Per i Beach Boys il 1966 è l’anno della svolta: se fino a quel momento hanno scalato le classifiche di vendita e popolarità con canzoni fresche, accattivanti, ingenue, ispirate alle ragazze californiane e al mito del surf – pop, insomma, con tutto il fascino e i limiti del caso – dopo l’ascolto di Rubber Soul Brian Wilson decide di entrare ufficialmente in competizione con i Beatles.
L’eccellente risultato è un’opera in cui è svelata l’ossessione dello stesso leader per la ricerca dell’armonia e della melodia più che del successo commerciale; circostanza confermata dall’esclusione di Good Vibrations, registrata proprio durante quelle session, dalla scaletta finale di Pet Sounds. Con la conseguenza, quasi ovvia, che di tutta la discografia dei Beach Boys questo fu l’album che vendette meno; all’appello mancano, infatti, proprio quelle canzoncine, innocue e semplici (Surfin’ USA, per fare un esempio) a cui l’americano medio era stato abituato. Così, più del pubblico, sono i critici a “spingere” il disco – che, comunque, entra nei Top 10 – e ad accorgersi della grandezza di una dozzina di composizioni che il genio di Wilson, anche nelle vesti di produttore, trasforma in un concept dedicato all’amore. Oltre ai testi, a impressionare e lasciare scossi sono le scelte armoniche e il modo in cui viene utilizzata la sala di registrazione, trasformata in un nuovo strumento al fianco di violini, corni, sassofoni, oboe (I’m Waiting For The Day) e voci angeliche che si intrecciano indissolubilmente (God Only Knows: il capolavoro all’interno del capolavoro). Lascia senza fiato, anche, la continua cura del particolare: il campanello di una bicicletta in sottofondo in You Still Believe In Me, la cinematica evoluzione di Let’s Go Away For A While e della title track, il suono volutamente rétro di I Know There is An Answer (ripreso, poi, in Hang On To Your Ego), i tempi che cambiano in Here Today, la “voce” dei cani di Brian – Banana e Louie – sul finale di Caroline, No. Per farla breve, la perfezione assoluta: un sacrilegio non possederla e custodirla molto, ma molto, gelosamente.
