Chuck Berry

Per molti dei commentatori e degli storici, il rock’n’roll è una realtà prevalentemente afroamericana, almeno in termini strettamente musicali. Sicuramente il contributo dato dagli artisti afroamericani al successo del rock’n’roll è stato enorme. Primo fra tutti Chuck Berry, il quale non è stato soltanto un autore di musiche destinate a diventare dei classici, ma è il primo grande narratore folk della musica giovanile. I suoi testi, infatti, sono il primo esempio di «poesia» rock, testi che, invece di essere fedeli alle logiche del pop di consumo, raccontano con un linguaggio semplice ma allo stesso tempo raffinato storie di adolescenti in cerca di libertà e divertimento, gli avvenimenti e i temi ordinari del mondo giovanile, le automobili, la scuola, il diventare adulti, il rock’n’roll stesso. Per non parlare della musica, quella vibrante scarica elettrica che veniva dalla sua chitarra e in particolare dai riff con cui apriva la maggior parte dei brani (riff diventati lessico fondamentale per il rock a venire), certamente derivati dalla tradizione del blues urbano ma originali nell’esito finale. Chuck Berry si distingue proprio per l’enfasi posta sull’uso della chitarra elettrica, destinata a diventare di lí a poco lo strumento principe del rock. I suoi capolavori sono concentrati in soli tre anni, dal 1955 al 1958, con brani come Johnny B. Goode, Maybellene, Roll over Beethoven, Sweet Little Sixteen. Nel 1959 fu condannato a tre anni di prigione per aver introdotto illegalmente una minorenne negli Usa, avvicinandosi anche lui a una certa consuetudine con l’illegalità e la trasgressione che fu tipica di quasi tutta la generazione del rock’n’roll.


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