Sun Ra

La dimensione orchestrale generò come per incanto un protagonista d’eccezione, a tutti gli effetti un caso a parte nella già tumultuosa scena di quegli anni: Sun Ra. Per lungo tempo ci si è interrogati sulla sua personalità. Per alcuni fu un pagliaccio, per altri un genio. Lo stesso Sun Ra si mostrò del tutto incurante di questo aspetto della sua eccentrica carriera, il che ci fa propendere più per la seconda ipotesi. Non fece nulla per dissipare i dubbi, casomai li incoraggiò con una certa spudoratezza. In primo luogo creando il più assoluto mistero attorno alla propria identità, fino a oggi incerta. Sul suo vero nome si sono fatte molte ipotesi e, ovviamente, anche sul luogo e la data di nascita. Sun Ra voleva far credere di provenire direttamente dalle stelle, come indicava il suo nome d’arte. E quella del cosmo, dei pianeti, delle stelle, fu l’allegoria generale sulla quale costruí tutta la sua musica. I concerti di Sun Ra erano in realtà viaggi interplanetari, con visite su pianeti sconosciuti, fughe nella scia di stelle comete. Inizialmente si trattava di musiche proposte in ambiti strutturati in maniera tradizionale. Erano visioni celesti, orientaleggianti, perfino esotiche, alla maniera di certo cinema minore, ma erano anche dei brani con temi riconoscibili e durate contenute. Poi, col tempo, Sun Ra dilatò le sue performance, che assunsero una dimensione sempre più simile all’esplorazione informale, a un’idea di viaggio senza fine. L’aspetto più interessante di questa esperienza è nei modi in cui Sun Ra riusciva a combinare il suo assurdo universo con le esigenze e la disciplina necessarie a un’orchestra che ovviamente, nel suo caso, assomigliava più a un’orda di adepti che a un ensemble di musicisti. Una setta di cui lui era visibilmente il re incontrastato, anzi il Dio, il Figlio del Sole, con tanto di ancelle e vestali. Per quanto incredibile possa sembrare, la sua era effettivamente un’orchestra, capace a tratti di produrre momenti esaltanti, degni dell’esempio di Duke Ellington, da lui spesso citato, anche se l’impressione sonora era spesso in netto contrasto con l’immagine classica dell’iconografia astronomica, normalmente pura, silenziosa, armoniosa. Per Sun Ra il cosmo era, in realtà, una giungla tribale. comunità intenta a celebrare i propri riti tradizionali.


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