Il Buddismo e la scelta della felicità #7/10
[…] Se continuiamo a considerare problemi e difficoltà come una sfida che minaccia la pace e la serenità interiori, per definizione la pace e la serenità interiori continueranno a essere messe in pericolo. In un certo senso ci incanaliamo in un ciclo di causa ed effetto che si autoalimenta, rinforzando quello che si può definire un processo di autocondizionamento. Ne siamo profondamente influenzati da bambini, osservando i nostri genitori reagire alle difficoltà e ai problemi in un solo modo, ossia negativamente. E dato che i problemi inevitabilmente si ripresentano, anche la reazione negativa si ripropone. Forgiamo nella nostra mente questo legame più o meno inscindibile fra i problemi e l’ansia e lo stress ai quali li abbiamo sempre associati.
Diventa così il modus vivendi universale, nostro e delle persone attorno a noi, tanto che non pensiamo mai di metterlo in discussione. Anzi, lo accettiamo come l’unica realtà.
È concepibile che vi sia un’altra realtà?
Di nuovo, il Buddismo ci presenta un insolito paradosso: invece di reagire ai problemi con negatività e ansia è assolutamente possibile considerarli in maniera molto diversa. Come ci siamo insistentemente allenati a vederli negativamente, così possiamo allenarci a vederli positivamente.
Il Buddismo in sostanza afferma che dobbiamo afferrare l’immenso potere che risiede nella nostra libertà di scelta. Possiamo decidere come reagire. È una cosa tanto semplice quanto rivoluzionaria.
Se possediamo quest’abilità intellettuale e spirituale, possiamo determinare di vedere le sfide e i problemi non come inevitabilmente dolorosi e ansiogeni, ma positivamente come un’opportunità. Di fatto, direste voi, sono l’unica opportunità che abbiamo per sviluppare la resilienza, la fiducia in noi stessi, l’ottimismo e la capacità di affrontare le cose in generale.
[…] Non a caso il Buddismo è stato in un certo senso creato dalla percezione che la vita sia difficile, e che il nostro compito sia quello di trarre la nostra felicità proprio da quelle difficoltà. Dobbiamo solo andare d’accordo con questo approccio. Così, al centro del Buddismo troviamo questa fondamentale intuizione, ossia che il modo in cui scegliamo di reagire a tali difficoltà governa completamente, anzi determina, il tipo di vita che possiamo costruirci.
[…] Dobbiamo acquisire una serie di capacità volte a costruirci una vita nuova. Dobbiamo imparare a guardare ai problemi e ai dolori in modo diverso. A prova della sua validità, questo approccio buddista è diventato la forza motrice di uno dei più validi metodi moderni adottati dagli psicologi per il trattamento dell’ansia e della depressione. Come sostiene uno dei principali esponenti di questo metodo, è stato rilevato che è possibile trasformare l’esperienza di una persona semplicemente modificando il modo in cui questa persona vede o presta attenzione alla sua stessa esperienza. (Continua)