Il Buddambulo #12

Piccolo e grande veicolo.
Oggi non si parla più di differenza tra Hinayana e Mahayana, ma tra Theravada (“dottrina degli anziani”, la sola tradizione Hinayana sopravvissuta) e Mahayana.
L’ideale perseguito dal Theravada era quello dell’arhat (“essere perfetto”), meta che si poteva raggiungere dopo aver ascoltato e praticato severamente l’insegnamento del budda. Una via difficile, per pochi. In contrasto, il “grande veicolo“, rivalutando la figura del laico, puntava direttamente allo stato di “buddità” al quale si poteva arrivare praticando la via del bodisattva, un essere la cui essenza, “sattva“, nasce dalla diretta percezione della Verità ultima, “bodhi“, l’illuminazione.

Il bodhisattva non cerca l’illuminazione solo per se stesso, ma si propone di salvare tutti gli esseri. Egli è dotato di grande saggezza (prajna) e compassione (metta-karuna). In un commentario al Grande sutra del nirvana totale si legge: «Colui che cerca la via del budda per liberare tuti gli esseri senzienti da nascita, vecchiaia e morte è chiamato bodhisatva l…I Egli prende il grande Voto, non consente che il suo cuore sia rimosso, non vacilla mai nelle pratiche religiose. Per questi tre motivi è chiamato bodhisattva».
Nel Theravada il budda è quello storico, nel Mahayana la figura del budda è sfrondata dei suoi elementi umani e cristallizzata nella condizione vitale di “buddità“, un potenziale presente nella vita universale, e in quella degli esseri umani.

La “missione” del bodhisattva, per sua scelta, è quella di tornare tra gli esseri umani per liberarli dalla sofferenza. Il raggiungimento della sua illuminazione è indissolubilmente legato e motivato dal desiderio di salvare le persone, che è poi l’azione concreta svolta dal budda. La posizione dell’arhat è diversa: divenuto un essere perfetto, infatti – per usare un’analogia cara allo storico delle religioni Henri-Charles Puech – entra nel parinirvana, cioè nell’estinzione completa, dove svanisce per sempre come il fuoco quando si spegne.
Il Canone buddista (in pali) del Theravada è composto di tre “canestri” (Tipitaka): quello della disciplina (vinaya), dei discorsi del budda (sutta) e quello dottrinale (abbidarma).

La letteratura Mahayana si suddivide in sutra (l’insegnamento del budda) e sastra (trattati o commenti). I sutra sono divisi secondo due criteri: in “grandi collezioni”, cioè Prajnaparamita (La saggezza che è giunta oltre), Buddhavatamsaka (La ghirlanda del budda), Ratnakuta (L’ammasso di gioielli) oppure in “grandi sezioni” cioè Saddharmapundarika (Sutra del Loto), Mahaparinirvana (Il grande parinirvana), Mahasamnipata (La grande assemblea).
Gli originali in sanscrito dei sutra Mahayana si collocano circa all’inizio dell’epoca cristiana.


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