When The Eagle Flies dei Traffic

…della serie: ricordi indelebili.

Secondo disco dei miei ricordi indelebili e come quello dei Deep Purple segue più o meno la stessa ‘modalità’. Ultima produzione e considerata ‘secondaria’ dalla maggior parte della critica specializzata.
Siamo nel ’75 e per fortuna ho il giradischi del Reader’s Digest che sarà il mio compagno fedele, unico, prezioso e fondamentale fino al 1980.

A quindici anni in prima superiore, le amicizie e le conoscenze aumentano di gran lunga. Se alle elementari era normale scambiarci le figurine Panini, non era strano a questa età scambiare i dischi. Per comprarne uno bisognava fare economia della paghetta per settimane, erano pochi quindi quelli che potevano permetterci in un anno. Lo scambio era un’ottima soluzione per ascoltare album nuovi. Va da se, che lo scambio avveniva con quelli che non erano proprio di nostro gradimento. Frutto di questi scambi fu When The Eagle Flies non ricordo però quale disco scambiai.

Nono album, pubblicato nel ’74, fu l’ultimo della band fino alla sua riformazione nel ’94 con Far from Home. Sono presenti Jim Capaldi alla batteria, tastiera, sintetizzatore e voce; Rosko Gee al basso; Steve Winwood alla chitarra, tastiere e voce; Chris Wood al flauto e sassofono. Viene utilizzata un’estesa varietà di tastiere più che nei precedenti album dei Traffic, alle quali si aggiungono Moog e Mellotron.

Sette brani per 40 minuti di pura emozione. Il disco unisce elementi di rock progressivo, jazz rock e blues, caratteristici della produzione dei Traffic, ma con un’atmosfera più meditativa. Si distingue per il suo tono più cupo e riflessivo rispetto ai lavori precedenti. Grazie alla sua profondità emotiva e la qualità tecnica dei musicisti, l’album fu molto apprezzato soprattutto dai suoi fan e da una parte della critica.


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