Bob Dylan: i suoi album #21

Slow Train Coming (1979)

Ci sono dischi che raccontano una trasformazione e altri che sono una trasformazione. Slow Train Coming, pubblicato nel 1979, appartiene alla seconda categoria.
Bob Dylan arriva qui dopo anni tormentati e lo fa con una convinzione nuova, quasi spiazzante: ha trovato Dio e non sembra avere alcuna intenzione di tenerselo per sé. È il Dylan della conversione cristiana, quello che per un certo periodo abbandona ambiguità, ironia e dubbi per parlare apertamente di fede, peccato, salvezza e redenzione.
Una scelta che all’epoca fece discutere e che ancora oggi può creare qualche distanza. Ma ascoltando il disco a distanza di tanti anni, la cosa che colpisce non è tanto ciò in cui Dylan crede, quanto la straordinaria energia con cui trasforma quella nuova fede in musica.

E musicalmente Slow Train Coming è un disco magnifico.

Slow Train Coming è uno degli album più controversi e, allo stesso tempo, più interessanti della carriera di Bob Dylan. Pubblicato nel 1979, rappresenta la prima tappa della sua cosiddetta trilogia cristiana, nata dalla conversione al cristianesimo evangelico. Una svolta che spiazzò profondamente pubblico e critica, soprattutto perché arrivava da un artista da sempre associato alla libertà individuale, al dubbio e alla ricerca.
Ma ridurre il disco alla sua componente religiosa sarebbe un errore. Slow Train Coming è soprattutto un album di rinascita musicale, costruito su un suono caldo, blues, soul e gospel, molto più preciso e compatto rispetto ai lavori immediatamente precedenti.

La scelta di Jerry Wexler come produttore si rivela fondamentale. Veterano della musica soul americana, Wexler porta nel mondo di Dylan una sezione ritmica asciutta, tastiere, fiati e cori gospel, ottenendo un suono sorprendentemente moderno e radiofonico. Al suo fianco c’è Barry Beckett, mentre tra i musicisti spicca un giovanissimo Mark Knopfler, reduce dal successo dei Dire Straits.  
Ed è proprio la chitarra di Knopfler una delle grandi attrazioni del disco. Il suo stile elegante, economico e tagliente si incastra magnificamente con la voce di Dylan: niente esibizionismi, ma fraseggi blues, slide e interventi spesso brevissimi e incisivi. Knopfler suona in tutti i brani dell’album.  

L’apertura con “Gotta Serve Somebody” è emblematica: un blues-funk trascinante, costruito su un groove irresistibile, nel quale Dylan afferma che ogni essere umano, in qualche modo, è al servizio di qualcuno o di qualcosa. È un brano che funziona ancora oggi anche al di là del suo significato religioso.
Poi arriva “Precious Angel”, più intima e spirituale, con una bellissima chitarra di Knopfler, mentre “I Believe in You” mostra il lato più personale e vulnerabile della nuova fede di Dylan.

Il cuore dell’album è però “Slow Train”, sei minuti di blues cupo e inquieto. Il “treno lento” diventa una grande metafora del destino che si avvicina inesorabilmente. Dylan guarda l’America con preoccupazione, denunciandone corruzione, egoismo e perdita dei valori. È una delle composizioni più potenti del disco, e la produzione di Wexler riesce a trasformare quella tensione morale in un vero brano rock.  
Più aggressiva è “Gonna Change My Way of Thinking”, mentre “When You Gonna Wake Up” mescola funk, blues e gospel per costruire una sorta di sermone musicale. “Man Gave Names to All the Animals”, invece, è apparentemente più semplice e quasi giocosa, con una struttura elementare che contrasta con il tono severo di molti altri brani.

Il limite dell’album sta proprio nella sua insistenza religiosa. In alcuni momenti Dylan sembra più interessato a predicare che a interrogarsi, e la sua nuova certezza spirituale lascia meno spazio a quella ambiguità e a quel dubbio che erano stati fondamentali nella sua poetica. Fu proprio questo aspetto a provocare reazioni molto contrastanti all’epoca.  
Eppure, musicalmente, Slow Train Coming è un disco tutt’altro che dimesso. Al contrario: Dylan canta con grande convinzione, la band è straordinaria e la produzione di Wexler restituisce profondità, dinamica e calore alle canzoni. Una recensione contemporanea di Cash Box ne sottolineava proprio la combinazione di gospel, blues, voce intensa di Dylan e chitarra di Knopfler.  

Slow Train Coming è un disco di fede, inquietudine e trasformazione. Non è necessariamente l’album da cui partire per conoscere Dylan, ma è uno dei momenti in cui la sua capacità di reinventarsi emerge con maggiore evidenza.
La cosa più affascinante è forse il contrasto tra la certezza dei testi e la complessità della musica: Dylan sembra aver trovato una risposta spirituale, ma musicalmente continua a muoversi dentro blues, soul, gospel e rock, lasciando aperte molte delle domande che hanno sempre attraversato la sua opera.

Un album controverso, dunque, ma tutt’altro che marginale: un Dylan diverso, più assertivo e predicatore, ma anche sorprendentemente vitale e musicalmente ispirato.


Lascia un commento