Il Buddismo e la scelta della felicità #9/10
Benché il Buddismo, come tutte le altre religioni, possieda una forte componente mistica, la pratica buddista può tuttavia considerarsi puramente “pratica” e concreta. I buddisti si sforzano, in sostanza, di sviluppare degli schemi di pensiero più ottimistici, più positivi e più resilienti. Come la maggior parte dei programmi di allenamento, è un processo continuo, con alti e bassi, e con molte deviazioni e persino regressioni rispetto al percorso stabilito. Per esperienza posso dirvi che non sarà quello che vi avevano detto di essere. E nemmeno quello che avete letto determinerà se la pratica buddista avrà un senso nella vostra vita. Questi alti e bassi hanno un ruolo immensamente importante, specialmente all’inizio, e alla fine saranno le esperienze positive che avrete gradualmente accumulato a convincervi della validità della pratica. […] Dobbiamo imparare da soli e possiamo farlo solo… facendolo.
Per questo l’asserzione centrale e alquanto sorprendente del Buddismo è che sono i problemi e le difficoltà a fornire il percorso, il mezzo essenziale, l’opportunità per la nostra esercitazione interiore o programma di allenamento spirituale. Di fatto il Buddismo va oltre, affermando che è questo l’unico tipo di allenamento possibile, non ce n’è nessun altro. Se l’acqua è l’unico posto in cui una persona può imparare a nuotare, o il campo è l’unico posto per chi vuole imparare a giocare a tennis, per una persona che desidera sviluppare la propria capacità di sfidare e superare i problemi e le difficoltà con spirito positivo, ottimistico e pieno di speranza, il posto per allenarsi è la vita stessa, nel mezzo di quei problemi e di quelle difficoltà. Non esiste altro posto in cui sviluppare la muscolatura spirituale che desiderate avere. […]
Sappiamo tutti che ogni qualvolta raggiungiamo un traguardo o un obiettivo difficile, che desideravamo veramente raggiungere e al quale avevamo davvero mirato, il nostro stato vitale ne risulta immensamente innalzato. Questo accade anche quando, per esempio, riusciamo a terminare un compito particolarmente difficile nei tempi stabiliti, o ci viene assegnato un lavoro nonostante una forte presenza di rivali, oppure ricopriamo un ruolo importante nell’aiutare un amico o un collega a superare una situazione personale molto difficile: ogni volta la vittoria dà una spinta verso l’alto alla fiducia in noi stessi e alla nostra sensazione di essere individui capaci. Ci sentiamo estremamente più forti. Maggiore è l’ostacolo che abbiamo superato, più forte è la spinta. Per un certo periodo a seguire godiamo di molta più fiducia nella nostra capacità di gestire le cose in generale, non solo relativamente a quel particolare ostacolo, ma anche per quanto riguarda la nostra vita nel suo complesso e nel resto delle nostre attività. Aumentando la fiducia in noi stessi e nelle nostre capacita aumenta, a sua volta, la nostra sensazione di benessere. Per un po’ di tempo godiamo di uno stato vitale notevolmente elevato.
Secondo il Buddismo, è indubbiamente possibile sfruttare e ampliare questo potenziale nella nostra vita dal momento che si è consapevoli che esiste. Se lo facciamo una volta, lo possiamo fare una seconda, e così via. Possiamo fare cioè di un’esperienza breve e occasionale un’esperienza regolare. Non possiamo certo conseguire grandi vittorie tutti i giorni, dato che le opportunità non ci si presentano con così tanta frequenza, però possiamo conseguire piccole vittorie.
Così la sensazione di benessere che ne consegue può diventare un’esperienza quotidiana, grazie all’energia, all’ottimismo e alla fiducia generati dalla pratica giornaliera.
La disciplina della pratica buddista quotidiana è certamente cruciale. […] (Continua)