Il Buddismo e la scelta della felicità #4/10
Per ridurlo alla sua essenza più assoluta, il Buddismo non è altro che imparare a definire quel percorso costruendo la consapevolezza del valore di ogni momento della nostra vita quotidiana. È una delle principali qualità che, dal mio punto di vista, rende il Buddismo un pensiero sui generis perché, sin dall’inizio, esso si presenta come una filosofia centrata sulla felicità in questa vita. Non la felicità in qualche spazio idealizzato della vita o in qualche immagine di una vita idilliaca che spereremmo di realizzare dopo aver conseguito questa o quella qualifica o quando un certo ostacolo è stato superato. Molti di noi si trovano ingabbiati in questa prigione del “quando”: solo quando questa o quella cosa cambierà, allora saremo felici.
Secondo il Buddismo – che ce ne rendiamo conto o meno, che lo crediamo o meno, che lo capiamo o meno – dentro di noi possediamo tutte le risorse che ci servono per poter scegliere la felicità in questa vita e possedere una stabile sensazione di benessere. Ed esso va anche oltre, sostenendo che possiamo imparare a raggiungere questo obiettivo adesso. Non solo nei momenti positivi, ma anche in quelli negativi. A prescindere da quanto possano essere difficili e allarmanti le nostre circostanze o vicissitudini. Non solo quando i tempi sono preziosi ed esaltanti, ma anche quando sono clamorosamente difficili e avvilenti.
Questa è certo un’idea grande e rivoluzionaria, ma anche molto inusuale, inaspettata, tanto che è estremamente difficile per la maggior parte di noi accettarla di primo acchito. Pensiamo, anzi, che qualche di inghippo debba per forza esserci.
Ci vuole tempo prima di capire che di inghippi non ce ne sono, che l’inghippo è prima di tutto la mancanza di fiducia in noi stessi.
Resta tuttavia la necessità di acquisire una nuova capacità, la volontà di osservare e abbracciare un fondamentale cambiamento di prospettiva. Soprattutto, dobbiamo bramare di più l’idea di felicità. Che non significa, per esempio, come generalmente crediamo, assenza di difficoltà o di sfide. Se questo fosse il caso, accadrebbe molto raramente, se non per nulla affatto, dato che per ognuno di noi le difficoltà e i problemi di qualunque genere sono una costante assoluta della vita di tutti i giorni. Per tutti noi, tutto il tempo. Qualunque sia il nostro status, la nostra posizione o la situazione che la vita ci mette di fronte, tutti abbiamo qualcosa che come minimo ci crea ansia, e molto spesso ci causa un bel po’ di dolore e sofferenza.
Ma significa, invece, avere la consapevolezza, una consapevolezza che gradualmente diventa convinzione, che possiamo costruire dentro di noi la stabilità e la capacità di rialzarci per affrontare tali sfide inevitabili e superarle anziché esserne sopraffatti.
Significa inoltre imparare a sviluppare quella qualità tanto ambita di cui si parlava poco fa, ossia quella percezione duratura del valore della nostra vita in ogni attimo e del valore della vita di ogni persona che incontriamo. (Continua)