed evocative.
Garage Rock e Blues Elettrico: Le loro radici affondano nel blues urbano (in particolare l’influenza di Bo Diddley) e nel folk, elettrificati e portati a volumi e distorsioni elevati.
Strutture a Jam (Improvvisazione): I loro brani erano spesso lunghe suite strumentali che dal vivo potevano durare decine di minuti, basate sull’interazione continua tra i musicisti.
L’Intreccio delle Chitarre.
Il vero nucleo del sound dei Quicksilver era il duetto chitarristico tra John Cipollina e Gary Duncan:
John Cipollina: Uno dei chitarristi più sottovalutati e iconici della storia del rock. Utilizzava una chitarra Gibson SG pesantemente modificata e un sistema di amplificazione unico. Il suo stile era caratterizzato da un vibrato velocissimo e tagliente (ottenuto con l’uso della leva ed effetti personalizzati) e dall’uso del plettro da pollice (thumbpick). Il suo suono acido e pungente è immediatamente riconoscibile.
Gary Duncan: Forniva il perfetto contrappunto a Cipollina. Mentre Cipollina volava sulle note alte con assoli nevrotici e psichedelici, Duncan intrecciava parti ritmiche solide, riff blues e assoli più melodici e jazzati.
La Sezione Ritmica e la Voce.
David Freiberg (Basso) e Greg Elmore (Batteria): Offrivano una sezione ritmica estremamente elastica, capace di seguire le improvvisazioni delle chitarre senza mai perdere il tempo, muovendosi con fluidità tra accenti jazz, tempi blues e rock serrato.
Le Voci: Nei primi due album le parti vocali (affidate a Duncan e Freiberg) erano melodiche ma spesso secondarie rispetto alla musica. L’ingresso successivo di Dino Valenti (cantautore folk e autore del classico Get Together) spostò temporaneamente il gruppo verso un folk-rock più accessibile e dominato dalla sua voce folk penetrante.
Album Chiave per Comprendere il loro Sound:
Quicksilver Messenger Service (1968): Il debutto in studio. Contiene brani iconici come Pride of Man e The Fool (una suite di 12 minuti che sintetizza perfettamente il loro approccio psichedelico).
Happy Trails (1969): Considerato il loro capolavoro assoluto e uno dei migliori album dal vivo dell’era psichedelica. Il disco è quasi interamente registrato live al Fillmore East e West ed è dominato da una monumentale rielaborazione di Who Do You Love di Bo Diddley (divisa in più parti), che mostra la band al picco della sua capacità improvvisativa.
In sintesi
Se i Jefferson Airplane erano la mente politica e vocale di San Francisco e i Grateful Dead l’anima folk/country comunitaria, i Quicksilver Messenger Service erano l’energia elettrica e strumentale pura, capaci di ipnotizzare le folle delle sale da ballo californiane con il solo potere delle loro chitarre.