
Pittore, scultore, incisore, scrittore, Matisse nasce il 31 dicembre 1869 a Le Cateau-Cambrésis da Émile Benoît e Héloïse Gérard.
Émile lavorava come venditore in un magazzino di tessuti, Héloïse come modista. Non erano tempi facili per la Francia, che vedeva l’anno seguente l’invasione delle truppe prussiane e la traumatica fine dell’impero di Napoleone III, sconfitto a Sedan. La nascente Terza Repubblica deve gestire le lotte interne tra Destra e Sinistra, tentativi di restaurazione monarchica o bonapartista, attentati anarchici e scandali politici e finanziari. Procedono invece scienza e tecnica, testimoniate dalla grande Esposizione Universale di Parigi del 1889.

Henri passa l’infanzia a Bohain, un piccolo villaggio in Piccardia, terra originaria della famiglia, studia al liceo di Saint-Quentin e poi giurisprudenza all’università di Parigi. Comincia a far pratica a vent’anni nello studio dell’avvocato Duconseil a Saint-Quentin. Ma le sentenze non gli interessano, anzi, confesserà di averne riempito un registro copiando le Favole di La Fontaine. Nel 1889, costretto a letto per un lungo periodo a causa di un’appendicite, scopre la pittura. La madre, acquerellista dilettante, dotata di senso artistico, gli regala una scatola di colori e lui comincia a realizzare copie di dipinti. Guarito, frequenta le lezioni di disegno alla scuola Quentin de la Tour, per imparare probabilmente a disegnare i tessuti, mestiere che aveva nel sangue, pur continuando la poco attraente carriera di avvocato. Tappezzerie, stoffe, tessuti eserciteranno sempre un’enorme influenza sulla sua visione artistica.

Dipinge la prima tela, Natura morta con libri del 1890, un’opera di ambito realistico. Nel 1891-1892 si trasferisce a Parigi, dove vive con i 100 franchi al mese dati dai genitori, e si iscrive all’Académie Julian, sotto la guida di Adolphe William Bouguereau. “Il maestro insegnava in venti lezioni il modellato, l’arte di dar prestanza accademica al corpo umano e il miglior modo di spennellare il fondo” racconta Matisse nel 1930 in una raccolta di scritti autobiografici. “Si chinò sul mio cavalletto: ‘Dovrà imparare la prospettiva’ sentenziò. ‘Vedo che cancella con le dita, questo non va bene. Si deve cancellare con uno straccetto ben pulito o meglio ancora con un pezzetto di abrasivo'”. Gli rimproverava di “non saper disegnare”.

Bellissimo Matisse! in tante tele esprime un’inarrestabile gioia di vivere.
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