Il Buddismo e la scelta della felicità #2/10
[…] Il Buddismo ci offre una struttura e un metodo che ci permettono di prendere in mano la nostra vita con buon senso e misura, per poi muoverci nella direzione che vogliamo. A dispetto dei molti stereotipi che dominano in Occidente, la pratica buddista non è affatto esoterica o ultraterrena. Al contrario, è profondamente concreta e con i piedi per terra.
[…] Per ridurla alla sua essenza più profonda, potete considerarla come una sorta di programma di formazione personale quotidiano senza termine, mirato a mostrarci come muovere la nostra vita verso il lato positivo, verso la creazione di valore. […]
E questo cosa significa rapportato agli alti e bassi della vita quotidiana? In sostanza, significa che anziché trovarci a reagire negativamente o positivamente in base alle situazioni, piacevoli o meno, che possono verificarsi nella nostra vita, anziché reagire bene o male in base alla natura delle circostanze in cui ci troviamo, cerchiamo di costruirci una base interiore fatta di ottimismo, resilienza e fiducia, che ci consenta di reagire positivamente sempre più spesso, a prescindere dalle circostanze. Ma ciò significa che eliminiamo l’ansia dalla nostra vita?
Chiaramente no. Siamo umani, dopo tutto. Dubbi, ansie, preoccupazioni, frustrazioni, tutte rimangono parte del nostro quotidiano di emozioni, perché tutte fanno parte dell’essenza della nostra natura umana. Tuttavia l’esperienza mi insegna che esse non hanno la meglio, dal momento che per tutto il tempo non facciamo altro che imparare a reagire a esse in maniera più positiva e creativa.
Una delle affermazioni più frequenti riguardanti la pratica del Buddismo di Nichiren e che ricordo molto chiaramente sin dai miei primi giorni di pratica ha che vedere con l’emergere della speranza. In sostanza, essa sostiene che quando dobbiamo far fronte a una situazione particolarmente difficile o immensamente dolorosa e non abbiamo assolutamente idea di dove andare a parare o di come affrontarla, dal momento in cui iniziamo a recitarci sopra la speranza emerge dal nulla.
Chiaramente la speranza non emerge dal nulla, bensì da dentro di noi, ed è la scintilla iniziale che serve a sbloccare la situazione, a calmare il panico o la paura, e a innescare il processo di ripresa.
Testi buddisti più formali a volte impiegano la parola “riconoscimento” per descrivere questo processo cruciale, quella sensazione che emerge da dentro e che ci dice che, per quanto la situazione possa sembrare impossibile, una soluzione è possibile, e che dentro di noi possiamo trovare il coraggio e la capacità di rialzarci per muoverci verso la soluzione.
Chiaramente non si tratta assolutamente di un processo fatto di una sola azione. […] Se davvero vogliamo possedere un tale ottimismo duraturo, questo comporta impegnarsi per imparare a svilupparlo.
Da qualche parte raccogliamo la determinazione per intraprendere un percorso di cambiamento, e la pratica quotidiana ci aiuta a sostenerlo nella vita di tutti i giorni. E negli inevitabili momenti di cedimento, la pratica ci offre il sostegno che ci consente di rialzarci e riprendere il percorso. E avanti. E avanti. E come il Buddismo afferma, questa cosa ha praticamente lo stesso effetto del gettare un sasso in uno stagno. Man mano che cambiamo e viviamo la nostra vita sulla base di un diverso sistema di principi, le onde si propagano in cerchi sempre più grandi. (Continua)