Il Buddismo e la scelta della felicità #8/10
Mi vengono in mente molte analogie. Per esempio, l’ideogramma cinese che esprime il concetto di crisi rappresenta anche il concetto di opportunità. Vedere la situazione come una crisi implica un’immediata minaccia allo spirito. Vederla come un’opportunità ci fa sentire immediatamente motivati. La situazione resta esattamente la stessa ma l’atteggiamento verso di essa è radicalmente diverso; e l’atteggiamento, cioè la scelta, – afferma il Buddismo – governa il risultato.
È questa fondamentale trasformazione dell’atteggiamento che noi possiamo certamente attuare. I problemi restano gli stessi, ma la nostra sensazione di essere in grado di superarli cambia profondamente, e questo a sua volta significa che essi non sono più così minacciosi o fastidiosi, tanto che reagiamo coscientemente a essi in modo completamente diverso. I problemi che crediamo di poter superare tendiamo a chiamarli sfide, e questo cambio di nome non è per nulla superficiale, bensì, di fatto, ha un’immensa influenza sul nostro spirito. I problemi sono negativi e ci demoralizzano. Le sfide sono stimolanti e ci entusiasmano.
È di fondamentale importanza non confondere il tipo di reazione positiva di cui ho parlato finora con atteggiamenti come lo stoicismo o il fare la faccia dura di fronte alle cose, che significa sostanzialmente sopportare i problemi per l’arco della loro durata senza cercare di trasformarli. […]
Affrontare positivamente i problemi è una cosa radicalmente diversa. È sostanzialmente cercare di trasformare la situazione non tanto per sopportarla quanto per creare valore dalle difficoltà, per trasformare l’ansia potenziale in una sensazione più solida di benessere per noi e per coloro che sono coinvolti nella situazione.
Il Buddismo non è in nessun modo una forma di evasione per trovare un qualche rifugio meditativo interiore lontano dai ritmi frenetici, dal chiasso e dalla costante complessità della vita moderna, anche se spesso questo risulta essere un comune stereotipo circa la sua natura. Il Buddismo, invece, è soprattutto incentrato sulla sfida, la sfida nei confronti degli atteggiamenti e dei comportamenti che non ci conducono a risultati positivi. Certo, è molto più facile continuare a detestare i problemi e reagire a essi istintivamente, e cioè negativamente, mentre ribaltare schemi di pensiero e i di comportamento che abbiamo costruito, implementato e integrato per anni nella nostra vita è una delle cose più difficili che esista: noi siamo esattamente questi schemi di pensiero e di comportamento. E cambiare quello che siamo è di fatto una grossa sfida.
Avviarsi a raggiungere quel cambiamento è sostanzialmente la funzione della pratica buddista quotidiana. In un certo senso potete considerarlo come un programma di allenamento senza termine mirato a trasformare tali schemi di pensiero e di comportamento. L’obiettivo è quello di costruire un senso di ottimismo, fiducia in noi stessi e benessere così forte e radicato da non poter essere abbattuto dalle difficoltà, dai problemi e dalle i crisi emotive e materiali che tutti affrontiamo. Questo è il cambiamento nell’atteggiamento che vogliamo raggiungere. Ma non possiamo limitarci a pensare a come arrivarci, […] dobbiamo agire, dobbiamo apprendere una nuova abilità. (Continua)