Marino Marini, un simbolo dell’internazionalizzazione della canzone italiana

Il 20 marzo 1997 muore Marino Marini. Cantante, pianista, autore e grande intrattenitore per lungo tempo è considerato uno dei simboli dell’internazionalizzazione della canzone italiana.
Marino Marini è stato un cantante, pianista, compositore, bandleader e produttore discografico italiano. La sua carriera musicale è stata influenzata da diverse esperienze e collaborazioni con altri musicisti.
Dopo la guerra, lavorò come direttore artistico a Napoli e perfezionò la sua formazione musicale al Conservatorio di San Pietro a Majella. Nel 1949 si recò negli Stati Uniti come musicista di bordo, dove incontrò artisti come Dizzy Gillespie e Stan Kenton, influenzando il suo stile musicale.
Formò un quartetto che si esibì in locali notturni e balere, tra cui “La Conchiglia” di Napoli. Il suo repertorio includeva standard internazionali e canzoni napoletane reinterpretate in versione ballabile. Nel 1955 si trasferì a Milano e pubblicò i primi dischi con l’etichetta Durium.
Nel 1958 debuttò a Parigi all’Olympia e ottenne un grande successo, vendendo dischi in tutta Europa e oltre. Il suo brano più famoso è “Bambino”, versione francese di “Guaglione”, ripresa da Dalida. Collaborò anche con artisti come Domenico Modugno, Rocco Granata e Renato Carosone.
Negli anni ’60, Marini si ritirò dalle esibizioni dal vivo ma continuò a lavorare come talent scout e produttore discografico. Fondò la casa discografica Tiffany con la moglie Anna Scocca e successivamente divenne dirigente della Fonit Cetra. Morì a Milano nel 1997.


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