Evocato in particolare da un gruppo di musicisti di eccezionale versatilità e, cosa nuova nel jazz moderno, di spiccata vocazione spettacolare, gli Art Ensemble of Chicago, raggrupparono artisti provenienti, come dice il nome del gruppo, da Chicago, città che in quegli anni rinacque come centro propulsivo di molte nuove proposte musicali. La band, formata da Roscoe Mitchell, Don Moye, Lester Bowie, Joseph Jarman e Malachi Favors, mise in scena una sorta di teatro di strada, con costumi orientali e africani, volti pitturati e una gestualità pronunciata. La musica rilanciava una dimensione tribale dove l’immagine del «buon selvaggio» era rovesciata in una minacciosa e fiera maschera rivoluzionaria. Il gruppo nacque dalle ceneri del Roscoe Mitchell Art Ensemble, a sua volta derivato da un’altra storica formazione, la Experimental Band del pianista Muhal Richard Abrams. Mitchell, Jarman e il già famoso Favors iniziarono a lavorare insieme ad Abrams per la Aacm, la Association for the Advancement of Creative Musicians, e a loro, nel 1966, si unì Lester Bowie, appena arrivato da St Louis. La prima registrazione dell’Aacm fu Sounds (1966), del Roscoe Mitchell Sextet, con Bowie e Favors. Nell’agosto 1967 i quattro fondatori dell’Ensemble registrarono per la prima volta insieme, per Numbers r&z di Bowie, ma la data ufficiale di nascita del gruppo è il 1969, quando al quartetto si unì Don Moye. Per alcuni anni la band fu una sorta di travolgente teatro permanente della rivoluzione culturale, ottenne un grandissimo successo in Europa e alla fine degli anni Settanta provò a formare una propria etichetta discografica, la Aeco, confermando una tendenza all’autonomia organizzativa che aveva una certa vitalità nel nuovo jazz (a partire dal voltafaccia di Coleman), in un certo senso coerente con il radicale senso di autonomia culturale espresso dalla musica.
Malgrado i cambiamenti estremi, il sassofono manteneva la sua leadership nel contesto strumentale del jazz, era ormai un simbolo, cosí come la chitarra elettrica lo stava diventando nel rock. Ma ovviamente la ricerca forsennata di nuove strade spinse i maggiori solisti dell’epoca a scoprire altre dimensioni stilistiche.
