Il Buddismo e la scelta della felicità #1/10
Un famoso scritto buddista, normalmente attribuito a Shakyamuni, recita: «Non esiste un percorso verso la felicità. La felicità è il percorso».
È una citazione che dà una straordinaria importanza al concetto di felicità e trasmette un senso di profonda completezza, ma credo che si riesca a coglierne l’essenza solo attraverso l’esperienza diretta.
[…] Pratico il Buddismo di Nichiren Daishonin ormai da ventiquattro anni.
Se mi volto indietro, posso francamente dire che in tutti questi anni non ho mai perseguito esclusivamente la mia felicità personale. O, per lo meno, non sono consapevole di avere impostato consciamente il mio pensiero in tal senso. Sia chiaro: non ho nemmeno perseguito attivamente la mia non-felicità! In sostanza, se guardo indietro, posso dire che quello che ho fatto è stato andare avanti a vivere la mia vita. La trasformazione principale è stata quella di sforzarmi di farlo in linea con i principi e i valori m della filosofia buddista, a me nuovi. Detto in breve, sono stato costante nella pratica quotidiana. È stato molto difficile all’inizio, perché ne mettevo costantemente in discussione il valore, ma con il passare il degli anni è diventato molto più facile. Ho cercato di reagire positivamente a tutte le situazioni che mi si sono presentate nella vita, che fossero belle, e brutte o indifferenti. E quando non riuscivo a reagire positivamente come avrei dovuto, cercavo di rivalutare la situazione e di affrontarla nel modo giusto, o il più giusto, la volta in cui si ripresentava. A volte è stato facile, a volte estremamente difficile, ma sono consapevole di essermi impegnato in tal senso. E credo sia il caso di dire che, nei modi in cui mi è stato possibile, mi sono sforzato molto nel cercare di creare valore nella vita delle persone che la mia vita ha incrociato.
Qual è il risultato di tutto ciò? Dove sono finito? La cosa straordinaria è che sono finito col provare la più alta forma di benessere e di gratitudine per tutte le cose presenti nella mia vita. Tutte. Il Buddismo ha questa meravigliosa parola, “consapevolezza”, e in qualche modo, non so bene come, sono stato in grado di sviluppare una consapevolezza di gran lunga maggiore di prima. E anche una maggiore gratitudine per l’immensa ricchezza della mia vita e delle persone che ne fanno parte, a qualunque livello, dal più breve degli incontri alle relazioni profonde e di amore con i miei familiari più stretti. E sono consapevole di possedere la capacità di abbracciare tutto quello che mi capita nella vita. Non solo le cose facili o le cose belle e preziose, ma anche le cose brutte e difficili. E ci sono state molte cose difficili.
La pratica buddista, se viene seguita con un certo livello di attenzione e di impegno, ha il potenziale di trasformare le cose improbabili e intrattabili della vita quotidiana, ordinaria, di tutti i giorni, in una profonda sensazione di benessere, gratitudine e gioia di vivere.
È quindi in questo senso che ho compreso con la mia vita il significato di quella frase straordinaria: non esiste un percorso verso la felicità. La felicità è il percorso. (Continua)