
Per chi come me è cresciuto a Pane & Dylan non può perdersi “A Complete Unknown”, un film importante per la musica e le tante canzoni in esso contenute. Quattro anni (’61 – ’65) sulla sua vita, la sua musica e quello che succede intorno; dai sentimenti alla politica.
Nel ’61 Dylan ha vent’anni e già allora è un enigma. Passerà l’esistenza a confondere la acque a reinventarsi stili ogni volta che qualcuno gli affibbierà un’etichetta. Una vita costantemente in fuga, a caccia di nuovi orizzonti dove far deflagrare il suo genio.
Dice di chiamarsi Dylan, in realtà si chiama Allen Zimmerman e Dylan è in onore Dylan Thomas (poeta, scrittore e drammaturgo gallese), racconta di aver viaggiato con un circo, di aver imparato a suonare la chitarra da un paio di cowboy della compagnia, in realtà la verità non si saprà mai, e questo servirà a mettere in difficoltà i cronisti.
A Complete Unknown (frase tratta da Like A Rolling Stone) racconta come Dylan vorrebbe essere raccontato: rispettando l’impenetrabilità del suo enigma, puntando i riflettori sul fattore umano, sul potere che ha la musica di unire le persone e di cambiare le cose. E lascia alle parole delle sue intramontabili canzoni il compito di parlarci di lui.
La pellicola non è esente da inesattezze e alcune critiche, d’altronde non è un documentario ne tantomeno una serie e nelle due ore e venti della sua durata, lo scopo è di far conoscere il musicista agli albori della sua carriera, una carriera senza fine, come il suo Never Ending Tour che lo ha visto attivo fino al 2019 all’età di 78anni.
Quello che rimane del film, e dovrebbe esserlo per tutti i film, al di la di tutti gli aspetti; regia, cast, interpretazione, sceneggiatura ecc. ecc. (il film è candidato a otto premi oscar) sono le emozioni che riesce a dare, e “A Complete Unknown” ne è ricco.
A me ha commosso, e non poco.