Giacomo Balla nasce a Torino nel 1871. Già da adolescente ha una precoce predilezione per la musica cui si avvicina con lo studio del violino, passione che ben presto abbandona per accostarsi al disegno e alla pittura; contemporaneamente il padre, di professione chimico, gli trasmette la passione per la fotografia, iniziandolo a una conoscenza tecnica che sarà determinante per la formazione della visione estetica della sua pittura. Dopo avere terminato gli studi superiori, Giacomo decide di frequentare l’Accademia Albertina, dove si ritrova compagno di studi di Pellizza da Volpedo, giovane artista che di lì a breve diventerà uno dei capiscuola del Divisionismo italiano; fa, inoltre, la conoscenza di un amico di Pellizza, il fotografo Oreste Bertieri, con il quale è naturale supporre abbia condiviso quegli interessi determinati dalla paterna predilezione per la fotografia.
Balla è inventore, mago profeta: uno dei protagonisti della cultura italiana del Novecento. Si paragona a Leonardo e Tiziano. Insulta i passatisti alla ribalta del suo tempo: “Questo passato col quale me la prendo così ferocemente”, scrive nel taccuino n. 4. Ma non sa rinunciare alla ricerca anche educata (“L’artista dopo che ha lavorato deve sentirsi stanco, eccitato, qualche volta felice e quasi sempre insoddisfatto”). Mai è venuta meno all’ostinato pittore di Torino la coscienza di essere avanti, di contraddire il proprio tempo, di prevedere lo spazio del futuro.
Nel periodo iniziale si è posto il problema di una pittura oggettiva; tra i primi ha realizzato una pittura “astratta” (1912); ha costruito sculture con materiali diversi e anche deperibili (1914); è arrivato alla sintesi scenografica di geometria-musica-luce-movimento (nel 1917, per i Balletti Russi); ha pensato all’arredamento (fin dal 1912); ha cercato di cambiare il modo di vestire e il comportamento. Sono da aggiungere gli esperimenti in campo teatrale, le “parole in libertà”, l’intervento nel primo film futurista (si tratta di esperimenti, sulla linea di Marinetti, in anticipo su Dada). L’intento di Balla, come dichiara lo straordinario manifesto pubblicato nel 1915 e scritto insieme a Depero, è la Ricostruzione futurista dell’universo.



